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inviato il 30 Settembre 2014 ore 21:35
Shambola uno degli interventi meno scontati e più condivisibili letti sul forum. Straquoto! |
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inviato il 30 Settembre 2014 ore 21:44
Caro Shambola, mi sembra che il tuo approccio trascuri la funzione fondamentale della didattica, che non è quello di REPERIRE il sapere. Anche quando non c'era la rete non era impossibile accedere alla conoscenza, ma l'apprendimento richiede un dettaglio in più che è quello che ha riempito il mondo dell'allocuzione "percorsi formativi". Per imparare in modo efficace ed efficiente è necessario avere a disposizione: a) un complesso di conoscenze organizzate. Non a caso tutte le strutture didattiche sono basate su un PROGRAMMA. b) un linguaggio, perchè ogni disciplina ne ha uno suo e deve essere imparato c) un maestro, che integri la componente scolastica con quella esperienziale, importante per i giovani ma imprescindibile per gli adulti, che hanno già un'identità formata e accettano "intrusioni" solo da chi dimostra di averne titolo. Si può fare a meno di tutto, ma l'efficienza e l'efficacia calano. Certo, tanti vanno a fare dei corsi convinti di mettersi li come i pulcini con il becco aperto per aria...non è così che funziona, ma l'insegnamento è e continua a rimanere principalmente comunicazione, soprattutto con gli adulti.. |
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inviato il 01 Ottobre 2014 ore 9:40
“ Tra l'altro viviamo in un periodo storico che offre una possibilità inesistente da quando esiste il mondo, ovvero l'accesso istantaneo e praticamente gratuito a tutto lo scibile umano o quasi. „ Grande, grandissima risorsa, indubbiamente! Però, c'è un problema: la democratizzazione dell'apprendere, va di pari passo con la democratizzazione dell'insegnare, e quindi chiunque creda di sapere qualcosa, prende e fà il suo bel tutorial e lo mette su youtube. Il problema di chi cerca e poi però, che dovrà filtrare in questa "melma" di infinite informazioni in massima parte incomplete se non addirittura scorrette e fuorvianti. Sarà capace di farlo? Dato che non conosce l'argomento, la risposta è NO! Io posso parlare con cognizione di causa per due argomenti, (sul resto preferisco non pronunciarmi): Lightroom e AutoCAD, di cui sono insegnante e utente certificato dalle rispettive case di software. Bene, in giro sulla rete ci sono corsi e tutorial da far "cadere i capelli", in cui vengono dette cose clamorosamente sbagliate e vengono promosse pratiche addirittura dannose. E non è questione di mie opinioni personali, è sotto gli occhi di tutti, o perlomeno di chi ne mastica un pochino. Chi pensa che fare un corso con un insegnante in carne ed ossa sia una perdita di tempo...non ha mai fatto un buon corso in vita sua. Probabilmente ha avuto cattivi inseganti e magari prende a riferimento (inconsciamente) quelli delle scuole dell'obbligo, ma la propria (e limitata) esperienza personale ... non determina la realta! Detto questo quoto in pieno il discorso di spostare l'interesse dal tecnicismo alla filosofia e di saper riconoscere l'arte prima di preoccuparsi degli effetti speciali "alla moda". Ciao Luca |
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inviato il 01 Ottobre 2014 ore 12:18
@Lucaliuk e @Andrea Ferrari Condivido entrambi ovviamente. Il mio ragionamento era calzato alla situazione richiesta, ovvero un corso base di una durata non pluriennale. Cito: “ Premetto prima di elencarle che insegnerò dopo qualche anno di pausa (in passato ho già insegnato fotografia) ad un corso base di cui ho già fatto le slide e preparato le esercitazioni, „ Mentre il vostro correttissimo appunto prevede un PERCORSO formativo (@Andrea Ferrari) o la specificità (@Lucaliuk) E' chiaro che quel che ho detto non vale se stiamo parlando (per durata, non necessariamente per valore) di un corso allo IED (leggi percorso formativo) o un corso della Santoni (specificità). Ma se devi avvicinare qualcuno alla fotografia, non è meglio avvicinarlo al concetto prima che alla tecnica? Non dico di leggere Roland Barthes in classe, sia chiaro, ma se vogliamo esagerare per capirci, dico +Barthes -Dragan per iniziare. Venuta la fame, torna il mio discorso dell'auto apprendimento: se OGGI uno di voi ha bisogno di un effetto, di una tecnica (semplice) o di una risposta, ha davanti l'enorme possibilità di cui parlavo, ovvero la rete. Nota: “ Chi pensa che fare un corso con un insegnante in carne ed ossa sia una perdita di tempo...non ha mai fatto un buon corso in vita sua. „ Senza Marco Olivotto non avrei mai capito un sacco di cose, ma ci sono arrivato dopo, quando ho sentito la necessità di capirle! |
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inviato il 02 Ottobre 2014 ore 12:23
Il fotografo dilettante si preoccupa di avere l'attrezzatura giusta, il professionista si preoccupa dei soldi e il maestro si preoccupa della luce. (George B. IR) |
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inviato il 02 Ottobre 2014 ore 13:15
Leggendo molti degli interventi si rischia di riscontrare - forse equivocando - due concezioni diametralmente opposte dell'insegnamento e dell'insegnante. Da qualche parte sembra che il docente sia una specie di deus ex machina, di plenipotenziario dell'aula nei confronti del quale qualsiasi opposizione o rifiuto configura delitto di lesa maestà (concedetemi un'iperbole...). Altrove traspare la figura di insegnante = altoparlante umano senza fili. Quello che conta sono i contenuti. Ritengo forzose entrambe le cose: alla base dell'equivoco c'è forse la commistione trai concetti di indottrinamento e insegnamento. L'indottrinamento è informazione, cioè flusso unidirezionale di input. L'insegnamento è comunicazione, cioè interscambio dialettico di input e feedback. Per cui, l'insegnante non è nessuna delle due cose dette sopra. E' piuttosto un polo di una relazione in cui non conta tanto la quantità o la qualità dell'imput, quanto l'apprendimento, cioè la quantità di input ritenuta dal discente. L'apprendimento, essendo in relazione a quanto trasmesso e quanto ritenuto, è per forza di cose un processo dialettico: un insegnante muto non è meno inutile di un discente sordo. QUINDI: bella la retorica, suggestivi gli aforismi romantici, ma nella cruda realtà il maestro dovrebbe preoccuparsi dell'aula più che della luce...nel contesto è lui il professionista, quindi è lui che deve gestire l'attenzione e la concentrazione per calare i contenuti formativi più importanti nei momenti di massima concentrazione, ricettività e interattività dell'aula. Altrimenti diventa uno dei numerosi stravaganti inglesi dello speaker's corner, in piedi su una cassetta a fare discorsi che gli piacciono tantissimo, tra l'indifferenza dei passanti. Mi ricorderò sempre la mia docente di istituzioni di matematica: entrava, girava le spalle agli studenti, cominciava a parlare e scriveva contemporaneamente alla lavagna: con la destra, con la sinistra cancellava quello che aveva scritto, per fare prima e parlare/scrivere di più: ottima matematica, ma mai conosciuto un corso più inutile e un insegnante più inetto. E non ho mai conosciuto uno studente a cui sia piaciuta non la matematica, ma la SUA matematica. |
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