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inviato il 27 Gennaio 2026 ore 16:26
se interessa, queste sono le due ultime foto che ha fatto abernathy prima di aggredito dalle squadracce che l'hanno buttato a terra. la risoluzione fa schifo per via di ig. www.instagram.com/p/DTnsLFzjvdS/?hl=en&img_index=1 |
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inviato il 27 Gennaio 2026 ore 16:27
Io direi che la risposta alla domanda del topic la si trovi nella fotografia pubblicata... Se i federali dell'ICE non avessero paura della fotografia di denuncia non avrebbero probabilmente bloccato il fotografo per intimidirlo con la violenza. |
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inviato il 27 Gennaio 2026 ore 16:27
Io credo che in questi tempi di photoshop l'autorevolezza di una immagine sia venuta in parte ad affievolirsi. Una volta le immagini erano pubblicate su giornali ed uno sceglieva il giornale in base alla propria convinzione che divulgasse le notizie "certificate". Ora quella foto potrebbe essere addirittura come forse hai supposto, costruita con un AI. Poi la gente è sempre più distaccata e non ci piove. In fondo non siamo in grado neppure di prendere posizioni o di indignarci seriamente su situazioni altrettanto "scabrose" più vicine a noi: penso che per la nostra opinione pubblica quello che avviene negli Stati Uniti, nei confronti di immigrati sud americani principalmente, abbia scarso interesse. |
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inviato il 27 Gennaio 2026 ore 16:33
“ In fondo non siamo in grado neppure di prendere posizioni o di indignarci seriamente su situazioni altrettanto "scabrose" più vicine a noi: penso che per la nostra opinione pubblica quello che avviene negli Stati Uniti, nei confronti di immigrati sud americani principalmente, abbia scarso interesse. „ diciamo che interessa sicuramente agli americani che sono in strada per protestare contro quella roba lì, che succede lì, e hanno paura di finire come renee good, hanno davvero paura, così mi ha detto un mio amico che sta a portland, ma non inizierei un discorso politico su questo, che non si può. l'opinione pubbica italiana sicuramente se ne fotte di un bambino messicano messo in una gabbia, ma se ne frega anche degli annegati nel mediterraneo, al largo delle coste siciliane. ormai l'opinione pubblica è completamente anestetizzata e telecomandata. basta entrare in un bar e sentire i discorsi terrificanti che si fanno. o in un bus, o quello che si sente dire dai vicini di tavolo al ristorante, o daii colleghi di lavoro, eccetera |
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inviato il 27 Gennaio 2026 ore 16:40
sto guardando l'account ig di abernathy e stava facendo un lavoro fotogiornalistico molto valido, credo che non lavorasse per nessuna agenzia, probabilmente era un lupo solitario, ma insomma le sue cronache delle manifestazioni erano molto oggettive. ha ovviamente una posizione, ma svolgeva il suo lavoro in modo molto obiettivo, se leggete quello che ha scritto di fianco ad ogni foto (auto) pubblicata io sarei stato molto meno obiettivo in quella situazione |
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inviato il 27 Gennaio 2026 ore 16:48
ICE ha lasciato tra gli insulti della popolazione locale, Minneapolis, e tra il codazzo di agenti che circondava Greg Bovino, ce n'era uno con una Sony che riprendeva chi insultava il suo capo. Bizzarro che la macchina fotografica (qui usata come video) sia alla fine un'arma che può liberare le persone da un'ingiustizia o aumentare il livello di repressione verso quelle stesse persone.
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inviato il 27 Gennaio 2026 ore 16:58
Perchè una foto (ma anche un video) non è un linguaggio completo, va contestualizzata bisogna capire contesto in cui è stata fatta. E' uno dei motivi per cui ho sempre sostenuto che quando si cita la frasina "la foto è come una barzelletta se la devi spiegare non è venuta bene " si fa una banalizzazione terra terra |
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inviato il 27 Gennaio 2026 ore 17:02
“ da tempo non si vedeva però un'immagine così potente. „ Forse ti sono sfuggite quelle iraniane recenti e non. Poi sai, e' piu' facile documentare in democrazia che sotto dittatura. |
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inviato il 27 Gennaio 2026 ore 17:03
Ieri nella stazione ferroviaria della mia città c'erano parecchi agenti che controllavano i documenti a tutti; e va beh, mi dicono che fa parte di qualche pacchetto sicurezza approvato per cui la cosa è possibile; ma almeno uno di questi aveva il volto coperto da passamontagna, il che non mi ha lasciato molto tranquillo... avrei voluto fotografare, ma temo che non l'avrebbero presa troppo bene (credo viga un arcaico divieto, comunque, di effettuare riprese in stazioni della ferrovia). |
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inviato il 27 Gennaio 2026 ore 17:08
Meh dai... alla fine gli è andata pure bene... pensate a cosa gli sarebbe accaduto se fosse stato a Teheran |
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inviato il 27 Gennaio 2026 ore 17:34
nel caso di situazioni estremamente violente, omicidi compresi, la foto, rispetto ad un video, ha il vantaggio di essere meno cruda e "shockante" dico vantaggio perchè può essere circolarizzata con meno avvertenze o censure, senza perdere comunque di significato come denunzia faccio un esempiper spiegarmi meglio: se la famosa foto dell'esecuzione di saigon fosse stato un video/ripresa, i telegiornali dell'epoca l'avrebbero trasmessa senza preoccupazioni o senza censurarla? |
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inviato il 27 Gennaio 2026 ore 17:56
Nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso." |
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inviato il 27 Gennaio 2026 ore 17:57
Sono un fotoreporter iscritto all'ONDG, ed abbiamo un codice deontologico e svariati corsi di formazione obbligatoria (appartenendo appunto ad un'ordine) a cui attenerci. Ed è materia sempre dibattuta. I problemi sono due... primo che il potente di turno, ha il coraggio di affermare il falso, anche davanti prove schiaccianti (dalle foto ai documenti alle intercettazioni, ecc.) e secondo ancora peggio, che comunque per "alcuni" il potente di turno è visto come il Messia salvatore degli "stron...zi" , a cui viene giustificato tutto, in nome del proprio ideale, o TORNACONTO! Quindi dopo 20/30 anni che la cosa ha assunto ormai proporzioni bibliche ed è entrata nella nostra quotidianità, ci si "abitua". Da sempre, i soldi comprano tutto, anche la libertà/innocenza/assoluzione, per il potente di turno, che dovesse essere colto con le mani nella marmellata, ma dato che chi legifera, sono gli stessi che governano, il tutto viene sapientemente architettato, per non avere mai conseguenze (se sei un potente od amico, of course). Quindi AI e PS, non c'entrano nulla, dato che è VIETATISSIMO qualsiasi intervento sui jpeg, che devono essere inviati cosi come escono, pena il penale (minimo perdi il lavoro, se va bene; mentre la casa con tutto quello che si ha, se va male... ), quando lavori per AP/Thomson-Reuters/ecc. e questo ovviamente vale in ogni settore, dallo sport, alla cronaca, alla politica,ecc. Il "problema" (purtroppo scinderlo dalla politica non è possibile, dato che sono azioni mosse dalla politica stessa), quando i giornalisti/fotoreporter d'inchiesta vengono minacciati (Ranucci, Gabanelli, e tanti tanti altri, docet...), ed i politici PRETENDONO prima di concordare le domande (alla faccia di una cosa chiamata: CONFERENZA STAMPA ) od attaccano, in modo insensato e ridicolo, sviando il discorso, come ha fatto Karoline Leavitt, l'altro giorno, oppure facendo rimuovere da Meta il famoso post di Barbero, e così infiniti altri esempi... Ricordo che negli stati "civili" la sanzione che viene addebitata al "potente di turno" che intenta una causa intimidatoria (ovvero causa legale temeraria), e viene riconosciuta come tale, è di 40 volte (se ben ricordo) la cifra che viene chiesta come intimidatoria/risarcitoria appunto, verso il giornalista/fotoreporter. Ora capite bene, chi è quel giornale che accetta il rischio di difendere il proprio giornalista/fotoreporter, in quei paesi (del terzo mondo, al quale anche noi apparteniamo, in quanto al 50° posto per libertà di stampa!) in cui non vi è questa tutela, per l'indipendenza della libertà di stampa? Quindi sempre meno inchieste e reportages fotografici, "scomodi/non allineati", potenzialmente fonte di "problemi"! Purtroppo di BBC ve ne è una sola...  N.B. Lorenzo puoi bannarmi se lo ritieni. |
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inviato il 27 Gennaio 2026 ore 20:16
Sovraesposizione e desensibilizzazione Siamo costantemente bombardati da immagini su internet. Questa iper-visualizzazione ha portato a una forma di desensibilizzazione generale collettiva. A prescindere da ciò che rappresenta, una singola immagine oggi si perde nel "rumore di fondo" mediatico e ha molta più difficoltà a generare un impatto profondo o duraturo. La velocità del consumo mediatico Nell'era dello scrolling compulsivo, le immagini vengono consumate ad una velocità vertiginosa. Una foto potente che un tempo sarebbe stata discussa per giorni sulla prima pagina di un quotidiano, oggi viene vista e dimenticata in pochi secondi, superata da un contenuto di intrattenimento. Perdita di fiducia nelle immagini (post-verità) La diffusione massiccia di fake news e l'uso di massa dell'IA generativa hanno eroso la fiducia nella veridicità intrinseca dell'immagine fotografica. Quando un'immagine di denuncia viene pubblicata, c'è sempre una parte del pubblico che si chiede se sia reale, manipolata o decontestualizzata. Questo scetticismo ne annulla la forza persuasiva. Cambiamento delle dinamiche di potere In passato, poche grandi agenzie fotografiche e testate giornalistiche avevano il potere di "svelare" la verità al mondo. Oggi, chiunque può scattare una foto con il cellulare e pubblicarla. Se da un lato questo ha democratizzato la denuncia, dall'altro ha banalizzato il linguaggio fotografico e frammentato il messaggio togliendogli autorevolezza. I destinatari del "potere" (governi, multinazionali) oggi possono gestire più facilmente queste "crisi d'immagine" con uffici stampa capaci di minimizzare all'istante l'impatto delle singole denunce. L'Algoritmo contro l'impatto Le piattaforme social, che sono il principale veicolo di diffusione delle immagini, censurano o limitano la visibilità di contenuti troppo espliciti o "disturbanti" per non urtare la sensibilità degli utenti o degli inserzionisti pubblicitari. Paradossalmente questo sistema limita la diffusione capillare proprio delle immagini che dovrebbero avere maggiore impatto emotivo. Forse la fotografia di denuncia non avrà perso il suo valore intrinseco o l'intento morale dei fotografi, ma di sicuro ha perso il suo potere di shock e mobilitazione di massa a causa di un contesto mediatico saturo e frammentato. |
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inviato il 27 Gennaio 2026 ore 20:49
La fotografia di denuncia non è che non spaventi più nessuno: come mezzo per quel tipo di espressione, a mio avviso, è stata surclassata dal video. Seppur meno elegante nell'uso che ne viene fatto sui social e non, è un mezzo estremamente più semplice e diretto per comunicare/denunciare quanto sta succedendo. Matteo dice: “ .. Perchè una foto (ma anche un video) non è un linguaggio completo, va contestualizzata bisogna capire contesto in cui è stata fatta... „ Ecco, per me il video come linguaggio espressivo anche di denuncia, con un basso "carico cognitivo" per l'utente finale (i.e. la "fatica" che deve fare chi guarda per capire il messaggio veicolato), si dimostra estremamente più semplice ed almeno altrettanto efficace della fotografia, per comunicare anche il contesto di quello che si rappresenta. Inoltre, è più difficile per la propaganda di turno, dire che la situazione era diversa da quella rappresentata. Per questo, penso che i video spaventino molto di più delle foto, chi vuole controllare la comunicazione. |
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