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inviato il 04 Aprile 2019 ore 15:20
Bella discussione, molto interessante per me A chi l'ha aperta, anche se probabilmente non leggera' mai queste righe, consiglierei un corso dedicato, come questo: immagino si riescano a trovare un po' ovunque. Per il resto, farei la distinzione tra fotografia commerciale e food photograpy: per me McDonald's e le scatolette di tonno rientrano nella prima categoria, mentre nella seconda includerei la ristorazione alto di gamma e tutto quello che oggi, genericamente, va sotto la voce "cultura del cibo". Mio parere personale, ovviamente. Qualche volta ho accompagnato mia moglie che lavora nella comunicazione wine/food (scrive testi, non fa foto) e ho visto che gli chef, in partcolare quelli dell'alta ristorazione, curano tantissimo anche l'impiattamento e l'apparenza del cibo, al punto di selezionare gli ingredienti anche in base all'aspetto visivo (colore, brillantezza, trama, etc) Non sono sicuro che se il fotografo mettesse sopra un loro piatto lacche, vernici, etc la prenderebbero benissimo. Non dico che gli darebbero una mannaiata, ma forse una mestolata in testa si' ;-) Altro problema: oggi, ahime', il mondo della ristorazione di qualita' e' diventata una specie di show business dove gli eventi e i social la fanno da padrone: per il tipo di food photography che ho visto io (anche di chef stellati) di solito non hai ore ma minuti (pochi) a disposizione e a volte e' preferibile avere foto discrete subito, in tempo reale, piuttosto che foto stratosferiche 4 giorni dopo, quando l'evento e' passato e tutti sono proiettati su altre cose |
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inviato il 04 Aprile 2019 ore 15:53
ciao Manuel Palmieri, i piatti li vuoi fotografare nella loro ambientazione ? su tavolo ben apparecchiato posate bicchieri etc oppure vuoi isolare il piatto dal contesto ? Nel secondo caso ti ci vorrebbe almeno un soft box (su Amazon ne trovi di tantissimi con luci oppure senza) parlando di attrezzatura diamo per scontato l'uso del cavalletto, luci , flash e obiettivi adatti . ciao |
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inviato il 04 Aprile 2019 ore 16:29
Illecitnom, mestolata no, mannaiata si. E se provi a girare il piatto devi mandare una PEC allo chef... |
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inviato il 04 Aprile 2019 ore 16:39
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inviato il 04 Aprile 2019 ore 18:11
Provo a dare una risposta dal basso della mia esperienza... Ottiche: tecnicamente puoi utilizzare qualsiasi obiettivo, i piu gettonati (e sicuramente i piu utili ed adatti) sono un 50mm (per foto ambientate) e un obiettivo macro (personalmente uso un 100mm) per fare foto in dettaglio e closeup. Indispensabile un treppiedi il 95% delle volte una foto di food è composta da piu di uno scatto per via della illuminazione che devi fare. Illuminazione: hai due alternative la piu economica è quella di posizionare il tavolo vicino ad una finestra e diffondere la luce con un pannello (o con la tenda della finestra se fa passare sufficiente luce) la seconda e la piu indicata a mio avviso (soprattutto per il controllo e la gestione della luce) devi avere almeno un paio di flash un paio di stand un paio di modificatori (softbox, ombrelli), un pannello riflettente. aggiungici un bel po di cartonicni di varie misure e di vari colori (bianco, nero, oro e argento) da posizionare in vari punti per aumentare/tagliare/modificare la luce in alcune parti della pietanza da fotografare. Giusto il concetto del mockup accennato prima, ma valido se si scatta in studio, quando si scatta "onsite" nel ristorante spesso non si ha tempo per il mockup... il consiglio che ti posso dare è quello di preparare tutto il set (luci, posizionamento fotocamera etc etc) fare scatti di prova con un piatto "fake" (un pezzo di pane, un frutto o qualsiasi cosa che nn si deteriori velocemente) e poi quando sei sufficentemente sicuro che tutto sia ok ti fai portare i piatti da fotografare, scatti, fai eventuali micro aggiustamenti, e passi al piatto successivo. Questo ovviamente se l'esigtenza è quella di avere tutte foto con la stessa inquadratura (cosa che accade molto spesso se le foto sono destinate a menu o siti web). Se invece servono foto piu "creative" e da diversi punti di vista allora foto test con prodotto "fake", foto con piatto finale, dopodiche riposizioni luci e punto di ripresa, e ricominci da capo. spero di esserti stato utile. Ciao. |
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inviato il 04 Aprile 2019 ore 19:26
Andrea, la tua risposta mi sembra veramente ottima e molto ben dettagliata. |
user1856
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inviato il 04 Aprile 2019 ore 23:23
“ Secondo me non è necessario preparare una oggetto finto ... Mi sbaglio alla grande? „ Si... Dallo scatto alla valutazione di esso possono passare ore per poi magari variare la disposizione di piccoli particolari! Pensa al gelato che si scioglie o alla pizza col formaggio che raggrinza e cambia aspetto e colore... o all'insalatina che perde freschezza e si affloscia... La carne non è MAI cotta del tutto ma o è cruda e pennellata o leggermente cotta se la vuoi bella. Il cibo è pieno di spilli e strutture portanti. E pieno di chimica... Idem i bicchieri... pure il caffè! (mica è vero se fotografato nel vetro...) In Europa e Asia per dire il gelato è quasi sempre finto. Negli USA il cibo deve essere vero per le leggi vigenti... e si va di ghiaccio secco col gelato che esce mediamente peggio e/o è fortemente ritoccato. Sui set ci sono food stylist e spesso anche mockup-artist... dipende dal budget a disposizione e da cosa si fotografa! Oh, poi ci sono i props essenziali: il ghiaccio finto che costa poco è solitamente molto (molto molto) brutto e sembra appunto finto! Quello ottimo può costare anche sui 450 dollari... a pezzo! E se li vendono vuol dire che c'è un bel perchè... no? ;) C'è poi il discorso texture del cibo e lucidità: non è insolito polarizzare linearmente la luce per un controllo completo (specialmente se nel set abbiamo anche glassware o cibo lucidino ma dipende sempre dal discorso budget) e avere una fonte in controluce (una parabola grigliata o meglio un fresnel grandicello) per mettere in risalto i dettagli del cibo stesso. I dettagli sono spesso la differenza... |
user1856
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inviato il 04 Aprile 2019 ore 23:26
PS si parlava di tagliatelle: un piatto di pasta per essere bello da servire per essere mangiato va benissimo come lo fa lo chef. Se lo vuoi ottimo per le foto, per dire, i capi estremi di tagliatelle e di spaghetti è meglio nasconderli... lo chef lo fa? ;) |
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inviato il 05 Aprile 2019 ore 0:02
giusto per dire… qui trovi le foto di una amica (bravina a mio avviso) che per mestiere fa food…in Svizzera. lavora con chef stellati e propone spesso una visione un po' diversa della fotografia food. www.productionparadise.com/search/?q=lenaka |
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inviato il 05 Aprile 2019 ore 9:58
Mi permetto di dire la mia, come al solito dipende da come si affronta la cosa. Non tutti i fotografi food usano cibi finti o appositamente creati. Molti usano cibi realemente cotti e realmente presenti poi su un piatto di un eventuale cliente. Certo non ti devono fregare come la foto del MacDonalds che ti fanno una foto di un prodotto di plasticae poi ti mangi...effettivamente ti magi la plastica al mac, ma non era quello ceh volevo dire. c'è uno stile meno "commerciale" più stylish che prevede piatti "veri" e molte volte luci naturali. E' un approccio che personalemtne preferisco. Ovvio, parliamo di fotografi altamente preparati e per nulla imporvvisati. Il primo che a me piace moltissimo, ma intende il food molto a larga "scala" è Stefano Scatà www.stefanoscata.com Un altreo stesso approccio Franco Cogoli. www.francocogoli.it Attrezzatura credo che sia abbastanza "normale" un medio tele, un 50. Un pannello riflettente. Io le volte che faccio "food" uso per lo più, il decentrabile il 45 e piatti poi pronti per essere mangiati. Con un po' di esperienza, rapidità, (perchè come ti hanno detto il piatto visivamente "appassisce" presto, prendi l'olio, appena messo è bello dopo 10 secondi si prende nel piatto) e perizia puoi ottenere foto notevoli. Tutto supportato da esperienza e studio. Ciao LC |
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inviato il 05 Aprile 2019 ore 11:05
Allora, come al solito bisogna fare dei distinguo. La domanda iniziale era… "fare foto per uno chef…" uno chef richiede foto che DESCRIVANO il piatto, non la foto del piatto. Chi osserva l'immagine del piatto deve percepire che nella preparazione sono stati usati certi ingredienti (normalmente invisibili). Se per esempio nel tuo piatto di spaghetti c'e' della granella di nocciole tritata finissima e quasi invisibile , la nocciola dovra' invece comparire evidente e riconoscibile in foto (magari come una decorazione che invece nel piatto non e' presente). Voglio dire.. non confondiamo le cose… chiunque puo' fare la fotografia di un cocktail ghiacciato posato su un bancone di un bar strafigo. Pochi sono in grado di descriverti lo stesso cocktail con i suoi ingredienti e sapori in una sola immagine. |
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inviato il 05 Aprile 2019 ore 11:33
Ho riletto tutto per vedere se mi fossi perso un passaggio. La domanda iniziale era: “ Ciao, quale attrezzatura è necessaria per fotografare piatti per un ristorante? Grazie! „ poi l'autore è sparito. Diciamo che l'attrezzatura in senso molto ampio, potrebbe essere dal 50 fino al medio tele, raramente ho visto foto food con un grandangolo, certo anche lì non è vangelo, una buona luce, ma ripeto tanta preparazione, tanta capacità e tanto studio. L'attrezzatura in fin dei conti è assolutamente secondaria. se tutto il set e se il fotografo è ben preparato scatti bene anche con uno smartphone. Tanto per intenderci. Salt, il link che hai inserito non è raggiungibile. Ciao LC |
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inviato il 05 Aprile 2019 ore 12:44
Mi permetto Salt: Chi osserva l'immagine del piatto deve percepire che nella preparazione sono stati usati certi ingredienti (normalmente invisibili). Se per esempio nel tuo piatto di spaghetti c'e' della granella di nocciole tritata finissima e quasi invisibile , la nocciola dovra' invece comparire evidente e riconoscibile in foto (magari come una decorazione che invece nel piatto non e' presente). Sicuro? Per la mia modesta esperienza lo chef vuole la foto del piatto come verrà proposto/servito al ristorante, soprattutto se la foto finisce su internet. Al massimo si può "giocare" con qualche decorazione, ma non tutti sono dell'idea. |
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inviato il 05 Aprile 2019 ore 17:33
E' fondamentale fare una intervista preventiva con lo chef per capire quale sono le sue esigenze di rappresentazione e cosa vuole trasmettere con quella determinata foto. Poi ci sono da fare dei distinguo, solitamente lo chef di alto/altissimo livello vuole che il piatto sia ESATTAMENTE riproposto come lo ha impiattato lui (e guai a spostare ingredienti nel piatto o, peggio ancora, aggiungere ingredienti nel piatto) qui lo spazio di manovra è assolutamente prossimo allo zero La bravura/capacità del fotografo è quello di rappresentare al meglio il piatto giocando con inquadratura/schema luci/profondità di campo. Stop. Altro discorso invece per la stragragrande maggioranza dei ristoranti, dove spesso il proprietario del ristorante non sa nemmeno lui cosa vuole e allora qui entra in gioco il fotografo che può guidare il committente e può sbizzarrirsi di più. Poi ci sono i lavoretti "facili facili" come è capitato a me (non sono un fotografo professionista ma cerco di guadagnare qualche soldino da questa mia passione...) ristorante cino/giapponese, foto per sito internet, tovaglia bianca, nessuna prop o ambientazione, una sola inquadratura.. Messa reflex su cavalletto, due softbox, trovato schema luci, scattate una 50ina di foto tutte uguali... |
user1856
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inviato il 05 Aprile 2019 ore 18:17
“ L'attrezzatura in fin dei conti è assolutamente secondaria. „ ...Poi ti trovi magari più di 7 kws su un set per avere tutto ben illuminato ad hoc, fresnel di varie misure, proiettori di gobi, frost come piovesse, lastre polarizzanti in gir in giro, manciate di braccetti (di quelli buoni) a reggere specchietti vari, autopole o sistemi foba combitube per creare il set e quant'altro... e snza considerare magari che i generatori hanno un lampo magari troppo lento... |
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