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inviato il 28 Maggio 2026 ore 11:41
“ Ma hai una scaletta ? Perché quello che vuoi fare lo puoi fare in 100 modi diversi „ al momento ho una scaletta di massima: - introduzione (sequenza che ho postato in galleria) - svolgimento, per raccontare “La diversità come elemento di vita” - chiusura (idea al momento è chiudere con un'immagine speculare a quella di apertura, ossia piazza vittorio inquadrata dall'ingresso del mercato, probabilmente al tramonto/notte, sempre in formato 16:9) Sullo svolgimento, la priorità sono ovviamente le persone e le loro interazioni (o anche l'assenza di interazioni), ma vorrei intervallare con degli "intermezzi" in formato quadrato con dettagli di prodotti venduti al mercato e che simboleggiano la diversità (es. pile di confezioni straniere di diversi tipi/formati di riso, spezie colorate, frutti/verdure che si trovano solo lì, ecc). Questa è sicuramente la parte che devo ancora mettere a fuoco e lo posso fare solo andando lì. |
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inviato il 28 Maggio 2026 ore 14:31
“ Come reportage non racconta e questo è grave, conosco bene il mercato di Piazza Vittorio, lo conosco da quando stava ai bordi della piazza ed era invaso da topi grandi come cani, è vero che sono solo tre foto, non avrei chiesto commenti con solo tre foto ma avrei aspettato di completare il lavoro. La prima è un panorama preso da lontano e mosso non capisco cosa ci azzecchi l'addetto alle batterie dei monopattini con il mercato. La seconda dice solo che ci sono delle tende in plastica all'ingresso, ma le mosche entrano comunque senza problemi, l'aver tagliato la scritta ESQUILINO a mio parere è un grave errore, tagliandola hai tolto la contestualizzazione, potrebbe essere un qualsiasi mercato. La terza ha troppo mosso, f22 è davvero esagerato, non comprendo l'uso di f22 visto che comunque non hai cercato la nitidezza scegliendo il mosso. Capisco che tu voglia dare al mosso il senso di un tuo taglio stilistico ma in questo caso temo sia un freno al racconto che finisce con il non raccontare. „ questo intervento mi era colpevolmente sfuggito, ma vorrei darti un riscontro perchè hai fatto osservazioni molto puntuali, e te ne ringrazio. hai ragione, probabilmente sono stato precipitoso ad aprire il topic con solo 3 foto, oltretutto intrduttive, ma mi è venuto di fare così, anche perchè ero comunque interessato anche a consigli e suggerimenti sull'impostazione di un reportage. sulla prima foto, l'ho voluta scattare da piazza vittorio perchè, come dici, il mercato arriva da lì e da lì arriva anche l'idea del reportage. l'adetto alle batterie dei monopattini sarebbe quello in "bicicletta"? a me sembrava uno che fa le consegne al/dal mercato, e, tra le tante fatte in quel punto, ho scelto quella con lui anche perchè a mio giudizio da più "carattere" alla scena. sulla seconda, ho volutamente tagliato insegna "nuovo mercato esquilino" perchè per me hanno sbagliato a rinominarlo così e il progetto l'ho chiamato semplicemente "vittorio" proprio per prendere le distanze da nuovo nome (vedila come una mia presa di posizione nel raccontare il mercato). parlando con il presidente del mercato, ho scoperto che neanche al lui piace quel nome, tant'è vero che ha fatto mettere l'insegna "mercato di piazza vittorio" (si vede sullo sfondo di prima immagine). la terza va vista in combo con la seconda, perchè ho voluto simulare lo "stordimento" quando si attraversano le tende che non fanno vedere quello che c'è dietro. sempre nella terza avrei voluto creare un effetto time lapse ancora più esasperato (il riferimento che avevo in mente era la foto di salgado alla church gate station) ma più di così non ci sono riuscito, anche perchè c'era troppa luce e troppo poca gente (e comunque senza treppiedi sarebbe stata tosta) negli altri scatti dentro il mercato il mosso comunque scompare, non vuole essere un tratto distintivo dell'intero reportage. |
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inviato il 28 Maggio 2026 ore 16:02
Il reportage non devi spiegarlo ! Si deve capire cosa vuol dire solo guardandolo. Al massimo ci può stare un titolo |
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inviato il 28 Maggio 2026 ore 16:35
Allora, ti dico la mia pur non essendo certo un esperto di reportage: Mantieni pure l’idea iniziale delle tre foto, ma le rifarei così (è un esempio): - la prima guarda di beccare un altro in bicicletta che sia più attinente al mercato; poi dal telefono lo vedo sfuocato, magari sarà il mosso ma il fuoco lo vedo più oltre, sulle auto dietro. - sulla seconda taglierei completamente l’insegna, oppure parzialmente inquadrandone solo metà (longitudinalmente) così che si legga e non si legga; ma quel rimasuglio che hai incluso non ha molto senso per me. Inoltre il fuoco lo vedo sulle persone e non sulla tenda, io invertirei (fuoco sulla tenda e leggero sfuocato sulle persone). - la terza ha il difetto delle persone sullo sfondo su cui l’effetto mosso non ha funzionato, mentre su quella in primo piano - logicamente - ha funzionato anche troppo. Quindi la rifarei in modo che tutte le persone (o quasi tutte) vengano mosse in maniera più omogenea. Queste sono le osservazioni che mi sono venute in mente riguardando bene le foto. |
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inviato il 28 Maggio 2026 ore 17:08
@fcl infatti non ho messo didascalie sotto le foto ma di fronte a delle osservazioni, mi pare pacifico illustrare motivazioni/intenzioni (se ci sono) alla base di alcune scelte. è la stessa cosa che farò se le osservazioni arrivano dai coordinatori del laboratorio. @enrico grazie per osservazioni, le tengo in considerazione |
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inviato il 28 Maggio 2026 ore 18:28
Reportage strutturato, concept, osservazioni dei coordinatori, motivazioni, sopralluoghi, scaletta, introduzione, svolgimento e chiusura!!! Io esco con la mia fotocamera al collo, magari con una bella cinghia, mi guardo intorno in modo rilassato e se c'è qualcosa che mi attira la fotografo altrimenti nemmeno la accendo. Ed è tutto quello che dovrebbe fare un fotoamatore per il resto c'è già il lavoro. Vedo poco che abbia a che fare con la creatività in tutto questo e mi sembra un approccio quasi militaresco. |
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inviato il 28 Maggio 2026 ore 21:03
@wolfango Visto che hai citato termini che ho utilizzato io, mi sento chiamato in causa. Quelle di cui si parla in questo topic sono 3 foto, alla fine del reportage probabilmente non saranno più di 20 al massimo. Nelle mie gallerie ce ne stanno più di 140, scattate tutte più o meno con l’approccio che descrivi tu. Questo per dire che una cosa non esclude l’altra, proprio perché sono un foto amatore e mi posso permettere di sperimentare quello che mi può interessare senza la pressione di dover fotografare per pagare le bollette. |
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inviato il 28 Maggio 2026 ore 21:17
Wolfango, invece a me pare che Cencio sia partito con l'intenzione giusta. I foto-amatori non sono condannati ad essere foto-superficiali. Ognuno fa come si sente e come può. Ed è tutto rispettabile. La "creatività" va stimolata, coltivata e anche presa per mano. Altrimenti si fa poca strada... Perdona la franchezza |
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inviato il 28 Maggio 2026 ore 22:45
Allora Cencio... son solo tre foto, dunque nessuna pretesa ma semplicemente un indirizzo. Quardale bene. Poi lasciale decantare e riguardale. Cosa c'e' di te in quelle foto? Nulla. Sono vuote. Piene di pixel colorati. Ma non c'e' una scena, una costruzione un percorso per l'occhio. Solo caos e disordine. Sono scatti pressoche' casuali, fatti perche eri li. Non comunicano, non registrano, non splendono. Prendi la foto centrale.. perche' l'hai scattata in quel momento? quell'uomo con la borsa che si intravede. Se l'avessi scattata un secondo dopo avrebbe dato un senso alla foto. Sarebbe stato in lotta con la tenda che forse gli avrebbe strusciato il viso deformato dallo sforzo di oltrepassarla. Sarebbe stato UN MOMENTO. Costruito anche benino con protagonista, quinte e sipario. Insomma nelle tue tre foto manca un punto di ingresso per l'occhio, e manca un percorso. L'occhio vaga e si scontra con personaggi che non hanno motivo di stare li. Se non il caso. Posso suggerirti soltanto di SEMPLIFICARE. LESS IS MORE. nelle tue prossime foto costruisci la scena con un punto di ingresso forte . un soggetto in un punto di forza e a fuoco. lascia scena vuota e un punto di fuga lontano che costringa l'occhio a staccarsi dal soggetto ed affondare nella foto. Gioca con il chiaroscuro, scalda il soggetto e raffredda lo sfondo, aumenta contrasto sul soggetto e diminuiscilo sul punto di fuga... La foto sara' tridimensionale.. riducila a miniatura e d osservala. Diventa piu facile cosi' valutare le masse chiaroscure. Se non vanno correggi. Insomma.. quando sei sulla scena del delitto (le tue foto per ora sono un delitto ), cerca il dettaglio e rendilo protagonista. Per il momento abbandona il caos. E' troppo complicato gestirlo bene. Serve rigore che non puoi ancora a vere. |
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inviato il 29 Maggio 2026 ore 1:02
“ Cosa c'e' di te in quelle foto? Nulla. Sono vuote. Piene di pixel colorati. Ma non c'e' una scena, una costruzione un percorso per l'occhio. Solo caos e disordine. Sono scatti pressoche' casuali, fatti perche eri li. Insomma nelle tue tre foto manca un punto di ingresso per l'occhio, e manca un percorso. L'occhio vaga e si scontra con personaggi che non hanno motivo di stare li. Se non il caso. „ Tutto giusto. |
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inviato il 29 Maggio 2026 ore 10:55
ho voluto la bicicletta? e mo pedalo fair enough @salt il consiglio sulla tridimensionalità è molto apprezzato, col contrasto già ci sto lavorando in maniera selettiva, anche su alcune immagini scattate dentro al mercato. su caldo/freddo meno, anche perchè mi è poco chiaro come utilizzarli selettivamente in DT rispetto a "cosa c'è di me" nelle tre foto, c'è la scelta di averle volute scattare in questo modo per i motivi che ho scritto in un post sopra. avrei potuto tranquillamente iniziare il reportage con una bel primo piano dell'insegna del mercato, tanto per fare un esempio. ne ho anche fatti quando stavo lì, ma poi li ho scartati. in quei tre scatti il protagonista per me era doveva essere il mercato (e nella prima anche la "zona" anche se capisco che se non si è di Roma è ancora più complesso da cogliere), non le persone. che è anche il motivo per cui non sono riconoscibili più di tanto volti, gesti ed espressioni. sulla seconda in particolare, a me sta benissimo che la persona si intraveda soltanto, perchè quella foto vuole trasmettere il pensiero che ho avuto là davanti dopo molti anni che non c'andavo: "chissà comè dentro?" poi queste scelte si possono non condividere, oppure non sono riuscito a comunicarle efficacemente, oppure ancora possono aver preso troppo il sopravvento rispetto a economia e efficacia del singolo scatto. però di sicuro non sono fatte a caso, che è quello che ho cercato di evitare il più possibile |
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inviato il 29 Maggio 2026 ore 11:06
comunque per opener ho un'immagine alternativa su cui sono indeciso (stesso concetto ma esecuzione differente) casomai più tardi la carico in galleria se qualcuno vuole darmi un suo parere tra la due |
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inviato il 29 Maggio 2026 ore 11:38
Quando dico gestire il caos intendo questo.
 www.storiachepassione.it/foto-del-giorno-dali-atomicus/ Haltman ha costruito questa fotografia. Che, ovviamente, non e' street ne' urban. Del caos puoi anche farne una cifra stilistica. che guidi il lettore attraverso il reportage. Devi pero' lavorare attentamente ed operare una selezione brutale. Io uso un filtro semiautomatico per valutare la qualita' globale della foto e se questa raggiunge un punteggio sufficiente per essere integrata nella serie. E' un metodo molto selettivo ma funziona molto bene. Se interessa posso dare qualche dettaglio in piu. Insomma una volta presa la direzione.. dacci dentro senza pieta' |
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inviato il 29 Maggio 2026 ore 11:51
“ perchè quella foto vuole trasmettere il pensiero che ho avuto là davanti dopo molti anni che non c'andavo: "chissà comè dentro?" „ ora... detta cosi' questa foto non comunica affatto il chissa' com'e' dentro. Anzi lo sguardo sconsolato del signore sembra dire, chissa' se fuori si sta meglio? il signore pero' chiude graficamente l'accesso al passaggio. Se tu avessi voluto comunicare il "chissa' com'e' dentro, fotograficamente avresti dovuto per esempio mettere una bambina di spalle, che in punta di piedi scosta un po' la tenda e infila la testa dentro per sbirciare. Tenda centrale e simmetrica, due quinte e la bambina in un punto di forza. E' uno dei modi possibili. Scarpettine a sandalo di pelle, calzini bianchi vestitino e gonnellina. Magari un giocattolo posato a terra se non rende la foto troppo fru'fru' . Son solo esempi per far capire cosa intendo dire .. |
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inviato il 29 Maggio 2026 ore 12:44
Dico una cosa: lasciamolo lavorare... Inutile fare chiacchiere teoriche. Vediamo cosa ci dirà una sequenza di immagini più completa. Magari una selezione un po' ampia, da rendere più efficace. Per il resto si sa: un progetto di "reportage" ha sempre una componente di preparazione (si "studia" un argomento per evitare di dire banalità o cadere in stereotipi) ma è anche fatto di situazioni impreviste, casuali che si possono cogliere o perdere. Quindi programmazione (dei luoghi, dei tempi) ma anche sensibilità e "antenne dritte" quando si è sul campo. |
Che cosa ne pensi di questo argomento?
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