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Le api


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avatarsenior
inviato il 21 Agosto 2026 ore 19:04    

“ Sento spesso ripetere la teoria secondo cui “le api sono in pericolo”, ma, considerando quanti sono gli allevamenti di api, sia privati che professionali, e quanto l’uomo si prenda cura di loro — arrivando forse persino ad andare in qualche modo contro i normali meccanismi della natura, aiutandole a superare inverni particolarmente rigidi, malattie e infestazioni come la varroa — faccio fatica a prendere per oro colato questa storia. „


Ho passato l'ultimo anno a informarmi per le api... ed è così. Un po' per tutti gli animali che alleviamo e le piante che coltiviamo. Abbiamo reso dipendenti da trattamenti e medicine.
Io nel mio piccolo vorrei provare cambiare approccio, nella regione conosco anche altri che vogliono. Vediamo

avatarsenior
inviato il 9 Settembre 2026 ore 12:37    

Nel nostro giardino, in città, teniamo 2 alveari. Li proteggiamo con un ombrellone da spiaggia perché il caldo torrido stressa pure loro. D'inverno isoliamo le pareti esterne con pannelli.
Anni fa producevano un po' di squisito miele per uso familiare.
Dall'anno scorso, si sono susseguite morìe, infestazioni di varoa, comportamenti anomali di tentativi di sciamatura...
Così niente miele, anzi, dobbiamo nutrirle con un apposito sciroppo zuccherino.
Ora che il caldo è diminuito si dovrà intervenire con il "gocciolato" , per eliminare la varoa che le fa morire. Quindi, povere apine, stanno sopravvivendo a fatica. Certo, nel mio giardino fiorito non trovano assolutamente pesticidi, ma nell'ambiente circostante troveranno mille insidie.
Ognuno nel suo piccolo dovrebbe far qualcosa.
Spero davvero che le api possano vivere anche dopo la ns scomparsa , ma la vedo dura...

avatarsupporter
inviato il 9 Settembre 2026 ore 15:00    

Giulietta ciao, le api vivranno oltre la ns scomparsa, questo è certo.
Ho lavorato ad Albignasego per 3 anni e dimoravo ai colli Euganei. Non mi pare che la situazione sia tragica come da me per coltivazioni e trattamenti con fitofarmaci. Io, causa salute ( ho un defibrillatore impiantato ) ho ridotto il mio apiario che da 60 è sceso a 10 arnie con le quali produco 8-10 quintali di miele ( un tempo 45-50 ) per soddisfare amici e parenti.
Il clima è l'avversario n°1 ma 30 anni di esperienza apistica mi aiutano. La varroa si sviluppa in modo imprevedibile secondo il clima che è fuori controllo.
Più che ad alimentarle ( non si può lasciarle morire di fame ) importante è combattere la Varroa che si sviluppa in funzione del clima fuori controllo.
Invece di acido ossalico gocciolato è meglio , oggi , ricorrere a ripetuti ( ogni 4-5 gg ) trattamenti di ossalico sublimato con strisce di Apivar e Apistan già inserite da inizio Agosto. Sembra che Apistan e Fluvalinate, i 2 principi attivi delle strisce , oggi diano i migliori risultati.
Giulietta io sono mezzo veneto ( Corezzola ) mamma ed Emiliano babbo oramai scomparsi entrambi ma il DNA rimane, non avere timori, se posso esserti di aiuto ci sono.
Ciao

avatarsenior
inviato il 11 Settembre 2026 ore 10:05    

Giulietta se posso provare a darti qualche consiglio:
"Li proteggiamo con un ombrellone da spiaggia perché il caldo torrido stressa pure loro"
l'ombra di una pianta se hai la possibilità è meglio, deve arrivare luce al mattino, protetto dal sole nei momenti più caldi e esserci poco vento.

"Dall'anno scorso, si sono susseguite morìe, infestazioni di varoa, comportamenti anomali di tentativi di sciamatura..."
Che tipo di comportamenti anomali? Sciamature avvengono in estate a mezzogiorno nei primi giorni caldi. Motivi possono essere diversi, arnia piccola, posizione, predisposizione genetica, orientamento dei favi (in controluce la "Y"), ecc.

"Spero davvero che le api possano vivere anche dopo la ns scomparsa , ma la vedo dura... "
Dove non ci sono apicoltori o dove i apicoltori non sono così "ricchi" come nelle nostre regioni da comprare prodotti per trattarle, le api ce la fanno da sole. C'è molta più selezione tra alveari forti e meno forti.

Angelo:
"10 arnie con le quali produco 8-10 quintali di miele"
Complimenti, dalle mie parti 45 kg di miele per arnia è già un anno eccezionalmente buono. Come sono stati i ultimi due.

" ricorrere a ripetuti ( ogni 4-5 gg ) trattamenti di ossalico sublimato con strisce di Apivar e Apistan già inserite da inizio Agosto."
Tanti trattamenti, in Svizzera viene consigliato 2 di acido formico e due ossalico, 3 se c'è ancora varoa. Gli altri non gli conosco, può essere che qua siano altamente sconsigliati o proibiti. Sempre più apicoltori, con un sistema o un altro, cominciano a evitare trattamenti con acidi o chimica dalle mie parti.

avatarsupporter
inviato il 13 Settembre 2026 ore 10:01    

@Bernalor
Da oltre 20 anni, la mia battaglia con la varroa, la conduco col metodo " Campero".
E' un metodo meccanico/biologico di cattura nei favi (3 per telaino da nido ) che inserisco ad inizio Marzo. Come è risaputo la Varroa preferisce la covata maschile che è 3gg più lunga di quella femminile. Alla opercolatura del primo favo/trappola, elimino, asportando e bruciando il favo che può contenere gli acari oramai sempre meno sensibili alla chimica. Il secondo favo, già costruito da maschi e con larve ricettive alla riproduzione della Varroa ricomincia il ciclo di cattura, poi il 3° e di nuovo il primo e così fino alla fioritura della Robinia (Acacia) dove interrompo la lotta biomeccanica togliendo il telaio tripartito che riempirebbero di miele invece di portarlo nel melario.
Non ho mai perso una sola famiglia per Varroa e non alimento le api con canditi e/o porcherie varie ma se serve ( ultimi 10 anni in ben due primavere ) ho restituito alle api il loro miele accantonato l'anno precedente diluito con acqua e immesso a sera ad evitare saccheggi.
Michele Campero è un apicoltore Piemontese che ha anche pubblicato un libro sull'utilizzo del metodo da lui inventato per condurre in modo biologico l'allevamento delle api.
AB

avatarsenior
inviato il 14 Settembre 2026 ore 23:41    

Angelo:
Io sono abbastanza fresco dal corso di apicoltura (fatti in tedesco, quindi scusate se non uso alcuni termini giusti), qua in Svizzera, l'istruzione è organizzata da Apisuisse, e le schede si possono scaricare dal loro sito, qui sotto se uno è interessato:
apicoltura.ch/apicoltura/concetto-aziendale-e-prontuari/
Anche qua si elimina la covata dei fuchi nel periodo primaverile e estivo e solo dopo aver preso il miele è permesso fare trattamenti.
Del metodo "scolastico" sinceramente sono poco contento, e volevo provare se c'era qualcosa di meglio, meno chimica, e meno invasivo. Mi sono studiato diversi sistemi, dal "telaino trappola", passando dal ipertermia, fino al zucchero a velo (a quanto pare funzionava una volta ma ora non funziona più molto bene).
Facendo qualche ricerca ho conosciuto un apicoltore (bienenhof.ch). Lui ha ridotto la dimensione delle celle da 5.4mm a 4.9mm. La varroa predilige le celle più grosse (quindi quelle dei fuchi) e inoltre riducendo le celle le api impiegano un giorno in meno di covata, abbastanza per fare in modo che la varroa non sia "matura" e quindi non possa riprodursi. Pare che la dimensione 4.9 sia più in linea con la dimensione naturale per la covata, 5.4 è più la dimensione delle celle per immagazzinare miele. Ci sono diversi apicoltori che hanno "scoperto" questo metodo ma quello che lo ha reso popolare è Ed Lusby (in Arizona).
Vediamo, io sto provando. Portarle a costruire a 4.9 ci vorrà tempo. Ma se vuoi posso scrivere come andrà.

PS: Anche io restituisco il miele con acqua se hanno bisogno. Un vasetto capovolto con fori sul coperchio. Al posto dell'acqua uso spesso infuso di alcune piante medicinali, soprattutto da hypericum perforatum.
Io però lo do al mattino, è un buon stimolante per far uscire a raccogliere miele.

Loris

avatarsenior
inviato il 14 Ottobre 2026 ore 14:10    

Quand'ero piccolo piccolo, veneto pure io come l'autore del thread, a casa, campagna nei dintorni di Arquà Petrarca c'erano 3 arnie e ogni anno era una festa quando si "prelevava " il miele....una vita fa, anni '50 !

Ho sempre amato il miele (NON quello di supermercato) e nel tempo, e purtroppo nelle campagne adiacenti e nella bassa padovana il coltivare le api si è molto ridotto.

Difficile trovarne di genuino purtroppo....

Amo le api !

avatarsenior
inviato il 14 Ottobre 2026 ore 19:41    

difficile far sopravvivere le api.

Mio nonno era apicoltore e aveva sul balcone di casa due alveari perche non poteva fare a meno di interagire con loro.
Mia madre aveva alveari per consumo personale.

Io cresciuto in mezzo alle api, le ho allevate per impollinazione, poi ho cominciato a viaggiare troppo per curarle e le ho passate a mia figlia.

Ora vorrei riprendere con tre alveari sul balcone..

avatarsenior
inviato il 15 Ottobre 2026 ore 8:07    

Le api necessitano anche dell'impegno nostro.

Una piccola azienda agricola a 500mt da casa mia nella quale mi servo di prodotti freschi aveva degli alveari, non tanti.
Per un momento avevano pensato di espandere/aumentare la produzione del miele ma a conti fatti il tutto diventava un po troppo dispendioso e impegnativo. In famiglia hanno già il loro daffare, non hanno dipendenti e il lavoro nei campi è duro.

L'anno scorso hanno spostato/parcheggiato gli alveari presso un apicultore ad una trentina di km.

Per fortuna hanno ancora in mente la possibilità di convertire l'attuale lavoro di coltivazione ad una (forse) più tranquilla attività con solo (tanti) alveari...

È un lavoro che non si inventa. Il titolare aveva fatto dei corsi formativi. Bisogna imparare come si fa ....e come farlo bene ....

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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