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inviato il 30 Dicembre 2014 ore 17:12
Secondo me sono sbagliati i presupposti. Dal mio punto di vista la questione è degna di interesse e tutt'altro che banale e ovvia come la si vuol far passare. Il problema è che viene vista solo come contrapposizione netta. E ciascuno difende il proprio manicheismo di giusto-sbagliato (e in sostanza se stesso) distruggendo qualsiasi possibilità di dialogo. E dire che l'interesse sta proprio nelle sfumature... A me piacerebbe parlare di post-produzione (ma non solo) in relazione a linguaggio fotografico, stile, scopo, aderenza alla realtà... qual'è il rapporto tra l'immagine e l'oggetto? la fotografia ha un fine documentaristico solo nel reportage? qual'è lo scopo degli interventi? si può definire un'etica? Non credo siano questioni così inutili e ovvie... eppure ogni volta che vengono nominate mettendo in discussione la post-produzione succede il finimondo! Saltano fuori talebani da tutte le parti! Sono d'accordo con quello che scrive Matteo nel primo post, nella misura in cui anche secondo me è inutile fare una distinzione giusto - sbagliato, analogico - digitale o simili. Non concordo invece con la visione diffusa della fotografia come pura interpretazione, svincolata dalla realtà del soggetto, o come pura espressione artistica per cui "tutto è lecito" nei limiti del gusto (assolutizzazione di una soggettività..? occhio a sostenere concetti così deboli); in cui, chiaramente, la post-produzione ha un ruolo centrale (ma non è l'unica cosa). Ma apparentemente su questo vige una sorta di "pensiero unico". (Per non parlare poi di certi commenti inutili, dei veri e propri interventi a gamba tesa, che non servono a sostenere nessun concetto ma a "rompere" quelli altrui!) |
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inviato il 30 Dicembre 2014 ore 17:30
Non voglio essere autoreferenziale e so di correre il rischio del crossposting ma l'argomento lo richiede: Manipolazione ed Aggiustamento secondo il World Press Photo www.juzaphoto.com/topic2.php?l=it&t=1139376&show=1#4952556 Ovvero un ragionamento da parte del WPP a proposito dei "limiti" della post produzione, in un ambito ben definito come quello del reportage. (volendo saltare il mio post, il succo del discorso è qua: bit.ly/Integrity-of-the-Image ) |
user14286
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inviato il 30 Dicembre 2014 ore 18:48
Perdonate, ma qui non c'entra molto il confronto raw vs jpg o il significato marzullo-trascendente di un immagine. Semplicemente, il sunto è che se non si capisce che la post è imprescindibile dallo scatto, è inutile andarsene in giro ad aprire discussioni prive di senso. Ogni altro confronto arriva DOPO... |
user46920
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inviato il 30 Dicembre 2014 ore 19:29
Mi sa che si abusi di alcuni termini ormai "corrotti": lo sviluppo in digitale non esiste e non ha una controparte (secondo me andrebbe abolito, nei discorsi digitali) e la post-produzione è piuttosto riferita al editing e al montaggio . Faccio un esempio di verità, realtà e falsificazione: se registro un brano suonato dal vivo e lo miglioro allo scopo di venderlo, ma senza tagliarne ne' unirne dei pezzi, quindi senza fare montaggi, ho mantenuto la realtà registrata, nonostante quel minimo lavoro di "post" per migliorarlo all'ascolto (compressione ed equalizzazione). Tutti i dischi fatti in studio (non live) con montaggi e doppie-triple traccie, correzioni, clonamenti, ecc, non rispettano la realtà della performance, ma la costruiscono !!! Questo è quello che si intende per postproduzione: la costruzione di immagini al PC, ovvero delle bellissime opere d'Arte, ma non più dei documenti fotografici, quindi non più fotografie ma fotomontaggi o fotoart o fotopitture o fotodisegni al PC o ... La conversione da RAW a JPG non è post prod, ne' on board, ne' out board !!! ... è solo una procedura per visualizzare l'immagine fotografata, come può esserlo la proiezione di una diapositiva o la stampa di una negativa già sviluppate. Stamparla con la luce, sulla carta o sul muro, non cambia nulla: rimane sempre una fotografia. Mi sa, che bisognerà riparlarne con più lucidità da parte di tutti !!! |
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inviato il 30 Dicembre 2014 ore 20:04
“ La conversione da RAW a JPG non è post prod, ne' on board, ne' out board !!! ... è solo una procedura per visualizzare l'immagine fotografata, come può esserlo la proiezione di una diapositiva o la stampa di una negativa già sviluppate. Stamparla con la luce, sulla carta o sul muro, non cambia nulla: rimane sempre una fotografia. „ Occhio.. non sono d'accordo perchè la "procedura" per poter visualizzare le foto scattate richiede dover "muovere" dei parametri scelti dal costruttore della macchina o precedentemente impostati da te. La visualizzazione post scatto non è una e univoca; può rivelarsi diversa a seconda del tipo di macchina o dall' impostazione data (bilanciamento del bianco, luminosità, contrasto, nitidezza..ecc). onboard. Ergo non è una "semplice visualizzazione" post scatto. Spero di essermi spiegato |
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inviato il 30 Dicembre 2014 ore 20:28
“ Mi sa, che bisognerà riparlarne con più lucidità da parte di tutti !!! „ Assolutamente si, sono più di 4 giorni che non si apre un topic a riguardo:D Ma tanto non si va da nessuna parte:D Giusto per far notare che è un discorso recente, sapete quando in un regolamento di una mostra veniva scritto questo? “ "La mostra sarà dedicata alla vera fotografia, per illustrare degnamente i progressi ottenuti a livello tecnico e il ruolo che al momento quest'arte svolge". A questo fine, non sono ammesse fotografie ritoccate, ma solo quelle ottenute senza artifici o altri "trucchi". „ Nel 1864, interessante però notare che la fotografia nasca ufficialmente nel 1839 (non mi stuferò mai di citare quel regolamento ). Ora come sempre dico... se in 150 anni non si è trovata una risposta, ma anzi nei musei di Fotografia, solitamente curati da gente che qualcosa ne capisce, ci sono fior fiori di "falsificazioni della realtà" o "fotopitture" (occhio, ti rubo il termine ma mi piace:D) non sarebbe il caso che noi, comuni mortali, ci dedicassimo più a scattare e esprimerci che a rischiare la cecità mentale??? (o forse tanti a furia di farsi .... mentali sono diventati cechi mentali??:D:D) |
user46920
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inviato il 30 Dicembre 2014 ore 20:33
Fabrizio, dipende appunto dal significato che si da ai termini. ... premuto il tasto la foto è fatta, tutto quello che succede dopo potrebbe essere chiamato Post, ma anche se converti al PC non fai post nel senso stretto, dai solo due regolazioni all'immagine: equalizzi i colori, schiarisci o meno le luci ... che altro devi fare ??? ... se la foto è già fatta, devi solo comprimere per bene tutto ciò che hai registrato, perché sia visibile sul monitor ... ... se invece vuoi aggiungere o togliere, modificare o alterare, devi lavorare sul PC e fare "post produzione" e lo fai con una serie di copie dei file già convertiti in Tiff (o Png, Jpg, ecc), aggiungi livelli, mascheri, cloni, ecc. Comunque questo è sempre un argomento interessante e ricco di spunti ancora nascosti. |
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inviato il 30 Dicembre 2014 ore 20:34
“ Tutti i dischi fatti in studio (non live) con montaggi e doppie-triple traccie, correzioni, clonamenti, ecc, non rispettano la realtà della performance, ma la costruiscono !!! „ Ecco perchè non mi piacciono i concerti e ci trovo sempre difetti |
user14286
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inviato il 30 Dicembre 2014 ore 21:16
“ lo sviluppo in digitale non esiste e non ha una controparte (secondo me andrebbe abolito, nei discorsi digitali) e la post-produzione è piuttosto riferita al editing e al montaggio . „ Questo solo se non hai capito come funziona il digitale. Altrimenti il termine sviluppo ha attinenza eccome. Così come il termine post-produzione comincia esattamente nel momento in cui si convertono i dati grezzi del raw in dati intelligibili, perchè come qualcuno ti ha ribadito, il processo non si limita solo a una mera visualizzazione dello scatto. Ti è stato già detto e ripetuto tutto quanto, ma continui a scrivere corbellerie...ti prego...abbi pietà... |
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inviato il 30 Dicembre 2014 ore 21:41
Troll !!?? |
user46920
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inviato il 30 Dicembre 2014 ore 23:40
Nicola, anch'io preferisco la discografia postprodotta, ma dal vivo quello che sento è genuino e capisco meglio la capacità di un musicista. Però il termine “ "fotopitture" (occhio, ti rubo il termine ma mi piace:D) „ anche a me, ma non è mio , penso sia di Smargiassi Michele (... non hai letto qualcosa qua e la ???). Veleno, io da solo non riesco a capire cosa c'è da svilluppare in una foto digitale ??? (forse, ti riferisci alla tecnologia ??? ) ... nemmeno la stampa ad inchiostri, è da sviluppare ... però ognuno può continuare ad utilizzare tutti i termini che vuole per esprimersi in assoluta libertà !!! Max, hai mai sviluppato una foto in vita tua ??? ... sai le foto, quelle fatte con la luce, che poi vanno sviluppate al buio, ecc (scherzo eh ). Un salutone a tutti e buon cenone !!! |
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inviato il 30 Dicembre 2014 ore 23:54
premetto che questa e solo una mia opinione e che non voglio convincere nessuno sul fatto che possa essere giusta o sbagliata e tantomeno mi interessa farlo, semplicemente vorrei esprimerla senza scatenare inutili "guerre di religione" come fotografo ho sostanzialmente iniziato con il digitale, anche se prima occasionalmente scattavo a pellicola, ultimamente mi e tornata la scimmia dell'analogico e sono ormai 3 anni che tengo un corso di sviluppo e stampa, per cui so esattamente cosa vuol dire smanettare in camera oscura, come so esattamente cosa vuol dire lavorare con photoshop. l'unica differenza sostanziale che ho trovato tra il lavoro in in camera oscura e quello svolto al pc e il tempo di esecuzione, se per preparare un file per la stampa mi ci vuole di solito una decina di minuti, per una stampa analogica ci vogliono come minimo un paio d'ore, senza contare i tempi di asciugatura di pellicola e carta. Nel, passatemi il termine, "processo fotografico", la base di partenza e la stessa in entrambi i casi: la scena che voglio immortalare; mentre l'arrivo, è la stampa, per cui idem come sopra. questo "processo" e diviso sostanzialmente in due parti, l'acquisizione della scena su un supporto di "immagazzinamento" e la traduzione delle informazioni catturate, in un formato adatto alla visione. che questo supporto si chiami pellicola o schedina sd e assolutamente ininfluente. molti fotografi si fermano al primo passo del "processo", guardando con sospetto e diffidenza il secondo; a mio avviso c'e una motivazione di tipo "storico" per questo fatto. mentre la stampa di pellicole B&N e assolutamente alla portata di tutti, sviluppare e stampare in casa pellicola a colori e decisamente complicato, richiede una perizia e una manualita decisamente notevole, oltre ad attrezzatura specifica, chiunque abbia mai provato sa di cosa parlo. questo ha fatto si che il 99% dei fotografi "a colore" si rivolgesse come e anche giusto che fosse ad un laboratorio specializzato demandando a quest'ultimo il compito di "tradurre" l'informazione contenuta nella pellicola in una stampa. tutti i laboratori, salvo casi specifici o singoli stampatori per professionisti e grandi autori, sviluppano e stampano secondo i parametri forniti dalla casa produttrice della pellicola o della carta; parametri calcolati per ottenere un risultato medio, derivato da prove sperimentali e che assolutmanente non tengono conto della foto, ma solo delle caratteristiche chimico/fisiche della pellicola e della carta. percio ogni aspetto dell'immagine che volevo andare a ottenere, doveva essere accuratamente valutato durante lo scatto, ossia nell'unica fase in cui potevo avere il controllo sull'immagine, avendo demandato lo sviluppo e la stampa al laboratorio (parliamo di fotografi amatori perche i grandi autori e qualche professionista potevano senz'altro permettersi gli stampatori in grado di effettivamente lavorare in funzione dell'immagine e non seguendo parametri medi) questo fatto, ha radicato fortemente in tutti i fotografi che scattavano a colori, la convinzione che la foto doveva essere perfetta cosi come usciva dalla macchina, idea tutto sommato giusta nell'ottica di affidare poi i negativi al laboratorio, ma al contempo, ammissione di incapacita di portare autonomamente a termine il "processo fotografico". l'avvento del digitale, ha senza ombra di dubbio, facilitato ogni aspetto del "processo fotografio", operazioni che prima erano riservate a pochi esperti e a chi poteva permettersi di ingaggiare questi esperti, ora sono alla portata di tutti, comodamente seduti e senza il rischio di sporcarsi con gli acidi. questo ha portato ad un aumento a dir poco esponenziale dei fotografi, e di conseguenza delle fotografie, spianando la strada a immagini di tutto sommato bassa qualita, postprodotte all'esasperazione per compensare l'inesperienza o gli errori del fotografo; foto che se fosse stato necessario pagare per poterle vedere (stampate in laboratorio) non avrebbero probabilmente mai visto la "luce" per contro, lo scattare in jpg ha assunto a pieno titolo la funzione che aveva con la pellicola il laboratorio, infatti demando al software interno della macchina il compito di tradurre il raw, formato non adatto alla visualizzazione, in un jpg che e invece adatto per essere visto o stampato. non necessariamente un formato (raw o jpg) e meglio dell'altro, dipende da vai fattori e alla fine e una scelta del fotografo se fare personalmente la post produzione o se farla fare alla macchina. molti fotografi professionisti sportivi scelgono di farla fare alla macchina perche semplicemente non hanno il tempo e la voglia di farla loro. d'altro canto, come fotografo amatore, scatto quasi esclusivamente in raw perche voglio essere io decidere fino in fondo come deve essere l'immagine che voglio poi mostrare agli altri, visto che in fondo problemi di tempo non ne ho. e importante prendere coscienza che, almeno per me, la post produzione e proprio la traduzione dell'immagine dal formato di immagazzinamento (raw) al formato di utilizzo (jpg,tif, ecc...) e che in quanto traduzione non deve necessariamente essere letterale, ma deve essere fatta in funzione di cio che voglio esprimere, pensate di prendere un libro in inglese per esempio e di tradurlo con google translate, il risultato probabilmente potrebbe non essere molto comprensibile, anche se corretto preso singolarmente parola per parola la difficolta e come sempre nell'armonizzare il risultato senza cadere in forzature o in risultati innaturali e sgradevoli per chi osserva. il fatto poi che la post produzione possa stravolgere la "realta" della foto secondo me e qualcosa completamente privo di alcun fondamento, perche la foto non e mai la realta ma è sempre e comunque un interpretazione che il fotografo da della realta, personale, e diversa da persona a persona. se poi si vuole parlare di fotomontaggio allora la faccenda e diversa mi rendo conto di aver scritto un poema e mezzo, sicuramente mi ci e scappato qualche errore e/o imprecisione, ma spero che il succo del discorso sia comprensibile |
user46920
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inviato il 31 Dicembre 2014 ore 0:21
Enrico, il casotto è proprio nell'uso dei termini e nella loro interpretazione !!! ... se si parte dal principio che tutto quello che esce dalla post, sia fotografia , allora il discorso è già finito. Ma siccome non è così, il discorso continua ... “ la difficolta e come sempre nell'armonizzare il risultato senza cadere in forzature o in risultati innaturali e sgradevoli per chi osserva. il fatto poi che la post produzione possa stravolgere la "realta" della foto secondo me e qualcosa completamente privo di alcun fondamento, perche la foto non e mai la realta ma è sempre e comunque un interpretazione „ ... la foto non è la realtà, ma la realtà che è stata fotografata ed è impressa nella foto, è un documento (ben diverso da un disegno o una pittura ) e se lo manipoli, alterandolo e modificandolo, cambi questa realtà e produci qualcosa che non è più fotografia , ma qualcosa di diverso ... e nel farlo magari cambi anche il messaggio originale. Io trovo che ci sia qualche fondamento ... magari bisognerebbe riuscire a discuterne apertamente e forse uscirebbero tante cose e idee utili per tutti (secondo me). |
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