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Lascerei stare quei tele Julien; di qualità a volte passabile ma con diaframmi massimi quasi sempre su valori che portano a scarso utilizzo. Il modo migliore per avvicinare un'aquila, secondo me, è quello di contattare il locale ufficio del Corpo Forestale dello Stato e, spiegato bene cosa si vuol fare, dotarsi di un cannocchiale con oculare zoom molto potente. Aggiunta ad esso una semplice compatta o anche una reflex a mezzo dei relativi adattatori, un buon risultato è alla portata. Certo, come ho ancora ricordato sopra un approccio più squisitamente fotografico è anche possibile ma qui la programmazione è ben più pesante; collaborazione della direzione di un parco e mesi di lavoro sono il minimo, a dir poco da un anno all'altro. 'E per questo che l'aquila, come soggetto, non è che sia nella lista dei miei soggetti agognati; nello stesso tempo che richiede si può combinare molto di più con altri. Il cannocchiale, è ovvio, costa enormemente di più di un tele 1200 f.13; Leica, Zeiss, Swarovski non sono marchi che richiamino l'economicità. Vedi se nell'usato circola qualche Kowa, il livello qualitativo non scende assolutamente. p.s.: dei cannocchiali ho una conoscenza superficiale. Chiedi ad un buon birdwatcher, ti saprà indirizzare nel migliore dei modi. In Ebay ad esempio ho trovato questo; oculare intercambiabile e sostituibile quindi con quello del caso ad un prezzo mi sembra buono. Un qualcosa del genere insomma. www.ebay.it/itm/Cannocchiale-Kowa-TSN-662-con-oculare-TSE-14WD-/281077
Infatti dubitavo sulla validità di questi tele, era più che altro una curiosità visto la mancanza di recensioni. Effetivamente il progetto non è affatto semplice e ne sono coscente, la collaborazione di professionisti mi ha dato l´imput, mi son dato una tempistica ampia, un anno di osservazione, nell´arco delle quattro stagioni dovrei avere buone possibilità per l´avvistamento e almeno un´altro anno per una postazione mimetizzata poi si vedrà. "Avvicinamento ai nidi" mai pensato una cosa simile, sò perfettamente quanto sia rischioso e deleterio per l´avifauna in particolar modo per i rapaci, nel frattempo ho modo per continuare le mie scarpinate e l´osservazione nei territori abituali e magari fare qualche foto decente. Non mi ritengo un "fotoamatore" non sono a caccia della foto sensazionale, mi ritengo più un osservatore che cerca di integrarsi nell´ambiente che mi circonda, partito dal germano reale nel laghetto vicino casa stò via via salendo di quota nell´osservazione della fauna locale e ritengo l´aquila il traguardo finale. N.B.grazie per il link sarà un opzione ce terrò in considerazione!
“ Sergio, a me hanno detto quanto sopra ho scritto; non ho altri elementi di valutazione, adesso attendiamo con pazienza visti i tempi giudiziari. Per il resto sono d'accordo ma resto dell'idea precedentemente esposta; pericoli cioè derivano dal come si agisce più che dal cosa si fa. Dopo è ovvio che, se i 40.000 utenti ed oltre di Juza hanno una corrispondenza reale in termini di pratica, un 2% scatena 800 persone sulle tracce dell'aquila o di altri soggetti. Pur riconoscendo però che il limite del disturbo significativo varia da caso a caso continuo a rilevare un approccio emozionale al problema (lo dico da anni) come se importunare un merlo fosse meno grave che farlo con un rapace e questo in una qualsiasi attività connessa alla perpetuazione della specie. In tal senso resto convinto che intervenire in fase di alimentazione possa, almeno occasionalmente, essere cosa più sconsiderata che in quella di riproduzione. „
L'informazione me l'ha data un mio amico guardiacaccia che esercita nella zona per cui da fonte certa.
Julien.. perchè anche tu sei tentato dal lato oscuro della forza?..... ricordati che il lato oscuro della forza ti tenterà e tu nel segreto lo abbracciarai (sperando di non fare casini!)
Lasciate perdere i nidi di aquila se potete ! Vi racconto un'esperienza vissuta anni addietro. Mi avevano segnalato un capannino ad una trentina di metri da un nido di aquila e sono andato a vedere da lontano. Nel nido c'era il pullo piuttosto grandicello per cui ci sono tornato il giorno successivo, entrando nel capannino a buio e con l'intenzione di riuscire a buio dopo tutta la giornata. Alle prime luci ho cominciato a fotografare il pullo che reclamava il cibo ed era piuttosto attivo poi ho iniziato l'attesa dell'adulto. Dopo ben 5 ore l'adulto e' arrivato al nido portando una mezza volpe. Non ho scattato ed ho aspettato che iniziasse ad imbeccare il piccolo. Ho selezionato scatto silenzioso e dopo alcuni minuti ho fatto il primo scatto.....l'adulto ha voltato immediatamente la testa ed è scappato alla velocità della luce. Non mi sono mosso dal capanno ed ho aspettato altre 5 ore con una enorme preoccupazione che avesse abbandonato il nido. Dopo 5 ore e' tornato, io non ho scattato e sono stato immobile sino a quando l'adulto se ne è andato, quindi ho aspettato la notte e sono sceso a valle. Poi non sono mai più tornato al nido.
Con le aquile non si scherza e, ripeto, se potete non Vi avvicinate ai nidi. Se volete fotografarle benissimo regalatevi un viaggetto in Finlandia in inverno e Vi toglierete la voglia.
A Sergio: l'informazione era venuta anche a me da un locale e l'aveva anche ben circostanziata; prendo sicuramente per buona la tua versione. Azzardo che all'inizio le attenzioni si fossero concentrate sul tipo che ho descritto per poi spostarsi sui tre cosiddetti fotografi. Concordo anche con Fabrizio; la foto al nido dell'aquila è aleatoria e certamente pericolosa. Impossibile no perché di impossibile non c'è niente a questo mondo; ritorno alla foto poster nella trattoria di cui sopra scattata da un fotografo sulla cui serietà non sono ammessi dubbi. Evidentemente sapeva cosa e come fare (ne ha dato esempio anche con altri rapaci) ma l'impresa, per una volta che riesce, tutte le altre fallisce e l'ipotesi di abbandono del nido arriva a probabilità altissime ed inaccettabili. Per osservarla comunque non è che in Italia sia un'impresa; nei Lessini, da quanto constato nella mailing list di VR-BW, è cosa comune. Detto ciò, mi sento di ribadire la mia posizione nei suoi termini generali; non facciamo di ogni erba un fascio. Se su cento automobilisti dieci combinano disastri, la soluzione non può essere l'appiedamento degli altri novanta. L'importante, al solito, è il buonsenso ed una prudenza doppia rispetto a quella che si ritiene di sicurezza; se no limitiamo la fotografia naturalistica al bird-gardening ed il problema è risolto alla radice. Non sarebbe neanche male studiare bene, oltre ai corpi macchina, le specie nelle quali ci capita di imbatterci; il pericolo di disturbo non è affatto uguale per tutti i rapaci che, a torto o a ragione, vengono individuati come i soggetti più a rischio. Di esempi ce ne sarebbero a centinaia senza neanche uscire dalle pagine di questo forum. Per concludere, credo Julien che con un Kowa tu possa in tutta sicurezza osservare e fotografare l'aquila, magari, anzi meglio, accompagnato da un forestale o da un guardiaparco.
Ce ne sarebbero anche in Norvegia Fabrizio e secondo me almeno uno è anche migliore e relativamente meno caro (lo tengo per me). Non è però che tutti possano spendere dai due ai trecento euro al giorno per cui questa soluzione resta di nicchia. Le condizioni di scatto in sicurezza dal capanno (soggetti distanti 12 metri) dimostrano inoltre l'importanza di veder la giusta differenza tra i vari momenti della vita animale; in quel caso l'aquila è indifferente agli scatti che evidentemente percepisce bene, in assenza anche di vetro, nell'altro al nido che hai citato il contrario. Ma posso anche aggiungere che in Germania Est ci era stato raccomandato di non muovere neanche la testa del tele al semibuio del primo mattino per non compromettere l'arrivo del rapace. Nessuna regola fissa insomma che porti a prudenza o imprudenza eccessive a seconda delle circostanze. Che la fase di alimentazione sia non di rado più delicata di quella di riproduzione lo ripeto ancora.
Ciao Francesco, interessante il discorso della Norvegia, se si tratta di Aquile Reali e magari Ti chiederò lumi in privato se possibile.
Tornando a bomba, sono d'accordo con Te che non è impossibile fotografare il nido di un aquila infatti non ho detto che sia impossibile. Sulla base di esperienze personali ho semplicemente consigliato di lasciar perdere perchè si richiano danni seri e l'abbandono in quanto la soglia di sopportazione in prossimità del nido è davvero bassa, cosa molto diversa sui siti di alimentazione che si trovano nei paesi del nord.
Capisco che non tutti possano spendere soldini per andare a fotografare le aquile in Finlandia o Norvegia e mi spiace per chi non ne ha la possibilità però, a mio modesto avviso, questo non giustifica qualcuno a tentare di portare a casa dei buoni scatti ai nidi (purtroppo facili da trovare) rischiando di compromettere una covata. La mia sarà una visione un po' forzata ma ritengo che se uno non si può permettere una certa cosa debba rinunciare e non tentare di ottenerla ad ogni costo.
Beh, in realtà, se intraprendi un "progetto del genere" in italia hai voglia di 300 400 500 600 euro... ci vogliono mesi, meglio anni di sacrifici, tanto tempo, tanta fatica e tanti viaggi. dal punto di vista meramente economico (inteso denari e tempo) la Finlandia è di sicuro stra-conveniente. Certo è un altra cosa ma sono pochi quelli che si possono permettere di "cercare" di fotografarla in italia, e quei pochi devono avere un bagaglio di competenze che si acquisisce non solo sui libri ma sul campo e con tanto ma tanto sacrificio e dopo un lungo "apprendistato".
user12181
inviato il 14 Novembre 2014 ore 17:25
Mah, si può dire che in Val Grosina l'aquila reale la vedo abbastanza regolarmente senza cercarla, dopo i gracchi è l'unico uccello che noto e riconosco...se si guarda casualmente in alto è impossibile non notarlo. Di solito sta bella alta, ma non sempre. L'ultima volta, lo scorso mese, due volteggiavano abbastanza alte sotto le cime di Redasco, poi una si è abbassata a lungo proprio sopra di me, e non a caso: mi valutava, credo a venti/trenta metri. Avevo però solo l'Elmarit R 100 macro, l'ho presa ma certo la messa a fuoco dell'obiettivo (due giri della ghiera) non aiutava ad avere foto nitidissime, ho rinunciato presto: appena si è allontanata un po' sono andato a fare foto a una pozza. Scrutando al monitor una delle foto della pozza fatte con il grandangolo, ho visto che lontano sullo sfondo comparivano entrambe, piccolissime. Probabilmente continuavano a girare sul posto dove ero prima (però quelle della foto potevano anche essere gracchi, ce n'erano parecchi nella zona). Il vero problema credo sia solo il peso dell'attrezzatura, uno dovrebbe andare con un bel cannone su per le gande, forse è roba da giovani allenati, oltre che molto appassionati. Per il resto basta un po' di pazienza e lei compare, innocente e solenne .
A Fabrizio: direi che abbiamo vedute sostanzialmente simili. A Tiziano: hai fotografato benissimo lo stato delle cose ma che la Finlandia sia straconveniente non direi . Come detto, l'aquila reale non è in cima ai miei pensieri; piuttosto l'intera discussione richiama un impostazione suggeritami anni or sono da un ornitologo. Non mi sono mai impegnato per seguirla a dire il vero ma la trovo giusta; invece di perdersi in unscite continue senza un target specifico, meglio scegliere una specie particolare per un'intera stagione.
Ecco un bell'esempio di come si può fotografare l'Aquila
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