user86925
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inviato il 19 Ottobre 2020 ore 23:00
“ La fatica è mentale Quando mancano idee e voglia uscire a fotografare diventa faticoso anche fisicamente. Al contrario quando la testa viaggia la fatica non si sente. „ verissimo... aggiungo che trovo faticoso fare sempre le stesse foto come in una catena di montaggio... |
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inviato il 19 Ottobre 2020 ore 23:09
La fotografia mi stanca moltissimo sia dal punto di vista mentale che fisico. Spesso salto il pasto e smetto quando crollo, non tengo orari. E questo vale dalla fase di pianificazione a quella di esecuzione a quella di sviluppo e postproduzione. Un anno fa mi hanno ricoverato perché i miei reni avevano smesso di funzionare perché mi ero dimenticato di bere troppo a lungo. Purtroppo la fotografia non è una cosa che faccio per passare il tempo nè qualcosa che amo. È qualcosa che non posso fare a meno di amare, una ossessione, una compulsione. |
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inviato il 20 Ottobre 2020 ore 7:42
Si lo è...a volte torno distrutto, sia per passione che per lavoro |
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inviato il 20 Ottobre 2020 ore 8:28
Lo scorso anno 17km a piedi, tra andata e ritorno per fotografare i ciclisti sull' ultima salita, a volte è molto faticoso fisicamente, l' importante è divertirsi, se come me, non lo fai per lavoro. Quando ho gli attacchi di pigrizia provo a fare macro in giardino o a fotografare i cervi sul fiume vicino a casa. |
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inviato il 20 Ottobre 2020 ore 8:33
“ La fatica è mentale Quando mancano idee e voglia uscire a fotografare diventa faticoso, anche fisicamente. Al contrario quando la testa viaggia la fatica non si sente. „ Assolutamente Arconudo +1 |
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inviato il 20 Ottobre 2020 ore 8:47
A me serve per rigenerare mente e anima è una cura. La fotografia per me è evasione dalla routine se dovessi iniziare a faticare significherebbe che la cura non ha più effetto. |
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inviato il 20 Ottobre 2020 ore 9:07
La fatica è spesso soggettiva... io ad esempio fatico molto di più a stare in giro mezza giornata a fare il turista con una reflex e un ottica standard per fare foto ricordo con la famiglia (e infatti mi sono convertito allo smartphone) piuttosto che fare un week end intero in pista portandomi addosso 2 ammiraglie e 3/4 ottiche pesanti... fatica è ben diverso da stanchezza... Fatica può essere fotografare la festa di compleanno di un bambino (la mammina che ti piazza in mano una reflex entry level dicendoti: tu che sei capace fammi le foto), stanchezza è quando dopo un week end di gare scarichi tutte le attrezzature dalla macchina e ti butti sul divano con la schiena a pezzi, i crampi alla mano destra ma saresti pronto a ripartire la mattina seguente! |
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inviato il 20 Ottobre 2020 ore 9:11
Io ho cominciato per passione e sono finita a fotografare per lavoro... Lo rifarei mille volte, ma ti devo dire che non è una passeggiata, soprattutto adesso, che per le cerimonie ( che ora praticamente non si possono fare più) devo tenere la fp2 per 14 ore di seguito e lavorare ( con macchina, flash a slitta, softbox da spostare e compagnia cantando) facendo palestra... E' davvero un'impresa che ti distrugge, mentalmente e fisicamente... speriamo in tempi più facili.. |
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inviato il 20 Ottobre 2020 ore 9:55
Beh fra una partita a scacchi e un incontro di boxe c'è molta più attinenza di quanto si sarebbe disposti a credere: in fondo in entrambi i casi si tratta di prevedere le mosse dell'avversario, di parare i suoi attacchi e di preparare i propri! |
user12181
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inviato il 22 Ottobre 2020 ore 0:52
Per me fotografare su per i monti è ora soprattutto un'eccellente attività di riabilitazione cardiologica, almeno finché non ci rimango secco. Ogni volta, a un certo punto della camminata, mi immagino i soccorritori che mi trovano seduto e pensoso, con la schiena appoggiata a un pendio ripido, morto stecchito, magari avvolto con tre teli isotermici, quanti ne porto. Ho scoperto di aver fatto un totale settimanale di dislivello maggiore del 99% di tutti i clienti Garmin fra i 65 e i 69 anni, indipendentemente dalle loro condizioni di salute. Presidio l'ultima colonna, la più corta, praticamente un punto, dell'istogramma, so' soddisfazioni… Mi sa che la gran parte cammina o corre in piano, perché, invece, ho percorso più distanza solo del 57% (e oggi non ho fatto nulla, non oso controllare le statistiche, chissà cosa mi dirà l'app., ovviamente sarà molto educata, un incoraggiamento, sicuramente non un rimprovero). Forse gli altri sono in gran parte americani, che si esercitano nelle grandi pianure, lungo le spiagge californiane, o al Central Park… Chi saranno i miei sconosciuti compagni? Forse pensionati che caracollano sul lungomare di Miami Beach? Questo, per esempio, corre sulla spiaggia www.ravenrun.net/ A dire la verità, il cardiologo che mi segue non mi ha consigliato la montagna, ma nemmeno sconsigliato. Quando gliel'ho detto, si è limitato a chiedere: "Ma perché?", facendo una faccia un po' disgustata, è un uomo di pianura. La prossima volta vorrei provare a raggiungere lo Zapelasc, spero di trovarlo ghiacciato e con la neve. Lì, in caso di evento fatale, ci sarebbe probabilmente il vantaggio di poter farmi trovare ben conservato, anche dopo mesi, sdraiato su un letto del non lontano bivacco Duilio. Resterebbe però il problema di come comporre braccia e mani. |
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inviato il 22 Ottobre 2020 ore 1:57
Concordo con l' idea che la fatica è mentale. La fatica sta proprio nel soddisfarsi a livello di rendimento finale...Stress....aggiungo che personalmente vedere poi che la resa degli smartphone che hanno tutti in tasca e dei software di post mi scoraggia ancora di più perché si riduce il margine di valore aggiunto della foto scattata con tanta " fatica " . Per uscire da questo andazzo bisogna quindi rivolgersi a un tipo di foto più terapeutica ed essenziale , magari anche rifugiandosi nell' analogico: poche pose, cogliere l'attimo fuggente o il concetto, fine. |
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inviato il 22 Ottobre 2020 ore 6:54
Io fotografo "a zonzo quello che capita" e non mi pesa per nulla perchè "a zonzo" ci andrei lo stesso e negli stessi posti. Quindi se "non capita" niente non fotografo niente ma a volte capita qualcosa. Cosa? Uno sguardo, un movimento, un sorriso, una parola, un gesto che ti fanno ammirare ogni giorno di più lo straordinario potenziale espressivo degli esseri umani. Forse è poco ma io sono uno che si accontenta. |
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inviato il 22 Ottobre 2020 ore 7:50
Se stai 8 ore chiuso in un ufficio tutti i giorni, uscire il sabato con zaino, macchina, treppiede e lenti è una gioia. Ti infili nei boschi, in questo periodo poi sono una figata, ti butti fuori sentiero, seguendo il rumore dell'acqua, rischi di finire giù per una scarpata, ti imbatti in un cervo che stava riposando, nessuno attorno a te. Con calma trovi un posto, in bilico su una roccia, monti il treppiede, prendi la macchina fotografica, in manuale, sempre in manuale metti a fuoco, che nel bosco l'af fa quel che vuole, scatti. Uno, due, tre scatti, poi fai un ficus stacking, sei col wide, te ne bastano pochi, ma vuoi comunque aver la possibilità di estendere la zona a fuoco fino alla base del fotogramma. Poi ti accorgi che c'è quel fungo meraviglioso, dietro di te, e si riparte, cambiando la lente e maledicendo il treppiede per la sua colonna lunga. What else? Ok, ci metti 3 ore di macchina, dolore articolare per tutto il resto della settimana, perché co sto lockdown è saltata tutta la preparazione primaverile e poi quest'estate hai voluto recuperare quel po' di socialità. Fatica, gioia, divertimento, rischio, l'una si fonde nell'altro, ma poi alla fine che ti frega? Avresti preferito rimanere a guardare Netflix sul divano? I rischi? Faccio 100 km di autostrada al giorno: rischio molto meno nel bosco, fuori sentiero. E poi, tuttalpiù muoio. |
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inviato il 22 Ottobre 2020 ore 7:53
grande Leopizzo, quoto tutto. |
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