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Scusa Andrea una illustrazione fotografata è foto illustrazione non di più. Qualsiasi corso o scuola di fotografia qualificato e non, la p.p è sempre inclusa. Che ci siano post eccessive è altro discorso. Se il fotoritocco non fosse parte integrante per il lavoro di un fotografo vuol dire che solo i puristi lo siano. Anche qui c'è da discutere. Se scatti in jpg la fotocamera ha già provveduto ad una sua p.p se scatti RAW dovrai elaborare in p.p le informazioni che ha catturato la fotocamera per arrivare al risultato desiderato e in entrambi i casi non sarebbe più fotografia. Penso che sia sempre risultato finale quello che conta. Se ci pensi stai dicendo che chi si occupa di macro non fa fotografia così quelli che si occupano di Astro, foto subacquea, still Life, matrimoni, pubblicità (sono esempi dove la p.p o fotoritocco ha un ruolo fondamentale per la resa finale dell'immagine)...allora cos'è la fotografia e cosa non è?
Lastprince Per poter partecipare al gioco mi sono dovuto adeguare Correggimi se sbaglio, anche nel cinema si parla di fotografia, c'è pure il direttore della fotografia,ma mi pare vengano proiettate delle immagini su uno schermo . Per me sono tutte fotografie dal negativo alla dia all'immagine di un sensore.ho solo qualche dubbio sull'immagine ricreata al computer ma è solo un mio personale paletto.
Per me sono la stessa cosa da quando è nata la fotografia digitale e i media per rappresentarla... Una stampa però ... la puoi tenere in mano, é qualcosa di tangibile, più umana.....
Parliamo di " macchina " fotografica dove il jpg è utile in certe situazioni mentre in altre serve per forza la post. Un bel paesaggio ricco di dettagli senza post perde parecchio.
Concordo, con il digitale sono tutte immagini. Se le stampi diventano immagini stampate. P.s. resta inteso che per me il termine immagine non è dispregiativo.
commissario , sempre per evadere dalla noia della giornata ovviamente , un film è un film , un negativo rimane un negativo fino a che non diventa positivo , una diapo rimane una diapositiva , e una stampa rimane una stampa . cosa sono le immagini allora ? diciamo che nella penuria del lessico parlato sono state inglobate nella parola "foto ".
se vogliamo invece intendere la fotografia come un linguaggio ( e penso che qui siamo tutti d'accordo ) ogni supporto usato crea un prodotto che ha un suo nome preciso.
il foto ritocco è stato sempre fatto anche in pellicola, probabilmente rimane una "foto" quando questo è mirato a "piccoli" miglioramenti che non denaturano profondamente il soggetto e il suo contesto.
“ Scusa Andrea una illustrazione fotografata è foto illustrazione non di più. Qualsiasi corso o scuola di fotografia qualificato e non, la p.p è sempre inclusa. Che ci siano post eccessive è altro discorso. Se il fotoritocco non fosse parte integrante per il lavoro di un fotografo vuol dire che solo i puristi lo siano. Anche qui c'è da discutere. Se scatti in jpg la fotocamera ha già provveduto ad una sua p.p se scatti RAW dovrai elaborare in p.p le informazioni che ha catturato la fotocamera per arrivare al risultato desiderato e in entrambi i casi non sarebbe più fotografia. Penso che sia sempre risultato finale quello che conta. Se ci pensi stai dicendo che chi si occupa di macro non fa fotografia così quelli che si occupano di Astro, foto subacquea, still Life, matrimoni, pubblicità (sono esempi dove la p.p o fotoritocco ha un ruolo fondamentale per la resa finale dell'immagine)...allora cos'è la fotografia e cosa non è? „
Ma - forse non si è capito; del che mi scuso perché evidentemente sono stato poco chiaro - la mia era sostanzialmente un'antìfrasi: certo che "chi si occupa di macro [...] fa fotografia così quelli che si occupano di Astro, foto subacquea, still Life, matrimoni, pubblicità"; è solo che sono un attimino disorientato a dover leggere sempre gli stessi argomenti (Canon vs Sony, foto vs immagini, mirrorless vs reflex ecc. ecc.) ripetuti ad infinitum: ed è un peccato, perché l'impianto del sito è ottimo.
Di per me, produco realmente fotoillustrazioni e finanche illustrazioni 3D il 99 per cento delle volte (è il motivo per cui non pubblico praticamente nulla qui, altro argomento caro ai "puristi"), quindi - a meno che non sia affetto da inconsci istinti tafazziani in merito - chiarisco ancora che non attribuivo certo a "immagine" un disvalore rispetto a "foto", stampata o meno.
Secondo me, se la parola fotografia significa letteralmente dipingere con la luce non c'entra nulla il fatto che sia stampata oppure proiettata su uno schermo. Però se vogliamo continuare a chiamare una immagine fotografia questa immagine deve essere il risultato che otteniamo dopo lo scatto. Se poi a questa immagine aggiungiamo un palo o togliamo un palo, se facciamo diventare bionda una donna castana, ebbene a mio avviso non possiamo più continuare a chiamare quella immagine una fotografia. È un po' come chiamare tortellini tutte le paste ripiene.
"Di per me, produco realmente fotoillustrazioni e finanche illustrazioni 3D"...non dovevi commettere questo errore di scriverlo Andrea...adesso son curioso eh eh!!!..ho amici molto bravi con la grafica 3D...io no e non saprei nemmeno da dove cominciare ma mi piace approfondire sull'argomento.
“ Le foto ritoccate sono ancora fotografie o sono semplicemente delle immagini come potrebbe esserlo un disegno? „
Domanda senza una risposta possibile.
Che si intende per "ritocco"? Sviluppare un RAW vuol dire "ritoccare"? E se si scatta in JPEG, come si giudica lo sviluppo fatto scegliendo il picture style sulla macchina? Usare il timbro clone per rimuovere lo sporco sul sensore è ritocco? Togliere un brufolo ad una modella è ritocco? Togliere un traliccio in una foto di paesaggio? E ammesso sia possibile togliere un traliccio piccolino in un angolo, va ancora bene togliere un traliccio più invadente? E dov'è il confine? Possiamo misurare il ritocco in metri di altezza del pilone?
E cambiare il bilanciamento del bianco? Si può? E quanto? Siamo sicuri che la macchina abbia catturato il bilanciamento corretto? E se lo impostiamo in post, siamo sicuri che ci ricordiamo esattamente quello corretto al momento dello scatto? E qual è quello corretto in caso di luci a temperature differenti? E cambiare un cielo in blu in un cielo giallo variando la temperatura colore è una operazione lecita? Troppo invasiva? E dov'è il limite tra "troppo invasivo" o "lecito" (vedi anche esempio del traliccio)?
E una foto in bianco e nero, che addirittura va ad eliminare tutti i colori? Non possiamo più considerare Ansel Adams e HCB dei fotografi perché scattavano in bianco e nero?
Ognuno ha le sue proprie idee a riguardo e sono tutte giuste e tutte sbagliate. E ci sono poi i contesti in cui le foto vengono usate che possono ulteriormente variare le regole del gioco: nel fotogiornalismo rimuovere un oggetto vuol dire mistificare la realtà, nel glamour e ancor di più in altri settori la post produzione, il "ritocco", in modo più o meno intrusivo non solo è lecito ma è imprescindibile.
E poi... vogliamo tenere questo discorso solo per il digitale o vogliamo applicarlo anche alla cara vecchia pellicola? Dal fumo aggiunto e l'orologio tolto nella celebre foto dell'armata rossa sul Reichstag alla famosa "Moonrise over Hernandez" di Ansel Adams potremmo andare avanti per ore anche lì...
Phsystem bisogna andare molto più nel dettaglio del discorso.... È troppo semplicistico il tuo ragionamento.... Con il tuo "sbarramento" segheresti anche un sacco di scatti fatti con la pellicola... Già, la pellicola.... La velvia non dava una particolare caratterista tonale all'immagine? Ecco... Farlo dopo con Photoshop è così diverso? Ma è un discorso più che trito ormai...
È come la politica urlata da due schieramenti che cercano soluzioni semplici e binarie a problemi complessi. Qui lo spiegano facile con la linea della vita (2:10)
E qui ci si domanda che cos'è una fotografia? Spoiler: non trova risposta.
Una delle definizioni tentate per la fotografia, anzi, probabilmente la più popolare, è quindi quella che dice: è vera fotografia l'immagine prodotta unicamente dall'interazione della luce con un materiale sensibile.
È una definizione particolarmente congeniale alla maggior parte degli stampatori moderni che usano le tecniche antiche e agli adepti della camera oscura. Spesso infatti questa definizione è usata polemicamente contro la stampa digitale a getto d'inchiostro. In questo caso è evidente l'interesse personale degli stampatori di tecniche antiche nell'adottarla come unica definizione di “fotografia”. Da una parte c'è il loro lungo e complesso lavoro manuale, le ore passate in camera oscura, gli esperimenti, il prezzo esorbitante di certa chimica, come i sali di platino, della carta acquarello, del materiale necessario per mettere in pratica tutta quest'antica arte, tutto questo sapere artigianale. Dall'altra, almeno nell'immaginario degli stampatori di tecniche antiche e dei vecchi guru della camera oscura, visto che in realtà è più complicato, dall'altra parte dicevo, c'è l'idea di premere un bottone e vedere un prodotto che esce direttamente dalla stampante, una stampa completamente meccanica.
Una delle definizioni tentate per la fotografia, anzi, probabilmente la più popolare, è quindi quella che dice: è vera fotografia l'immagine prodotta unicamente dall'interazione della luce con un materiale sensibile.
È una definizione particolarmente congeniale alla maggior parte degli stampatori moderni che usano le tecniche antiche e agli adepti della camera oscura. Spesso infatti questa definizione è usata polemicamente contro la stampa digitale a getto d'inchiostro. In questo caso è evidente l'interesse personale degli stampatori di tecniche antiche nell'adottarla come unica definizione di “fotografia”. Da una parte c'è il loro lungo e complesso lavoro manuale, le ore passate in camera oscura, gli esperimenti, il prezzo esorbitante di certa chimica, come i sali di platino, della carta acquarello, del materiale necessario per mettere in pratica tutta quest'antica arte, tutto questo sapere artigianale. Dall'altra, almeno nell'immaginario degli stampatori di tecniche antiche e dei vecchi guru della camera oscura, visto che in realtà è più complicato, dall'altra parte dicevo, c'è l'ide
Questo in sintesi, è l'argomento che usano molti stampatori di tecniche antiche o tradizionalisti ortodossi della camera oscura contro la stampa a getto d'inchiostro. Basta una semplice ricerca in forum o mailing-list come apug o Alt-photo-process-l , per trovare pagine e pagine su questo argomento, fiumi e fiumi di inchiostro virtuale versato, per dimostrare che le stampe a getto d'inchiostro non sono fotografie e fregiarsi del titolo di “ultimi veri fotografi”.
La cosa di fatto ha la sua logica. Basta pensare alla tecnica delle griglie usate da Chuck Close, o a molti altri pittori hyper-realisti che hanno lavorato a partire da fotografie, dipingendo su fotografie o utilizzando tecniche di griglie. Una fotografia viene proiettata a forte ingrandimento su una tela di grandi dimensioni, divisa in tanti minuscoli quadretti. Il pittore riempe ogni quadretto con il colore che più si avvicina a quello della fotografia. Una volta finito il quadro questo assomiglia incredibilmente alla fotografia di partenza. Nel caso di alcuni dei dipinti di Chuck Close, che ho avuto modo di ammirare dal vivo, il risultato è così fine da essere virtualmente indistinguibile da una vera fotografia.a di premere un bottone e vedere un prodotto che esce direttamente dalla stampante, una stampa completamente meccanica.
L'analogia con la stampa inkjet non potrebbe essere più completa, senza contare che fra le varie griglie usate da Cuck Close ci sono pure le griglie CMYK, esattamente le stesse delle stampanti a getto d'inchiostro. L'unica differenza è la velocità, ma dal punto di vista concettuale i 5 minuti necessari a una stampante desktop e i mesi necessari al pittore non fanno alcuna differenza. In entrambi i casi un colore viene applicato su un supporto, ricalcando una fotografia originale. Questa è interpretata tanto dal pittore, che sceglie il colore ad olio appropriato, quanto dal driver di stampa, che cerca di trasformare nel modo migliore un file RGB in uno CMYK, e la dimostrazione più lampante è l'esistenza dei profili ICC di stampa.
A rigor di logica quindi, se si vuole dire che le stampe inkjet sono fotografie allora anche i quadri di questo pittore lo sono. Ma questa è una difficoltà per chi è di vedute più lasche rispetto ai talebani della camera oscura, per loro inkjet non è fotografia quindi il problema dei quadri non si pone. Anche i grandi fautori della fotografia pura però hanno le loro magagne da risolvere.
Prima difficoltà: la maggior parte delle persone che entrano in una galleria o in un museo e vedono appesa alle pareti delle stampa a getto di inchiostro però le identificano immediatamente come fotografie. Magari è perché sono ignoranti e non sanno cosa sia una gomma bicromata, un kallitype o un'albumina, però difatto, per il 99% della popolazione mondiale, e per la stragrande maggioranza anche dei fotografi, le stampe inkjet sono delle fotografie.
Questo perché le stampe a getto d'inchiostro condividono le caratteristiche fondamentali citate negli articoli precedenti, primo fra tutti l'estrema somiglianza con il reale. Per una definizione che ricalchi il senso comune sembrerebbe quindi necessario non utilizzare un'unica proprietà fondamentale, quella dell'interazione fra luce e materiale sensibile, ma ricorrere anche ad altre proprietà. Il che rende le cose complicate, perché si entra in una marea di distinguo. È facile infatti trovare esempi di fotografie “pure” (nel senso prodotte esclusivamente dall'interazione della luce con un materiale sensibile) che non assomigliano nel senso iconico a fotografie, le stesse gomme bicromate per chi non ha esperienza di tecniche antiche di stampa sono quadri e non fotografie. Il che rende opinabile la dicitura “fondamentale” per questa seconda proprietà. Si dovrebbe dire, insomma, che in certi casi la fotografia ha certe proprietà, in altri meno, in altri quella proprietà li non ce l'ha per niente… e via dicendo. E tutto questo puzza parecchio, le definizioni non possono essere un elenco di casi particolari, eccezioni e classifiche particolari.
Questo è un secondo campanello d'allarme che indica che trovare una definizione unica e coerente è estremamente difficile. La necessità di ricorrere a una moltitudine di definizioni non sempre valide verrà comunque discussa con maggior dettaglio in futuro, per il momento limitiamoci alle stampe inkjet, citando due prime difficoltà: secondo la definizione dell'interazione con la luce non sono fotografie ma molti le percepiscono come tali, il che renderebbe necessario l'uso di una moltitudine di definizioni particolari.
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