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Filtro CPL in interno


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avatarsenior
inviato il 25 Maggio 2026 ore 22:37    

Si ma rimane da capire ancora perché usare un PL in chiesa

avatarsenior
inviato il 25 Maggio 2026 ore 22:40    

Stesso dubbio e aggiungo che ancora non capisco perché tenere fisso il polarizzatore sull'obiettivo (sperando non sia un grandangolare)

avatarjunior
inviato il 25 Maggio 2026 ore 23:19    

Mario, MacGyver ti fa un baffo!!!
Inoltre ho quasi paura a scrivere che parliamo di un 14-30, ma non vignetta, ho cercato un filtro sottile di proposito…

avatarjunior
inviato il 26 Maggio 2026 ore 1:28    

Condivido volentieri la mia esperienza sul campo.
Il polarizzatore circolare (CPL) è ormai un'estensione fissa del mio flusso di lavoro, specialmente sulle ottiche grandangolari ( zoom).
Lo lascio praticamente sempre montato quando scatto paesaggi, architettura o interni, ma lo trovo molto utile anche nella ritrattistica mirata per controllare la specularità dell'incarnato ed eliminare i riflessi lucidi della pelle o il riflesso sui vetri, pavimentazioni bagnate ecc.

Nel reportage di matrimonio e nelle cerimonie l'impiego diventa inevitabilmente più di nicchia. L'assorbimento luminoso di circa un paio di stop richiede molta attenzione quando si lavora negli interni scuri delle chiese ( ma nel caso c'è sempre la possibilità di utilizzare dei flash con trigger), eppure ci sono situazioni operative in cui questo filtro risolve problemi complessi. Penso ad esempio alla gestione dei pavimenti in marmo lucido o in legno trattato. In quel caso il CPL abbatte selettivamente il bagliore delle luci, permettendo di recuperare il micro-contrasto, dettagli delle texture dei materiali, che altrimenti verrebbero completamente lavate via e sovraesposte dalla luce incidente.

Quando ci si sposta in esterni o per sessioni ambientate al mare, l'efficacia è totale. Non si limita a eliminare il riflesso sulla superficie dell'acqua, ma agisce anche sulla luce riflessa dalle particelle di umidità nell'aria e dalla vegetazione ( se c'è nei paraggi). Rimuovendo questi micro-riflessi si aumenta la saturazione della scena e si migliora nettamente la separazione cromatica dei soggetti rispetto allo sfondo.

Un altro scenario classico in cui mi salva letteralmente lo scatto è la foto degli sposi dentro l'auto. Se i finestrini sono alzati o parzialmente sollevati, la luce diurna crea uno schermo riflettente speculare che nasconde i volti. Sfruttando la rotazione della ghiera si azzera questa barriera visiva, salvando la leggibilità dei dettagli nell'auto, volti ed altro ed evitando complessi e distruttivi recuperi digitali in post-produzione.

avatarsenior
inviato il 26 Maggio 2026 ore 7:49    

Il cpl in chiesa: l'ho scritto, sono pigro e la perdita in iso è sempre su valori ben accettabili per la Z7, perché con dxo prime posso eliminare agevolmente il noise. Poi, se lo tolgo devo metterlo da qualche parte (in tasca) e rischio di sporcarlo dentro e fuori

Io, da 50 anni uso sempre il PL -prima- ed il CPL -adesso- specialmente sui superwide (14mm) con risultati eccellenti, non ne potrei fare a meno.

Le motivazioni sono quelle di MarcoDM ed altre ancora, per prima: dare personalità al cielo e poi rendere più vivida la vegetazione.

avatarjunior
inviato il 26 Maggio 2026 ore 11:59    

Ma scusate in un interno che luce polarizzata c'è ? Sole acqua vetro foglie bagnate .... dove sono?
Il polarizzatore serve per "selezionare" la luce, se questa è poco polarizzata ...

avatarsenior
inviato il 26 Maggio 2026 ore 13:32    

Il polarizzatore circolare (CPL) è ormai un'estensione fissa del mio flusso di lavoro


Si parla di una persona che fa il turista in una chiesa. In quel contesto il CPL non ha alcun senso

avatarjunior
inviato il 26 Maggio 2026 ore 16:56    

Ringrazio Gsabbio per il riscontro e concordo in pieno. Oggi con la gestione degli alti ISO dei sensori e l'efficacia dei software di pulizia del rumore, quell'assorbimento di luce non è più un problema invalidante come un tempo. Diventa un ottimo compromesso per ottenere una qualità ottica superiore direttamente in macchina.
Capisco anche la perplessità di Lcsec e Stylo, perché nell'immaginario comune si tende ad associare il polarizzatore quasi esclusivamente al cielo blu, all'acqua del mare o i riflessi sulle foglie bagnate. Fermarsi a questa regola, però, significa applicare un principio a metà. La polarizzazione, infatti, non dipende dal tipo di sorgente luminosa (che sia il sole o un faretto artificiale), ma unicamente dalla superficie che viene colpita.
Fatta eccezione per i metalli, qualsiasi materiale lucido come il marmo di un pavimento, il legno trattato di un banco o il vetro di una teca riflette luce polarizzata. Quando ci si trova a scattare con una determinata inclinazione rispetto a queste superfici, le luci della chiesa creano un velo bianco che cancella i dettagli, i colori e le venature originarie. Il polarizzatore serve proprio a questo: elimina quel riflesso fastidioso e restituisce la materia e il colore reale del luogo.
A prescindere che si scatti per lavoro o per puro piacere personale durante una visita, non è una questione di etichette tra professionisti o turisti. Si tratta semplicemente di conoscere come si comporta la luce per sfruttare al massimo l'attrezzatura che si ha in borsa, portando a casa uno scatto pulito e risparmiando molto tempo davanti al computer. Anche perché, specialmente in una materia come la fotografia dove non si finisce mai di imparare, credo sia sempre meglio sperimentare tutto sul campo. Personalmente non ha molto senso limitarsi a priori con determinate idee.

avatarsenior
inviato il 26 Maggio 2026 ore 21:47    

agisce anche sulla luce riflessa dalle particelle di umidità nell'aria e dalla vegetazione (se c'è nei paraggi). Rimuovendo questi micro-riflessi si aumenta la saturazione della scena e si migliora nettamente la separazione cromatica dei soggetti rispetto allo sfondo.

Verissimo. Con la pellicola era quasi obbligatorio.

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