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inviato il 28 Settembre 2017 ore 20:22
Di nulla, ma io ti consiglierei comunque un Eizo... . |
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inviato il 28 Settembre 2017 ore 20:30
“ se non hai una quadro quel monitor 100% adobe è del tutto inutile „ e perché mai? Io ho un CS240 il cui gamut va ben oltre l'adobe e ho una normalissima nVidia. Che c'azzeccano i 30 bit colore con l'estensione del gamut? |
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inviato il 28 Settembre 2017 ore 20:31
Ciao Talpone, come ti butta? è un po' che non navigo in questi lidi fine OT |
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inviato il 28 Settembre 2017 ore 20:33
Eh eh Raamiel tu mi vuoi rovinare! Ad ora avendo cmq una scrivania decentemente grande ero per un Asus PB328Q, un 32 pollici con pannello AMVA a risoluzione QHD, immagino che non esista un Eizo analogo a prezzi umani o sbaglio? |
user117231
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inviato il 28 Settembre 2017 ore 20:40
Ho visto al Media World uno schermo 120 pollici... dite che andrebbe bene per la Fotografia se lo piazzo in fondo ad una stanza lunga 8 metri ? |
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inviato il 28 Settembre 2017 ore 20:43
Ciao Pisolo ; si tira avanti. @Mmc12 Eizo e prezzi umani.... non vanno d'accordo. |
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inviato il 28 Settembre 2017 ore 21:04
@I_Felix ahahaha effettivamente a questa soluzione non ci avevo pensato xD Ad ogni modo, scherzi a parte 32" è grande ma ora le cornici sono state molto ridotte rispetto ad un tempo, pertanto come ingombro ancora ci siamo eh eh @Raamiel Eh eh immaginavo! ^_^ Se ne riparlerà magari fra un lustro |
user15476
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inviato il 28 Settembre 2017 ore 21:36
“ a leggere quello che passa sui forum o sentire anche vari professionisti, direi che la gestione del colore è ancora assai poco conosciuta „ In effetti, sui forum appaiono messaggi di professionisti che mi fanno pensare.. I've been a graphic designer for almost 50 years. Am I correct that before the computer came into use and before presses were computer-operated, the issue of color profiles was non-existent? We know that different paper stocks are whiter or off-whiter and have varying levels of absorption, which affect the printed color result. Have started long before computers I got used to the idea that generally, there is a standard for how 100% Cyan and Magenta inks, for example, should look. Except for Toyo inks and so forth, CMYK are still basically the same colors. When I put a 30%C/40%M tint in a job, I expect it to print as this combo always has. But now comes “profiles,” which I think are ridiculous. Admittedly someone's uncalibrated monitor will show colors differently than my calibrated or uncalibrated monitor. Still, based on the idea that magenta is magenta, I want the printed result to reflect that. Why do we need profiles? Is it only so amateurs can get what they see on their uncalibrated monitors. I wish I could understand this. When Photoshop wants to say a photo of mine in some SWOP profile I always tell it not to. I never specify any profiles and I've been printing through computers for 25 years and I always get in print what I perceive on my calibrated monitor . Your patience and help with my questions are much appreciated! (anche se in grassetto dichiara l'uso di un monitor calibrato) |
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inviato il 28 Settembre 2017 ore 21:47
Seguo... |
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inviato il 29 Settembre 2017 ore 7:51
@Raamiel Hai certamente ragione. Il problema è appunto che la gente spende migliaia di euro per riempire le memory card con dei numeri e poi dilapida una buona parte di quel tesoro di informazioni nel corso di tutto il processo. Dalla post, al monitor, alla stampa. Tu fai bene a sottolineare l'importanza della qualità del monitor. Bisognerebbe magari dare qualche dritta anche sulla stampa. Forse sul forum c'è già tutto, non so. Certo è che qualche tuo suggerimento sarebbe molto utile e gradito. |
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inviato il 29 Settembre 2017 ore 9:30
@Marameo... l'intervento che hai riportato non è del tutto sbagliato!!! Non so in che contesto sia espresso ma contiene una riflessione, lamentela, a cui darei ragione. Per quale motivo quando stampo un colore al 30% di ciano e 40% di magenta la mia stampante deve fare qualche cosa di diverso? Sicuramente nella stampa litografica, impianti, pellicole etc. questo avveniva. Ora con le nuove tecnologie "digitali" le cose sono cambiate ma in molti casi non sono migliorate... Le stampanti con tecnologia inkjet dovrebbero offrire una qualità cromatica che supera i limiti della quadricromia, spesso non è così, infatti le tinte piatte difficilmente sono stampate bene!!! Chi ha scritto ha ragione nell'affermare che tutto si faceva, anche meglio, prima dell'uscita dei "profili colori", è altrettanto vero che era un mondo strettamente professionale dove la conoscenza del colore era molto più radicata. È molto più facile visualizzare un colore e non immaginarlo. Chi ha storia professionale nel colore, spesso si sente preso per i fondelli dai molti presunti esperti... in fondo la profilazione è una toppa relativa all'incapacità dei monitor e delle stampanti di restituire un colore al 30% di ciano e 40% di magenta!!! Detto questo è ovvio che una buona gestione del colore è auspicabile e necessaria, infatti il tizio ha un monitor calibrato e mi ripeto, bisogna vedere in quale contesto hai estrapolato le sue affermazioni. |
user15476
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inviato il 29 Settembre 2017 ore 20:59
Nella gestione del colore relativa al monitor, che intento di rendering si usa per di più? Su win7 vedo che di default è percettivo. Molti monitor vengono calibrati a D65 gamma 2.2 che sono uguali ad esempio ad Adobe RGB, ma diversi da ProPhoto (D50 1.8) o a quei profili con L*; è corretto dire che lavorare in uno spazio che ha bianco e gamma diversi dal monitor può portare lievi errori durante la conversione a video (banding etc..)? |
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inviato il 29 Settembre 2017 ore 21:35
L'intento di rendering dipende dalla singola applicazione e dal profilo del monitor. Photoshop, ad esempio, usa sempre un intento relativo con compensazione del punto del nero, a prescindere da come è costruito il profilo del monitor. Lightroom tenta un percettivo, ma può realizzarlo solo se il profilo del monitor è di tipo cLUT ed incorpora una tabella per l'intento percettivo, altrimenti l'intento effettivamente usato è sempre un relativo. Per il punto di bianco dello spazio colore usato il discorso è più complesso. Gli spazi come AdobeRGB e sRGB sono orientati all'output diretto, replicano il comportamento medio di periferiche reali e il loro punto di bianco deve corrispondere a questi mezzi. Gli spazi come ProPhoto, ProStar, BetaRGB, RaamielRGB, ecc... sono concepiti per l'elaborazione dei dati, quindi il punto di bianco è sempre il D50, per non introdurre una CAT quando c'è una conversione verso i PCS. Nel caso si lavori con il RaamielRGB (tanto per fare un esempio promozionale) e il monitor calibrato in D50, non ci sarà nessuna CAT durante il processo di compensazione a schermo. Se invece lavoriamo con un AdobeRGB con schermo calibrato in D65, le CAT sono due, una da AdobeRGB a PCS (D65 -> D50) e poi da PCS a profilo schermo (D50 -> D65). La CAT è solitamente una matrice 3x3 di Von Kries modificata, la più usata è la Bradford, che dovrebbe replicare l'adattamento cromatico della vista umana. Dovrebbe appunto, perché una CAT perfetta sarebbe un modello di color appareance completo, che ad oggi non esiste. Per questo, quando possibile, si cerca di evitarla. |
user15476
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inviato il 30 Settembre 2017 ore 0:00
“ Se invece lavoriamo con un AdobeRGB con schermo calibrato in D65, le CAT sono due, una da AdobeRGB a PCS (D65 -> D50) e poi da PCS a profilo schermo (D50 -> D65). „ Si è vero, mi ero dimenticato del passaggio a D50 nello spazio di conversione del profilo:
 Quindi in XYZ anche il gamma viene comunque trasformato in lineare e poi verso il gamma di destinazione o si passa direttamente, ad esempio, da 1.8 a 2.2? Nel caso di spazio lavoro in quadricromia, nella conversione a video, da che punto di bianco e gamma si parte (il passaggio nel PCS è LAB D50)? |
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inviato il 30 Settembre 2017 ore 0:39
In XYZ non c'è una codifica gamma, è uno spazio lineare per definizione, quindi sì, ogni passaggio a XYZ comporta una linearizzazione se i dati non sono già lineari. Ad esempio se lo spazio è il RIMM la conversione a XYZ è solo la sua matrice 3x3, mentre nel caso del ProPhoto viene aggiunta la codifica gamma. Lavorare in uno spazio in quadricromia, in ambito fotografico, è sconsigliabile. In ogni caso il passaggio nel PCS dipende da come è stato costruito il profilo teorico e quello del monitor. Gli spazi AdobeRGB, sRGB, ProPhoto, RaamielRGB, sono quasi sempre costruiti come matrix e questo implica forzatamente l'uso di XYZ come PCS; tuttavia nulla vieta di costruirli come cLUT dove puoi usare indistintamente LAB o XYZ. Se il profilo di rifeimento usa XYZ e quello del monitor LAB allora la catena è : profilo teorico -> XYZ -> LAB -> profilo monitor con le CAT del caso se necessarie. |
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