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inviato il 08 Gennaio 2026 ore 15:05
Grazie Andrea ho corretto |
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inviato il 08 Gennaio 2026 ore 15:10
Verso un'ecologia della mente - Gregory Bateson - Libro - Adelphi - Biblioteca scientifica | Feltrinelli share.google/vpnE5sNg51cdZDUGp Forse sarebbe utile leggere o rileggere anche questo testo soprattutto in questo momento storico dove sembra essersi persa del tutto la nostra posizione nella "realtà " della natura. PS come mai postimages da qualche tempo mi carica solo miniature ? |
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inviato il 08 Gennaio 2026 ore 15:38
 Immagine presa dal sito di Adelphi. |
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inviato il 08 Gennaio 2026 ore 15:45
Grazie Fabrizio ,devo capire perché a me' non lo fa' più fare gli avrò rotto i coglioni |
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inviato il 08 Gennaio 2026 ore 23:23
 Jeremy Rifkin - La fine del lavoro Nel corso della terza rivoluzione industriale, con l'incredibile progressione della potenza di calcolo dei moderni elaboratori e dell'intelligenza artificiale, anche le masse di lavoratori che escono dal terziario entrano a far parte del mondo della disoccupazione, con tutti i problemi sociali che ciò comporta. Ne La fine del lavoro Jeremy Rifkin scrive: "Barry Jones, ex ministro della tecnologia in Australia, solleva la domanda che molti altri si stanno ponendo: se, come affermano tutti gli economisti, la riduzione drastica dell'orario di lavoro ha avuto un effetto positivo in entrambe le rivoluzioni industriali per temperare i fortissimi aumenti di produttivita' dovuti alla tecnologia, perche' non redistribuire la maggior ricchezza prodotta?" |
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inviato il 09 Gennaio 2026 ore 6:19
All'epoca 1995 oggi con l'intelligenza artificiale usata in modo così massiccio voglio proprio vedere come andrà a finire. |
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inviato il 09 Gennaio 2026 ore 7:56
Niccolò Ammaniti era uno dei miei scrittori preferiti, peccato che ormai da 10 anni non faccia più praticamente nulla. L'ultimo che ho ho letto e credo che abbia scritto è ANNA, ma molto molto deludente. "Io non ho paura" è bello, ho visto anche il film per quanto il cinema italiano non mi faccia impazzire. |
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inviato il 09 Gennaio 2026 ore 8:55
Cazzullo ''Il Dio dei nostri padri'' |
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inviato il 10 Gennaio 2026 ore 15:40
 Mark Thompson - La guerra bianca Come costruire la Patria .. col sangue di chi la guerra non la voleva! 10 milioni di soldati morti oltre a 6 milioni di vittime civili per bombardamenti, carestie, epidemie: queste le cifre spaventose che resero "Grande" la Guerra 1915-18 , la prima che fu su scala mondiale, la prima in cui si usarono su vasta scala le armi chimiche. Nel fronte italiano la durezza della guerra non fu minore sia per le condizioni climatiche delle montagne sia perchè i fanti italiani erano mandati all'assalto di cime ben protette da pietre, filo spinato e mitragliatrici partendo da trincee poste molto più in basso. L'Italia non era stata attaccata dall'Austria, ma una minoranza accecata dalla retorica nazionalista vide nella guerra il pretesto per forgiare nel sangue di milioni di pacifici contadini ed operai l'unità della Patria, annullando le grandi differenze regionali. L'orrore della guerra raggiunse il culmine quando i carabinieri spararono alle spalle dei soldati che non si slanciavano "eroicamente" verso il ben organizzato fuoco austriaco. I soldati che presero coscienza dell'assurdità della guerra e di come veniva condotta furono decimati ( "decimazione" di romana memoria ripristinata con brutalità dal gen. Cadorna). Solo dopo la grave sconfitta di Caporetto Cadorna fu sostituito dal gen. Diaz: bastone e carota si alternano storicamente nel controllo sociale delle classi subalterne!!! |
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inviato il 12 Gennaio 2026 ore 21:52
 Carlo Sgorlon - La conchiglia di Anataj Questo capolavoro di Sgorlon narra la storia di un pugno di emigranti friulani e dei loro rapporti con la natura della Siberia e con i lavoratori russi, kirghisi, mongoli, nell’epopea collettiva della costruzione della ferrovia più lunga del mondo, la Transiberiana. La vita degli operai non era molto diversa da quella raccontata dal forzato sfuggito ai lager zaristi e nascosto da Anataj nella sua isba. Valeriano, io narrante, ne prende presto coscienza: "Ricaddi nella sensazione che la Siberia era terra di deportati, di forzati e di case di pena... Facevamo lo stesso lavoro, negli stessi luoghi, dormivamo su fetidi pagliericci in dormitori simili ai loro... Anche noi avevamo soldati armati di fucile , che in apparenza avevano il compito di difenderci dalle belve della taiga, ma in realtà quello di sorvegliarci e di costringerci dentro un ordine di ferro." Ma l’uomo, si sa, è un eterno flusso di contraddizioni ed il fascino di quella terra ghiacciata e dei suoi abitanti, scavava pian piano nel profondo di Valeriano: "ero giunto in un luogo dove l’infanzia del mondo non era del tutto trascorsa e superata." Incanto d'umanità era Ajdym, diventata la gioia con cui dimenticare la noia dell’inverno quando in cantiere era impossibile qualsiasi lavoro e tutti si trasferivano nel vicino villaggio. "Ci andavano nell’ora del lupo, quando soltanto i cani da guardia nelle loro cucce parevano desti e vigili nel villaggio addormentato. Ognuno di loro le parlava , e lei stava ad ascoltare mentre tesseva i tappeti con le lane colorate acquistate da Eroska. Lavorava ed ascoltava. Lavorava ed ascoltava... lei possedeva il dono raro di saper ascoltare. Capiva lo loro necessità di abbracciarla e di farle un regalo... Ma da Ajdym non venivano solo uomini furtivi, dopo l’avvento della notte. Un pò tutti ricorrevano a lei, chi aveva bisogno di avere in prestito un pud di grano per le semine o un orcio di sale, ricorreva a lei.. Nella buona stagione a lei portavano i bambini più piccoli, quando i grandi dovevano lavorare nei campi più lontani del villaggio. I bambini stavano bene con lei." L’incanto si destava in Falalej, il ragazzo cieco che dopo aver meditato il suicidio, riacquista nuova vita nel raccontare ed inventare storie: "Falalej si accorse che le fiabe, in lui invecchiate e appassite da anni, ridiventavano fresche e verdi quando c’era un bambino che le sentiva per la prima o la centesima volta, attentissimo e stupito... Non sapeva di ripetere in sé l’immagine dei poeti antichi, dei rapsodi e degli aedi che erano esistiti prima che alfabeti e segni scritti di parole vedessero la loro alba nella storia degli uomini." Ma proprio quando la ferrovia era finita, Valeriano comprende che ora "la ferrovia apparteneva ai funzionari, ai burocrati, all’esercito, all’Imperatore, e noi eravamo di troppo, e non ci restava che levare le tende. Il momento del successo coincideva spesso, nella vita, con quello dell’addio e della partenza." Marco, il giovane ed esuberante compagno di lavoro e di emigrazione di Valeriano, era diventato uno storpio a causa di un incidente e pareva cercare nei sentieri pantanosi del villaggio le ombre e i residui della sua giovinezza consumata e distrutta. Anataj era andato a morire da solo, come un vecchio indiano, nella sua amata taiga, quando i suoi occhi non erano più buoni per la caccia, lui, il vecchio kirghiso dal passato turbolento, cacciatore mirabile che riusciva a conficcare il proiettile nell’occhio dello zibellino per non rovinarne la pelliccia. Il suo corpo non fu più ritrovato. Mentre tutti partivano, Valeriano, nell’incredulità generale decise di restare accanto ad Ajdym e Falalej: ”Cosa? Vuoi restare in questo buco? In questo villaggio fuori dal mondo?” disse Silvestro. ... Ormai potevo sparire nella Russia infinita... Dappertutto ero a casa mia e dappertutto ero uno straniero... Avevo scoperto che appartenevo alla razza di coloro che non ritornano. ... la Russia possedeva e generava misteriosi richiami, come l’eco di una nenia cantata dai battellieri sulla riva di un fiume, o quello di una conchiglia sulla riva di un oceano." |
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inviato il 13 Gennaio 2026 ore 15:48
Grazie Fabrizio |
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inviato il 15 Gennaio 2026 ore 15:58
 Fritjof Capra - Il tao della fisica Non c'è giorno senza notte: il Tao ci indica che gli opposti non sono antagonisti, bensì si compenetrano in mutua interazione. La fisica moderna riscopre questo equilibrio nelle particelle subatomiche viste come configurazioni dinamiche: non entità isolate dunque ma inestricabilmente interconnesse in un flusso di energia che è alla base di tutto l'Universo. |
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inviato il 15 Gennaio 2026 ore 20:39
Un must me l'ero quasi dimenticato |
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inviato il 17 Gennaio 2026 ore 18:12
 A cura di Seymour Krim - I Beats. Ritrovo dopo circa 30 anni questa vecchia edizione curata da Seymour Krim, uscita fuori dalla mia disordinatissima biblioteca e rileggo con immutato furore il 'Requiem spontaneo per gli indiani d'America' di Gregory Corso: "O squaw, allodola dall'alta gola, sorella guerriera custode del tipì, amante del volto sfregiato, svesti la calda pelliccia del topo muschiato, lo vedi non più di carne è la tua mano e infuria, contorciti percuoti la tua terra indiana con l'ultimo spasimo d'amore, d'amore ... deserto senza fumo, il deserto disindianato" Ora che abbiamo più motivi di allora per urlare ... il deserto ci cresce attorno, invisibile prigione, come il deserto "disindianato" di Gregory Corso, ma forse oggi non siamo più capaci, nel deserto dell'anima, dell'ultima rivolta. Ritrovo immutato la preghiera laica di Laurence Ferlinghetti: "Hai i bollori gli dicono E lo stendono a freddarsi sulla Croce E da allora nel mondo quante croci a modello di quella si sono fatte ... Ma lui non viene giù dalla Sua Croce Lui sta appeso lassù su quella Croce e pare veramente svanito e freddo e anche secondo l'ultima ondata di notizie mondiali diffuse dalle solite fonti poco attendibili morto defunto" Rimbomba ancora l'urlo di Allen Ginsberg ('Morte all'orecchio di Van Gogh'): "Il dollaro è la misura dell'anima americana Il Congresso si è spinto fin sul precipizio dell'Eterno ... Denaro! Denaro! Denaro! Stridulo celestiale folle denaro d'illusione! Denaro fatto di nulla, fatto di fame, fatto di suicidi! Denaro di sconfitta! Denaro di morte! DENARO contro ETERNITA' e i possenti mulini dell'eternità macinano senza fine i fogli dell'Illusione!" (I fogli dell'Illusione sono ovviamente i dollari) Una generazione visionaria e ingenua in un ordine mondiale segnato dall’equilibrio del terrore atomico della Guerra fredda si esprime in questa Antologia di poeti e scrittori. |
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inviato il 22 Gennaio 2026 ore 15:19
 La pittura cinese di Mario Bussagli Da gustare con gli occhi! Splendide immagini come i tratti impressionisti de "le cento oche selvagge" di Ma Fen (fine XI sec, Dinastia Sung - Honolulu, Academy of Arts), illustrano questa vecchia edizione della Fratelli Fabbri (1966) acquistata in una bancarella. In sovracopertina c'è un paesaggio in cui alte montagne sfumano in lontanaza avvolte dall'ocra della terra al tramonto; alberi contorti sono abbarbicati alla roccia le cui cime si illuminano di turchino e boschetti di bambù verde scuro sembrano miniati, infine la presenza umana si intuisce da cenni architettonici e da recinti di ciliegi fioriti. Diversa dai canoni del nostro Rinascimento l'antica pittura cinese è stata a lungo misconosciuta. Il maceratese Matteo Ricci (1552-1610) durante il suo lungo soggiono in Cina scriveva che i pittori cinesi non sanno dipingere ad olio nè dar ombra alle cose, ma oggi grazie all'impressionismo possiamo apprezzare questa pittura fuori dal tempo nata nel "silenzio dell'anima". |
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