user175879
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inviato il 15 Aprile 2020 ore 11:01
“ 'Camera' chiara e 'camera' oscura sono la stessa 'camera'? „ Sì, ma con la finestra aperta o chiusa. |
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inviato il 15 Aprile 2020 ore 12:08
No Ettore, sto dicendo che mi convinco sempre di più del fatto che dietro tutto questo ardore nel voler classificare rigorosamente i passaggi del processo fotografico, addirittura distinguendoli in base alle diverse tecnologie, ci sia in realtà una frustrazione di fondo per non aver raggiunto un traguardo ambito; che sia il traguardo dell'arte, o quello del riuscire ad impadronirsi anche della nuova tecnologia digitale o qualcosa d'altro non saprei, ma che sia così traspare a lettere cubitali anche dal tono dei titoli che vengono dati ai relativi 3d. Altrimenti quale altro motivo renderebbe così importante definire che la postproduzione va da lì a là, non prima e non oltre? Tornando a Man Ray e alle due "s" disegnate, avrebbe potuto benissimo rifare lo scatto disegnadole direttamente sulla schiena della modella, in fondo che ci voleva a rifare una foto in studio in luce controllata? Ma se non si capisce la differenza tra l'aspetto tecnico e il valore del messaggio, Man Ray continuerà ad essere considerato un artista e gli altri no, nonostante la loro maestria tecnica; è forse questo che vi rode così tanto? |
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inviato il 15 Aprile 2020 ore 12:24
“ Peccato che questo sia un discorso del cavolo: chiedete a Raamiel se non è vero che con la giusta taratura tutti i sensori restituiscono gli stessi colori? Allora significa che se voglio quei determinati colori e saturazione senza che lo si possa chiamare PP devo per forza tarare il sensore ogni volta prima dello scatto? Ma siamo fuori di melone!?! E che differenza c'è col tarare i valori dopo lo scatto, dal momento che in entrambi i casi si tratta di variazioni numeriche? Questi discorsi mi convincono sempre di più che la vera taratura sta nella mente di chi si arrovella su queste differenze che sono solo linguistiche e nulla più. „ Fermi tutti: chi ha citato il mio passaggio al quale fai riferimento ha omesso la parte finale, stravolgendo volutamente il senso del mio post che riporto qui per chiarezza: per giustificare prese di posizione al limite del talebano, si cerca di inventare un confine immaginario a questa PP, stabilendo a priori dove essa comincia: esclusivamente dopo il rientro a casa del fotografo, dopo aver acceso il PC. Per la serie: se voglio saturare i colori cambiando le curve in photoshop, è PP. se voglio saturare i colori cambiando pellicola (Kodachrome al posto di Sensia), non è PP. se voglio ottenere l'effetto panning con un filtro di Affinity Photo, è PP. se voglio ottenere l'effetto panning spostando la macchina fotografica, non è PP. Per me questi sono solo onanismi mentali. L'intervento del fotografo per ottenere il risultato desiderato in stampa è continuo, catalogarlo in "buono" o "cattivo" a seconda di criteri inventati su chissà quali presupposti è tempo perso |
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inviato il 15 Aprile 2020 ore 12:30
Hai ragione, non tenevo conto di questo “ si cerca di inventare un confine immaginario a questa PP „ e in effetti citavo il tuo intervento per rispondere ad altri, che di fatto non è una prassi molto corretta e me ne scuso |
user90373
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inviato il 15 Aprile 2020 ore 17:28
Ferrari Daniele, a me non importa chi, come, dove, quanto e perchè si faccia uso della post-produzione, ma dire che tutto è post e contemporaneamente affermare che la post non esiste denota quantomeno superficialità. Fotograficamente parlando post-produrre un file dovrebbe pur star a significare qualcosa di diverso dallo sviluppare un file? Se si, cosa? Se invece trattasi della medesima minestra riscaldata a me va bene lo stesso. Faccio però notare che in altri ambiti le cose vengono chiamate con il loro nome: mettere a punto un motore non ha lo stesso significato di elaborare un motore. Allenarsi per ottenere la massima prestazione sportiva non contempla il ricorso a pratiche "altre". |
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inviato il 16 Aprile 2020 ore 9:13
Scusa Ettore, ma tu sei convinto che in camera oscura non ci fosse chi sostituiva ampie porzioni di un cielo bianco e piatto con uno più "drammatico" preso da un altro scatto? Lo faceva forse usando altri "comandi" e procedure rispetto a quelle tipiche del normale processo di ingrandimento e stampa? Hai notato che il termine "sviluppo" non si usa nella tecnologia digitale, nonostante i file RAW non siano utilizzabili direttamente, come non lo erano le pellicole subito dopo lo scatto, quindi necessitino anch'essi di un trattamento analogo? Il termine "sviluppo" non derivava da un diverso trattamento della luce, ma dall'uso di una tecnologia "chimica" per rendere visibile l'immagine. Oggi che si utilizza una tecnologia elettronica per il medesimo scopo, si usa un altro termine. Purtroppo (o per fortuna, secondo i contesti che ne traggono vantaggio senza menzogne o inganni) entrambe le tecnologie consentono anche un uso spinto delle medesime procedure, uso che diventa abuso quando non è appropriato rispetto al contesto in cui il prodotto finale viene presentato. E' il contesto quello che mi interessa, non il modo di realizzare un'immagine; sai, anch'io usavo i filtri colorati per il BN, da inserire davanti all'obiettivo quando lavoravo a pellicola, ma penso che se, per una bella immagine naturalistica a colori, adesso usassi il filtro rosso per far credere che la luce nel bosco quel giorno era viziata dall'inquinamento atmosferico, quelli di NG resterebbero quantomeno imbarazzati, non credi? E senza bisogno di postproduzione |
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inviato il 16 Aprile 2020 ore 13:06
Il fatto è che c'è il mulino bianco, che fa i biscotti, con una bella fattoria da qualche parte,ma potrebbe esserci anche il mulino nero, collocato in un luogo paesaggesticamente non altrettanto ameno. Il gioco post produzione, potrebbe trasformarsi nel gioco sviluppo e stampa a mano, con spedizione a mano qualora qualcuno volesse visionare le opere,che pero' non devono essere artistiche perchè non si puo' parlare di arte, in linea col pensiero medio o del circolo culturale in voga al momento. Pero' c'era chi sul forum mostrava le foto delle marine, scattate 150 anni fa, con diverse esposizioni, sostenendo che oggi sta facendo la stessa cosa col computer...mentre l'altro è soltanto un credulone per usare un eufemismo. Per lo stesso principio a grandi linee si sostiene, che il principio o il gesto o l'azione,il concetto,possa essere il medesimo oppure in parte... Capita anche di scoprire poi che il foto club chiude necessariamente le porte, o in particolare per alcuni,così anche le discussioni sono soggette allo stesso metodo di valutazione,per via di un parere o un commento. E si potrebbe tornare al mulino al fiume ,all'acqua, alla farina al pane. |
user90373
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inviato il 16 Aprile 2020 ore 14:11
“ @ Daniele Ferrari ..... Hai notato che il termine "sviluppo" non si usa nella tecnologia digitale, ......... „ Mi dispiace contraddirla nuovamente ma, se digito su San Google "guida allo sviluppo del raw" balza subito all'attenzione che il termine "sviluppo" non è proprietario di una specifica tecnologia. Segue ..... Una cosa alla volta perchè mi sembra fin troppo evidente di come si continui a considerare un tutt'uno ciò che in realtà non lo è. |
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inviato il 16 Aprile 2020 ore 14:27
Va bene Ettore, continua pure a sostituire il cieli diafani sotto l'ingranditore perché così "non" è postproduzione e buon pro ti faccia! Quando mi dimostrerai che con gli stessi metodi per "sviluppare" il RAW NON (e ripeto: NON) si può fare quella che per te è postproduzione, tipo i colori strapompati, allora ne riparleremo; a me la gente che fa polemica solo per il gusto di farla comincia a dare sui nervi, soprattutto se non fa capire dove vuole arrivare; una sola domanda: comè che tutte queste discussioni non le facevate quando le stesse nefandezze si producevano in camera oscura? Non rispondere a me, che tanto su questo inutile 3d non ci torno più; rispondi alla tua coscienza di fotografo (se ne hai una) |
user90373
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inviato il 16 Aprile 2020 ore 18:28
Lasciando per un momento da parte il parallelismo "ora in digitale come allora in analogico", andrei a vedere se è proprio così inconcepile parlare di fasi diverse nel trattamento di un file fotografico digitale, pur nel suo continuo divenire. Io la vedo così: fase 1) sviluppo del raw, dal momento che ogni marca ha un suo particolare formato o un formato universale, usando un programma proprietario, o dedicato. fase 2) messa a punto dell'immagine ottenuta dopo detto sviluppo, magari usando un programma diverso e più specifico. fase 3) post-produzione per introdurre nel file modifiche altrimenti non ottenibili senza modificarne significativamente il codice. Ora è chiaro che ognuno può fare quel che vuole quando vuole e perchè lo vuole, ma cercare di tracciare un percorso non mi pare cosa ignobile. Se poi lo fosse chiedo scusa. |
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inviato il 17 Aprile 2020 ore 14:38
Si passa da Ligthroom a Photoshop,mentre i sofismi si semplificano ,nel momento del click e dei contatti. Ci sono dei tutorial da 9€ a foto,invece il libro col flusso di lavoro, in questo momento è stato messo in soffitta. A volte ,o come accade spesso, non si prende bene il polso della situazione. |
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inviato il 19 Aprile 2020 ore 17:47
È ovvio che sono due cose diverse, così come è ovvio che la mia camera oscura era diversa da qualunque altra camera oscura dell'universo, per estremizzare. In fondo, è sufficiente negare tutto ciò che non piace perché alla fine resti solo ciò che piace, questo il senso finale. Ma è così difficile accettare che un negativo, come un RAW, se non viene post-prodotto è lettera morta? |
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inviato il 20 Aprile 2020 ore 1:58
Cit. Ma è così difficile accettare che un negativo, come un RAW, se non viene post-prodotto è lettera morta? Assolutamente no, è un dato di fatto. A questo punto, però mi chiedo, è così difficile ammettere che sviluppare un negativo e post produrre un file sono processi profondamente differenti così come lavorare il marmo con martello e scalpello è cosa ben differente da produrre la medesima statua con una stampa 3d? Io mi diletto sia con la fotografia foto-chimica che con quella foto-digitale e " mi" son convinto profondamente che si tratta di due processi talmente differenti, che sarei per coniare un nuovo termine per differenziarli. |
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inviato il 20 Aprile 2020 ore 8:54
Esattamente come la penso io; infatti anche io ho fatto l'esempio della scultura e della stampa 3D. |
user90373
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inviato il 20 Aprile 2020 ore 9:01
Sono più preoccupato per il fatto che fra non molto chiameremo il telefonino:- "dottore!". |
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