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inviato il 30 Gennaio 2026 ore 12:00
i libri di adams sono chiarissimi, hanno la nomea del difficile per il solito problema della comunità fotografica italiana che si è formata a suon di "ma sai, io non so nulla di tecnica, io scatto come mi viene, CON LE EMOZIONI" propinate nelle riviste di settore. Chiunque abbia concluso le scuole medie e sappia/abbia voglia di leggersi roba un po' più complessa di Gian Burrasca può capirne molto. In particolare i concetti da capire sono come funzionano i materiali sensibili (pellicole E carte), che sono quelli indipendentemente dal fatto che ci sentiamo artisti senza tecnica o ragionieri col regolo. Capito quello, è molto più facile avere buoni risultati. Un modo molto semplice di sapere se l'interlocutore ha letto o ne ha solo sentito parlare distrattamente è chiedere cosa scrive l'autore sulla tecnica, per esempio. Gli ostacoli principali sono che: - parla in gran parte di materiali vecchi e spesso molto obsoleti, quindi bisogna sapere dove fare la tara e dove non è da prendere letteralmente - ha senso se si stampa, altrimenti con lo scanner il livello di attenzione può essere molto ma molto inferiore (i famosi "MA IO FACCIO A CASO E VIENE TUTTO BENISSIMOOOOO" è gente che scansiona, e lì i limiti sono molto più laschi). Come detto serve molto avere i concetti generali, un filo meno l'applicazione pedissequa Concordo, comunque, sul fatto che per uno che non sa nulla ma proprio nulla non sia ottimo, le basi-basi (come si carica una tank, qual è il processo di sviluppo) sono accennate ma non dettagliatissime. |
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inviato il 30 Gennaio 2026 ore 12:04
Ho il libro di un corso di fotografia in biblioteca.. Cours de photographie di Peter Knapp «Corsi di fotografia. Dieci anni di insegnamento» di Peter Knapp è un libro nato dai suoi anni di insegnamento presso l’École supérieure d’arts graphiques di Parigi (ex Académie Julian), dove ha insegnato fotografia dal 1983 al 1995. Il libro è strutturato in una ventina di lezioni tematiche che propongono un perfezionamento nell’arte fotografica, coprendo la pratica dall’argentico al digitale. Ogni capitolo affronta un aspetto preciso (tecnica, scrittura dell’immagine, sguardo, sequenze, ecc.) partendo da problemi concreti incontrati dagli studenti, rendendolo più un supporto per corsi avanzati che un semplice manuale per principianti. Knapp vi mette in evidenza una visione della fotografia ereditata dal suo doppio percorso di direttore artistico (in particolare per «Elle») e fotografo di moda, insistendo sulla composizione, il movimento, il rapporto col tempo e sull’idea che ogni foto sia una trasposizione creativa piuttosto che una copia del reale. È un’opera interessante se padroneggiate già le basi tecniche e cercate di affinare il vostro sguardo, il vostro modo di costruire una serie o di articolare progetto, forma e intenzione. Peter Knapp, nato il 5 giugno 1931 a Bäretswil (Svizzera), è un fotografo, grafico, pittore, cineasta e videasta svizzero di origine alémanica. Formazione e inizi Figlio di un panettiere-tecnico e di una cantante d'operetta, studia a Zurigo dalle elementari al liceo (1937-1947), scattando le prime foto nel 1945. Dal 1947 al 1951 frequenta la Kunstgewerbeschule (scuola d'arte applicata), influenzato dal Bauhaus, e dipinge con Otto Bachmann fino al 1950. Nel 1952 si trasferisce a Parigi, lavora con Paul Marquet e collabora con pubblicitari e fotografi come William Klein. Nel 1959, notato da Hélène Lazareff, diventa direttore artistico di Elle fino al 1966, rivoluzionando la moda con layout innovativi e fotografi come Robert Frank e Paolo Roversi. Carriera fotografica e artistica Negli anni '60 viaggia in Asia e USA, influenzato da Rauschenberg e Newman; abbandona la pittura per la fotografia nel 1966, lavorando per Vogue, Stern e Sunday Times. Realizza il Calendario Pirelli (1966), campagne per Courrèges e Ungaro (1967), e serie surrealiste per Mugler e Montana (1976-78). Negli anni '70 dirige Zeit Magazin (1970) e torna a Elle (1974-77). Dal 1975 esplora Sky Art (cieli e infinito). Dal 1983 al 1994 insegna fotografia all'ESAG Penninghen (ex Académie Julian). Pubblica libri come Osaka (1970) e dirige oltre 100 film, tra cui Ces appareils qui nous ont vus (2003). Mostre e riconoscimenti Espone da Galerie Denise René (1975) a Centre Pompidou (2001), Musée Tinguely (2009) e altrove. Premi: Nikon (1969), Meilleur Livre d'Art (1989, 1991), Chevalier des Arts et des Lettres (2011), Swiss Grand Award for Design (2021). A 94 anni (2026), vive tra New York, Parigi e Svizzera, attivo in pittura, foto e video |
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inviato il 30 Gennaio 2026 ore 14:07
“ Concordo, comunque, sul fatto che per uno che non sa nulla ma proprio nulla non sia ottimo, le basi-basi ( come si carica una tank, qual è il processo di sviluppo ) sono accennate ma non dettagliatissime. „ Penso che per quello bastino e avanzino le centinaia di tutorial che si trovano sul tubo. “ i libri di adams sono chiarissimi, hanno la nomea del difficile per il solito problema della comunità fotografica italiana che si è formata a suon di "ma sai, io non so nulla di tecnica, io scatto come mi viene, CON LE EMOZIONI" propinate nelle riviste di settore. (i famosi "MA IO FACCIO A CASO E VIENE TUTTO BENISSIMOOOOO" è gente che scansiona, e lì i limiti sono molto più laschi). „ Mi hai fatto piegre in due dal ridere, ma c'è ben più di un fondo di verità in quello che hai scritto Per infrangere le regole bisogna prima conoscerle e padroneggiarle, invece la tendenza generale è quella di "la fotografia deve essere libertà espressiva, senza vincoli", scorciatoia molto più comoda e veloce rispetto a studiare. Tornando in topic, trovo molto più cervellotici i libri di Michael Freeman, autore molto osannato sui forum. |
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inviato il 30 Gennaio 2026 ore 14:43
Ciao su forum come analogica.it trovi praticamente tutto, incluso l'ABC per iniziare, ma per come sono strutturati devi perdere un po' di tempo a ricercare le cose che ti interessano di più. Parecchi, anche qui su juza, sono molto critici rispetto a quel forum perché considerato forse troppo bacchettone. Secondo me (che da lì ho appreso buona parte delle nozioni che conosco sulla pellicola) la definizione più adeguata è che è molto 'rigoroso'. La parte tecnica, la fisica dei materiali sensibili viene trattata e considerata dai moderatori e principali contributori in modo meticoloso, ma si anche intransigente. Sono poco tollerate le deviazioni e derive “ "MA IO FACCIO A CASO E VIENE TUTTO BENISSIMOOOOO" „ di cui sopra. Secondo me è un approccio più che accettabile, è giusto. Se conosci l'inglese (o vai di google translate) visita anche photrio.com, sito USA vastissimo. I libri citati vanno bene, TUTTI: secondo me i soldi spesi in libri raramente sono sprecati, ma devi decidere un po' quanto l'argomento ti interessa, quindi partire per gradi (Feininger) ed eventualmente salire di complessità dopo (Adams e la sua trilogia, Phil Davis 'Beyond the Zone System', Lambrecht con il suo 'Way Beyond Monochrome' etc...) potrebbe essere un buon approccio. La fotografia a pellicola è una cosa diversa dal digitale, ci vuole un po' più di tempo per arrivare a risultati soddisfacenti per cui non scoraggiarti e insisti! |
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inviato il 30 Gennaio 2026 ore 15:27
Feininger, poi eventualmente A.A tra qualche annetto / qualche centinaia di rulli e relative stampe. |
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inviato il 30 Gennaio 2026 ore 17:42
“ su forum come analogica.it trovi praticamente tutto, incluso l'ABC per iniziare, ma per come sono strutturati devi perdere un po' di tempo a ricercare le cose che ti interessano di più. Parecchi, anche qui su juza, sono molto critici rispetto a quel forum perché considerato forse troppo bacchettone. Secondo me (che da lì ho appreso buona parte delle nozioni che conosco sulla pellicola) la definizione più adeguata è che è molto 'rigoroso'. La parte tecnica, la fisica dei materiali sensibili viene trattata e considerata dai moderatori e principali contributori in modo meticoloso, ma si anche intransigente. Sono poco tollerate le deviazioni e derive „ Ricordo di aver letto di una polemica molto accessa, che ha portato addirittura alla cancellazione dell'account da parte di un noto utente di questo forum (su analogica). L'oggetto del contendere era l'uso dell'acqua distillata nei bagli di sviluppo, arresto e fissaggio della stampa... |
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inviato il 30 Gennaio 2026 ore 19:36
“ L'oggetto del contendere era l'uso dell'acqua distillata nei bagli di sviluppo, arresto e fissaggio della stampa... „ addirittura... che crimine pensa come stanno messi... ahahah |
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inviato il 30 Gennaio 2026 ore 19:53
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inviato il 30 Gennaio 2026 ore 20:32
Grazie a tutti per i fantastici consigli! Sono stati davvero utili. Vedo di iniziare a leggere qualcosa di Feininger per poi passare ad Ansel Adams. Al momento mi sto concentrando sulla fotografia in bianco e nero perché da quanto ho capito è la più semplice per iniziare a sviluppare le pellicole da casa, anche se le diapositive mi affascinano molto. Devo ancora capire su cosa concentrarmi, provando e riprovando, perché le diapositive mi piacciono molto all'idea di proiettarle, mentre il bianco e nero lo trovo stupendo nei paesaggi nello stile di Ansel Adams. |
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inviato il 30 Gennaio 2026 ore 21:15
Nel 2012, ai tempi dei blog, avevo scritto un articoletto. Non te lo linko, te lo riporto qui sotto: Fotografia analogica per beginners Questo articoletto nasce dal fatto che negli anni ho istruito o convertito un sacco di amici alla fotografia in pellicola, ma puntualmente questi mi chiedevano lo scanner. O di scansionare io le loro foto. O anche di sviluppargliele e poi scansionargliele. Credo di essere l’unico al mondo ad aver comprato uno scanner, se non fossi generoso a quest’ora sarei già stato ricco. Questo articolo servirà a istruire tutti quelli che iniziano a scattare foto in pellicola, rapiti da uno curioso entusiasmo, ma poi non sanno che farci con queste. Dopo aver provato l’emozione di scattare mettete in conto il budget per farci qualcosa con queste pellicole. Potrete sviluppare, scansionare o stampare, da voi o in laboratorio. Sono appunti sparsi, un’infarinatura non esaustiva, per principianti assoluti; se non lo siete passate pure avanti. Tipi. Grosso modo ci sono tre generi di pellicole. Ognuna va sviluppata con un suo processo, standard o meno: negativo bianchennero, negativo colore, diapositiva colore. Si possono far sviluppare nei laboratori o minilab dei negozi o sviluppare in casa da sè. Nei laboratori o nei negozi si consegna la pellicola e si ritira poi processata. Si può scegliere di avere delle stampe (ormai tutte digitali) o un cd con le scansioni. Servizi cosidetti professionali o stampe particolari saranno migliori e piu costosi, ovviamente. Pellicole Bianchennero: sono le piu antiche, si sviluppano con processi non standard e si ottengono negativi. Si possono scegliere i chimici a seconda dei gusti e del risultato cercato, e cambiare diluizioni e tempi. Qui ( www.digitaltruth.com/devchart.php ) tutta una serie di combinazioni. Per iniziare restate sulle standard, una vale l’altra, capirete le differenze con gli anni. I negativi si possono scansionare o stampare in digitale, oppure con l’ingranditore e i chimici, da sè. I laboratori ormai lo trattano come un processo “speciale” perchè poco diffuso, e generalmente non è economico. Molto piu economico farlo in casa. Difficoltà dello sviluppo: facile. Pellicole Negative a colori: sono le pellicole piu diffuse, quelle del supermercato. Si ottengono negativi da scansionare o da stampare, in via digitale o con l’ingranditore. Lo sviluppo è standard, detto C41, diffuso ancora in quasi tutti i negozi. Si può fare in casa, anche se non è conveniente quanto il bianchennero. Difficoltà: media, tendente al facile. Pellicole Diapositive: sono le pellicole a colori da proiettare. Dalla pellicola si ottengono immagini finite, positive. Si possono proiettare, scansionare o anche stampare in digitale. La stampa con l’ingranditore è difficile (metodo Ilfochrome, ex Cibachrome). Processo di sviluppo E-6, generalmente il piu costoso. Difficoltà nel farlo in casa: ostico. Inoltre ci sono: Pellicole istantanee. Meriterebbero un capitolo a parte. Sono le famose Polaroid, azienda ormai defunta, ma riproposte dall’Impossible Project, oppure le Fuji. Si usano su macchine apposite ma ci sono dorsi anche per medio e grande formato. Danno fotografie finite. Carta positiva. Non è un sistema ortodosso né molto diffuso, lo scrivo qui solo perchè può essere pratico per chi inizia: la Harman produce una carta fotografica positiva in bianchennero (pellicole e carte sono generalmente negative) con cui si può avere una fotografia finita solo esponendola e sviluppandola come carta fotografica. Si può usare facilmente in macchine stenopeiche fatte in casa (scatole di cartone), o negli chassis per banchi ottici. Formati. Dipendono chiaramente dalla macchina. Ne esistono vari, si dividono in: Piccolo formato: i 135 sono i rullini classici, il formato piu comune. Si ottengono di solito fotogrammi 24x36mm. In digitale è l’equivalente del mitologico Full Frame. Medio formato: I rulli 120 hanno la pellicola ben piu grande dei rullini comuni. La pellicola è un nastro continuo, protetto da carta, avvolto su un rocchetto. Il fotogramma ha un’altezza costante di 6 cm (o poco meno per la cornice non esposta) ma una lunghezza variabile a seconda della macchina: 6×4,5, 6×6, 6×7, 6×9, 6×12 centimetri, eccetera. Il piu conosciuto è il 6×6, quello delle foto quadrate, con cui si ottengono 12 fotogrammi per rullo. Sono i rulli usati nelle Hasselblad, Rollei e Holga. Grande formato: le pellicole piane si usano nelle macchine a soffietto per capirci (banco ottico), ma anche nelle scatole con fori stenopeici. Erano principalmente professionali, per via delle dimensioni, gigantesche rispetto ai rullini. Poco pratiche, vanno inserite in chassis. I formati piu comuni sono 4×5″ (pollici, ovvero 10,2 x 12,7 cm, dette 10-12), il 5×7″ (13-18), e 8×10″ (20×25 cm). Attenzione che esistono anche le 9×12 cm, da non confondere con le 4×5″, gli chassis sono diversi internamente, ma hanno la stessa dimensione esternamente. Si può processare anche un solo scatto per volta. Oltre a questi ci sono formati APS, 110, 127, piane piu piccole o piu grandi, e decine di altri obsoleti, ma diventano difficoltosi da reperire e utilizzare. Li eviterei. Lo sviluppo. Le pellicole si possono far sviluppare in laboratorio (se non lo fanno i negozi la spediscono in ormai pochi centri) o in casa. Il bianchennero è consigliabile farlo in casa, per via della facilità e del costo, per gli altri tipi non si può dire lo stesso. Se volete fare da voi iniziate con questo, perchè piu tollerante agli errori, meno complicato, piu veloce e molto economico. Per sviluppare da sè il bianchennero sono necessari: una tank con spirale (contenitore apposito), un termometro che misuri 20°C o una stanza a 20°C, due prodotti chimici (rivelatore e fissaggio), una caraffa graduata, una molletta o pinza per appendere la pellicola ad asciugare, acqua corrente, un orologio. La tank va caricata al buio. Eccetto la tank e i chimici tutto il resto si trova già in casa, o al supermercato. Per iniziare diffidate da ciò che è fotografico, costa 10 volte tanto e non vi è necessario. Il resto è accessorio. Il costo iniziale può stare sotto i 50 euro. I negativi a colore si sviluppano in modo simile (processo standard C41) ma hanno bisogno di almeno un passaggio in piu, e di temperature piu alte. Piu è alta la temperatura piu sarà difficile mantenerla costante. Le diapositive (processo standard E-6) hanno bisogno di temperature alte e costanti al decimo di grado. Per nulla tolleranti, serve grande attenzione. Stampa e scansione. Ecco, e una volta sviluppata la pellicola che ci fate? Potete: – farla stampare o scansionare in negozio, ormai con sistemi digitali. – scansionarla da voi: occorre uno scanner che possa farlo, non tutti lo permettono. I prezzi partono da un centinaio di euro per uno scanner dignitoso, se anche per medio formato circa 200 euro. Esistono scanner piani (per documenti) che possono scansionare anche pellicole, o dedicati solo a queste. Potete anche tentare di ri-fotografarla in digitale. Otterrete un’immagine negativa che va invertita con un programma di ritocco (photoshop et similia). Qui la spiegazione di un sistema ben congegnato. Sono sufficienti una digitale con un obiettivo macro, un supporto dove appoggiarla, un piano luminoso omogeneo. – stamparla da voi, se negativa, con ingranditore, bacinelle, prodotti chimici, in una camera oscura. Un’alternativa è la stampa a contatto: viene usata per stampare provini, ma con pellicole di grandi dimensioni si ottiene un prodotto finito. Per questa non è strettamente necessario l’ingranditore. – se diapositiva può essere proiettata o scansionata. La stampa con l’ingranditore ormai non è piu praticata. La stampa è genericamente di due tipi: digitale, con la pellicola che viene prima scansionata, oppure “analogica”, attraverso l’ingranditore, su carta chimica fotosensibile. Esistono metodi ibridi, con la scansione che viene proiettata su carta chimica che viene poi sviluppata. La stampa con l’ingranditore comporta qualche difficoltà in piu dello sviluppo, necessita di piu spazio e di un luogo adeguato, quindi piano, fate una cosa per volta. Dove trovare il materiale. Ormai sono pochi i negozi di fotografia ben forniti di materiali analogici. Se provate a comprare qualcosa di diverso dai rullini di negativi a colori probabilmente li pagherete salati. Se chiedete pellicole piane vi diranno che è dall’800 che non si usano piu. Ma non disperatevi, ci sono ancora molte speranze e tante sorprese. Online si trova tutto. Negozi online validi ed affidabili in Italia sono: Westernphoto, Fotomatica, Ars-Imago, Puntofoto. Vedrete che la fotografia analogica non è costosa come si può credere, pur di fare da sè e fare scorta di materiale, per spalmare il costo della spedizione. Inoltre c’è ebay e una serie di negozi in Europa. Da fuori Europa attenzione, tra tempi lunghi e possibili tasse doganali non conviene molto. Oltre a tutti quelli qui sopra esistono, o sono esistiti, molti altri processi di sviluppo e formati di pellicole. Si possono modificare le macchine fotografiche per adattarci altri formati. Si può sbagliare intenzionalmente il processo di sviluppo per avere colori psichedelici (o porcherie inutilizzabili). Si possono mischiare composti chimici per farsi i reagenti in casa. Si posson sviluppare pellicole con caffè e vitamina C. Si possono sensibilizzare lastre di vetro o supporti di ogni genere. Si possono usare tecniche alternative antiche (ma se sono antiche ed alternative i motivi ci saranno). C’è da sbizzarrirsi, insomma. Ps: ho pensato che forse dovevo aggiungere un paragrafetto sul perchè uno dovrebbe usare una tecnologia così obsoleta e antiquata e inquinante e difficile e costosa e macchinosa per fare foto. Poi però ho pensato che se siete arrivati a leggere tutto questo la risposta è già dentro di voi. |
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inviato il 30 Gennaio 2026 ore 23:04
Bruno77, Stile70 se l'utente bannato da analogica è quello che penso io bisogna che sappiate che il motivo dell'allontanamento dal forum non è quello che riguarda l'acqua distillata. Cerchiamo di commentare e di formulare giudizi solo se ci riteniamo bene informati. |
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inviato il 30 Gennaio 2026 ore 23:17
contenti loro... |
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inviato il 30 Gennaio 2026 ore 23:21
Grazie @maurese davvero ben scritto ed esaustivo |
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inviato il 31 Gennaio 2026 ore 10:02
Devo ancora capire su cosa concentrarmi, provando e riprovando, perché le diapositive mi piacciono molto all'idea di proiettarle, mentre il bianco e nero lo trovo stupendo nei paesaggi nello stile di Ansel Adams. ********************************************* Se subisci il fascino del Bianco & Nero e, nel contempo, anche quello legato alla proiezione forse ti tornerà utile sapere che esistino anche le diapositive... in Black and White |
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