user42929
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inviato il 24 Aprile 2014 ore 18:46
l'evoluzione tecnologica intesa come resa ad alti iso, raffiche, e definizione fanno si che il fotografo non abbia (quasi) alibi riguardo la qualità dei suoi scatti! |
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inviato il 24 Aprile 2014 ore 19:14
Ora molti più ignoranti sono in grado di scattare una bella foto, con semplicità. Per cui per molte persone, il progresso ha migliorato la qualità fotografica |
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inviato il 24 Aprile 2014 ore 20:41
Vi porto la mia esperienza e i miei errori : ho acquistato l'anno scorso la mia prima vera digitale, volevo riprendere dopo un black out di qualche anno quando anche mi dilettavo a stampare b/n, devo dire che il mezzo consente cose eccezionali e la tecnologia come tutto ciò che ci è intorno non si può arrestare. Vengo ai miei errori personali : - mi sono reso conto che scatto una marea di foto senza pensare - mi sono iscritto ad alcuni social forum, quando guardo le foto l'occhio mi cade prima sul mezzo usato - vedo una marea di foto modificate radicalmente in pp e sfido a dire che il risultato ottenuto era ciò che si era visto Cosa faccio? una volta al mese esco con la mia vecchia analogica e che mi impone di pensare, sviluppare la mia vena artistica e mi sta facendo guarire dall'essermi fatto prendere dalla mania del mezzo. Ovviamente tutto per applicare il metodo al digitale. Forse esagero o sbaglio ulteriormente ma piano piano sta funzionando. |
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inviato il 24 Aprile 2014 ore 22:03
10 anni fa' usavo una Canon D60 (6MP) ed un Canon 35-350. Ora uso una 5D2 e diversi obiettivi, tutti di qualità buona se non ottima. Le MIE foto ora sono migliori, per cui per ME la qualità è migliorata. Però in 10 anni ho imparato tante cose, ne ho provate tante, sono migliorato anche io. |
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inviato il 24 Aprile 2014 ore 22:19
Bravo! è proprio quello che sto cercando di fare |
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inviato il 25 Aprile 2014 ore 12:40
ha ampliato le possibilita', ha reso piú facile scattare in situazioni complesse ma non penso abbia alzato il livello qualitativo. |
user21633
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inviato il 25 Aprile 2014 ore 14:02
bella riflessione, veramente!! personalmente ritengo che nella fotografia come nel resto la tecnologia sia uno strumento, dipende da come lo si usa se buono cattivo utile o inutile! io le foto le distinguo in belle artisticamente/tecnicamente parlando e emotivamente parlando, lo sviluppo della fotografia per me è stato utile nel senso che ha permesso a molti di fare scatti che ricordino bei momenti, basta un cellulare o una macchinetta da 100 euro! però qualche tempo fa mi trovavo in un museo, io non ho scattato nemmeno una foto perchè ero sicuro che poi non mi avrebbe detto niente, piuttosto mi sono goduto la visita, e a un certo punto ho visto una con uno smartphone da 500 euro che fotografava ogni, dico ogni teca che c'era senza nemmeno guardarne il contenuto! passava e scattava! sono sicuro che quelle foto sono già state cancellate da un pezzo perchè inutili! è colpa della possibilità di fare foto? o è forse colpa di chi "abusa" di questa possibilità? stava a lei usare il telefono in maniera intelligente! è l'uso che se ne fa che è indice di utilità di una certa tecnologia! lo stesso supermegareflex...sono convinto che chi le sa usare e lo fa per professione ne ha avuto un notevole vantaggio, si ottenevano risultati poco più scarsi anche vent'anni fa, ma con molta più difficoltà! in questo senso è stata utile! poi la valanga di foto che ci sono è un effetto collaterale... ma sono convinto che le foto con la F maiuscola si riconoscano ancora per bene! |
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inviato il 25 Aprile 2014 ore 15:10
In questa discussione manca un parametro fondamentale: cosa intendete per belle foto, al giorno d'oggi si vedono più "belle foto", intese come cartoline, che seguono gli stessi schemi di chiusura diaframma, composizione e saturazione di colore, ma molte meno foto con un contenuto personale, concettuale e creativo. Quando in passato visionavo migliaia di diapositive in un giorno, vedevo ottime foto, anche secondo i parametri odierni, solo che non erano diffuse quanto oggi, o meglio, lo erano ad un ristretto numero di persone, appartenenti a determinati settori lavorativi. Quindi, per concludere, è sicuramente aumentata la diffusione di immagini con una buona qualità tecnica, oggigiorno più alla portata di tutti. Spero di essermi spiegato e di non venire frainteso, come quasi sempre accade. |
user32134
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inviato il 25 Aprile 2014 ore 17:29
“ al giorno d'oggi si vedono più "belle foto", intese come cartoline, che seguono gli stessi schemi di chiusura diaframma, composizione e saturazione di colore, ma molte meno foto con un contenuto personale... „ Straquoto.... Non se ne può più delle Tre Cime con Via Lattea annessa...... |
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inviato il 25 Aprile 2014 ore 20:38
Quoto landerjack e...pure Franziskus |
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inviato il 25 Aprile 2014 ore 20:46
Penso che le belle foto ci siano ora come 10 e più anni fa. Però, una cosa era chiudersi ore in camera oscura, provare e riprovare esposizioni, carte e gradazioni (tempi di sviluppo e così via) per ottenere i risultati che avevamo in mente ( e non parliamo del colore...e del ciba), altra cosa girellare con un mouse sullo schermo: Non che sia più facile, ma certo se non va, basta un clic e si ricomincia. Non sono nemico del progresso, dico solo che certi effetti, certe forzature di un colore per avere risultati rimarchevoli o solo piacevoli da guardare, un tempo erano molto più difficili e chi ce la faceva forse molto più bravo. |
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inviato il 28 Aprile 2014 ore 13:47
Mi prendo la libertà di riportare qui in basso uno scritto che ho pubblicato recentemente a proposito della mia visita alla mostra Genesi, di Salgado, che rende perfettamente il mio pensiero a proposito del tema. Spero che Paco non me ne vorrà per la lunghezza. Potrei scrivere di Salgado come fotografo. Potrei elencare i premi che ha ricevuto o parlare dell'immensità di molte sue opere, come "Workers" oppure "Genesis". Sarebbe facile, ho un sacco di informazioni su di lui. Potrei dire del suo rapporto con l'ambiente e con il mondo che lo circonda. Di come da sempre si sia impegnato nel sociale e di come questi temi abbiano fatto da filo conduttore per il suo lavoro. Sarebbe facile anche qui. O di come il suo impegno verso l'ambiente sia secondo solo alla sua dedizione alla fotografia. Anzi, più che secondo, complementare direi. Visto che la fotografia è il modo con cui Sebastiao tratta i temi ambientali e combatte le sue battaglie. Potrei parlare di sua moglie, Lelia Wanick Salgado, architetto, madre, che con Sebastiao ha condiviso e condivide, oltre alla vita, tutte le battaglie, gli obiettivi ed assieme ad essi la maniera di perseguirli. E' una donna che (mi piace pensare) nella sua vita poteva fare solo la moglie di Salgado, così come lui poteva fare solo il marito di Lelia. Ma non dirò nulla di tutto ciò, basterà documentarsi un po' per saperne ben di più di quanto possa dire io. All'ingresso della mostra "Genesi" mi sentivo piccolo piccolo, come quando da bambino vai in bicicletta a vedere una tappa del giro d'Italia. Osservi per pochi minuti uno stormo di ciclisti a velocità fulminea, che viaggiano su un mezzo sostanzialmente simile a quello che hai usato tu per avvicinarti a loro. Ti verrebbe da nasconderla la bici, subito dopo il loro passaggio, oppure di inforcarla e lanciarti in giro per le strade di campagna, facendo del tuo meglio per sentirti per pochi attimi come Gianni Bugno (l'unico ciclista dei miei tempi di ragazzo di cui ricordi il nome, chissà perché). Entrato, ho cominciato ad osservare le opere fotografiche cercando di notare la luce, le ore in cui poteva avere scattato, la qualità delle immense stampe in bianconero, le mascherature in fase di stampa e via dicendo. Ho smesso di badare a queste cagate dopo poche fotografie. Genesi è il risultato di otto anni di reportage per il mondo. Ha come obiettivo quello di mostrare e raccontare uomini, ambienti ed animali, in perfetta sintonia fra loro, così com'era all'origine. Popolazioni che sono una sola cosa con l'ambiente che li circonda, che conoscono (perché non l'hanno dimenticato con i secoli) il modo di interagire con la terra, l'acqua, le fasi lunari, le coltivazioni, la caccia. Sanno come vivere senza minimamente alterare il mondo che li avvolge. A percorrere i tre piani del palazzo veneziano, viaggi fra i pinguini, la Patagonia, il mondo africano, le tribù dell'Amazzonia (fotografate da Salgado, quando lui era ed è stato uno dei primi uomini bianchi che avessero mai visto). Costumi ed usanze sono raccontate in maniera sublime. Tribù nomadi viaggiano fra i ghiacci polari montando e smontando tende ogni giorno, animali di ogni razza e specie vivono e si riproducono, foreste enormi non vedono l'uomo né il cemento. Salgado ha scattato a pellicola fino a circa il 2009, mentre in seguito è passato al digitale. La cosa meravigliosa è che lo sai, mentre guardi le foto, ma non lo noti per nulla. Innanzitutto per tutta una serie di motivi tecnici che non sto a spiegare qui ed in secondo luogo (ma soprattutto) perché non ti frega niente. Davvero, non te ne frega niente, né di cosa possa aver usato, né come. Ti frega solo capire il perché, il quando, il dove e il cosa dice. E' questo che fa grande il suo lavoro e fa grande lui. Esci da lì consapevole del fatto che la fotografia è racconto. Diventa sublime narrativa quando a guidare la penna fotografica di chi scrive è uno scopo ben definito. Che questo sia ambizioso e impegnativo come in Genesi o che sia più semplicemente qualcosa da dire non è molto importante, ma questa cosa ci deve essere. Non c'è narrazione fotografica in assenza di uno scopo ben definito che guidi lo scatto. Non puoi raccontare nulla se non hai qualcosa da dire, insomma. Questo è quanto mi ha ricordato, insegnandomelo ancora una volta a furia di meravigliosi affreschi fotografici e storie appese al muro, un uomo nato nel 1944 nello stato di Minas Gerais, in Brasile, che oggi è arrivato a raccontare la vita armoniosa delle creature che popolano il mondo, senza neppure scriverci sopra più di un paio di parole. |
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inviato il 28 Aprile 2014 ore 13:56
“ Davvero, non te ne frega niente, né di cosa possa aver usato, né come. Ti frega solo capire il perché, il quando, il dove e il cosa dice. E' questo che fa grande il suo lavoro e fa grande lui. „ come vedi, quoto.....l'ho scritto prima.....quando guardo una foto non mi chiedo mai se viene da pellicola o da un sensore!!! Giovanni |
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inviato il 28 Aprile 2014 ore 14:04
Vedo solo ora l'interessante argomento Io credo che in questi dieci anni il livello tecnico delle foto si sia alzato molto, mentre trovare foto che non siano "le solite" ma eseguite con una capacità tecnica diversa, è molto difficile. Questo però è conseguenza diretta dell'apertura della fotografia a molti e allo stesso tempo della mancanza di voler approfondire gli argomenti d'interesse sempre più emergente. Però in questi 10 anni si sono aperte possibilità creative incredibili in alcuni settori, come la macro/microfotografia o l'astrofotografia |
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inviato il 28 Aprile 2014 ore 14:23
Guardo le foto di venti anni e fa e ci penso che forse c'è un periodo per tutto,che se occorrono decenni di sviluppo o pseudo sviluppo per tornare alla qualita' di prima,con questo marasma e tutte le possibilita' che non ci sono piu',mentre ne nascono forse altre ,diverse, ecco che sicuramente tornano in mente tempi migliori. Nasce un sospetto nel vedere obiettivi dimenticati per scelte strategiche rimarchiati e riproposti con una bella righina al pubblico,l'aspetto evoca qualche ricordo e nel frattempo è passato parecchio tempo. A qualcuno è capitato di cambiare strumenti,mezzo,forse i colori,qualcuno continua imperterrito,dietro forse ci sarebbero le storie, alcune forse sono meno interessanti o pensieri ricondinzionati. |
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