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inviato il 21 Luglio 2026 ore 9:45
Condivido appieno il pensiero di Cristian.art Quando ho un po' di foto creo uno slideshow di qualche minuto con sottofondo musicale. Foto in rigido ordine cronologico inverso, esclusivamente b/n. Riguardandolo, a volte mi ci addormento. Per dirla come Flaiano, è in quel momento, nel passaggio tra la veglia e il sonno, che la mente si libera da ogni inibizione e si percepisce la vera essenza delle cose. Nulla a che vedere con lo stress da social. |
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inviato il 21 Luglio 2026 ore 10:49
Faccio un attimo i punti salienti della discussione, perché trovo tutti gli interventi estremamente interessanti: -da una parte abbiamo chi vive la street in maniera estremamente intima e personale, alcune volte senza necessità di esporre sui social -dall'altra abbiamo chi trova la street attuale abbastanza asettica e molto simile ad un esercizio di stile -in molti confermano di vedere - in questo genere - una paternità (o meglio maternità) ricondotta a Vivian Mayer, in quanto particolarmente spontanea, scelta curiosa e sulla quale mi trovo d'accordo, ma è anche curioso come nessuno abbia citato il classicissimo Bresson (di solito è il primo nome che salta fuori nelle discussioni sulla street, come vedo che ha notato anche Matteo Groppi) Personalmente mi piace particolarmente il contrasto con la documentazione avvenuta tramite social: io andrei in questa direzione discutendo, secondo voi, se effettivamente il reportage da social vada a sostituirsi a quello della street, calcolando che 99/100 i social non mostrano uno specchio della realtà, anzi, non mostrano quasi niente di reale... Filtri e altri magheggi indotti intelligentemente da alcuni infuencer provocano una visione distorta e lontana dalla realtà, anche verso sé stessi. Ci sono casi documentati di danni da social circa la derializzazione personale e i danni psicologici di alcuni standard alterati sul fisico (e non solo). Avete mai perso "il contatto con la realtà" a causa di un social? Anche brevemente. E se si, può effettivamente un social diventare qualcosa che documenta la società? Perché la società non sempre è lo specchio della realtà, e questa ne è la prova |
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inviato il 21 Luglio 2026 ore 10:59
Io non la prenderei la mayer ad esempio, la produzione vista é selezionata e stampata per piacere a un pubblico contemporaneo e per creare un personaggio che attiri e porti un guadagno Le foto sono belle? Si ma non é un esempio concreto perché appunto selezione e stampa sono fatte ora per piacere al pubblico attuale |
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inviato il 21 Luglio 2026 ore 11:06
Chiaro , notavo solo come fosse curioso che fosse saltato fuori solo il suo nome e non quello che esce di solito ossia Bresson (altre belle foto, ma anch'io mi sposterei su altro) |
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inviato il 21 Luglio 2026 ore 11:28
Sicuramente la Meyer ha dal canto suo (ed è spesso citata per questa sua particolarissima storia, probabilmente unica in ambito di fotografi famosi) l'aura di una persona che è stata amante della fotografia, amante del racconto dell'ambiente e delle persone che la circondavano in ogni fase della sua vita, ma distaccata dal fatto di voler condividere e far conoscere ad altri le proprie "storie", a differenza dei vari Bresson, Doisneau, Erwitt, Brassai, ecc.. che ne hanno fatto il proprio lavoro e la propria arte.. |
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inviato il 21 Luglio 2026 ore 11:30
Personalmente, non ne faccio una questione di nomi. Mi piace girare per librerie, ci sono tanti libri. Bresson? Ben venga. Vivian Mayer? Idem. Ma ci sono tanti altri. Solo quando vedo la ragazza afghana mi innervosisco un po'. La vieterei sulle copertine. Le librerie hanno qualcosa che ai social manca. Forse semplicemente non hanno proprietari urticanti. Strano destino che accomuna le piattaforme 'democratiche'. |
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inviato il 21 Luglio 2026 ore 16:34
Vero. I social ci innondano di immagini dal quotidiano. Ma ciò che qualifica una fotografia di street (o di reportage, o documentaristica) è l’intenzionalità del fotografo. Cioè la volontà di esprimere un pensiero, un'opinione su ciò che vede. I social funzionano su altre logiche. |
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inviato il 21 Luglio 2026 ore 16:44
C’è un fotografo che sempre mi viene in mente quando si parla di questo genere di fotografia: Dimitry Markov. Purtroppo scomparso due anni fa, ha uno stile semplice e diretto che evita ogni tipo di artificio "emotivo-wow" nelle sue immagini e immediatamente ti porta a cercare il senso profondo della realtà che ti mostra. Il soggetto implicito. Quello che non si vede subito, con uno sguardo superficiale. Vorrei una sua mostra in Italia. Guardate soprattutto la sua produzione pre 2023 www.instagram.com/dcim.ru |
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inviato il 21 Luglio 2026 ore 17:02
Grazie Ale per la segnalazione, non sono iscritto a Istagram ma ho trovato storia e una buona carrellata di immagini a questo indirizzo www.giuseppebrunofotografo.it/dmitry-markov/ Mi piacerebbe leggere il suo libro, cercherò meglio con più calma. |
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inviato il 21 Luglio 2026 ore 19:16
La street photography non ha perso significato perché l'IA è in grado di creare immagini spettacolari. Ha semplicemente perso una parte della sua esclusività come mezzo per produrre immagini sorprendenti. Se l'obiettivo è stupire esteticamente, oggi esistono molti strumenti, compresa l'IA, che possono farlo. Quello che l'IA non può fare è sostituire il valore documentario di una fotografia reale. Una fotografia di strada non è importante solo per ciò che mostra, ma perché è la traccia di un incontro tra un fotografo, un luogo e un preciso istante del tempo. È un documento. Anche quando è imperfetta. Detto questo, eviterei anche di idealizzare la street photography. Non tutte le foto di strada hanno automaticamente un valore storico o sociale. Molte sono esercizi di stile, altre imitano linguaggi già visti. Ma questo è sempre successo: anche negli anni di Henri Cartier-Bresson o Garry Winogrand la maggior parte delle fotografie non è diventata iconica. Il valore emerge nel tempo, quando un insieme di immagini finisce per raccontare un'epoca. È proprio qui che, secondo me, la street photography conserva la sua forza. Nessuno può sapere oggi quali immagini saranno importanti tra cinquant'anni. Una fotografia che oggi sembra ordinaria potrebbe diventare preziosa perché mostra dettagli che nessuno aveva pensato di conservare: il modo in cui le persone usavano lo smartphone, come erano vestite, le insegne dei negozi, i mezzi pubblici, la pubblicità, gli spazi urbani. L'IA può inventare un passato credibile. La street photography, invece, può lasciare una testimonianza autentica del presente. Sono due cose diverse e, a mio avviso, non sono in competizione: una appartiene all'immaginazione, l'altra alla memoria. Ed è difficile immaginare una società che rinunci a documentare sé stessa. |
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