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inviato il 25 Maggio 2018 ore 15:39
Io non capisco proprio in quale modo la tecnologia possa far perdere la voglia di fotografare... Posso capre se qualcuno, annoiato dalla fotografia in generale, ritrova un po' di stimoli scattando con la pellicola e sviluppandosi i rullini per conto suo....Riassapora un certo fare da "artigiano" e ritrova (forse, magariper un po') slancio. MA sinceramente ritengo ci sia qualcosa di poco salubre nell'associare l'ispirazione fotografica al mezzo. IO sono un enorme sostenitore del progresso tecnologico (se socialmente ed ambientalmente sostenibile) in qualsiasi campo, ed ancor più nella fotografia. Ma far dipendere dal fatto di impressionare un sensore o un rullino la nostra voglia di scattare non è buona cosa.... |
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inviato il 25 Maggio 2018 ore 16:15
@Angus a mio avviso la vera analisi del post iniziale è un'altra rispetto a quella fatta dall'autore. L'ho riletto un paio di volte e nelle parole di Trackmaster ci sono 2 punti salienti: 1) non aver portato il mondo con se, ha viaggiato con poca roba e in maniera comoda 2) ha stampato le foto Con il digitale stiamo perdendo totalmente l'abitudine alla stampa, cosa che io invece sto iniziando affidandomi a centri specializzati, e devo dire che vedere le foto appese ad un muro o semplicemente stampante da un'altra sensazione, la vedo come la vera conclusione di un lavoro e la soddisfazione che da è unica. Poi come ho detto anche nel mio scorso post, portarsi dietro tutto è sbagliato e anche questo allontana un pò dalla fotografia. Magari si va in vacanza e portarsi dietro centinaia di migliaia di euro di roba è un casino, bisogna perennemente stare attenti, anzi in passato quando aveva una reflex da 400€ ero molto più "spericolato" di oggi che ho un attrezzatura un pò più di livello. Oltre ad osare di più, la reflex veniva con me spesso e volentieri, oggi invece tende a rimanere più a casa ma nessuna delle motivazioni precedenti sono causate dal digitale. |
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inviato il 25 Maggio 2018 ore 16:34
Secondo me questo ragionamento ha molto più a che fare con la enorme diffusione della fotografia. Il discorso del non stampare o del "portarsi dietro tutto" ha molto a che vedere con la mancanza di consapevolezza... e' esponenzialmente aumentato il numero di individui con fotocamera al collo..:E parimente è esponenzialmente aumentato il numero di coloro che la portano al collo ma non sanno esattamente perché...E attenzione, non si tratta di un ragionamento snob, ma di una evidenza statistica... Personalmente credo che il saper scegliere "cosa" postare con se sia essenziale. E quel "cosa" potrebbero ance essere 2 corpi macchina e 6 lenti...Se è ciò che ci serve.... Alla stessa stregua, il fatto di non "dovere" per forza stampare ma di "poter scegliere cosa" stampare non è detto che sia una cosa non buona....L'unico vero rischio è la perdita dei dati archiviati....Ma anche le stampe non sono eterne! Come sempre, "consapevolezza" è la parola chiave. Per il mio modo di vedeere la fotografia, se vado in "vacanza", considerando l'accezione più "tradizionale" del caso, la fotografia so che non può essere protagonista. Va da se che porterò con me una Canon M3, obiettivo kit e un treppiede minuscolo.... In Islanda avevo con me6d, 7d2, 17-40, 24-105, 100-400, filtri, 4 batterie, gitzo systematic da 2.5 Kg,ecc ecc ecc ecc...Ma quello era tutt'altro viaggio...E non ho mai provato disagio a causa della tanta attrezzatura a disposizone.... |
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inviato il 25 Maggio 2018 ore 17:25
@Angus concordo con te ma c'è da dire che molti fanno foto proprio durante le vacanze e li nascono i problemi di peso, e di cosa portare e non. Se uno va fuori 10 giorni o pianifica prima gli scatti che vuole fare e si porta l'attrezzatura necessaria, oppure sarà costretto a portare tutto perché tutto potrebbe servire. Oppure ci si porta una sola ottica e un solo corpo e si fa tutto con quello perché alla fine è possibile. Il mio discorso sulla stampa nasceva dal fatto che comunque in analogico l'output è la stampa e la soddisfazione è nata anche da quello, per quello che ho capito dal posto originale, per questo dicevo che secondo me stampare è importante; per la mia esperienza devo dire che la stampa mi dà una soddisfazione maggiore sembra un lavoro finito. |
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inviato il 28 Maggio 2018 ore 9:28
“ Il mio discorso sulla stampa nasceva dal fatto che comunque in analogico l'output è la stampa e la soddisfazione è nata anche da quello, per quello che ho capito dal posto originale, per questo dicevo che secondo me stampare è importante; per la mia esperienza devo dire che la stampa mi dà una soddisfazione maggiore sembra un lavoro finito. „ Per me le foto sono solo stampate, non mi piace vedere foto al PC. anche perché un bel lavoro fotografico rischia di essere rovinato solo perché non si ha un monitor all'altezza. per non parlare delle foto "scialbe" che vengono risaltate da colori ultra saturi dovuti ai moderni monitor che caricano di contrasto le immagini, e la msggior parte della gente non ha monitor calibrati. Cmq il succo non era questo. Anche perché per lavoro per forza il digitale si deve usare se si vuole portare a casa un risultato senza troppi pensieri. Io parlavo del gusto di fotografare vero e proprio, avendo a disposizione un solo corpo e una sola lente e pochi scatti (a parte la questione del peso e del costo dell'attrezzatura) bisogna ingegnarsi molto di più per ottenere lo scatto desiderato, bisogna muoversi, valutare le luci, studiare bene la composizione, saper padroneggiare bene il mezzo a disposizione e perché no rinunciare anche allo scatto quando le condizioni non lo permettono e godersi il momento. Per me questa è la vera passione il vero gusto di fotografare..... è un po' mettersi alla prova e provare a se stessi di essere ancora capaci di fare un buono scatto senza tutti gli automatismi di oggi). Almeno per me è questo, perché altrimenti sarebbe solo un lavoro come tanti. |
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inviato il 28 Maggio 2018 ore 10:17
“ Io parlavo del gusto di fotografare vero e proprio, avendo a disposizione un solo corpo e una sola lente e pochi scatti (a parte la questione del peso e del costo dell'attrezzatura) bisogna ingegnarsi molto di più per ottenere lo scatto desiderato, bisogna muoversi, valutare le luci, studiare bene la composizione, saper padroneggiare bene il mezzo a disposizione e perché no rinunciare anche allo scatto quando le condizioni non lo permettono e godersi il momento. Per me questa è la vera passione il vero gusto di fotografare..... è un po' mettersi alla prova e provare a se stessi di essere ancora capaci di fare un buono scatto senza tutti gli automatismi di oggi). Almeno per me è questo, perché altrimenti sarebbe solo un lavoro come tanti. „ Ecco questo è un aspetto che viene un po trascurato da molti compreso me. Spesso per la fretta si fanno un pò di scatti da una sola angolazione e magari si perde una composizione decisamente migliore. L'analogico, con gli scatti contati,porta ad essere maggiormente attenti a quello che si sta facendo. Forse uno dei segreti per migliorare in fotografia è proprio questo, fermarsi, pensare, ripensare, muoversi, ripensare e solo alla fine scattare, è veramente inutile tornare a casa con 250 scatti di cui forse 1 o 2 decenti. |
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inviato il 28 Maggio 2018 ore 10:29
“ Ecco questo è un aspetto che viene un po trascurato da molti compreso me. Spesso per la fretta si fanno un pò di scatti da una sola angolazione e magari si perde una composizione decisamente migliore. L'analogico, con gli scatti contati,porta ad essere maggiormente attenti a quello che si sta facendo. Forse uno dei segreti per migliorare in fotografia è proprio questo, fermarsi, pensare, ripensare, muoversi, ripensare e solo alla fine scattare, è veramente inutile tornare a casa con 250 scatti di cui forse 1 o 2 decenti. „ Si hai pienamente ragione. Infatti tornando a scattar in analogico, nel tempo libero, ho iniziato ad utilizzare un approccio meditativo anche con il digitale. In questo modo facendo meno scatti (ma più ragionati) mi evito anche di stare davanti al PC a scremare le foto. Si può considerare anche una sorta di allenamento. |
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inviato il 28 Maggio 2018 ore 14:27
Esatto. Non è un obbligo sfruttare tutto quello "in più" di cui le macchine sono infarcite. Ci si può limitare a sfruttare quelle caratteristiche che si confanno al nostro modo di fotografare che sono state migliorate. E ce ne sono. “ Si hai pienamente ragione. Infatti tornando a scattar in analogico, nel tempo libero, ho iniziato ad utilizzare un approccio meditativo anche con il digitale. In questo modo facendo meno scatti (ma più ragionati) mi evito anche di stare davanti al PC a scremare le foto. Si può considerare anche una sorta di allenamento. „ Leggendo un'intervista ad un famosissimo fotografo, egli confessava che passato al digitale scattava addirittura meno che con la pellicola perché dopo un tot di scatti, vista la foto buona che cercava, poteva smettere da subito certo di avere raggiunto lo scopo (quello che si era prefigurato). Invece con l'analogico qualche scatto in più lo faceva, per essere più sicuro di aver raccolto l'idea che inseguiva nella serie di scatti. |
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inviato il 28 Maggio 2018 ore 16:41
Leggendo un'intervista ad un famosissimo fotografo, egli confessava che passato al digitale scattava addirittura meno che con la pellicola perché dopo un tot di scatti, vista la foto buona che cercava, poteva smettere da subito certo di avere raggiunto lo scopo (quello che si era prefigurato). Invece con l'analogico qualche scatto in più lo faceva, per essere più sicuro di aver raccolto l'idea che inseguiva nella serie di scatti. Beh questo è abbastanza ovvio. Chi è ben consapevole di quale sia il risultato che desidera ottenere lo raggiunge a prescindere da quale sia il supporto sul quale quello stesso risultato verrà registrato ... quindi è ovvio che nel momento stesso in cui lo ha raggiunto, e nel momento in cui l'ha raggiunto col digitale ne ha pure la conferma immediata, non ha bisogno di andare oltre, con la pellicola invece, allorquando cioè il risultato è sicuro ma non se ne può avere la matematica certezza, il professionista tende a impressionare qualche fotogramma in più proprio per mettersi al riparo da eventuali incovenienti! La realtà è che il digitale è una manna per chi conosce bene la fotografia, per chi non la conosce al limite può essere una buona nave scuola con la quale esercitarsi senza doversi svenare economicamente ... ma nel contempo ben difficilmente insegnerà davvero qualcosa al principiante per il semplice motivo che consentendo di aggiustare tutto a posteriori nessuno, mai, sentirà il bisogno di imparare a non sbagliare ... prima! |
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inviato il 28 Maggio 2018 ore 16:49
Sarà pure abbastanza ovvio ma a furia di sentire che col digitale si scatta molto di più, andava detta pure l'altra campana. Tra l'altro, molto spesso anche in digitale, mi capita “buona la prima”. Ora non voglio dire che sia la regola, anzi e' proprio facendo più scatti da vari pdr, con diversi parametri, etc. che si può arrivare a quello che si vuole, però noto spesso che lo scatto buono viene nel momento di massimo sforzo, mentale o fisico e quindi un sacco di volte mi vien buono il primo. Poi aggiusto l'aspetto tecnico ma perdo il risultato. E quindi mi mangio le mani ugualmente. |
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inviato il 28 Maggio 2018 ore 22:01
Certo che è buona la prima del resto, scusa, per quale motivo non dovrebbe esserlo? Se si hanno le idee ben chiare sulla luce, sull'esposizione, su dove prenderla per avere il risultato desiderato e a patto, è ovvio, di aver ben chiaro il risultato che si vuol portare a casa, se si hanno ben presenti i principi della composizione e dell'inquadratura, della focheggiatura, del controllo del PdC e soprattutto se si ha ben presente come adattare tutti questi parametri al fini del nostro personale modus fotografandi va da se che una fotografia, qualsiasi fotografia, possa e debba venire precisamente come ce la vogliamo fin dalla prima immagine che di essa riprendiamo ... |
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inviato il 30 Maggio 2018 ore 15:37
Qui non sono d'accordo. Stai facendo delle foto ritratto ad un personaggio famoso. Non in posa. Ci giri attorno, cambi il pdr, etc. etc. non è mica detto buona la prima. Poi vai in ufficio e scegli. Oppure come dicevo, buona l'ultima, che è quella che volevi. Però per il mio modo di fotografare, la prima è quella che coglie l'intenzione. Il resto è voglia, tentativo di fare meglio o diverso. E al 90% non mi riesce. La prima è di piacere, le successive solo tecniche. Forse dovrei tenere alta la tensione emotiva e fare le altre diverse conla stessa carica interiore. Un pro, penso agisca così. |
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inviato il 30 Maggio 2018 ore 21:19
Io credo che ogni genere fotografico abbia bisogno di un suo approccio. Ci sono generi che hanno bisogno dei "riflessi" e del momento, altri che hanno bisogno di tanta pazienza, altri dove c'è bisogno di tanta tecnica ed altri in cui uno scatto non basta. Io ad esempio faccio paesaggistica, per quanto riesca a pianificare a casa lo scatto quando arrivo sul posto comunque devo guardarmi in torno e studiare meglio la situazione, piazzare il cavalletto e iniziare a fare i primi ragionamenti e poi scattare, pensare spostarsi e scattare, aspettare e scattare. Per me quasi mai è buona la prima, e a volte neanche l'ultmia, anche se io non faccio molto testo xD |
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inviato il 30 Maggio 2018 ore 21:39
Qui non sono d'accordo. Stai facendo delle foto ritratto ad un personaggio famoso. Non in posa. Ci giri attorno, cambi il pdr, etc. etc. non è mica detto buona la prima. Poi vai in ufficio e scegli. Oppure come dicevo, buona l'ultima, che è quella che volevi. Certo centauro, ma tu stai facendo il caso di una immagine che è comunque ripresa al volo, e su una immagine ripresa al volo i margini discrezionali sono molto più elastici perché, tanto per fare un esempio, alcune piccole imperfezioni a livello di mosso o di non perfetta focheggiatura perdono di interesse a fronte della bellezza generale dell'immagine che ha il suo maggior valore proprio nella sua essenza di essere stata colta al volo. Perchè se, per esempio, il personaggio famoso di cui parli appare all'improvviso su una scena, e casomai la sua è una apparizione davvero fulminea perché destinata a esaurirsi in un attimo, il fatto di averlo immortalato, in quel particolare momento e in quel particolare luogo, ha il sopravvento rispetto a tutto il resto e quindi, anche se nella concitazione del momento non riesci a cogliere una immagine perfetta dal punto di vista documentaristico, il valore di quella immagine è fatto comuqnue salvo e anzi, per assurdo, potrebbe anche esserne amplificato. Per cui, come vedi, anche in questo caso la prima potrebbe essere la migliore anche perché, se di seguito cioè tu avessi il tempo di fare altre fotografie, non è detto che queste altre immagini possano raggiungere la pienezza descrittiva della prima che, seppur imperfetta, continuerà sempre e comunque a vantare una sorta di valore aggiunto che le altre, comunissime fotografie in posa, non necessariamente hanno |
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