user177356
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inviato il 14 Novembre 2019 ore 23:13
Molto interessante l'intervento di Alterego, ma credo che la questione posta da chi ha aperto la discussione sia su un altro piano (forse più pratico che filosofico). |
user19933
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inviato il 14 Novembre 2019 ore 23:54
Il problema è che non c'è un piano pratico. Perché nella “pratica” non ci chiederemmo mai se c'è differenza tra “la pastasciutta” ed “il cibo”. Quindi rimane soltanto il piano filosofico-teorico che a sua volta viene manipolato interpretandolo secondo le nostre personali inclinazioni (chi verso la metafisica - della fotografia, chi verso la fisiologia - della fotografia). |
user177356
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inviato il 15 Novembre 2019 ore 0:26
Provo a seguire la tua metafora culinaria. Se con mia moglie decidiamo di andare a "mangiare una pizza", abbiamo in mente qualcosa di diverso da "andare a cena fuori". L'intento generale è sovrapponibile (nutrirsi fuori casa, in modo convivialmente piacevole), ma quello particolare no, tanto è vero che si specifica che oggetto della cena fuori è una pizza e non altro cibo. Analogamente, tanto per fare un altro esempio, se invito un gruppo di amici per una "spaghettata", per loro è chiaro che non si dovranno aspettare una cena articolata secondo le tradizionali portate, ma che tutto sarà incentrato su una particolare tipologia di cibo. La fotografia è stata per molto tempo come la pizza: uno dei tanti cibi disponibili ma con caratteristiche peculiari e non riscontrabili (non almeno in una certa composizione) nelle altre modalità di produzione di immagini. Tuttavia, la disponibilità di strumenti di editing sempre più pervasivi, ha reso l'atto di acquisizione del fotogramma sempre meno rilevante rispetto al risultato finale. Giusto qualche ora fa stavo guardando un tutorial su YouTube il cui scopo era proprio dimostrare come ottenere un'immagine "wow" da uno scatto piatto e senza particolare interesse, se non una buona composizione. Concordo sul fatto che non sia possibile formulare una risposta univoca, perché siamo all'interno di un continuum dove è decisamente arduo tracciare linee di demarcazione chiare. Il dubbio, però rimane: la pizza/fotografia è diventata generico cibo/immagine o mantiene una sua identità? |
user19933
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inviato il 15 Novembre 2019 ore 0:43
Capisco cosa dici ma in realtà tutto ciò riguarda solo la fisiologia della fotografia. La fotografia è stata anche, ad esempio, le Polaroid, oppure Franco Fontana. Per dire due “episodi” (uno tecnologico, uno interpretativo) di rottura tra i tanti. Oggi - lo comprendo - la discussione si incentra sulla modificabilità post produttiva con i computer (a valle) ma in realtà in altre epoche la fotografia si manipolava ugualmente anche se ciò avveniva, spesso ma non sempre, a monte. E quindi: siamo sicuri che la fotografia sia mai stata univocalmente “fotografia/pizza”? Oppure è solo, ribadisco, la fisiologia della fotografia che cambia seguendo il progresso tecnologico? E poi c'è l'altro livello: la sua metafisica. E sopra ancora c'è “il cibo” (l'immagine) che tutto comprende. Tantissima roba che non sappiamo dove mettere (oltre la fisiologia) perché siamo già sazi così In definitiva, sul piano “pratico”, sappiamo soltanto che “la fotografia” - come medium - inizia da una “presa” della realtà... ma poi dove va nessuno lo sa... Forse per questo motivo, per questo suo implicito camaleontismo, oggi da molti studiosi viene considerata non più come un medium a se stante ma come un meta-medium, cioè un “ponte” tra i diversi altri medium. |
user92328
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inviato il 15 Novembre 2019 ore 1:25
Credo che, l'immagine sia il contenuto di una foto.... Oppure, per esempio, navigando in rete vediamo immagini di ogni tipo sul nostro monitor.... Quindi, una foto contiene immagini e può raccontare qualcosa e permette di condividere con altri le bellissime immagini che abbiamo ammirato dal vivo, poi immortalate, per l'appunto, in una foto...... |
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inviato il 15 Novembre 2019 ore 6:20
Io partirei dalle definizioni del dizionario. Poo possiamo iniziare a filosofeggiare. immàgine (letter. imàgine) s. f. [dal lat. imago -g?nis] . – 1. a. Forma esteriore degli oggetti corporei, in quanto viene percepita attraverso il senso della vista, o si riflette – come realmente è, o variamente alterata – in uno specchio, nell'acqua e sim., o rimane impressa in una lastra o pellicola o carta fotografica: le i. si disegnano capovolte nella retina dell'occhio; riflettere, rispecchiare l'i.; Narciso s'innamorò della propria i. riflessa nel fonte; il microscopio dà l'i. assai ingrandita; gli specchi concavi e convessi riflettono le i. ridicolmente contraffatte; la proiezione delle i. sullo schermo. Con sign. specifico, in fisica, i. ottica, quella fornita da un sistema ottico; più precisamente, l'immagine di un punto A è il punto A? in cui si incontrano i raggi o i prolungamenti dei raggi luminosi provenienti da A, dopo essere stati riflessi da una o più superfici speculari o rifratti da una o più superfici rifrangenti: è detta i. reale o i. virtuale, a seconda che ad incontrarsi siano i raggi – riflessi o rifratti – oppure i loro prolungamenti (mentre l'immagine reale può essere raccolta su uno schermo o su una lastra fotografica, oppure osservata direttamente dall'occhio che si trovi sul cammino dei raggi, l'immagine virtuale può essere vista dall'occhio ma non può essere raccolta su uno schermo). I. elettronica, l'immagine di un oggetto ottenuta con i mezzi dell'ottica elettronica, per es. proiettando, mediante un iconoscopio, un'immagine ottica di un oggetto su un fotocatodo che la forma con gli elettroni di emissione. ... Per l'i. latente, in fotografia, v. latente. b. Più genericam., l'aspetto corporeo, la forma, la figura di una persona o di una cosa; spec. in quanto l'aspetto di un determinato oggetto viene riprodotto per somiglianza in altri oggetti: Quando la brina in su la terra assempra L'imagine di sua sorella bianca (Dante); fig.: Di cicale scoppiate imagine hanno Versi ch'in laude dei signor si fanno (Ariosto). Quindi modello, somiglianza, nelle frasi fare, esser fatto a i. di ...: Dio creò l'uomo a sua i.; con riferimento a oggetti materiali: gli argini delle bolge infernali erano fatti a i. delle dighe fiamminghe. c. Rappresentazione con mezzi artistici della forma esteriore di cosa reale o fittizia; quindi termine generico per indicare un quadro, un ritratto, una statua, ecc.: i. disegnata, dipinta, di bronzo, di marmo, di cera; i. ben riuscita, viva, parlante (cioè piena di espressione); in molti luoghi vedesi la sua imagine effigiata (Boccaccio); diritto all'i., uno dei diritti della personalità, tutelato dal divieto dell'abuso fatto da altri dell'immagine propria e dei congiunti (genitori, coniuge, figli). In partic., le figure dipinte, scolpite o anche impresse a stampa di idoli, della divinità e dei santi: le sacre i.; un'i. votiva; la gloriosa i. della Vergine; culto delle i.; distruzione delle i., nell'Impero bizantino (sec. 8° e 9°) ad opera degli iconoclasti. Fig., essere l'i. di qualcuno, assomigliargli moltissimo: quel bambino è tutto l'i. di suo padre (più com. il ritratto); ciò ch'io riferisco è un'i. fedele (oppure è appena una pallida, una vaga i.) della realtà, la riproduce più o meno esattamente. d. Talora si contrappone più direttamente alla figura reale e consistente, e significa apparenza, parvenza: Imagini di ben seguendo false (Dante); vivendo senza quasi verun'immagine di piacere (Leopardi). e. Modo, aspetto, serie di caratteristiche con cui un personaggio, un'azienda, un ente o anche un prodotto industriale si presentano o vengono presentati al pubblico, secondo certi criterî che tendono ad assecondare il più possibile i gusti e i desiderî del pubblico stesso: l'i. dell'azienda, del partito; l'i. dell'Istituto all'estero; difendere, tutelare, o alterare, tradire la propria i.; curare l'i. di un cantante, di un attore; ritorno d'immagine, v. ritorno. Con funzione appositiva, sempre preceduto da un sost., che rappresenta pubblicamente un ente o un'azienda, anche in relazione a una campagna pubblicitaria: l'uomo immagine della ditta; ragazze immagine sono dette quelle, particolarmente belle, che vengono ingaggiate per apparire in pubblico e richiamare l'attenzione in discoteche, locali e sim. 2. a. Rappresentazione alla mente di cosa vera o immaginaria, per opera della memoria o della fantasia: serbare viva nel cuore l'i. della persona amata; conservare un'i. confusa, scolorita di un luogo; la sua dolce i. mi segue dappertutto; destare i. soavi; suggerire immagini di dolore, di gioia; quella lettura faceva sorgere nella sua mente i. torbide; spaventare con l'i. di streghe, di diavoli, dell'inferno; letter., rendere l'i., comunicare in modo chiaro ad altri il proprio pensiero, il contenuto della propria esperienza o della propria fantasia: non so se ho reso bene l'i. (più com. rendere l'idea). In partic., visione: vedere in sogno i. strane, mostruose; essere tormentato da i. funeste. b. Rappresentazione concreta e sensibile di cosa o idea astratta, simbolo: quella sozza imagine di froda (Dante, parlando di Gerione); quel ragazzo è l'i. della salute; è così magro e sparuto che pare l'i. della fame; girando fra quei tugurî si vedeva dappertutto l'i. desolata della miseria; la parola è l'i. del pensiero. c. Con sign. più specifico, in filosofia, la riproduzione fantastica, che si compie nella coscienza, del contenuto di un'esperienza sensibile, o la libera produzione di ciò che potrebbe essere il contenuto di una simile esperienza. In psicologia: i. corporea, la rappresentazione che si ha del proprio corpo; i. eidetica, immagine nitida e ricca di particolari di materiale precedentemente percepito, che viene proiettata sul mondo esterno indipendentemente dalla presenza reale degli oggetti a cui l'immagine si riferisce. 3. Traduzione in parole di un concetto elaborato e trasfigurato fantasticamente; quindi, in genere, immagini, le metafore del linguaggio poetico: stile ricco d'immagini; trovare un'i. felice; esprimersi con una potente i., con un'i. ardita; scrittore grande per la forza dell'espressione e la potenza delle immagini. fotografìa s. f. [dal fr. photographie, che a sua volta è dall'ingl. photography, comp. di photo- «foto-2» e -graphy «-grafia»] . – 1. a. Procedimento che, mediante processi chimico-fisici, permette di ottenere, servendosi di un apposito apparecchio (macchina fotografica), l'immagine di persone, oggetti, strutture, situazioni: una lastra o una pellicola trasparente rivestite di un'emulsione sensibile alla luce (o ad altra radiazione attinica, per es. i raggi X) sono impressionate dalla luce riflessa dal soggetto attraverso l'obiettivo della macchina, e sono sviluppate ed eventualmente riprodotte su altro supporto di materiale fotosensibile per stampa a contatto o per ingrandimento in quante copie si vogliono, di identico o differente formato; si distinguono, sotto l'aspetto tecnico e del risultato, una f. in bianco e nero e una f. a colori, secondo che si riproduca il soggetto rendendo con sfumature più o meno intense di grigio le differenze di colore e di luminosità, oppure che lo si riproduca, grazie a una tecnica più complessa, con i suoi colori naturali. Con riferimento all'atto e al modo di riprendere, e alle successive fasi del processo: scattare, e più genericam. fare una f.; fare una f. istantanea, una f. a posa (più comunem. fare una posa), una f. contro luce; sviluppare, stampare, ingrandire una fotografia. Per la f. nell'infrarosso, v. infrarosso. b. F. digitale, quella in cui la pellicola è sostituita da una memoria magnetica. 2. L'immagine positiva ottenuta con tale procedimento, nonché la sua riproduzione, realizzata con tecniche tipografiche, elettroniche, ecc. su libri, giornali, riviste, ecc.: la f. della mamma, degli sposi, di una piazza, di un interno; basta che ci capiti in mano una nostra f. di quando avevamo sette o dieci anni per scioglierci di commozione (Michele Mari); una f. somigliante, una f. riuscita bene, male, una bella, una brutta f.; f. in formato cartolina, in formato tessera; pubblicare sul giornale la f. di un personaggio, le f. di un fatto di cronaca; regalare la propria f.; album di fotografie. 3. In senso più astratto (soltanto al sing.), la tecnica e l'arte di fotografare, di riprendere cioè con l'obiettivo figure statiche o mutevoli (persone, animali, piante, oggetti, paesaggi, opere d'arte, nel loro insieme o in particolari), fatti, avvenimenti, manifestazioni della realtà e della vita, non soltanto allo scopo di fissarne fedelmente l'immagine e il ricordo, come mezzo quindi di riproduzione e, insieme, d'informazione e comunicazione, ma cercando anche di cogliere, e talora sorprendere, nella loro immediatezza, gli aspetti più significativi e suggestivi della figura umana e della realtà in genere, interpretandoli e, spesso, trasfigurandoli: intendersi, dilettarsi di fotografia; la f. attraverso i tempi; mostra, rassegna della f. del secondo Ottocento. Più genericam., con riguardo all'oggetto, al carattere, o a particolari impieghi: f. dilettantistica, professionale; f. scientifica, industriale; f. documentaristica, naturalistica, paesaggistica; f. aerea, ripresa fotografica del terreno da bordo di un aeromobile, e la speciale tecnica con cui si esegue (v. anche aerofotografia); f. da satellite; f. al microscopio. |
user69293
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inviato il 15 Novembre 2019 ore 7:04
Tonyrigo quella é un'immagine satirica. Per farti capire, io la penso come Gianni Berengo Gardin. Ci sono le belle foto e le buone foto. Guardati le sue foto e capirai, oppure quelle di un qualsiasi fotografo Magnum. |
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inviato il 15 Novembre 2019 ore 7:12
I Magnum sono buoni, concordo. Ma di questa stagione preferisco qualcosa di caldo.... |
user177356
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inviato il 15 Novembre 2019 ore 9:37
@Ramosha Guarda che condivido tutto quello che sostieni, ma credo che se in linea di principio hai ragione, in pratica il fatto che la post-produzione sia accessibile a tutti e consenta con un impegno infinitamente inferiore rispetto al passato di applicare modifiche all'immagine fotografica profonde e almeno in parte non rilevabili a posteriori, non può che rendere alcuni dubbi più evidenti. Insomma, un'auto inquina anche se percorre una strada nel deserto, ma è ovvio che dell'inquinamento ci si preoccupi soprattutto nel momento in cui centinaia o migliaia di auto percorrono una via in un cento urbano. |
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inviato il 15 Novembre 2019 ore 9:50
Il numero fa la differenza. Oggi nessuno, guardando una foto, crede che sia reale. Ti dicono, "bella, hai usato photoshop?" La foto nasce digitale, tutto e' modificabile da tutti. |
user19933
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inviato il 15 Novembre 2019 ore 10:27
“ in pratica il fatto che la post-produzione sia accessibile a tutti „ “ non può che rendere alcuni dubbi più evidenti „ Lo capisco ed infatti in un'altra discussione (quella in cui viene ridicolizzato il programma di foto ritocco “easy” Luminar 4) ho già espresso il mio parere. A mio avviso - più che ragionare filosoficamente della “fotografia” e del suo rapporto con l'immagine oggi come oggi e oggi rispetto a ieri - ciò che tanto “disturba” alcune sensibilità è il complesso dell'elite che si sente minacciata nella propria “competenza” specifica (il RECINTO della fotografia “pro” o quantomeno “consapevole”, diciamo). Bisognerebbe avere l'onestà intellettuale di dire che cosa è DAVVERO che da tanto fastidio e fa sorgere i dubbi e le domande come quella di questa discussione. Nella tua metafora: se è davvero l'inquinamento che si concentra in alcuni punti (il recinto cittadino) oppure il fatto che tutti possano guidare (chi bene, chi male, chi da pilota, chi da brocco). Tradotto: indefinibilita' progressiva di UN recinto, qualsiasi esso sia PURCHÉ SIA. Un utente - in altra discussione - ha anche candidamente ammesso: “se lo possono fare tutti allora non ha più senso perderci tempo”. |
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inviato il 15 Novembre 2019 ore 10:49
@Ramosha, sono io quell'utente. Sto da tempo facendo degli scatti ad un pontile, cerco di fotagrafarlo in tutte le condizioni possibili. Al tramonto, all'alba, dopo un temporale, durante. Per farlo aspetto che vi siano le condizioni adatte e mi sistemo con l'attrezzatura. Ora invece scatto una foto in in qualsiasi momento e poi ci aggiungo tutti i cieli che voglio con un click. Ora questa cosa mi fa riflettere. Se esco all'alba per fotografare e' perche' ritengo che cosi' otterro' un risultato migliore. Ma se con un click sul mouse, si possono ottenere gli stessi risultati, non e' tutto tempo perso? |
user19933
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inviato il 15 Novembre 2019 ore 10:59
La mia opinione è che non sia tempo perso. Anzi. Il tuo approccio è quello più aderente al realismo nonché alla tradizione manuense della fotografia in fase di “presa”. E se a te piace lavorare così ed usare questa “cassetta degli attrezzi” non vedo perché debba nascere il dubbio di stare perdendo del tempo. Ottenere per altre vie risultati “simili”, d'altra parte, non è in competizione con lo stile che ti definisce e distingue. Tu ed il tuo lavoro brillate di luce propria, non in relazione a ciò che fanno gli altri, con altre “cassette degli attrezzi”. |
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inviato il 15 Novembre 2019 ore 11:01
Enzillo, io capisco il tuo discorso, ma in concreto la tua frustrazione da cosa deriva? Dal fatto che tu ti sei "sbattuto" di più di un altro che attacca cieli in pp? Dal fatto che il suo risultato potrebbe essere migliore o più apprezzato? Dal fatto che vorresti essere pure tu così bravo in pp? E poi perchè tutto tempo perso? Il tuo risultato non è forse altrattanto o adirittura migliore? Non ti ha appagato tutto il processo che ti ha portato ad ottenere quella foto? |
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