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Il vero vincitore del World Press Photo è il formato ridotto


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avatarsenior
inviato il 21 Maggio 2020 ore 12:05    

il contesto in fotografia è molto importante, questo è un dato di fatto e non farei particolari discussioni in merito.
WPF ha dato una valutazione che può piacere o no, polemiche in passato ce nè sono sempre state, ci sono altre foto che erano più meritevoli? può essere, ma non per i giudici.
Possiamo discuterne e rigirarla come vogliamo, ma quello è un concorso e stop con delle regole e dei giudici, la domanda è: quei giudici non sono all'altezza e non sanno giudicare? il nostro giudizio vale più del loro?
può essere, io so che non sono nessuno e che le persone scelte non sono buttate li a caso e qualche domanda me la faccio

avatarjunior
inviato il 21 Maggio 2020 ore 12:06    

Concordo con @simgen, il rischio di "pippa mentale" è ormai alto, basta leggere la didascalia della foto vincitrice.

"A young man, illuminated by mobile phones, recites protest poetry while demonstrators chant slogans calling for civilian rule, during a blackout in Khartoum, Sudan".

La foto è piatta, generica, potrebbe essere mille cose. Non comunica granché e quindi devi mettere un sacco di roba nella didascalia, infilandoci dentro la poesia, anche il dettaglio dei cellulari, già protagonisti della foto dell'anno 2015. Boh. A me pare pochino.

Invece meritatissimo il lavoro "Fading Flamingos" di Maximilian Mann maximilian-mann.com/Fading-Flamingos che vi consiglio di guardare sul suo sito perché quello del WPP di quest'anno non mi pare il massimo.

avatarjunior
inviato il 21 Maggio 2020 ore 12:20    

buongiorno,
io da fotoamatore non entro nel merito di come e perche' vengono assegnati certi premi, e' un mondo complicato e non privo di interessi, un settore che non mi riguarda perche' per me la fotografia e' una espressione artistica personale, come la pittura (che pratico da sempre).
la foto pubblicata mi sa tanto di plastica.
;-)

avatarsenior
inviato il 21 Maggio 2020 ore 12:50    

Ci sono i "fatti acceduti", i "fatti raccontati", la foto che rappresenta i "fatti accaduti".
Il fotogiornalista, partecipando al wpp, cura tutti e tre gli aspetti, essendo "fotografo" ma anche "giornalista".

La rilevanza dei fatti accaduti viene tenuta in considerazione in fase di selezione dei lavori, perché scegliere di coprire una notizia oppure un'altra fa parte delle capacità che un giornalista deve avere.
I fatti raccontati sono ugualmente importanti, perché all'interno di un argomento molto ampio scegliere una porzione specifica o un taglio specifico è anche questo indicativo delle capacità giornalistiche.

Naturalmente la foto è l'elemento più importante, perché si possono scrivere una presentazione e una didascalia ottime dal punto di vista giornalistico, ma poi la foto può essere poco rappresentativa di quel che si dice con il testo.

Il punto da considerare, rispetto alle valutazioni della giuria, è quanto peso diano a questi tre elementi. Posto che sembrerebbe ovvio che la valutazione della foto in sé dovrebbe prevalere.

A questo proposito, è interessante vedere come siano diverse le foto premiate al WPP e al Pulitzer.


avatarsenior
inviato il 21 Maggio 2020 ore 13:26    

cioè tu vedi solo il lato estetico della foto? mi sa che allora non fa per te il world press.
grazie per avermi dato ragione: hai un concetto estremamente superficiale di fotografiaMrGreen


Ma perchè la fotografia vincitrice non è bella dal lato estetico? E' compositivamente realizzata molto bene. La folla che sta attorno al soggetto lo rafforza tantissimo e forma quasi delle diagonali dai lati al centro del soggetto sul petto, dove c'è la mano che è un punto significativo di quella fotografia. Le luci dei cellulari dietro rafforzano ulteriormente il soggetto e tutta la fotografia ha un pathos notevole. Secondo me è bella

www.worldpressphoto.org/collection/photo/2020/39852/1/Yasuyoshi-Chiba-

avatarsenior
inviato il 21 Maggio 2020 ore 13:44    

Concordo con chi ha scritto che la foto deve parlare da sola.

Se serve una didascalia di 12 righe, la foto non é buona a raccontare qualcosa, a prescindere dalla bellezza estetica della foto e dalla correttezza tecnica della stessa.
Le foto del world press photo dovrebbero raccontare qualcosa. Le foto. Non le didascalie.

user155906
avatar
inviato il 21 Maggio 2020 ore 13:56    

@gaga concordo con te assolutamente, ma gli esperti dicono che è troppo lavorata e che per ca× serve una didascalia, peccato fossero impegnati e non siano riusciti a partecipare alla scelta delle foto vincitrici altrimenti avremmo visto dei capolavori assoluti da bagnare le mutande al primo sguardo MrGreen

avatarjunior
inviato il 21 Maggio 2020 ore 14:23    

@Ponz666 non capisco il senso del tuo ultimo commento. Magari puoi leggere le parole di Renata Ferri, in merito alla foto vincitrice del 2014, a riprova che avere dubbi è cosa buona e giusta e non certo una novità. Lei ha partecipato in passato alla scelta delle foto vincitrici, per dire.

"Non tutto però è andato per il verso giusto. Mi riferisco alla foto dell'anno.
Un linguaggio pubblicitario per una scena che, avulsa dal contesto, si sintetizza totalmente nel design. Pone domande? Temo di no. Perché non trattiene, si consuma in se stessa. Proprio come fa la pubblicità, molti significati (strati) in un'unica immagine. Forte solo della sua composizione, della cromia, dell'effetto. Ha un approccio differente, rispetto alle immagini shock, ai grandi temi delle news ma cade nella stessa trappola della spettacolarizzazione pur non essendo diretta.
Per capire cosa sta succedendo nella scena ho bisogno di una didascalia completa che la spieghi – va bene, per carità – ma quello per cui le fotografie mi catturano è la loro capacità emozionale, l'empatia che suscitano lasciando spazio all'approccio sentimentale immediato.? Cerco, nella fotografia, in una frazione di secondo, quella passione che il fotografo ha messo nel realizzarla. La sento.
Questa immagine di Stenmeyer, così attenta a non perdere l'equilibrio tra composizione formale e colore, perde invece lo slancio più necessario. Quello poetico".

avatarsenior
inviato il 21 Maggio 2020 ore 14:25    

gaga concordo con te assolutamente, ma gli esperti dicono che è troppo lavorata e che per ca× serve una didascalia,

Nelle mostre del world press photo ci sono le didascalie. Ma non perché le fotografie esposte facciano schifo e quindi gli si appiccica sopra qualche parola, ma perché alcune fotografie necessitano di una spiegazione altre no. Dire che una fotografia se la devi spiegare vuol dire che non è venuta bene è una banalità da circolo fotografico degli anni '70. Molte fotografie necessitano di essere contestualizzate dal punto di vista temporale, geografico, del contesto e molte altre cose. Se uno vuole fotografare un bel fiore e gli interessa solo trasmettere il concetto di un bel fiore ok, non necessita di altro se non di una fotografi fatta bene e che si guardi con interesse. Ma se lo stesso fiore è un fiore raro e al fotografo interessa evidenziare anche questo aspetto allora è molto facile che sia necessaria una didascalia. Nel caso poi di una serie fotografica, di un progetto fotografico, o anche di un libro fotografico, allora la didascalia è la sua presentazione

avatarsenior
inviato il 21 Maggio 2020 ore 14:30    

Se é raro non c'é bisogno di scriverlo, chiunque guarda la foto non l'avrá mai visto, viceversa non é raro.

avatarsenior
inviato il 21 Maggio 2020 ore 14:32    

Se é raro non c'é bisogno di scriverlo, chiunque guarda la foto non l'avrá mai visto, viceversa non é raro.

Certamente, perchè tutti noi conosciamo tutti i fiori che esistono al mondo

avatarsenior
inviato il 21 Maggio 2020 ore 14:36    

Diciamo che se una foto ha bisogno di una didascalia, poteva essere fatta meglio.
Dal World Press Photo uno si aspetta foto senza bisogno di didascalie.

avatarsenior
inviato il 21 Maggio 2020 ore 14:42    

Diciamo che se una foto ha bisogno di una didascalia, poteva essere fatta meglio.
Dal World Press Photo uno si aspetta foto senza bisogno di didascalie.

Come dicevo, è dai circoli fotografici anni '70 che non c'è più nessuno che sostiene che una fotografia venuta bene non possa necessitare anche di una didascalia. Perché vuol dire non conoscere la complessità del linguaggio fotografico.
Roland Barthes addirittura sosteneva che la fotografia è un messaggio senza codice

avatarsenior
inviato il 21 Maggio 2020 ore 14:45    

facciamo così, prendiamo un lavoro che ha un'installazione molto curata, ha successivamente avuto la pubblicazione in un libro anche se pensato per l'esposizione e è di un'autrice particolarmente apprezzata e quotata

d1gn9jfso7kpav.cloudfront.net/wp-content/uploads/2019/08/SIMON-2010.ER

e non scriviamo nulla per l'osservatore che non conosce il contesto in cui è stato fatto il lavoro

avatarsenior
inviato il 21 Maggio 2020 ore 14:46    

"Se é raro non c'é bisogno di scriverlo, chiunque guarda la foto non l'avrá mai visto, viceversa non é raro. "

Nessunego ti sbagli, altrimenti io, che non mi intendo di fiori e che li dimentico dopo averli visti, potrei pensare che quasi tutti i fiori rappresentati siano fiori rari. Una didascalia mi fa capire qualcosa in più e mi trasmette quelle informazioni che la foto non può dare.
Tanto (forse quasi tutto) dipende dal pubblico cui ti rivolgi con la tua foto. Se ti rivolgi ai più, la contestualizzazione data dalle parole è necessaria, altrimenti rimane solo l'estetica ed eventualmente, se c'è, l'emozione ma perdi informazione.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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