user20639
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inviato il 27 Aprile 2014 ore 19:42
Mai, dire mai, penso sia la risposta delle risposte... Cercare il centro di gravità permanente o l'equilibrio mentale: non è importante, perchè la questione è, la ricerca e la curiosità. Senza ricerca e curiosità dove si va? Possiamo fermarci in un luogo, guardare cosa c'è di bello o interessante, fare lo scatto e semplicemente postarlo se ci piace, ma non è così, quando si comincia a fare un pò di esperienza. Se invece si fa sul-serio, bisogna fare sopralluoghi del posto, si comincia a scegliere la luce e si fanno molti scatti di momenti diversi. Non è un gioco dire basta e fermarsi, perché più si impara e più ci si accorge di sapere ben poco. Un saluto |
user11931
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inviato il 27 Aprile 2014 ore 20:42
“ Se invece si fa sul-serio, bisogna fare sopralluoghi del posto, si comincia a scegliere la luce e si fanno molti scatti di momenti diversi. Non è un gioco dire basta e fermarsi, perché più si impara e più ci si accorge di sapere ben poco. Un saluto „ Sono d'accordo,ma bisoga anche sapere accontentarsi e non bisogna farsi una malattia anche se siamo alla ricerca dello scatto perfetto,tutto ha un limite e quando lo si raggiunge è il momento di fermarsi.Saluti. |
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inviato il 27 Aprile 2014 ore 22:23
Adesso forse ho capito...di aver capito male la prima domanda La foto perfetta di un soggetto per me semplicemente non esiste, ci sarà sempre di meglio, o semplicemente di differente ed ugualmente fantastico ma magari all' opposto |
user20639
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inviato il 28 Aprile 2014 ore 0:54
Sicuramente bisogna scegliere il momento in cui fermarsi, ma quando? Quando pensiamo che la fotografia sia bella o quando è più identica alla realtà, quando i colori sono come li vogliamo o quando la luce è più vivida. Possiamo raddrizzarla e togliere gli elementi intrusi, sottoesporla e antichizzata ci sembrerà più affine al nostro messaggio. Possiamo tornare sul luogo e ripetere la foto in altri orari e riprendere con luci diverse. Oppure siamo fortunati e troviamo un momento irripetibile e riusciamo a immortalarlo. Comunque, l'immagine della realtà di quel luogo rimane lì nella realtà che cambia in continuazione. Noi con la macchina fotografica fermiamo un istante, mentre la realtà continua con il suo tempo e con le sue metamorfosi fisiche e naturali. |
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inviato il 28 Aprile 2014 ore 5:29
“ Mettiti un foglio bianco davanti con una penna, prova a disegnare qualcosa, vai avanti e quando deciderai di fermarti, fermati, ma sai che potresti andare avanti ancora. „ questo a casa mia accade quando uno non ha ben chiare le idee in testa. Poi potrei capire un tratto sbagliato con una matita ma fortunatamente una fotocamera questi problemi non li ha. Perlomeno è il mio parere, giusto o sbagliato che sia.... |
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inviato il 28 Aprile 2014 ore 9:17
Dal mio punto di vista la foto finisce quando si chiude l'otturatore. Tutto quello che viene dopo è puro accanimento per riuscire a realizzare quello che si voleva ottenere e che non si riusciti ad ottenere al momento dello scatto. E purtroppo questo mi accade troppo spesso. La fotografia dovrebbe limitarsi a fermare quel momento nello scorrere del tempo per svilupparne l'emozione. Buona luce. |
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inviato il 28 Aprile 2014 ore 9:32
Dipende cosa vogliamo dalla fotografia. Chi ritiene chiusa la foto dopo lo scatto e tutto il resto e' la ricerca di qualcosa che non si è riusciti a fare al momento dello scatto cerca nella fotografia la rappresentazione della realtà che ha visto (o ritiene di avere visto). Diventa più complesso quando si vuole, in PP, dare alla foto una spinta artistica evidente e palese: quando si alterano i colori, si procedere con un HDR spinto, si alterano luci , effetto della pelle, ecc ... Quando insomma la foto diventa una interpretazione evidente (cioè non si nasconde che stiamo interpretando la scena lasciando l'aspetto "reale"). Allora si potrebbe aprire la discussione sul ruolo della PP: la si usa per aggiustare uno scatto o dare la giusta incisività ad un RAW, o la foto può essere il punto di partenza e la PP la nostra firma. |
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inviato il 28 Aprile 2014 ore 10:06
Leoconte; eccellente... un argomento che vale la pena essere discusso qui perhé non solo materia filosofica, ma anche concetto fotografico Ebbene tutto si direbbe relativo, nulla certo. Nella fotografia come nella realtà a prescindere, prima, durante, dopo: ogni cosa che noi pensiamo, facciamo o plasmiamo è dovuta ai sensi e non solo: ragionamento, volontà, abitudine... Ma il tempo prima di ogni cosa anche dello spazio, è inesorabile. Condiziona l'adesso, lo modifica durante, ne altera poi la percezione. Noi in quanto esseri viventi e pensanti e sognanti, oltre che soggetti al tempo, siamo infiniti finchè una di queste due variabili non cade... infiniti nell'infinito variare del pensiero, possibile grazie al fatto che esiste il tempo. E' qui che cade la fotografia... la fotografia come si dice spesso è in grado di spezzare queste leggi e di fermare un attimo, fermare il tempo; ma allo stesso tempo essa è inesorabile ed infinità perchè soggetta al tempo di chi guarda. E nel tempo di chi guarda posso assicurare che mai si arriva ad una conclusione, perchè siamo esseri pensanti, non possiamo farne a meno. punto. A prescindere dal nostro gusto , dal gusto di altri che guardano la fotografia, dalla stessa fotografia che varia muta se si guarda oltre la finestra il panorama immortalato. Andrebbe approfondito maggiormente l'argomento, ma scrivere l'Editto di Costantino mi pare poco opportuno un piacere, ed un saluto Diego |
user20639
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inviato il 28 Aprile 2014 ore 10:09
Ho cercato con il vostro aiuto di comprendere fenomeni che solo percepisco esistenti, ma non riesco a dare una collocazione adeguata nella realtà del processo di rappresentazione di una immagine. Naturalmente è solo colpa mia, per non riuscire a focalizzare bene il fenomeno che va dal tempo al'luogo dell'immagine scelta e di conseguenza lo scatto e poi tutta la sua elaborazione lieve o complessa che sia. Penso, che dopo essere arrivati allo scatto ci sia ancora metà del lavoro da compiere, come in una vecchia camera oscura per sviluppare le pellicole. Vi ringrazio per la vostra gentile attenzione. |
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inviato il 28 Aprile 2014 ore 10:12
A già dimenticavo, la PP è solo l'espressione infinità del nostro pensiero che naturalmente è stato impossibile immettere nella fotografia. Poi c'è la diversa interpretazione, espressione del gusto che si ha nel momento; in questo senso l'interpretazione può essere considerata infinità nella propria propedeuticità e molteplice nel suo numero possibile. Ci sarebbe anche da dire che nella pp cerchiamo sempre il modo di esprimere il più possibile il nostro pensiero anche a chi guarda... ecco dunque che ne sovviene l'ulteriore variabile (già citata) del "terzo occhio" |
user20639
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inviato il 28 Aprile 2014 ore 10:18
Jimihendrix: penso, anche la tua intuizione sia nella giusta strada di approfondimento e di ricerca. Ti ringrazio per la sintesi pertinente e sospesa alla domanda, un buon contributo. ciao |
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inviato il 28 Aprile 2014 ore 10:22
“ Ho cercato con il vostro aiuto di comprendere fenomeni che solo percepisco esistenti, ma non riesco a dare una collocazione adeguata nella realtà del processo di rappresentazione di una immagine. Naturalmente è solo colpa mia, per non riuscire a focalizzare bene il fenomeno che va dal tempo al'luogo dell'immagine scelta e di conseguenza lo scatto e poi tutta la sua elaborazione lieve o complessa che sia. Penso, che dopo essere arrivati allo scatto ci sia ancora metà del lavoro da compiere, come in una vecchia camera oscura per sviluppare le pellicole. Vi ringrazio per la vostra gentile attenzione. „ Leoconte credo che queste tue richieste derivino dal fatto che nelle tue foto ricerchi sempre la perfezione. Una foto finita, un dipinto finito, uno spartito finito rappresenterebbe la perfezione. Non può esistere il concetto di perfezione assoluta a questo mondo, nemmeno il concetto che molti chiamano Dio. Può però esistere il concetto di perfezione relativa. Relativa prima di tutto alle leggi fisiche ed al tempo, poi nello spazio, poi all'occhio di di scatta, nei sensi e nelle emozioni quindi nel concetto. (ES: la miglior foto, in bianco e nero, nel 24/giugno/1996 su quella zona di quella baia, che rappresenti un senso di inquietudine) Infine e cosa più importante perfezione relativa all'opinione di chi guarda. |
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inviato il 28 Aprile 2014 ore 10:23
Scusami ancora una volta non ho letto la tua risposta prima di inviare il messaggio. un saluto |
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inviato il 28 Aprile 2014 ore 10:25
Salve, non ho letto tutte le risposte ma lo farò. Ritengo che una foto sia finita, come qualsiasi altra opera, nel momento in cui incontra il suo pubblico, non importa quale esso sia. L'autore ha poi facoltà di apportare infinite modifiche e ogni volta che lo farà e raggiungerà nuovamente il pubblico, avranno luogo nuove versioni della stessa foto. |
user20639
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inviato il 28 Aprile 2014 ore 10:33
Jimi: Mi trovo molto in accordo su tutto quello che esponi, anzi hai le idee più chiare delle mie e le condivido fino in fondo, fino ad ora, ne varrebbe la pena continuare. Una cosa solo non è esatta in quello che hai percepito delle mie parole, io non cerco la perfezione anche se è importante, ma cerco il nuovo, quello che non è mai stato rappresentato. |
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