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inviato il 19 Gennaio 2016 ore 13:22
Anche la musica si può tradurre in algoritmo matematico... ma che tristezza... |
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inviato il 19 Gennaio 2016 ore 13:25
“ Boken fa uscire il sangue dagli occhi.. pls. MrGreen „ hai reso l'idea    che poi non capisco perchè non si usa il termine "sfocato" |
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inviato il 19 Gennaio 2016 ore 13:29
Io ho una idea del perchè ma non la dico, in ogni caso il termine giapponese non si riverisce solo allo sfocato, ha un senso più ampio come si evince dai link di wikipedia postati in precedenza. |
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inviato il 19 Gennaio 2016 ore 13:46
“ Anche la musica si può tradurre in algoritmo matematico... ma che tristezza... „ Io suono anche e se non conosci la "matematica" della musica puoi scriverla fino ad un certo livello...capire la struttura non serve a impostare il lavoro in modo robotico ma a sapere cosa deriva da cosa e controllare gli elementi per arrivare al tuo risultato personale. La fotografia è REALTA' ad esempio e a volte si cerca di dare un tocco artistico manipolando in presa diretta o no ciò che vediamo. Nell'illustrazione invece è l'opposto...possiamo fare tutto ma se vogliamo dare un tocco realistico per forza di cose dobbiamo studiare la fisica di certe situazioni. La sfocatura in particolare nell'illustrazione digitale viene fatta da pochi e molto spesso con plug in di photoshop...io sto facendo una ricerca personale per arrivare ad una mia sintesi personale...per questo vi faccio domande così strane ahah. Stefano si, ho capto in effetti che è impossibile dare una vera e propria regola (non precisa) ad un bokeh piuttosto che ad un altro però alcune cose CHIAVE per me possiamo dedurle. Una di queste, che ho capito grazie a questo post è il "cat eye" e per dare carattere ad un disegno è un ottimo spunto. Io cerco più cose simili, particolarità dovute a situazioni precise. Il fatto di avere il bordo luminoso netto o non averlo ancora mi sfugge un pochino...o quando un bokeh tra tanti viene tagliato apparentemente senza motivo. |
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inviato il 19 Gennaio 2016 ore 13:57
Seguo e provo a dare un contributo di buon senso cercando di tornare in topic perché la domanda iniziale è interessantissima e le risposte (splendide) hanno centrato solo in parte l'argomento per come l'ho capito io. Come spiegato benissimo, il bokeh è la "qualità" dello sfocato che ogni lente crea sul "sensore". Quando si parla di anatomia del bokeh, credo ci si riferisca allo sfocato che crea la lente "cristallino" sul sensore "retina". Se si conoscesse e si misurasse il tipo di bokeh anatomico, si avrebbe un interessante metro di giudizio sulla qualità delle sfocature fotografiche. Si potrebbe, infatti, replicarne la tipologia per le scene realistiche o alterarlo per enfatizzare. In questo la domanda mi sembra semplice, originale e fondamentalmente geniale. Ragionando sulla forma, possiamo intanto dire che nell'occhio il diaframma (cristallino) ha dimensione variabile ma resta sempre perfettamente circolare. Questo spiega, senza tema di smentita, perché un bokeh ottenuto con poche lamelle piuttosto chiuse risulti poco gradevole... ha un sapore artificiale. Ragionando sull'uniformità luminosa, ho delle conoscenze troppo scarse per trarre delle conclusioni certe. Mi azzardo nel dire che siccome il cristallino è una lente singola ed è piuttosto semplice nella realizzazione (gli obiettivi fotografici si compongono di decine di lenti), dovrebbe generare una sfocatura leggermente concava (più luminosa all'esterno) ma senza sbavature poiché le saccadi* centrali hanno dimensione estremamente ridotta e quelle laterali hanno una definizione insufficiente a catturare e mantenere informazioni dettagliate. Ergo, se le mie elucubrazioni sono esatte, il bokeh naturale (e percepito) dovrebbe somigliare molto a quello indicato nell'avator di Stefano Pelloni. |
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inviato il 19 Gennaio 2016 ore 15:59
L'hai nominato ed eccolo che arriva:
 Zenit Helios su D300S. Una cosa di cui non abbiamo parlato sono le lamelle del diaframma. Il loro numero e la loro forma hanno un'influenza non trascurabile. |
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inviato il 19 Gennaio 2016 ore 16:01
“ Una cosa di cui non abbiamo parlato sono le lamelle del diaframma. Il loro numero e la loro forma hanno un'influenza non trascurabile. „ per caso non riesci a leggere i miei post? . forma dei cerchi di confusione (che non sempre sono cerchi), possono essere pentagoni, esagoni, ottagoni ecc..., possono essere anelli prodotti dai catadiottrici. . bordi accentuati dei cerchi di confusione (che talora appaiono di illuminazione più accentuata rispetto al loro centro come è evidente nell'avatar di Stefano Pelloni. da cosa dipendono?) . bordi sfumati dei cerchi di confusione che appaiono nella prima foto di Rendih . CdC con illuminazione direzionale , che si notano sempre nella prima foto di Rendih |
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inviato il 19 Gennaio 2016 ore 16:17
Io leggo ma la parola lamelle proprio non la vedo, sapresti indicarmela tu? |
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inviato il 19 Gennaio 2016 ore 16:20
secondo te pentagonale, esagonale, ottagonale a cosa è riferito. ho messo anche delle immagini dove i pentagoni e gli esagoni ovviamente corrispondono alla chiusura del diaframma (alla forme delle sue lamelle). e a cos'altro? poi, oltre alla forma del diaframma, e al disegno praticolarissimo dei catadiottrici ho inserito altre forme qualitative dello sfocato. Se si guarda la prima foto di questo topic si capisce che la direzione della luce può essere raccolta in modo particolare nei cerchi di confusione, che non sono luminosi in modo uniforme. Altra considerazione sull'immagine che hai appena postato è che la forma dei cerchi di confusione può essere molto differente ai bordi rispetto al centro. tutti elementi che vanno ad incidere qualitativamente sullo sfocato. |
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inviato il 19 Gennaio 2016 ore 16:25
Dai per scontate delle cose che scontate non sono. Io personalmente conosco i catadiottrici e tutto il resto di cui hai parlato, ma altri non lo sanno, altrimenti non sarebbero qui a chiedere. Quindi il discorso su cerchi, esagoni, pentagoni e quant'altro va integrato con gli opportuni riferimenti a forma e numero delle lamelle senza bisogno di offendersi o agitarsi. |
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inviato il 19 Gennaio 2016 ore 16:28
non tranquillo, non mi agito, non mi sono offeso, mi interessa l'argomento. Mi interesserebbe elencare le caratteristiche qualitative dello sfocato e ho provato a farlo, ma di certo ce ne sono altre. Ho messo pentangonale, ecc... dando un po' per scontato che si pensasse alle lamelle, in effetti dovevo specificarlo. |
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inviato il 19 Gennaio 2016 ore 17:01
Grazie, mi hai capito ed è questo che mi premeva. Nel tempo che è intercorso tra questo post e il precedente ho pensato ai catadiottrici, quanto tempo è passato da allora, una vita. Lo so, ci sono ancora, ma non li usa più quasi nessuno, eppure ai tempi della pellicola erano abbastanza diffusi. Sarebbe interessante lanciare un sondaggio tra gli utenti per vedere quanti li conoscono, quanti conoscono il loro funzionamento, quanti li hanno usati...mi fermo qui per non andare troppo OT. |
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inviato il 19 Gennaio 2016 ore 17:26
Ok per quanto riguarda la forma dei bokeh data dalle lamelle del diaframma sono a posto grazie ;) Ho capito subito come funziona ed è una delle caratteristiche interessanti da riprodurre nel disegno...la differenza tra diaframma molto aperto oppure chiuso. Per il cat eye invece ho le seguenti domande. Ho visto se non sbaglio che va di pari passo circa ad una capacità della lente di correggere l'aberrazione in questione? Si può dire che alcuni obiettivi siano portati a fare molto cat eye mentre altri possono averne meno o addirittura quasi nullo? Il cat eye viene influenzato anche dall'apertura del diaframma? (es: più aperto meno cat eye o cose simili). |
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inviato il 19 Gennaio 2016 ore 17:38
"... CdC mi sembra che rappresentino il cerchio attraverso il quale passa la luce che a volte non è affatto un cerchio. infatti il diaframma pentagonale, esagonale, ottagonale ecc... è spesso individuabile nei CdC. " No, Il CdC è tutta un'altra cosa, non ci azzecca proprio nulla con la forma dello sfocato, NON è un parametro ottico, NON si misura come parametro di un'ottica, o di un sensore. Il CdC lo SCEGLIE il fotografo, è una ATTRIBUZIONE, e lo è per una stampa, e da lì, a marcia indietro, si definisce quello del formato del sensore, e da quello, sempre a marcia indietro, lo si attribuisce all'ottica ( di solito ugiale a quella del sensore, non ha senso darglielo più piccolo) Se il CdC attribuito all'ottica è soddisfatto dal potere risolutore dell'ottica, l'ingrandimento originale previsto per il formato di stampa, è realizzabile con immagine nitida, se non lo è, l'ottica non riesce a dare nitidezza su quel formato e dunque il CdC va attribuito più basso, dunque guardare quella immagine più da lontano, oppure bisogna fare una immagine finita più piccola guardandola più da vicino, come era previsto sull'altra. |
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