“ Negli anni '60-'70 del secolo scorso molti fotografi, soprattutto di reportage, stampavano il B/N in modo che il bordo del negativo venisse riprodotto sulla carta. La stampa finale aveva quindi un bordo esterno bianco, poi un filetto nero irregolare (il bordo del negativo) poi infine la foto vera e propria.
Con questa tecnica "certificavano" che la stampa riproduceva integralmente quello che il fotografo aveva inquadrato. E questo doveva dimostrare l’abilità del fotografo che aveva visto giusto in ripresa e non doveva ricorrere ad aggiustamenti in camera oscura. „
. . . in linea di massima concordo con questa visione conservativa della stampa finale degli scatti effettuati, ma dato che oggi col digitale non abbiamo più il confine selvaggio tra negativo impressionato/non impressionato direi che meno si ritaglia meglio è, anche se il ritaglio rimane sempre una fotografia. la mia tendenza è inquadrare fin da subito, nella visione ottica/elettronica, quello che essenzialmente mi serve.
Per quanto riguarda il continuo interrogare le IA su argomenti di nicchia non la vedo come un'opzione particolarmente favorevole, finiamo per allenare loro: le IA e smettiamo di allenare il nostro cervello per avere poi in cambio risposte non sempre attendibili.