| inviato il 25 Novembre 2025 ore 13:18
“ ma guardo con interesse chi riesce ad evocare atmosfere interessanti e nuove con un linguaggio proprio „ Certo.E' comprensibile. Ma quelle atmosfere risulteranno sempre un'interpretazione dell'immagine reale.Senza credibilità alcuna laddove si vuole rappresentare un evento. Se fotografo un a sposa con il vestito bianco per quale recondito ed astruso motivo debbo poi sostituirne il colore? Per fedeltà ad un linguaggio proprio? No.Lo scopo introduttivo,il presupposto indefettibile della fotografia è la riproduzione dell'evento.Del visto e del reale. L'accadimento va mostrato ricercandone l'aderenza al reale. Il resto,le intrusioni personali sull'immagine e la sua consapevole trasformazione in altro da sé è accettabile e comprensibile in un àmbito che non è più fotografia nella sua accezzione fondata,ma esce dal suo essere divenendo la foto primaria solo lo spunto per trasfigurare e immettere nel contesto un messaggio,un pensiero.Ed è comprensibile.Nulla da eccepire.Personalmente evito di esprimermi su queste deviazioni della fotografia. Non mi trasmettono nulla. www.juzaphoto.com/galleria.php?t=5182327&l=it Non vedo come si potrebbe alterare questa.A che scopo? |
| inviato il 25 Novembre 2025 ore 13:24
Ma la mancanza dello spazio dopo il punto, quindi, è da considerarsi una deviazione della grammatica? |
| inviato il 25 Novembre 2025 ore 15:09
“ Non vedo come si potrebbe alterare questa.A che scopo? „ Renderla meno insignificante? Perché il problema dei paesaggi è che la riproduzione fedele dell'immagine che le nostre retine retine (e il sensore della fotocamera) hanno acquisito non è in grado minimamente di rendere il complesso di sensazioni che chi era lì ha avuto. Motivo per cui molte foto sono significative per chi le ha scattate (perché a lui/lei quell'immagine provoca il ricordo di quel complesso di sensazioni) e insignificante per tutti gli altri. Come le foto di tuo nipote, del tuo gatto, dei fiori nel tuo giardino. |
| inviato il 25 Novembre 2025 ore 16:48
Che è quello che ripeto da qualche anno Comunque non è certo pasticciando con la pp né lasciandole "al naturale" che si rendono più interessanti foto del genere. Considerare la fotografia solo quando restituisce l'illusione della fedeltà al reale, vuol dire ridurla drasticamente a mero simulacro di qualcosa che è già fallace di suo a prescindere dalla fotografia, cioè l'idea di realtà come qualcosa di univoco, oggettivo, non interpretabile. Che poi la pp pacchiana e fiabesca sia diventata uno strumento che ha portato il godimento estetico ad un livello di rincoglionimento mai visto prima, è un altro discorso. |
| inviato il 25 Novembre 2025 ore 19:31
In fotografia vale il principio di non contraddizione.Ciò che è è.Cio che non è non è. Fosse tutta un'illusione anche il materiale fotografico prodotto per istruzione,informazione,testimonianza,prova, sarebbe da cestinare. |
| inviato il 25 Novembre 2025 ore 19:55
No, attenzione: se si parla di fotografia a scopo reportagistico e documentaristico la questione è un'altra, ovvero la possibilità e la capacità di influire sulla trasmissione/ricezione dell'informazione tramite la narrazione del soggetto/evento fotografato. Cioè la famosa questione aristotelica che non contano i fatti ma il convincimento che il messaggero riesce a infondere nell'ascoltatore (o nell'osservatore). Tu invece parli di una fedeltà puramente estetica a quella che convenzionalmente chiamiamo realtà, cioè a quello che percepisci con i sensi. E non è che non sia lecito o sia un approccio da cestinare. Semplicemente se il linguaggio fotografico per te si riduce solo a riportare la cosiddetta realtà, cestini tutte le potenzialità espressive del mezzo e di chi ne fa uso per dire qualcosa anziché per compiacere gli sguardi altrui (fedelmente o in modo pacchiano, poco importa). |
| inviato il 25 Novembre 2025 ore 22:47
"L' illusione della fedeltà al reale". Hai detto tutto. |
| inviato il 26 Novembre 2025 ore 11:30
Beh, per fortuna la fotografia è un meraviglioso contenitore in cui coesistono significati e funzioni diverse e in cui ognuno può ritrovare una propria dimensione: può essere riproduzione fedele della realtà la fotografia della propria famiglia sotto l'ombrellone con la zia Peppina, può funzionare come il catalogo di un luogo, la descrizione su una rivista di paesaggi o città da visitare, un evento come un matrimonio come diceva Taralluccievino, la foto di una architettura o la vetrina di una attività commerciale, di un albergo a scopo pubblicitario. Già il B/N non riproduce la realtà ma uno stereotipo e una convenzione alla quale da decenni la nostra mente si è assuefatta, una finzione ormai condivisa e sedimentata ma manipolata e fortemente manipolabile. Se consideriamo poi il controluce con figure o particolari in ombra, neri , le silhouette in controluce il sole con i raggi legati al diaframma dell'obbiettivo, il mosso delle foto sportive e non o il mosdo leggero dell'acqua che scorre , il panning, lo sfocato delle grandi aperture di diaframma mostriamo tutte parafrasi della realtà, manipolazioni legate al mezzo fotografico ( come le pennellate grosse e materiche di un Van Gogh o quelle accennate di un Impressionista) che eccedono, vanno al di là o stravolgono la reale visione umana in una trasposizione su piani diversi. Se entriamo nel mondo della fotografia concettuale, poi...Io trovo che la bellezza e il fascino della fotografia siano proprio in questa sua duttilità, malleabilità, capacità di farci rivivere, mostrare, catalogare ma anche sognare, emozionare mostrando sentieri ancora da esplorare e una realtà personale e trasfigurata. Operazione che, ovviamente, non riesce a tutti ma che può diventare patrimonio di tutti. Creare dei recinti, delle definizioni di cosa è e cosa non è, come in ogni arte, la mortifica e ne riduce la bellezza e la potenza. Possiamo circoscrivere cosa è la mente, il pensiero, la fantasia, l'emozione umana?. |
| inviato il 26 Novembre 2025 ore 15:01
“ "L' illusione della fedeltà al reale". Hai detto tutto. „ Scusa,ma se ti fai una fototessera,sei tu quello che viene ritratto o è un'illusione? Dovreste un pò argomentare cosa intendete quando la fotografia è un'illusione. Qui non è in discussione la malleabilità o duttilità della postproduzione e fotografia volutamente alterata.A scopi differenti di una riproposizione dell'evento. Così è di tanta foto dove l'acqua che scorre non rappresenta la realtà,bensì un'alterazione della stessa.Laddove per realtà si intende quello che ha colto l'occhio all'istante. Le stesse foto sportive con il mosso non ritraggono l'istante: ritraggono gli istanti che vengono poi riproposti sommandoli ed unendoli in uno scatto.In un continuum che l'occhio non può percepire.La fotocamera diviene una sorta di macchina del tempo.Ma quando osservo quelle foto ne rilevo l'artificiosità,lo scollegamento dal reale,dove il reale è quanto l'occhio percepisce.Altro è utilizzare la fotocamera e la postproduzione per scopi differenti.Ma non più di fotografia si tratta.Ma di manipolazione e riconversione di un istante che per fini specifici viene scollegato e privato della sua sostanza originale.

 Se osservo queste due foto ne rilevo la sostanziale asimmetricità: una è l'immagine di un istante che si è colto nella sua interzza.Ed è una scena reale perchè con il reale ha uno stratto legàme. L'altra ne rilevo subitamente l'artificiosità,la trasformazione in altro dall'istante primario.Il viso.,le intrusioni aggiuntive, so che sono degli interventi posteriori che ne invalidano la declinazione a reale. L'asimmetrismo di Picasso questo imponeva.Le sue regole.Che non sono le regole dove il reale è quello che converge nell'opera.Non è essenziale ne rappresentare le forme come appaiono.Avete mai visto un viso come quello di Dora Maar nel reale?Intendo sul corpo di una donna.E' reale solo il ritratto.Ovvero l'opera. O è solo un'illusione? Par di capire che se fotografo la moglie a letto con l'amante quella è solo un'illusione. |
| inviato il 26 Novembre 2025 ore 17:34
Ma chi ha stabilito che la fotografia è solo rappresentazione del reale? C'è una regola, un dogma che ci dice come va usato un pennello, un colore, uno scalpello, una pellicola, un sensore? Le foto sono entrambe artificiose perché ritraggono la realtà come noi NON la vediamo ma gravemente alterata dal B/N |
| inviato il 26 Novembre 2025 ore 17:45
Va bene. |
| inviato il 26 Novembre 2025 ore 17:51
La fotografia , figlia ultima o penultima delle arti visuali, ritengo sia nata e proseguita per un bel po' - con tutte le sue varianti utilitaristiche, poche agli inizi - per documentare e registrare quello che è (era ) : dalla camera obscura che aiutava il pittore a seguire intendo. Poi , e secondo me per sbaglio o tentativi, arrivarono le varianti, che passarono dalla delusione alle possibilità creative: non mi limito ad imitare e replicare ma cambio e vario, solarizzo, di tutto e di più. Non c'è soluzione, non c'è evoluzione definitiva, ad ognuno per i propri gusti e capacità, la mia PP a base daltonica piace* , se piace ad altri meglio. *= io la vedo diversamente da come ad altri appare, eh. |
| inviato il 26 Novembre 2025 ore 18:11
www.keblog.it/foto-false-famose/ Ora mi si dirà che essendo le foto in bianco e nero non sono reali. No. L'evento non è reale.Perchè non è mai accaduto.Non è libertà.Ma imbroglio. Non ho nulla da obiettare sulla post.Io stesso ne faccio uso.Ma se il cielo era terso e lo descrivo nuvoloso posso affermare che quell'immagine,se non tutta,ha qualcosa di irreale?Reale è ciò che tutti noi attraverso gli occhi percepiamo.Osserviamo. La donna presente nella foto in bianco e nero fa parte di un accadimento o è un collage di più foto?No? Bene,quella foto descrive un evento reale.Cavolo significa che il il bianco e nero ne altera la realt°?Quando mai si sono ritenute false le foto scattate in bianco e nero?Falsi perchè non percepibili i colori della scena?Ma non la scena ritratta.Che è la sostanza. “ io la vedo diversamente da come ad altri appare, eh. „ No.Se il tuo cielo è blu anche gli altri lo vedranno blu.Potrà non piacere.Su questo nulla da eccepire.Nemmeno sui tuoi gusti. Ovviamente.Non è questo il "pomo della discordia". Un pò come un cronista.Deve prima registrare i fatti.Con onestà e con obiettività.Poi può dare esprimere un suo pensiero.Un suo giudizio.Ma non può,almeno non dovrebbe,falsificare i fatti. La libertà del giornalista è strettamente legata alla verità.O almeno alla ricerca di essa.Altrimenti la perverte. Quando si altera coscientemente una foto non si ritrae l'evento.Il reale.Si proietta la nostra idea.La nostra fantasia.Nulla di scandaloso né esecrabile. |
| inviato il 26 Novembre 2025 ore 18:15
Tarallucievino, non potrei essere più in disaccordo con te ma ti vedo talmente convinto che non credo valga la pena di discutere. Ti pregherei solo di inserire gli spazi appropriati dopo i segni di punteggiatura, che a leggerti mi stanno sanguinando gli occhi. |
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