|
|
inviato il 06 Luglio 2026 ore 15:53
Fortunatamente sono giovane e funziono ancora bene e non ho avuto bisogno della bottiglia o di altro |
|
|
inviato il 06 Luglio 2026 ore 21:33
Grande Riccardo! Sai che era una delle mie due opzioni per Giugno? Alla fine sono andato a veder la Lince in spagna, ma grazie del resoconto: i capanni di Miha erano uno dei miei obiettivi…. Un saluto! |
|
|
inviato il 06 Luglio 2026 ore 21:45
Ciao Davide, bellissima anche la lince ;-) Sono contento di averti offerto qualche spunto utile, sentiamoci pure se avessi bisogno di maggiori dettagli |
|
|
inviato il 07 Luglio 2026 ore 7:56
Non amo fare il bastian contrario , credo lo si sia capito , ma ... detto della piacevolezza del viaggio , del visitare posti indubbiamente belli , dell'incontro/confronto con altri fotografi, dello scambio esperienziale con i suddetti e tutte queste piacevolezze ... mi chiedo che valenza abbiano e che soddisfazione possano dare immagini ... non saprei definirle diversamente , "addomesticate" di questo genere , con l"esca" del mais per giunta , comodamente seduti in un capanno, con tanto di supporti idonei per l'attrezzatura (con l'unica scomodità di dover pisciare nella bottiglia!) , che tanto mi ricordano un giro in uno dei tanti zoo safari o parchi "animalier " presenti nel nostro Paese ... al di là ovviamente del puro piacere dello scatto e del maneggio di attrezzatura indubbiamente performante che comunque ha la sua bella importanza . In una parola , scatti senz'altro tecnicamente perfetti ... ma privi di quella "genuinità " che , a mio modestissimo avviso , dovrebbe avere questo genere di immagini . Sia chiaro che è una mia riflessione personalissima e senza alcun intento polemico , che peraltro non avrebbe ragion d'essere dato che oltretutto alcun danno o nocumento subiscono i soggetti fotografati . |
|
|
inviato il 07 Luglio 2026 ore 8:28
Eh..."vaste programme" avrebbe detto De Gaulle. Difficile se non impossibile conciliare la vera fotografia in wild con le comodità oggigiorno disponibili ( anche per me , da banale fruitore di parchi ed oasi ed appassionato degli animali ). Certo è che se spendessi una paccata di soldi senza vedere l'orso o chi per esso non tornerei a casa soddisfatto pur conscio che l'animale fa, sempre, l'animale e non cosa vorremmo noi. Vabbè, volpe ed uva anche stavolta |
|
|
inviato il 07 Luglio 2026 ore 9:42
Olandese nessun bastian contrario, ognuno ha la sua opinoine. Capisco il tuo punto di vista e credo che, in fondo, la questione dipenda molto dalla sensibilità personale e da ciò che ciascuno cerca nella fotografia naturalistica. Personalmente non condivido l’accostamento con uno zoo safari o con un parco animalier. Gli orsi che abbiamo fotografato sono animali selvatici, liberi di muoversi in un ambiente naturale e, soprattutto, liberi di presentarsi oppure no. Il fatto che l’osservazione avvenga da un capanno attrezzato non rende gli animali “addomesticati”, così come non rende meno autentica un’immagine il fatto che il fotografo abbia scelto una postazione, studiato un luogo o atteso il soggetto nelle migliori condizioni possibili. È vero che in questo caso l’esperienza è organizzata e facilitata, e non ho difficoltà a riconoscerlo. Ma per me questo non toglie valore né all’incontro né alle immagini. Semplicemente, è un modo diverso di vivere la fotografia naturalistica. C’è chi trova soddisfazione nel trekking, nell’appostamento solitario e nella ricerca del soggetto; chi nella documentazione; chi nella contemplazione; chi nella possibilità di osservare e fotografare un animale selvatico da vicino, in sicurezza e senza disturbarlo. Non credo che una di queste sensibilità sia necessariamente più “genuina” delle altre. Anche perché, portando all’estremo il ragionamento, dovremmo stabilire una sorta di scala di autenticità: il capanno fisso vale meno dell’appostamento libero? La guida naturalistica vale meno della ricerca autonoma? Fotografare da un fuoristrada in un safari vale meno che farlo a piedi? Una pozza d’acqua conosciuta e frequentata dagli animali è più o meno genuina di un punto di alimentazione? Credo che il confine sia molto più complesso e personale di quanto possa sembrare. Per quanto mi riguarda, la soddisfazione è stata enorme: osservare da vicino il comportamento di animali selvatici, trascorrere ore ad aspettare, vedere situazioni e interazioni diverse e cercare di trasformarle in immagini che avessero un senso per me. Non pretendo che tutti provino la stessa emozione davanti a questo tipo di fotografia, ma allo stesso modo non credo sia corretto considerarla automaticamente meno autentica. Altro fattore di soddisfazione è quello di aver conosciuto ed essermi confrontato con diversi fotografi provenienti da tutta Europa ognuno dei quali aveva idee, attrezzature e approcci diversi è un fattore di arricchimento. La fotografia naturalistica, fortunatamente, è abbastanza ampia da accogliere sensibilità, approcci e modi di viverla molto diversi. Ed è proprio questa diversità, secondo me, a renderla interessante. Capisco comunque il tuo punto di vista e, in parte, condivido anche alcune delle tue considerazioni. Fotografare un animale dopo giorni di ricerca, fatica, appostamenti e magari senza alcuna certezza di riuscire a vederlo è certamente un’esperienza diversa, e probabilmente anche più intensa sotto alcuni aspetti. Detto questo, non credo che una modalità escluda necessariamente l’altra, né che una fotografia realizzata da un capanno organizzato sia automaticamente priva di valore o di soddisfazione. In questo caso gli orsi sono animali selvatici, liberi di muoversi in un ambiente naturale: non siamo in uno zoo né in un safari park. È vero, viene utilizzato del mais come attrattivo, e non ho alcuna difficoltà a dirlo, così come non ho mai cercato di far passare queste immagini per il risultato di una spedizione solitaria nella taiga. Per me la fotografia naturalistica ha molte dimensioni. C’è l'avventura della ricerca, l’attesa, la conoscenza del territorio e del comportamento animale, ma c’è anche il piacere più strettamente fotografico: osservare la luce, aspettare un comportamento interessante, scegliere l’inquadratura, gestire tempi e sfondo e cercare di portare a casa un’immagine che abbia forza e atmosfera. Anche da un capanno tutto questo, almeno per me, continua a esistere. Personalmente ho vissuto e fotografato animali in situazioni molto diverse, alcune decisamente più impegnative e altre più organizzate. Non sento il bisogno di stabilire una gerarchia assoluta tra queste esperienze: mi danno soddisfazioni differenti. E credo che la fotografia, alla fine, sia anche questo. Ognuno cerca nelle proprie immagini qualcosa di diverso e attribuisce valore ad aspetti diversi dell’esperienza. Quanto alla bottiglia… posso assicurarti che, almeno quella, era assolutamente autentica e selvaggia! |
|
|
inviato il 07 Luglio 2026 ore 9:53
Apprezzo la pacatezza e la cortesia della risposta , articolata e pertinente, cose che ho già apprezzato in altri tuoi interventi . |
|
|
inviato il 07 Luglio 2026 ore 9:55
Ti ringrazio, ci mancherebbe, siamo tutti qui a ragionare su di una passione comune, utilizzo qui lo stesso tono ed approccio che utilizzerei intorno ad un tavolo a chiaccherare dal vivo. Grazie a te per gli spunti utili di discussione piuttosto, ognu punto di vista è arricchente |
|
|
inviato il 07 Luglio 2026 ore 11:06
Sarà che la penso come @_Axl_ o come @Maurizio Trifilidis ma vorrei sottolineare come le due persone citate usano molti "se" ed i verbi al condizionale. Quello che normalmente fa alzare i toni ed inalberare le discussioni sono coloro che vivono di certezze ed esprimono giudizi trancianti. Come mi pare di aver già accennato nel minestrone dei giorni scorsi non di rado chi é rigido verso terzi al contrario è magnanimo riguardo i propri comportamenti; sarebbe meglio l'opposto. Dal momento che i toni si sono pacati mi scuso in anticipo, non vorrei aver soffiato sulla brace |
|
|
inviato il 07 Luglio 2026 ore 11:16
Beh... avete già detto tutto, ed in modo particolarmente costruttivo. Anch'io prima di andare in capanno avevo una percezione un po' "addomesticata" della questione... però mi è piaciuta molto l'interazione con altri fotografi internazionali (Peru, Argentina, Chile) oltre al fatto che in certi casi si tratta del modo più sicuro e naturale per osservarli senza disturbarli (non so a quanti metri fossi Riccardo dagli orsi ma penso per avvicinarti cosi tanto in appostamento più di qualche rischio lo corri...e di certo li infastidisci). Sul tema del mais mi sono chiesto più volte se sia giusto o meno e alla fine mi sono risposto che nell'nei limiti in cui la disponibilità dello stesso non rompe l'equilibrio alimentare naturale dell'animale, sia solo un elemento positivo (meglio attratto da quantità controllate di mais in mezzo ai boschi che da pattume umano nei centri abitati). In Spagna devo dire che ho particolarmente apprezzato come il tutto sia gestito in modo molto naturale: viene semplicemente garantita la presenza di molti conigli vivi (preda abituale dalla lince) di cui l'animale può (o meno) cibarsi. |
|
|
inviato il 08 Luglio 2026 ore 8:55
Condivido sia nella forma che nel contenuto tutti questi ultimi pensieri a partire dall’articolata e rispettosa risposta di_Axl_. |
|
|
inviato il 09 Luglio 2026 ore 18:01
Basta leggere quello che succede tra Trentino e Canton Grigioni dove gli orsi si spostano per centinaia di Km per capire come dare del mais per fotografarli significa snaturare conpletamenteil loro modo di vivere. Qualcuno ci guadagna, altri si divertono ma per favore non parlate di fotografia naturalistica che è tutt’altra cosa. |
|
|
inviato il 09 Luglio 2026 ore 18:26
Ripeto quello che ho detto la. Cercare di dare una definizione di naturalistica in base ai parametri discussi qui non è possibile e probabilmente non serve a nulla. L'unico parametro importante è il rispetto del soggetto e delle leggi che lo tutelano. Qui di soggettività non ce n'è, o per lo meno ce ne è pochissima. Non conosco quello che sta dietro al foraggiamento degli orsi sloveni. Mi auguro che zoologi in gamba, enti ed associazioni vigilino al fine di non far prevalere l'aspetto economico sulla tutela. Non stiamo parlando dei carnai per avvoltoi, che hanno il fine di favorire il ripopolamento di un uccello saprotrofo. L'orso in Slovenia se la passa bene e il cibo lo troverebbe senza problemi. Non so, mi piacerebbe qualcuno sul pezzo mi spiegasse |
|
|
inviato il 09 Luglio 2026 ore 18:55
Con il foraggio gli orsi vengono tenuti attorno ai capanni per darli in pasto alle fotocamere altrimenti andrebbero per i fatti loro e allora addio affari. Ma va bene anche così |
|
|
inviato il 09 Luglio 2026 ore 21:06
Quello è ovvio. Mi chiedo se la situazione è monitorata per comprendere eventuali impatti legati a questa attività commerciale |
Che cosa ne pensi di questo argomento?
Vuoi dire la tua? Per partecipare alla discussione iscriviti a JuzaPhoto, è semplice e gratuito!
Non solo: iscrivendoti potrai creare una tua pagina personale, pubblicare foto, ricevere commenti e sfruttare tutte le funzionalità di JuzaPhoto.
Con oltre 261000 iscritti, c'è spazio per tutti, dal principiante al professionista. |

Metti la tua pubblicità su JuzaPhoto (info) |