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Evoluzione del gusto e il "paradosso" della selezione: succede anche a voi?


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avatarsenior
inviato il 20 Aprile 2026 ore 21:42    

È una domanda non un'affermazione: se si provasse a scattare meno fotografie?
Qualcuno ha provato? Cambia in qualche modo la situazione?


Dipende anche dal genere fotografico. Se fai eventi, e/o foto di gruppo, ad esempio, non puoi permetterti di avere anche uno solo dei soggetti con gli occhi chiusi, ergo devi scattare più foto. Ad un matrimonio non puoi permetterti di non fare almeno una foto a tutti gli invitati. In avifauna per cogliere l’attimo si devono quasi sempre usare le raffiche, ecc…


Se guardo le mie foto di anni fa, magari cambierei l'editing, ma la struttura dello scatto tendenzialmente continua a piacermi.
Anche per voi è così? Ovvero, al di là dell'editing del momento, riconoscete dei pattern compositivi o di luce (i vostri 'atomi') che cercate costantemente da anni? Intendevo questo per stabilità del gusto.


Si, come ho scritto in precedenza per me è così. Fatto salvo ovviamente un affinamento compositivo maturato negli anni, ed una maggiore consapevolezza nello scegliere la luce e i parametri di scatto.

avatarsenior
inviato il 20 Aprile 2026 ore 22:04    

Il concetto della "decantazione" ha almeno un padre illustre. Josef Koudelka ha dichiarato in diverse occasioni di aver fatto trascorrere a volte mesi fra lo scatto e lo sviluppo del negativo. Questo per mettere una distanza emotiva fra lo scatto e la scelta. Essendo lui in origine un fotografo di reportage, questo si giustifica ragionevolmente nella necessità di separarsi dall'emotività di una situazione vissuta, magari drammaticamente.
Per un paesaggista ad esempio questa necessità è senz’altro minore.

Come mi comporto io?
Se sono uscito una giornata con uno scopo preciso, faccio tutto subito. In genere ho le idee chiare sul risultato, scarto ferocemente e postproduco completamente forse il 5% degli scatti.
Se era una situazione unica e coerente (es. un concerto) affronto la massa di scatti lavorando "a cipolla", cioè dividendo il materiale in grandi gruppi abbastanza omogenei su cui faccio gli stessi interventi. Mano a mano i gruppi diventano più piccoli e gli interventi più precisi. Sul "5%" faccio il lavoro finale singolarmente.

In viaggio/vacanza, finisce che postproduco bene al max.una 30ina di scatti su diverse centinaia. Serie più lunghe non hanno senso, per me.
Però il resto non lo butto, tranne gli errori grossolani, perché non si sa mai cosa mi può servire in futuro….

Non hai citato però una parte pallosissima ma per me piuttosto importante che è la classificazione con parole chiave per tenere l'archivio in ordine. A distanza di anni, quando hai bisogno di qualcosa, trovi foto di cui ti eri completamente dimenticato.Cool

avatarsenior
inviato il 20 Aprile 2026 ore 23:12    

Essendo per mia fortuna nato fotograficamente con la pellicola, ho acquisito una parsimonia allo scatto che - fortunatamente - il digitale non mi ha fatto perdere.
Le foto fatte le guardo a casa (ho disattivato il replay a monitor dopo lo scatto, mi sentirei 1mbecille a guardare il dorso della macchina dopo ogni click) quando ho tempo e voglia; a volte rimangono nella schedina per settimane tanto che mi capita, di qualcuna, di non ricordare quando e dove l’abbia fatta.
Proprio come ai tempi della pellicola.
Di foto quindi ne faccio poche, ma ho subito chiaro quelle che vanno da quelle che non vanno. Da 30 a salvarne 3 ci metto pochi minuti.
Inutile dire che fotografo per divertimento personale, nessuno mi corre dietro e se una foto non è venuta o l’ho cancellata troppo frettolosamente, la rifarò o ne farò altre diverse e magari migliori. Chissene.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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