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inviato il 19 Gennaio 2018 ore 0:52
Capisco purtroppo che molte persone non hanno nemmeno un amico, altrimenti non ci si chiederebbe cosa è l'amicizia. Non è amore fraterno, non è rispetto né stima reciproca, non è nemmeno lo stare bene insieme o avere interessi comuni. |
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inviato il 19 Gennaio 2018 ore 8:58
Vi siete mai chiesti perché sentimenti come l'amicizia e l'amore (quello inteso nel senso diciamo "poetico" del termine) si formino tra l'infanzia e l'adolescenza, anche in modo estremamente profondo, per poi attenuarsi, modificarsi o addirittura scomparire nell'età adulta, al punto da non essere più nemmeno in grado di darne una definizione che non debba tirare in ballo interessi e aspettative personali, do ut des et similia? E anche l'idea di amicizia (vale anche per l'amore) estesa a chiunque e non come sentimento indirizzato solo verso "alcuni" individui non convince, perché persino nella fascia d'età in cui l'amicizia esiste ed è più forte, questa è sempre indirizzata verso alcuni; è un sentimento che, proprio perché presenta punti di contatto con l'innamoramento, non può avere un indirizzo "universale" e, proprio come accade quando ci si innamora, la componente irrazionale è talmente forte che diventa difficile, per non dire impossibile, definirne i termini: non a caso si parla di "amico del cuore" |
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inviato il 19 Gennaio 2018 ore 9:42
L'amicizia è figlia di complicità affettive, favorita dalle circostanze, dalle comunioni ideologiche, da bisogni che coincidono e si affrontano insieme ecc... Sono combinazioni esistenziali dove l'amicizia può sorgere spontanea assieme a un affetto "d'abitudine" e non va cercata con lo scopo di avere qualcuno con cui fare baldoria a fine settimana. L'amicizia dei bambini sorge naturalmente, come tra soggetti dove sussistono elementari motivi di competizione, ma crescendo ovviamente si cambia, poiché vengono a sussistere diverse personalità e ruoli sociali. Io avevo due amici "del cuore" ai tempi di scuola, facevamo tante cose insieme, fotografia e addirittura una palestra di arti marziali (impresa che causò la bocciatura di tutti e tre, in quell'anno... non ci eravamo accorti di aver superato il limite massimo di ore di assenza consentite e fummo bocciati d'ufficio... più in sintonia di così?), ma poi ognuno prese strade troppo differenti, per conservare un'amicizia, come in questo topic cerchiamo di definire. Una vera amicizia "del cuore" (senza doppi sensi...), l'ho vissuta con una ragazza che assistevo come tutore. Lei mi sentiva come un padre e io, lei come una figlia, ma poi si è sposata e ovviamente quel tipo di complicità non era più possibile né necessaria e quindi tutto è terminato, naturalmente... |
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inviato il 19 Gennaio 2018 ore 10:13
Il problema, però, è che se si cerca di definire l'amicizia al di fuori del suo aspetto di "sentimento" irrazionale, allora viene riassorbita all'interno di un normalissimo comportamento sociale opportunistico, dove diventa semplicemente una fase più prolungata, per ragioni circostanziali, rispetto all'atteggiamento che avremmo nei confronti di qualunque persona da cui ci aspettiamo un ritorno in termini di "vantaggio" per il nostro modo di vivere; l'unica differenza, rispetto ad un contatto opportunistico "occasionale", sarebbe quella di dover tener conto anche delle aspettative dell'altro, in modo che quella fase non rischi di interrompersi prima del conseguimento dei nostri obiettivi. Ci vedo ben poco di diverso dal normale concetto di "pubbliche relazioni" |
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inviato il 19 Gennaio 2018 ore 11:42
“ Ci vedo ben poco di diverso dal normale concetto di "pubbliche relazioni" „ Probabilmente, questa è un'implicazione inevitabile. Come ho precedentemente espresso (suscitando le ire di qualcuno), nei tempi precristiani il concetto di amore era meno chiaro e definito nei diversi ambiti dove poteva sussisterne qualche forma e quindi l'amicizia aveva un ruolo primario. Nel complicato mondo moderno è difficile vedere l'amicizia fuori dal mutuo soccorso o fortuità pratiche, che possono accomunare e divenire sintoniche anche per altri aspetti delle due parti. Si tratta però di un tema che abbisogna di testimonianze vissute e dalla partecipazione in questo topic si capisce che è più facile dissertare sul concetto di amicizia di derivazione culturale o mistica, che portare proprie esperienze. Dal lato tecnico, vedo il sentimento amicizia come intermedio tra l'amore e l'empatia generica e come tale, estremamente "contorto" e sfuggente da definire. |
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inviato il 19 Gennaio 2018 ore 11:58
“ L'amicizia è figlia di complicità affettive, favorita dalle circostanze, dalle comunioni ideologiche, da bisogni che coincidono e si affrontano insieme ecc... Sono combinazioni esistenziali dove l'amicizia può sorgere spontanea assieme a un affetto "d'abitudine" e non va cercata con lo scopo di avere qualcuno con cui fare baldoria a fine settimana. „ Questa definizione mi piace abbastanza ma vi aggiungerei che l'amicizia, per come la vivo io, è un valore umano importante: una sorta di patto fra gli uomini, una condivisione di battaglie, valori e visione della società, l'amicizia è fiducia e solidarietà, è uno dei cardini delle società. Le amicizie di veccia data sono, almeno nel mio caso, indistruttibili e gratificanti, durano quasi una vita, difficili da ricostruire e rimpiazzare in contesti diversi. Le amicizie con il mondo femminile, quando non esista un interesse specifico, possono essere molto proficue, anche se sono più articolate e complesse da gestire. “ Il problema, però, è che se si cerca di definire l'amicizia al di fuori del suo aspetto di "sentimento" irrazionale, allora viene riassorbita all'interno di un normalissimo comportamento sociale opportunistico „ La vera amicizia ha sicuramente un'aspetto irrazionale ed empatico non facile da decodificare: Un sentimento di società, il senso di appartenere ad un pezzo di questo mondo. |
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inviato il 19 Gennaio 2018 ore 12:40
Nel mio caso, le amicizie di vecchia data le ho perse tutte come contatto diretto (mi hanno rintracciato su facebook...), perché ho cambiato spesso residenza (in senso internazionale). Per il resto sono d'accordo in tutto. |
user14286
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inviato il 19 Gennaio 2018 ore 13:41
Non è possibile definire l' amicizia sul piano pratico, altrimenti parleremmo al massimo di "solidarietà". E' possibile invece definirla sul piano "filosofico" come un aberrazione della mente, al pari dell' amore romantico (le cui similitudini richiamava in precedenza il Ferrari) ovvero un bisogno imprescindibile di crearsi una figura esterna sulla quale riversare tutte le proprie idealizzazioni. Prova ne è la continua mitizzazione della figura dell' amico, al quale si attribuiscono immancabilmente "poteri speciali": "ci intendiamo con uno sguardo...", "si farebbe ammazzare per me...", "mi direbbe sempre la verità a qualsiasi costo...", "mi sprona a raggiungere vette sempre più alte..."...Baldan Bembo aveva scritto una trentina di anni fà "l' amico è", un coacervo di idealizzazioni comuni in tema, ma anche Cocciante non aveva scherzato... In realtà l' amico è come l' Unicorno, una creatura di fantasia: nella realtà è semplicemente una persona, e come tale, piena di limiti e pochezze, che possiamo decidere se accettare o meno. |
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inviato il 19 Gennaio 2018 ore 16:21
“ Non è possibile definire l' amicizia sul piano pratico, altrimenti parleremmo al massimo di "solidarietà". „ Sono d'accordo anche sulla tua prospettiva. Come accennato, può essere simile al cane di casa, i risvolti di correlazione agli scopi e i significati che il padrone gli da, sono parecchi... Poi se andiamo a scindere la questione nel pretto aspetto psicologico, ovviamente si apre tutto un altro scenario. |
user117231
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inviato il 19 Gennaio 2018 ore 22:36
L'Amicizia è quella cosa che ti fa considerare al pari del nulla anche le peggiori offese, se ricevute da un amico. Semplicemente perchè le parole sono nulla rispetto al legame vero e profondo con un amico. |
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inviato il 20 Gennaio 2018 ore 9:07
L'ultimo intervento di Mamba Nero, di cui condivido il significato, è riferito all'atteggiamento, purtroppo di molti, che sfocia nell'idealizzazione dell'amico in quanto persona in carne e ossa, cioè la persona "reale" verso cui indirizziamo la nostra amicizia. Questo è effettivamente un atteggiamento che può portare solo ad amare disillusioni, come in tutti i casi in cui proiettiamo un ideale politico, sociale o religioso sulle persone delegate a quelle determinate competenze. Però l'idealizzazione dell'amicizia come forma di rapporto interpersonale è tutt'altro che negativa, a patto di essere coscienti di due aspetti: 1 - quello scritto all'inizio, cioè che l'ideale deve essere riferito al concetto, non proiettato "as is" sulla persona reale che ci troviamo di fronte; 2 - l'amicizia, come l'amore, è per sua natura una forma di rapporto "bidirezionale", che perciò coinvolge noi negli stessi termini con i quali coinvolge l'amico. Ne deriva che l'idealizzazione dell'amicizia è una sorta di "specchio" in cui osservare non il comportamento dell'amico, ma il nostro (che è poi lo scopo anche di qualunque altro "ideale"); è un "grillo parlante" che ci dice: "guarda quanto TU sei lontano da quello che consideri un ideale!" Nella mia esperienza personale, e a 60 anni spero di averne accumulata un po', mi sento di poter affermare che l'amicizia diventa autentica nei momenti in cui entrambi gli amici affrontano il proprio rapporto nei termini che ho espresso; credo anche che proprio in quei momenti nasca quello che ritengo essere l'aspetto più importante dell'amicizia: saper ascoltare. Saper ascoltare è diverso dal rispondere; non è dare consigli, perché in quel momento ciò che realmente ti interessa non è quello che l'amico ti sta dicendo di sé, ma qual'è lo stato d'animo che questo gli ha provocato; ti interessa cercare di elaborare un modo per riuscire a monitorare il suo disagio e fornirgli qualche piccolo sostegno in attesa che LUI riesca a risolvere il suo problema, perché ti rendi perfettamente conto che il suo e il tuo modo di affrontare i problemi non saranno mai identici. Tuttavia credo che tutto questo sia possibile solo dove l'aspetto irrazionale del "sentimento" che ci lega all'amico sia forte, anche se è proprio questa irrazionalità che, se vissuta nel modo sbagliato, fa sorgere il rischio di idealizzare l'amico invece dell'amicizia. A me è successo, ma solo con pochissime persone, di trovare questa preziosa forma di ascolto, e vorrei credere di essere anche riuscito ad offrirla; alle volte me lo sono sentito dire, quindi spero che sia vero. |
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inviato il 22 Gennaio 2018 ore 22:22
Chissà se è poi vero che "il cane è il migliore amico dell'uomo" |
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inviato il 22 Gennaio 2018 ore 22:35
Il gatto no di certo con qualche eccezione. |
user140636
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inviato il 22 Gennaio 2018 ore 23:42
Salve signori per definire amicizia vi dirò che io ho una sola amica e che abita negli USA da 40 anni. Ci sentiamo ogni tanto per telefono e ci vediamo una volta all'anno. Quando stiamo insieme è come se ci fossimo viste il giorno prima. Nulla si interrompe. Se vogliamo la verità e la fiducia reciproca la troviamo solo il noi. Ok siamo vere amiche perché lontane perché ciò che ci lega va al di là della quotidianità della ripetitività. Credo che l'amicizia venga contaminata da ciò che si vive, compresi sentimenti di invidia sottile, di frasi non dette o dette e che non ci sono piaciute. L'amicizia è una proiezione di noi stessi, vogliamo trovare nell'amico NOI |
user117231
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inviato il 23 Gennaio 2018 ore 20:41
Non siamo arrivati a nulla ma non avevo dubbi in merito. E non arriveremo a nulla... |
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