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inviato il 06 Agosto 2026 ore 12:35
“ La cosa più incredibile sono quelli che sostengono che certi obbiettivi avrebbero "tridimensionalità". Quasi come fosse una qualche magica caratteristica intrinseca della lente, che però nessuno riesce a spiegare in modo chiaro. In realtà, trattasi solamente di lenti dal buon contrasto e con una certa propensione a saturare certi colori piuttosto che altri. „ Faresti bene a non avere tutte queste certezze e usare il condizionale, perché io vedo la resa tridimensionale di certi obiettivi in certe condizioni che non ha nulla a che vedere con contrasto o saturazione. Poi, io ora la so spiegare, ma come dicevo sopra non tutti i cervelli vedono o sono coscienti di stare vedendo degli indizi di tridimensionalità, per cui non tutti riescono a tradurre linguaggio e stimoli. Allo stesso modo, se mi parlate di musica, potete spiegarmela partendo dal battere le mani 1-2-3, 1-2-3, ma se aggiungete il 4 io non vi seguo più. Riguardo la foto: “ ma la combinazione di aree più scure in primo piano (gli alberi) e chiare in secondo piano (le montagne innevate), separate dalle grandi rocce ombreggiate a destra e sinistra, riesce a creare una forte tridimensionalità. „ Ci sono anche soprattutto la sovrapposizione, per cui un oggetto più vicino copre uno più lontano (albero e montagne, alberi e alberi) e il gradiente di tessitura, cioè il rimpicciolirsi di oggetti che hanno dimensioni note (gli alberi sono quasi tutti alti uguali). |
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inviato il 06 Agosto 2026 ore 13:46
Guarda Maurese magari avrai pure ragione, ma io in millemila post, sia sul forum che altrove, non ho mai, dicasi mai, visto una prova semplicissima. Pigliare due o piu' obbiettivi, scattare la stessa identica scena nelle identiche condizioni di illuminazione e dimostrare nei fatti che uno di tali obbiettivi ha "tridimensionalita'" e altri no. Sospetto fortemente che la tridimensionalita' sia tutta nella scena e nel manico di chi scatta, mai nell'obbiettivo. Ovviamente a meno di fotografare montando una ciotola in pyrex davanti al bocchettone. Tendo anche a credere poco alle "impressioni" non dimostrate dalle prove verificabili da tutti, mi sa un po' di pensiero magico. Oh, poi l'importante alla fine e' fare buone foto,. |
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inviato il 06 Agosto 2026 ore 14:11
Sempre per rimanere fra le cose elementari sulla luce, l'impressione di profondità può essere creata da una quinta (l'albero a sx) più scura del soggetto principale e da uno sfondo progressivamente più chiaro e con i colori meno saturi.
 Nicolas Poussin, Paysage par temps calme, 1651. |
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inviato il 06 Agosto 2026 ore 14:43
“ Guarda Maurese magari avrai pure ragione, ma io in millemila post, sia sul forum che altrove, non ho mai, dicasi mai, visto una prova semplicissima. Pigliare due o piu' obbiettivi, scattare la stessa identica scena nelle identiche condizioni di illuminazione e dimostrare nei fatti che uno di tali obbiettivi ha "tridimensionalita'" e altri no. Sospetto fortemente che la tridimensionalita' sia tutta nella scena e nel manico di chi scatta, mai nell'obbiettivo. Ovviamente a meno di fotografare montando una ciotola in pyrex davanti al bocchettone. „ Una volta quando si parlava di yakamoz avevo fatto questa prova, io vedevo le diffenze, ma era uscito tutto e il contrario di tutto, per cui una parte di persone percepiva il contrario di me. Ho capito solo recentemente il perché, come dicevo è l'equivalente per la musica: io ho affinato lo sguardo, ma il mio orecchio non fa differenza tra la cassa di un cellulare e un impianto hi-fi. |
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inviato il 06 Agosto 2026 ore 15:54
Sì, vero, è questione di affinamento; io il contrario, ho affinato più l’udito (ai bei tempi) che la vista. “ Quando penso a tridimensionalità penso alla visione 3d cinematografica o casalinga in cui il cervello viene "ingannato" e vedi gli oggetti su piani differenti. „ È esattamente quello che mi è successo con l’immagine di apertura, ma ho capito che la cosa è molto soggettiva. |
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inviato il 06 Agosto 2026 ore 15:54
Invece il paesaggio montano in b/n lo vedo proprio piatto. |
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inviato il 06 Agosto 2026 ore 16:21
 Avere più piani in uno scatto, insieme alla giusta illuminazione da un lato, e lenti con un buon microcontrasto dall’altro aiuta tantissimo. In questa immagine i piani sono 4, la vegetazione iniziale, la gente, il lago e le montagne. Sulla soggettività bho! È chiaro che se guardi l’immagine da smartphone l’effetto tridimensionalità potrebbe essere attenuato, se vedi una stampa amplificato. |
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inviato il 06 Agosto 2026 ore 18:02
“ invece il paesaggio montano in b/n lo vedo proprio piatto. „ Capito di chi è, vero? |
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inviato il 06 Agosto 2026 ore 18:18
“ Riccarbi „ Può essere di chi vuoi e io sono d'accordo con te, ma se a lui da l'idea di essere piatto mica è colpa sua, o meglio... quello che spesso si confonde è che il concetto di tridimensionalità, di profondità o più semplicemente che non è tutto sullo stesso piano non deve essere un manuale di geografia che ti dica QUANTO sia "profonda", ma serve giusto a far capire che non si sta guardando un disegno su un muro piatto bensì un qualcosa che non è piatto, poi più da quella sensazione e più in teoria l'effetto è riuscito e questo funziona bene o male in tutte e 4 la fotografie che son state postate qua (teniamo il portone come caso a parte); normalmente è questo che ti fa "perdere" in un'immagine, che sembra ti faccia entrare dentro (di tutti gli esempi proposti, comunque, quella più d'effetto è il quadro postato da Ale Z)... po il quanto può essere una percezione personale, ma non si può dire oggettivamente che le 4 foto non abbiano un minimo di profondità (che non è la profondità di campo sia chiaro)! |
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inviato il 06 Agosto 2026 ore 18:35
“ Può essere di chi vuoi „ Zzo, se c'è un fotografo che richiama immediatamente alla mente l'idea di tridimensionalità, così come l'intendi anche tu, questo è Ansel Adams. Se contestiamo anche questo, allora mi sa che qui nessuno più concorda su cosa sia la "tridimensionalità" in fotografia. Cosa anche possibile, ma che dimostrerebbe l'assurdità del dibattito. |
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inviato il 06 Agosto 2026 ore 18:48
Per la precisione a me piace Adams (la sua galleria nello Yosemite l'ho già vista 3 volte), ma è a lui che non da l'idea di tridimensionalità non a me... io quella la scena la conosco a memoria e so anche le distanze reali quindi è più facile... Magari questa o questa aiutano di più, però in effetti io non ho mica capito che cosa volesse dire (o chiedere) chi ha aperto la discussione, non mi ha risposto! |
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inviato il 06 Agosto 2026 ore 20:57
Mah, io penso che siamo anche un po' drogati dalla visione sugli schermi. Ripeto, a costo di essere pedante, che chi non ha mai visto un quadro di Rothko dal vero pensera' "tutto qui?". Chi l'esperienza invece l'ha fatta, sa che e' un universo totalmente diverso. La visione su PC, o peggio sugli oled strasparati degli smartphone, distrugge la finezza della fotografia. Io piu' vedo la prima immagine di questo thread, meno mi piace. |
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inviato il 06 Agosto 2026 ore 21:50
Questa ha molti indizi, molti. Direi direzione della luce, sovrapposizioni e dimensioni relative, gradiente di texture, progressione dello sfocato, nebbiolina. E aggiungerei pure un caldo-freddo nei colori vicini-lontani. |
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inviato il 07 Agosto 2026 ore 1:17
Quando studiavo i flash, una lezione delle più utili era sui colori più caldi sui soggetti vicini e più freddi su quelli lontani. |
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