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inviato il 12 Aprile 2016 ore 11:57
Il vero problema non è se hai usato photoshop invece che i graduati Lee. Su quelle come la 3 tutto sommato i maneggi neanche disturbano. Ma su alcune immagini è proprio il risultato finale che è improponibile (a prescindere da come lo ha fatto). Mi riferisco alle foto come la 4. |
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inviato il 12 Aprile 2016 ore 11:59
Abbiamo scritto contemporaneamente, e non ho visto che la stessa foto (la 4 su 28) aveva fatto inferocire il Cigno. Evidentemente, qualcosa di troppo innaturale ce l'ha. |
user46920
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inviato il 12 Aprile 2016 ore 12:54
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inviato il 12 Aprile 2016 ore 13:18
“ Confessioni di un fotografo: ecco i miei paesaggi senza Photoshop - Repubblica.it „ Se le manomissioni sono quelle mi pare solo un modo per farsi pubblicità. |
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inviato il 12 Aprile 2016 ore 16:46
Ragazzi, io ho usato diverse volte il blending di più scatti (in genere 3, qualche volta un paio, una volta addirittura 5), ma per recuperare luci e ombre così come le percepivo ad occhio in situazioni critiche per il sensore (soprattutto nel sottobosco); quindi scatti in successione rapida il più possibile (compatibilmente col fatto che sulla D3000 non è abilitato il bracketing e quindi ... vai di smanettamenti a rischio di muovere tutto l'ambaradan tra uno scatto e l'altro!). In questo caso la domanda potrebbe essere: è più lecito tentare di riprodurre la scena così come percepita, anche se obbliga ad utilizzare più scatti, o realizzarne uno solo che magari risulta persino più WOW (bello contrastato ecc.), ma meno corrispondente alla scena visibile? (Inutile aggiungere che sulle foto realizzate con l'intenzione di cui sopra ricevo solitamente ben pochi like ) Inoltre utilizzo spesso il focus stacking, in genere sulla macro, con le stesse finalità per cui lo utilizzerebbe un entomologo che fotografa una collezione di insetti, cioè per riprodurre il più fedelmente possibile ogni particolare del soggetto; inutile ribadire che in questo caso è ancora più importante che ogni fattore (illuminazione ecc.) rimanga costante per tutta la sessione di ripresa. Questa è una tecnica che trova sempre più impiego, appunto, nella fotografia di documentazione scientifica, perciò in questo caso la domanda potrebbe essere: ma se monto insieme più scatti posso ancora parlare di "documentazione"? Quantomeno in ambito museale pare proprio che la risposta sia: SI. Quindi il problema, a costo di ripetermi, sembra non essere la tecnica utilizzata in quanto tale, ma la finalità per cui viene realizzata quell'immagine, l'intenzione del fotografo e, di conseguenza, le variabili che eventualmente lo stesso fotografo introduce intenzionalmente rispetto alla "correttezza formale" della pura e semplice applicazione di quelle tecniche. Va da sé che il giudizio finale su quelle immagini dovrà tener conto del contesto in cui vengono presentate |
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inviato il 12 Aprile 2016 ore 18:00
Solo per sdrammatizzare un po' ... ... certo che con quel titolo sembra che qui stiamo a discutere di regole comportamentali quando si fa sesso reale o in rete |
user46920
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inviato il 12 Aprile 2016 ore 18:20
“ Questa è una tecnica che trova sempre più impiego, appunto, nella fotografia di documentazione scientifica, perciò in questo caso la domanda potrebbe essere: ma se monto insieme più scatti posso ancora parlare di "documentazione"? „ forse siamo un po' fuori tema, in quanto la domanda iniziale chiedeva la differenza etica tra un montaggio in camera o un post montaggio sul PC. Mentre la tua domanda rischia di cambiare tema, come d'altronde, prevedo, anche la seconda parte del mio intervento |
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inviato il 12 Aprile 2016 ore 19:19
La morale cambia,cio che è accettato,come giusto o sbagliato,usi e costumi,è soggetto al giudizio altrui che si evolve,adattandosi ad un nuovo stile di vita.C'è la famiglia....e la famiglia arcobaleno...curvy è bello...non si puo' dire libro perchè ,non è sinonimo di cultura... fotografica...l'esperienza non va a braccetto con il metodo di rappresentazione... il lupo non era ,un lupo nel bosco,ma vicino al villaggio...nel dopo,post prodotto, è sparita la carta... e anche la telecamera degli altri colleghi... si ma in fondo... La fotografia documentaria diviene "utopia documentaria" e nel frattempo il reportage per come era concepito va un po' in crisi... Se non c'è differenza fra il prima e il dopo...allora provare ad invertire i fattori qualche volta, no? |
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inviato il 12 Aprile 2016 ore 19:24
“ forse siamo un po' fuori tema, in quanto la domanda iniziale chiedeva la differenza etica tra un montaggio in camera o un post montaggio sul PC. „ In effetti hai ragione; il fatto è che questi ragionamenti sul fatto di considerare maggiormente etica una soluzione direttamente in macchina piuttosto che manuale mi danno sempre la sensazione che ci sia il desiderio di aggirare il problema (non intendo da parte di chi ha iniziato la discussione, ma in linea generale); così da poter dire: "siccome ha fatto tutto la fotocamera io sono eticamente a posto" anche il giorno in cui le fotocamere permettessero di ottenere immagini "realistiche" di astronavi che solcano cieli "fatati" o di sottomarini che spuntano dai canali di Venezia. Secondo me il problema etico rimarrà sempre e comunque a carico di chi materialmente tiene in mano la fotocamera (oddio ... ma non sarà più etico se la macchina è posizionata sul cavalletto?  ) |
user46920
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inviato il 12 Aprile 2016 ore 19:49
Credo che il precedente dialogo tra Luca e Caterina, abbia comunque già sviscerato abbastanza bene la questione. L'unica cosa che potrei aggiungere è che il produttore della fotocamera a grandi linee seguirà una procedura "il più lineare possibile", mentre in mano al fotografo i vari file possono unirsi anche in maniera del tutto arbitraria, per cui forse in fondo la differenza potrebbe essere solo questa. Che è anche piuttosto fondamentale: ad esempio la saturazione del colore on-board, nella media, ricalca all'incirca una colorazione "normale", mentre se manipolo poi arbitrariamente, posso superare anche facilmente una determinata soglia di "normalità" (ad esempio) ... Ma non mi viene in mente nient'altro! |
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inviato il 14 Aprile 2016 ore 11:26
Credo che la domanda contenuta nel titolo sia piuttosto retorica se non analizzata nello specifico. Quello che fa storcere il naso nella fotografia di paesaggio (lo specifico), non é il blending di due o piú immagini che va a rappresentare un momento di Natura senza intaccare l'integritá di ció che é effettivamente presente, ma piuttosto, quando vengono "appiccicati" stormi di uccelli, ricreate nebbie, fulmini e Madonne in post produzione o addirittura quando da uno scatto fatto in pieno giorno, per magia ci si appiccica un'Aurora Boreale. Tutto ció, ovviamente non viene quasi mai dichiarato, ed é atto a stupire chi é "poco informato". Ecco, io mi meraviglierei piú del fatto che questi "venditori di fumo" si possano sentire demonizzati, senza carpire la differenza che passa con chi invece si studia la location ed insiste nell'andarsi a cercare una determinata condizione atmosferica (che poi voglia gestire il tutto con blending o filtri sul campo, poco cambia oggi, se non la propria filosofia di scatto). Se il problema invece sono i concorsi. Beh, ma un bravo fotografo, se vuole vincere il concorso, lo puó benissimo fare rispettando il regolamento. |
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inviato il 14 Aprile 2016 ore 11:49
Se vietassero il blend di due esposizioni della STESSA scena (non importa se in macchina o al PC), allora dovrebbero vietare anche la produzione di corpi con più gamma dinamica (5d sì, d800 NO) Va ovviamente vietato il blend di scene diverse, almeno nel genere naturalista, per non parlare del reportage (se è foto art astratta è diverso). Il dubbio può semmai riguardare la fusione di immagini dello stesso posto prese in condizioni (o a ore) diverse. |
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inviato il 14 Aprile 2016 ore 12:15
Discussione molto interessante, per cui decido di dare il mio contributo. Etica significato: filos. Ricerca di ciò che è bene per l'uomo, di ciò che è giusto fare o non fare SIN morale; estens. modo di comportarsi in base a ciò che ciascuno ritiene sia la cosa più giusta || e. professionale, coscienziosità, scrupolosità nel lavoro unite, spec. in alcune professioni, alla riservatezz. Ora se analizzo il significato di Etica, trovo all'interno come sinonimo "Morale", fare la cosa che ciascuno ritiene più giusta, di ciò che è giusto fare. Personalmente e soggettivamente non ho nulla contro il blending delle immagini. E' una tecnica che utilizzavo anche io prima di aver i filtri graduati, parliamo oramai di quasi 7 anni e mezzo fa (sono invecchiato..) e mi ero forse appena iscritto a questo Forum. Non ci vedo nulla di male, se qualcuno utilizza questa tecnica al PC o in Macchina. Non è una tecnica che mi interessa nel campo del paesaggio, bensì è una tecnica che utilizzo spesso nel ritratto, perlopiù con doppie exp in macchina. A me non piace utilizzarla, ma con ciò non la denigro, potrebbe sempre tornarmi utile :) Credo che la parola ETICA fotografica sia rivolta invece all'onestà intellettuale del fotografo stesso. Mi spiego meglio. Facciamo un esempio, se io scattassi una foto controluce, ma il sole è palesemente dietro la montagna, e inserisco nella mia foto un raggio di luce inesistente e luce sul primo piano disegnata prettamente al computer, e asserisco di fare "fotografia" o che la scena era vera così, mi sentirei di pigliare in giro qualcuno(chi osserva) e per primo me stesso. Ovvio che la fotografia lascia un ampio "margine" creativo, l'importante per ME è avere l'onestà di asserire quanto di vero ci sia in quella scena. Io personalmente non sono interessato a fare "fotografia" in quella maniera, alle volte osservo piacevoli immagini, ma non segue assolutamente la mia idea di fotografia di paesaggio, che non deve alterare la scena fino a stravolgerla o inserire elementi non presenti al momento dello scatto. Se chi propone queste immagini, vedi anche alcuni fotografi italiani ammettono tranquillamente la non veridicità della scena (non ci vuole poi molto, basta osservare bene..) sicuramente può piacermi o non piacermi, ma ha la mia stima. Ciò che non si sopporta, è SPACCIARE per vero, quello che non può essere. E' un insulto all'intelligenza altrui. Ed è qui la sottile differenza tra essere un "creativo" ed essere un "cazzaro". Quindi in conclusione: Ben venga tutto, ma credo che quando parliamo di Etica sia importante parlare di Onestà. Perché si può tollerare tutto, secondo me, ma non la disonestà e il prendersi gioco degli altri. Luca |
user46920
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inviato il 14 Aprile 2016 ore 12:47
“ Ciò che non si sopporta, è SPACCIARE per vero, quello che non può essere. E' un insulto all'intelligenza altrui. Ed è qui la sottile differenza tra essere un "creativo" ed essere un "cazzaro". Quindi in conclusione: Ben venga tutto, ma credo che quando parliamo di Etica sia importante parlare di Onestà. Perché si può tollerare tutto, secondo me, ma non la disonestà e il prendersi gioco degli altri. Luca „ + 111 |
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