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inviato il 01 Aprile 2026 ore 22:44
Io inizierei con il Sigma 105mm DG DN macro. Costa il giusto, ha una qualità eccezionale. Su L-Mount è anche moltiplicabile per arrivare a imgrandimenti maggiori rispetto all’1:1. Non so se con Sony si puó moltiplicare con il TC Sony. Ottica moderna, AF usabile anche per altro senza problemi. Ha la ghiera dei diaframmi ed é molto completa. E’ un Art, quindi costruzione impeccabile. Questo, per intenderci: www.mpb.com/it-it/prodotto/sigma-105mm-f-2-8-dg-dn-macro-art-attacco-s Altrimenti il Sony 90mm macro, altra ottica stellare. Il top sarebbe il nuovo Sony 100mm macro che é anche moltiplicabile, ma si va su altre cifre. |
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inviato il 02 Aprile 2026 ore 10:47
Ottimo punto di vista, in effetti la macchina ha il focus Stacking così come lo ha la mia Lumix S5 II (usato una sola volta per prova) Ovviamente solo su soggetti statici, perché su insetti vivi è praticamente impossibile effettuarlo! ********************************************* Il Focus Stacking fornisce un risultato del tutto innaturale, perché l'estensione della PdC che procura è l'assoluta negazione di quello che è il principio fondante della fotografia macro... cioè la negazione della Profondità di Campo. Ciò premesso mi allineo al consiglio che ti ha dato Alex, compra il Tamron 90, provalo a fondo e se la macro ti piace evolviti, e se non ti piace il 90 puoi sempre adoperarlo a guisa di medio tele da ritratto. |
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inviato il 02 Aprile 2026 ore 10:55
Paolo dipende dagli ingrandimenti, sicuramente in 1:1 non sempre c'è bisogno, in microfotografia una volta ho unito circa 30 scatti e avevo comunque una PDC risicata, che dava tutt'altro che un effetto innaturale. Comunque anche per me il Tamron 90 è quello più interessante otticamente parlando su quelle cifre |
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inviato il 02 Aprile 2026 ore 11:19
Non vedo perché non poter sfruttare le nuove possibilità, è vero che un tempo la possibilità di macro con una profondità di campo estesa non c'era ma ora unendo gli scatti è possibile (e lo dico da persona che tende a fare macro a mano libera (a volte anche a RR abbastanza elevati, non micro ovviamente) su soggetti in movimento, quindi niente staking). |
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inviato il 02 Aprile 2026 ore 11:45
Rispondo all'amico Paolo, che non ama il focus bracketing. La ridotta profondità di campo in relazione all'apertura del diaframma è un limite ottico, non una dimensione della realtà, poiché il nostro occhio vede in modo totalmente diverso e con ben altra profondità di campo. La tua posizione mi ricorda un poco quella di coloro che tacciano di plasticosità una foto senza rumore, anche se ricchissima di dettaglio, solo perché il rumore digitale o analogico appartiene alla loro esperienza. Ma è un'abitudine visiva dovuta finora a limite tecnico-strumentale, non a una dimensione della realtà che riprendiamo. Capisco e accetto che a te, Paolo, non piaccia il risultato di un Focus bracketing, ma non mi pare corretto definirlo innaturale, perché anche la sfocatura ottica, a livello della nostra percezione della realtà, risulta tutt'altro che naturale. Io trovo che il Focus bracketing offra la possibilità creativa di variare a piacere la profondità di campo, mantenendo però un effetto di sfocatura, che esalta il soggetto: prima o curavi lo sfocato ma con effetti scarsi di nitidezza su soggetti non allineabili, oppure diaframma stretto, botta di flash e macro relativamente nitida ma spesso bruttina a vedersi. Se usato creativamente e intelligentemente per me il Focus bracketing permette risultati di valore, non solo in macro, ma anche in paesaggistica. Ciao, Riccardo |
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inviato il 02 Aprile 2026 ore 13:45
Onestamente non so che risponderti caro Riccardo; ammetto che la mia posizione di ultraortodosso della fotografia legata al fatto che sono uno dei pochi che ancora oggi adopera esclusivamente la pellicola possa indurre in me una sorta di chiusura mentale verso le tante novità indotte dalla tecnologia digitale, tuttavia il mio assunto di base, fotograficamente parlando, è che la PdC nella realtà non esista e sia anzi solo un frutto delle imperfezioni dell'occhio umano, e delle sue conseguenti capacità di aggiustamento, che ci portano a percepire qualcosa, la PdC appunto, che in realtà non esiste. Questo fatto, unito alla necessità di usare solo pellicole di bassa sensibilità, di solito 25/50 asa, mi comporta l'obbligo di usare diaframmi piuttosto aperti anche nella fotografia di paesaggio la qual cosa ha creato in me una tale disabitudine alla PdC, o almeno alla PdC estesa, che forse mi rende difficile immaginare scenari così diversi da quelli in cui opero io. Evidentemente è un mio limite... Ti saluto, Paolo. |
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inviato il 02 Aprile 2026 ore 19:23
No, Paolo non è un limite, è giusto che l'esperienza di una vita porti ad angoli di valutazione diversi. A ben pensarci questo è una ricchezza per la nostra mente. Ciao |
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inviato il 03 Aprile 2026 ore 9:51
Eh... vabbe'... allora si... diciamo che è una ricchezza Buona giornata. |
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inviato il 03 Aprile 2026 ore 11:55
“ Ho visto che si trova a buon mercato il Tamron 90mm (vorrei spendere poco per un genere che nemmeno conosco) „ Mi sembra un ragionamento giusto e andrei di Tamron possibilmente un buon usato. Poi se la cosa ti aggrada ti occorreranno diversi accessori ai quali ora non penserei. E pure l'ottica: tieni presente che le focali 90/105 su FF vengono considerate i "normali" quelle un po' adatte a tutto. Mentre per insetti/animaletti a volte pericolosi, trovo più indicate le focali 150/200 così come chi si dedica a still life, riproduzioni mini e minutaglie varie preferisce i 55/60. |
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inviato il 03 Aprile 2026 ore 14:01
Il consiglio sul Sigma era proprio di prospettiva. Personalmente preferisco leggermente il Sigma al Tamron, ma quello è un mio parere soggettivo e sicuramente non dirimente. Il Sigma e ho verificato, puó funzionare con il TC 2x di Viltrox e quindi diventerebbe all’occorrenza un 200mm, ampliando enormemente le possibilità di fare macro anche a distanza. Il costo è poco più elevato del Tamron. |
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