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inviato il 04 Gennaio 2026 ore 15:14
Quattordici righe abbastanza secche e drastiche, @Rombro, tuttavia con alcune fondamenta di verità, per le quali, ognuno nel proprio, è destinato a trovare un senso (se vorrà). Un'immagine qualsiasi, se non buttata lì per caso, dovrebbe comunicare qualcosa e, un titolo/una didascalia, forse, aiuterebbero/vincolerebbero/limiterebbero la sua comprensione. Che potrebbe essere cosa alquanto personale ed arbitraria. |
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inviato il 04 Gennaio 2026 ore 15:26
Il punto è proprio questo: le foto non bisognerebbe pubblicarle a càzzo. Ma sappiamo come questa cosa qui la prendano in considerazione veramente in pochissimi. Siamo talmente assuefatti che neanche ci poniamo più il problema del senso di quello che fotografiamo, pubblichiamo, guardiamo o apprezziamo. |
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inviato il 04 Gennaio 2026 ore 15:43
Se consideriamo che fuori di qua e tramite smartphone, da un cappuccino qualsiasi ad uno topo morto spiaccicato su Via Ripamonti, venga oramai fotografato "la qualunque" (mi sembra che da poco si possa utilizzare questa terminologia) e se paragoniamo i nostri tempi (tristi veramente) a quelli di Robert Doisneau, be', direi che ci meritiamo l'estinzione. Tuttavia, approfondendo il discorso al senso di esistere (fotografo+pubblico=dunque sono un cazzio di qualcosa), penso che nemmeno sezionando trasversalmente i nostri cervelli ed analizzando i risultati ai raggi X, si possano ottenere spiegazioni che giustificano la presenza umana. Ma ... |
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inviato il 04 Gennaio 2026 ore 15:49
Non appoggio per niente le tendenze alle nostalgie idealistiche d'altri tempi. L'essere umano è un problema in ogni epoca. |
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inviato il 04 Gennaio 2026 ore 15:56
Cavoli, Rombro: non rimane che un'estinzione di massa dovuta a chicchessia. Comunque, non volevo fare retorica. Semplicemente, ai tempi dei sali d'argento, una fotografia, aveva forse più costo/valore di ora. Ma non hai mica visto il film che ti avevo consigliato ? (Off topic). Grazie e buon pranzo ! |
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inviato il 04 Gennaio 2026 ore 16:12
Sì ma l'umanità la facciamo noi. Nessuno ci obbliga a vivere in un modo o nell'altro. Come nessuno ci impone di fotografare e pubblicare compulsivamente senza farci alcuna domanda sulle motivazioni. Quando dico che l'uomo è un problema intendo che è una faccenda problematica e complessa che, comunque la si analizzi, non si risolve in nessuna epoca. Proprio perché non può esserci una condizione esistenziale "giusta" che non sia legata a ideali e ideologie. Per il film, mi ricordo che me ne avevi consigliato uno ma non rimembro il titolo, quindi deduco di non averlo visto |
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inviato il 04 Gennaio 2026 ore 16:29
La didascalia è a mio avviso parte "dell'opera" quindi, la presenza o l'assenza della stessa deve portare ad un ulteriore riflessione da parte di chi fruisce dell'opera stessa (la fotografia in questo caso). Insomma, se l'autore l'ha inserita, c'è un motivo profondo e reale e merita di essere approfondita con la stessa attenzione dell'opera stessa. Magritte ad esempio, accompagnava ogni sua opera con una didascalia per vincolarne l'interpretazione (Ceci n'est pas uns pipe - "Questa non è una pipa. Questa è la rappresentazione di una pipa. Una pipa la puoi prendere, toccare, fumare...questa no, perché non è una pipa"). Da qui, ho sempre pensato che una didascalia non deve essere una scorciatoia ruffiana semmai, è proprio il contrario e mette a dura prova l'osservatore. Naturalmente, discorso diverso per quanto riguarda la fotografia di cronaca - come giustamente fatto notare da chi è intervenuto prima di me. |
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inviato il 04 Gennaio 2026 ore 16:35
La didascalia dovrebbe aiutare, stop. Aiutare a comprendere la storia che c'è dietro a quello scatto e/o a fornire informazioni utili a comprenderla meglio. In nessun modo dovrebbe vincolare o limitare. Scrivere le sensazioni che quella foto trasmette, le scelte prese, la volontà del fotografo, o semplicemente dare la propria visione della foto non ha assolutamente senso e fa perdere interesse alla fotografia. Ad esempio se fai una foto ad un uomo che sta facendo il morto a mare non puoi scrivere nella didascalia che nella tua visione raccanto di un uomo che cerca di sopravvivere alla vita, spetta a me osservaore cercare quella chiave di lettura, e tu fotografo farmela trovare nello scatto. In molte mostre la didascalia è assente, lascia libera interpretazione all'osservatore; in altre c'è, ma non fa che dare una semplice info sulla situazione. Nel caso specifico, resta una bella dedica ad un amico che purtroppo ci ha lasciati fatta da Emmegiu, e non ci vedo nulla di male |
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inviato il 04 Gennaio 2026 ore 19:07
“ La didascalia aiuta, vincola o limita? „ In genere per me aiuta, sintetica/essenziale oppure molto articolata dipendentemente dal contesto. Autore della foto e della didascalia non sempre coincidono (es.ambito museale/espositivo) ed in questi casi aiuta la descrizione di un contesto che può riguardare un certo numero di immagini e poi per ognuna magari il dettaglio essenziale (es. autore/anno/luogo). A parità di foto quindi il curatore, in accordo con l'autore se vivente o sotto sua indicazione, può indirizzare/sottolineare quel che desidera mediante i testi che accompagnano le foto e/o le descrizioni di contesto generale. Personalmente visitando mostre le trovo utili e dedico tempo sia a osservare/vedere le immagini che a leggere i testi che le accompagnano. In alcuni casi (es. WPP) questi testi di descrizione sono indispensabili per apprezzare/comprendere pienamente il lavoro. In una prospettiva di lungo termine sono importanti ai fini della classificazione e storicizzazione, chi la redige (autore o meno che sia) ha una responsabilità rilevante. |
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inviato il 05 Gennaio 2026 ore 1:54
seguo |
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inviato il 05 Gennaio 2026 ore 5:36
Esemplare, gentile Cusufai e, ringraziandotene molto, approvo, come scelta personale, quanto hai ben scritto. Mi permetto di ricordare che non sono qui a sostenere cosa possa essere giusto o sbagliato ma, semplicemente, ad indagare come "ci muova" la didascalia di una fotografia visibile pubblicamente (non il titolo). |
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inviato il 05 Gennaio 2026 ore 7:14
Non lego quasi mai la didascalia, e nemmeno il titolo di una foto, qui su juza. Trovo sia un modo per forzare la lettura della foto, per indirizzare l'osservatore. Se non la capisco o prendo fischi per fiaschi, amen. Non sono un lettore professionista, non creo un problema a nessuno. Trovo sia utile, invece e se possibile, uno scambio verbale tra osservatore e fotografo ma il primo passo dovrebbe farlo l'osservatore, specialmente in caso di foto ambigue e particolarmente complesse. Nel caso della foto postata, non avrei letto la didascalia ma soprattutto non l'avrei scritta. Troppo personale. |
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inviato il 05 Gennaio 2026 ore 7:45
Caro InCinoVeritas, mai banale né scontato, sulla propria esposizione, personale, parleremo in un prossimo futuro, perché, a volte/spesso/ogni tanto, sui social in generale, può diventare molto, molto, molto pericolosa. Sulla capacità o meno di intendere/leggere, una qualsiasi fotografia, pure. Colazione Ferioli offerta. Per te e per tutti gli intervenuti. A Rombro, il pranzo, visto che ora dorme. Per Stylo, arrivo anche da te. Grazie, ragazzi. |
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inviato il 05 Gennaio 2026 ore 7:53
Stylo “ coppietta su panchina che guarda il tramonto. Scena lapalissiana che non ha bisogno nè di titolo nè di altre spiegazioni „ Mica detto magari sono una coppia piena di debiti che stanno pensando ad una rapina.... Secondo me l'interpretazione delle foto va lasciata a chi guarda,se fanno parte di un'esposizione ,quest'ultima può avere un titolo di presentazione . Certo se sono fotografie di catalogo,descrittive, la didascalia è necessaria. . Bullone da 10,Lince delle nevi, ecc ecc |
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inviato il 05 Gennaio 2026 ore 10:12
“ Mica detto magari sono sono una coppia piena di debiti che stanno pensando ad una rapina....MrGreen „ Cavolo,hai ragione |
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