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inviato il 23 Aprile 2019 ore 21:12
La definizione più sintetica (che non è mia), l'ho già riportata: "sistema autosufficiente con capacità evolutive". Applicata all'esempio dei cubi, conferma immediatamente che non sono vivi (no evoluzione). Per chiarezza, "autosufficiente" indica almeno omeostasi + metabolismo (si veda it.wikipedia.org/wiki/Vita ). L'evoluzione è fondamentale perché è l'elemento su cui si può montare la complessità (e qui mi fermo perché il discorso si farebbe lunghissimo). Il meccanismo di creazione è irrilevante ai fini della determinazione di uno stato ("vivo" o "morto"). |
user28347
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inviato il 23 Aprile 2019 ore 21:14
mi sembra che motofoto l'ha definita bene |
user117231
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inviato il 23 Aprile 2019 ore 21:15
Vita è.. quel giorno del mese, l'unico, che tua moglie non rompe le palle per nulla !!! Qualcuno mi saluti Motofoto...grazie. |
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inviato il 23 Aprile 2019 ore 21:18
una parentesi. si apre e prima o poi si chiude. ....inesorabilmente. |
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inviato il 23 Aprile 2019 ore 21:23
“ "sistema autosufficiente con capacità evolutive". „ molto interessante e migliore di quello che ho formulato io giacchè la tua è più sintetica e a mio avviso contiene tutto il necessario. la mia era, " sistema autosufficiente capace di generare discendenti prolifici non perfettamente identici ". quindi Motofoto for president, almeno per me. Ma adesso vi invito a riflettere su cosa consegue a tale definizione di Motofoto " tale sistema ha avvantaggiato gli esseri capaci di morire e ha distrutto gli esseri potenzialmente immortali ". |
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inviato il 23 Aprile 2019 ore 21:24
@Arconudo Se la vedi a livello di singolo, concordo. In molte definizioni di vita, la presenza di un ciclo è parte della definizione. Se invece la vedi a livello di comunità, di sistema vivente, allora le cose cambiano. La teoria del punto omega, ad esempio, nata in ambito filosofico a cui Tipler da sostegno fisico (pur altamente speculativo), da una prospettiva teleologica che non prevede una fine nel senso convenzionale di morte...ma anche qui il discorso si fa lungo. |
user28347
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inviato il 23 Aprile 2019 ore 21:28
mi sembra che il sistema tende ad essere eterno ma non ci riesce per molto tempo e generazioni,il più forte vince |
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inviato il 23 Aprile 2019 ore 21:30
il sistema è vero che tende ad essere eterno o meglio immortale, ma i singoli esseri che hanno avuto tendenza ad essere singolarmante potenzialmente immortali sono stati sopraffatti necessariamente dagli esseri che hanno imparato a morire. è una conseguenza inevitabile a mio avviso. (ho modificato eterni, con immortali perchè hanno due significati differenti). |
user28347
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inviato il 23 Aprile 2019 ore 21:36
che strano,dove lo deduci?puoi fare un esempio? |
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inviato il 23 Aprile 2019 ore 21:55
Perche' la vita dovrebbe essere autosufficiente? Perche' dovrebbe generare prole? Cosa significa capacita' evolutiva? Tutto si trasforma, quindi qual'e' la differenza tra trasformazione e evoluzione? |
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inviato il 23 Aprile 2019 ore 21:55
Perche' la vita dovrebbe essere autosufficiente? Perche' dovrebbe generare prole? Cosa significa capacita' evolutiva? Tutto si trasforma, quindi qual'e' la differenza tra trasformazione e evoluzione? |
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inviato il 23 Aprile 2019 ore 22:14
“ Tutto si trasforma, quindi qual'e' la differenza tra trasformazione e evoluzione? „ Anche la silice, in natura, si può trasformare in base alle condizioni di temperatura e pressione esterne; ad esempio da cristobalite a tridimite a quarzo, tutte a loro volta con una forma beta e una alfa; dunque anche la silice è vita? No, perché le traformazioni sono dovute esclusivamente a fattori esterni, mentre l'evoluzione è si un adattamento a fattori esterni, ma attuato grazie a meccanismi genetici interni agli organismi e che agirebbero anche in situazioni esterne di estrema stabilità (il rimescolamento genetico, negli organismi a riproduzione sessuata, è sempre attivo anche se l'ambiente rimane stabile per generazioni e generazioni) |
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inviato il 23 Aprile 2019 ore 22:15
@Enzillo Autosufficiente va inteso come ho scritto sopra (omeostasi + metabolismo). Omeostasi: in parole povere deve avere la capacità interna di resistere a cambiamenti ambientali. Se fai un robot che si spappola al primo refolo di vento, difficilmente potrai farlo diventare vivo. Metabolismo: capacità di trasformare l'energia prelevata dall'ambiente in qualcosa di utile per il sostentamento. Questo è un elemento essenziale per sostenere qualunque comportamento complesso. La complessità minima non si manifesta senza il consumo di qualcosa. La fisica della complessità, dimostra che serve l'interazione tra sistemi non lineari, forzati e smorzati per generare complessità. Con tre sistemi di questo genere si può produrre un comportamento caotico e il caos è il terreno ideale per la nascita di auto organizzazione. Altrimenti si ha un sistema meccanico e prevedibile, cioè che si ripete sempre uguale (senza evoluzione). Il metabolismo è proprio la parte "forzata" (prelievo di energia) e "smorzata" (consumo) che collega la fisica alla biologia. Evoluzione : è una trasformazione che punta a migliorare la sopravvivenza. Se una trasformazione non introduce miglioramento o addirittura peggiora la capacità di sopravvivenza, il sistema vitale si estingue. |
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inviato il 23 Aprile 2019 ore 22:24
allora, torniamo molto indietro. si forma la vita, probabilmente la base sono catene in grado di replicare altre catene di atomi. come le replicano? trovano gli elementi atomici di cui hanno bisogno e replicano in doppia elica. Una membrana cellulare non serve, organuli citoplasmatici neanche. è sufficiente stare in una soluzione che permette a tali catene di riprodursi. Con il tempo le catene che si riproducono meglio sono quelle che costruiscono nella loro sequenza atomica l'attitudine a circondarsi di altre cose che gli abbisognano per replicarsi meglio. Le membrane prima o poi saranno utilizzate. Può sembrare strano ma in natura è frequente questa "promisquità" di "collaborazionismo". Per fare un es. si sa oggi che i mitocondri cellulari sono degli alieni agli organismi. Erano batteri simbionti che hanno scelto di aggregarsi a forme più complesse. Può sembrare un suicidio, ma di fatto hanno trovato un modo originale per persistere. Quindi prima o poi si sono formati degli esseri viventi un po' più complessi delle sole catene atomiche. Ma in tutto questo non c'è la morte. La morte non è prevista. Abbiamo una tara a proposito della morte ed è difficilissimo scrollarcela di dosso. Siamo quasi tutti convinti che la morte sia inevitabile, che sia un processo naturale e che sia sempre esistita. L'unica cosa vera è che è un processo naturale che però prima non esisteva e poi è stata creata a vantaggio... ...della vita. detta così fa un po' strano ma riflettiamo su questo, la morte di questi esseri primitivi non ha alcun senso e quindi non c'era, e perchè doveva esserci? non serviva. L'evoluzione è tremenda da questo punto di vista. Se una cosa non serve non viene replicata. dispendio inutile. Le talpe non hanno le ali, e per occhi hanno due bozze quasi da non farli definire tali. Quindi proviamo a considerare la morte non come un evento ineluttabile ma come un processo naturale si, ma che ha il valore di un processo evolutivo vantaggioso. Sto dicendo forse di paragonare la morte al collo lungo delle giraffe che le rende più adatte a brucare le foglie degli alberi? alle ali degli uccelli che li rende abili al volo? Si, sto proprio dicendo questo, la morte come processo evolutivo di successo. Torniamo al nostro essere vivente immortale e per semplificarci una situazione più facile da contemplare immaginiamo di applicare tale immortalità ai dinosauri (anche se non è affatto così, loro avevano già imparato a morire). Immaginatevi il vostro Tirannosauro maschio immortale, ha 10.000 anni d'età, è adulto ma non è nè vecchio ne prossimo a morire. Dall'altra parte c'è la femmina con 20 anni d'età pronta per la riproduzione. Che differenza c'è tra questi due animali? Bhè, il maschio ha un patrimonio cromosonico più datato, su questo non ci piove. forse in 10.000 anni qualche piccola modifica evolutiva c'è stata per adattarsi al mondo nuovo. Forse saranno le squame più scure che proteggono meglio dal sole, oppure un peso leggermente inferiore per muoversi meglio anche tra gli alberi supponendo che nel frattempo siano diventati più fitti. Insomma la femmina è un po' più moderna. Ora arriva un altro tirannosauro di 20 anni anche lui, quindi "moderno" come la femmina. Dal punto di vista biologico, per la femmina è più conveniente accoppiarsi con il maschio di 10.000 anni o con quello di 20? Facile la risposta, con quello di 20. Perchè assumersi il carico di un vecchiume genico da trasmettere ai propri figli? Come si vede a livello riproduttivo è molto meglio un compagno che sta "al passo con i tempi". Quindi, gli esseri potenzialmente immortali (se li schiacci con una pietra muoiono eh..., immortali nel senso che non hanno scritto nei geni "tu hai da morì") sono una bella fregatura per la specie. Una specie (ora non pensate solo ai dinosauri ma anche ai primi esseri viventi con riproduzione sessuale) che si porta appresso dei matusalemme del genere è condannata. Toglietevi dai piedi! mi rovinate il corredo cromosomico dei miei figli! Quindi inevitabilmente i potenzialmente immortali sono rimasti antichi ed inadatti, metre tutta una serie di nuovi esseri che hanno introdotto nel loro corredo cromosonico la data di scadenza (cioè la morte) si sono evoluti e riprodotti senza incappare nel rischio di ricevere un vecchiume genico dal partner. Ecco quindi che "imparare a morire" cioè aver inserito nel proprio corredo geneitico l'invecchiamento e la morte, è stato un processo evolutivo vincente. e tutti i potenzialmente immortali che fine hanno fatto? sono stati distrutti dai più validi, più evoluti, nuovi esseri mortali. |
user117231
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inviato il 23 Aprile 2019 ore 22:26
Ooo.. come tutti hai un sacco di difetti, ma non ti manca il dono della sintesi. |
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