|
|
inviato il 24 Gennaio 2013 ore 16:45
Veramente, il cuore del mio articolo non era un giudizio sulla qualità della produzione fotografica contemporanea, questo sì un argomento che rischia di cadere in una lamentosa deprecatio temporIs. Era un ragionamento, sollecitato dalla metafora "liquida" di Jeff Wall, sul rapporto fra creatività e tecnologia, come si poteva capire da questo paragrafo: Il rinsecchimento delle Il rinsecchimento delle fotografie non è solo una metafora un po' scontata sulla qualità delle immagini contemporanee; è l'aspetto visibile, carico di risonanze profonde, di una presa di possesso sempre più imponente del territorio fotografico da parte della tecnologia compatta, preordinata, non modificabile dall'utente. M.s. |
|
|
inviato il 24 Gennaio 2013 ore 17:06
La fotografia digitale non si è inaridita o rinsecchita, ma naviga in un grande oceano che è Internet. Non a caso si dice "navigare su Internet". |
|
|
inviato il 24 Gennaio 2013 ore 17:17
Mi pare di capire, ma a questo punto non ci giurerei, definendo la “ [...] tecnologia compatta, preordinata, non modificabile dall'utente „ considera il mezzo tecnologico un limite alla creatività. Io non direi, anzi, la plasticità del mezzo fotografico oggi ha aperto una serie di "vie" un linguaggio che all'epoca era per molti preclusa, se è vero che rendendo facile ed accessibile a tutti il percorso artistico lo ha in un certo senso vanificato, è pur vero che ha dato la possibilità a tutti di esprimersi permettendo a molti artisti veri e propri di venire fuori, e che siano ritenuti tali dalla comunità poco importa. Spaziamo oltre la fotografia, ma rimanendo nel campo dell'immagine giungendo fino ai filmati, la possibilità di avere mezzi a buon mercato con lenti ed obiettivi un tempo assai costosi, ha permesso a molti di poter "girare" qualcosa che altrimenti non avrebbero potuto fare, vien da sè che questo ha di certo portato una quantità di video neanche guardabili, ma ha sicuramente generato molti molti artisti degni di nota (parlo per me perchè non essendo nè un critico nè altro il mio microcosmo si ferma dove dico io). In definitiva quindi non direi affatto che la tecnologia ha creato "secchezza" ma anzi ha dato linfa vitale e nuova per tutti quelli (tra cui io) che non avrebbero potuto sviluppare il prorpio senso "artistico" ammesso che sia necessario averne uno |
|
|
inviato il 24 Gennaio 2013 ore 20:45
Bene, vedo che finalmente abbiamo recuperato il punto corretto del discorso. Io sono meno tecnoentusiasta. Accanto alle grandi opportunità (non ultima, come dici giustamente, quella dell'abbassamento d costi) che le nuove tecnologie offrono (ma questo vale per ogni nuova tecnologia che ilmmercato ha proposto, anche in era analogica) c'è sempre il rischio del trasferimento di competenza e controllo dall'operatore al programma, ovvero dall'utente finale al progettista, ovvero dal consumatore al produttore. Spesso anche la retorica del "fotografo che resta sempre padrone del risultato, anzi ha molti più strumenti per la sua creatività" è una illusione inclusa nel pacchetto in vendita. Ma il discorso è molto lungo. Comunque, era questo e non la banale lamentela "come sono brutte le foto di oggi", che può anche essere vero in generale, ma è superficiale se ci si ferma a una questione estetica e di gusto. Cordialmente, m.s. |
|
|
inviato il 25 Gennaio 2013 ore 9:48
Finalmente la discussione assume toni degni di un forum di fotografia. Io prenderei questo articolo come uno spunto ed un invito a riguardare le proprie foto, analizzando quanto è frutto del mezzo tecnico e quanto invece appartiene al nostro essere umani, imprevedibili, umorali, soggetti ad errore... liquidi. A mio avviso, l'informatizzazione della fotografia ha disumanizzato un po' il fotografo, rendendolo schiavo della fotocamera e dei software di fotoritocco. Il prodotto dello scatto diventa certo, prevedibile. La stessa creatività, se da un lato ha strumenti più potenti (che permettono trasformazioni estreme), dall'altro risulta imbrigliata in algoritmi che non sono frutto dell'ingegno e dell'abilità del fotografo, ma dei programmatori (che ovviamente eseguono le indicazioni dei produttori di software e di apparecchi fotografici).... il trasferimento di competenze di cui parla Michele. A questo si aggiunge una "standardizzazione" dei canoni estetici. Tutti questi strumenti che dovrebbero dare luogo ad una esplosione di creatività producono tutte foto "uguali". Non risentitevi subito rivendicando il vostro essere utenti evoluti (termine che mi fa rabbrividire, insieme ad utente medio ed artista). La quasi totalità delle immagini che vedo presentano le stesse caratteristiche (una o più delle seguenti ): gamme dinamiche esagerate, acutanza esasperata, vignettature eccessive, occhi di una nitidezza tripla rispetto al resto del viso, pelli sbiancate e lisciate... Non pensate io voglia elevarmi ad un gradino superiore e giudicare "voi utenti". Io stesso casco nella tentazione di creare un'immagine che rispecchia le aspettative del mio pubblico. Il mio è un invito ad una riflessione (e non un giudizio) sui propri lavori, per capire se dalle proprie foto emerga il mezzo o l'uomo. Gurdjieff dice: L'uomo è una macchina, tutto ciò che fa, tutte le sue azioni, tutte le sue parole, pensieri, sentimenti, convinzioni, opinioni, abitudini, sono i risultati di influenze e impressioni esterne. Per "fare" bisogna essere. Fortunatamente aggiunge che è possibile essere... ed il primo passo è conoscere la macchina che siamo. Concludo quindi ringraziando chi come Michele Smargiassi ci offre degli spunti di riflessione, che condivisibili o meno, sono comunque delle occasioni per confrontarsi con se stessi ed imparare a conoscere "la macchina". Sono contento che i toni della discussione siano cambiati e che le persone abbiano iniziato a farsi domande ed esprimere opinioni... a questo serve un forum dopotutto! Saluti M |
|
|
inviato il 25 Gennaio 2013 ore 9:59
“ Il prodotto dello scatto diventa certo, prevedibile. La stessa creatività, se da un lato ha strumenti più potenti (che permettono trasformazioni estreme), dall'altro risulta imbrigliata in algoritmi che non sono frutto dell'ingegno e dell'abilità del fotografo, ma dei programmatori (che ovviamente eseguono le indicazioni dei produttori di software e di apparecchi fotografici).... il trasferimento di competenze di cui parla Michele. „ A mio modesto avviso (e dal mio punto di vista), il boom delle digitali e della postproduzione casereccia ha migliorato la creatività invece di avvilirla. Se prima scattavo e dovevo affidarmi al fotografo (che delegava lo sviluppo ad una macchina, in sostanza) adesso sono IO l'artefice e autore del risultato. |
|
|
inviato il 25 Gennaio 2013 ore 11:08
“ A mio modesto avviso (e dal mio punto di vista), il boom delle digitali e della postproduzione casereccia ha migliorato la creatività invece di avvilirla. Se prima scattavo e dovevo affidarmi al fotografo (che delegava lo sviluppo ad una macchina, in sostanza) adesso sono IO l'artefice e autore del risultato. „ ...o forse questo è quello che vogliono farti credere. Ricordo comunque che solo le immagini amatoriali venivano fatte sviluppare dal laboratorio fotografico (come ora molte persone scattano in jpeg invece che in raw, senza fare alcuna postproduzione) Chi aveva ambizioni qualitative diverse stampava in proprio le fotografie in camera oscura o si affidava ad uno stampatore con il quale intesseva una vera e propria collaborazione. Molti erano i casi in cui nasceva un vero binomio fra un fotografo ed uno stampatore. In sostanza... non è cambiato nulla da quel punto di vista, se non il fatto che il digitale ha facilitato le operazioni di postproduzione e stampa portandole alla portata di un numero più vasto di persone. Ma non c'è nulla di nuovo. Quanto accaduto lo abbiamo già visto nella seconda metà dell'800 con la nascita dell'industria fotografica. Mentre prima il fotografo si preparava autonomamente i propri supporti fotosensibili, l'industria gli ha scippato questo compito, portando la possibilità di scattare una fotografia anche a coloro che non avevano confidenza con i complessi (ma poi nemmeno troppo) processi chimici necessari alla produzione delle lastre fotografiche (le nonne delle pellicole). Questo trasferimento di competenze non porta ad un aumento delle possibilità espressive... anzi... al contrario le limita, perché l'industria ha come necessità quella di standardizzare la produzione. L'industria ti da una gamma di scelte che per quanto possa essere vasta è comunque limitata e dettata dalle logiche di mercato. Ti (vi) invito ad approfondire le tipologie di processi di ripresa e stampa che sono stati inventati nell'800. Si trovano in rete delle enciclopedie della fotografia dei primi del 900 che sono qualcosa di favoloso! Il numero di processi riportati, è impressionante... senza tenere conto che ogni fotografo aveva le sue "ricette" segrete.... un po' come un cuoco! |
|
|
inviato il 25 Gennaio 2013 ore 11:27
“ In sostanza... non è cambiato nulla da quel punto di vista, se non il fatto che il digitale ha facilitato le operazioni di postproduzione e stampa portandole alla portata di un numero più vasto di persone. „ E ti sembra poco? Quanti "creativi mancati" si sono sentiti limitati dal non avere le attrezzature o la possibilità di svilupparsi le foto in casa? Non tutti hanno la possibilità di "giocare" con gli acidi in casa. Io, per fortuna, in gioventù ho potuto sperimentare la fotolitografia per i circuiti stampati con soda caustica e clururo ferrico, ma perché avevo il luogo dove poter operare. Ora (purtroppo) non più |
|
|
inviato il 25 Gennaio 2013 ore 11:46
“ E ti sembra poco? Quanti "creativi mancati" si sono sentiti limitati dal non avere le attrezzature o la possibilità di svilupparsi le foto in casa? „ ...a parte che la possibilità di svilupparsi le foto in casa era ed è alla portata di tutti. Anche un bambino saprebbe stampare una foto in camera oscura (io lo facevo). Per sviluppare una pellicola bastano del caffè istantaneo, vitamina c e soda... Per costruire una macchina fotografica basta una scatoletta di cartone ed un pezzetto di latta preso da una lattina. Il creativo mancato, se è mancato, non è certo per un problema di mezzi. non raccontiamoci barzellette! Io non voglio fare il nostalgico dell'analogico né demonizzare la fotografia digitale. Voglio solo invitare a riflettere su quanto la tecnologia condizioni la produzione fotografica causando una spersonalizzazione delle fotografie. Se poi non sei d'accordo non è un problema. E' il mio pensiero. Credo però che riflettere su questo ci possa aiutare ad usare meglio lo strumento digitale senza mortificare la nostra umanità. Poi magari dalle tue foto traspare un'umanità incredibile... ma io non sono qui a giudicare le tue o le altrui foto. Esprimo delle considerazioni generali sull'attuale panorama della produzione fotografica. |
|
|
inviato il 25 Gennaio 2013 ore 13:09
Credo piuttosto che stiamo affrontando una nuova fase della storia della fotografia. Così come nella seconda metà dell'800 i fotografi non erano ben visti dai pittori a causa della "diffusione" di un metodo ormai alla portata di molti, adesso vediamo che la fotografia si è diffusa tra la "plebe" grazie agli smartphone, a Instagram e alle compattine da 100€. Il ciclo si ripropone: i Fotografi (con la maiuscola apposta) vedono nel digitale il male assoluto così come Baudelaire inveiva sulla fotografia nascente. |
|
|
inviato il 25 Gennaio 2013 ore 14:17
“ i Fotografi (con la maiuscola apposta) vedono nel digitale il male assoluto così come Baudelaire inveiva sulla fotografia nascente. „ Assolutamente no! Mai pensato ne detto questo! Nessuno strumento è il male... Lo strumento non ha una propria intelligenza. E' l'uso che se ne fa che può essere più o meno nobile. Cosa c'entrano le compattine o gli smartphone? Perché facciamo confusione fra il mezzo tecnico ed il suo utilizzatore? Ci sono capolavori scattati con una pinhole camera come ci sono istantanee senza alcun pregio scattate con reflex top di gamma. Non c'entra assolutamente nulla. I Fotografi con la F maiuscola (che poi vorrei capire chi stabilisce questa F maiuscola) non hanno nulla da temere dalla democratizzazione del mezzo. Non perdiamoci in questi luoghi comuni... |
|
|
inviato il 26 Gennaio 2013 ore 7:58
Certo, lo strumento non ha una propria intelligenza, non siamo animisti, ma chi lo ha progettato sì, ce l'ha, e l'ha congelata nei meccanismi con cui lo strumento funziona e che non possiamo fare a meno di attivare. In questo modo il progettista della macchina (e con lui il sistema industriale e commerciale che gli ha chiesto di progettare una macchina proprio così) diventa il co-autore nascosto delle nostre fotografie. Dobbiamo saperlo e tenerne conto. Chi gioca il doppio a tennis pensando di giocare da solo, perderà la partita. Poi, il rapporto di gioco con il partner nascosto può essere quello che vogliamo e riusciamo a farne: possiamo giocare noi in attacco, sotto rete, e lui di rimessa, o viceversa... Ma lui c'è sempre, e ignorarlo è una presuntuosa ingenuità. |
|
|
inviato il 28 Gennaio 2013 ore 10:43
Assolutamente daccordo |
|
|
inviato il 28 Gennaio 2013 ore 11:10
"Si parla di "secchezza" di immagini, intesa come aridità delle migliaia di immagini postate uguali, senza anima, senza ricerca, senza il minimo gusto e senza la minima voglia di elevarsi. Rimane però il web "fotografico" inondato da molto ciarpame, che tutti abbiamo contribuito a creare. Questo è il succo dell'articolo? " No. Proprio no. Non di questo articolo. Forse ne hai letto un altro. La secchezza, immagine proposta da Jeff Wall e ripresa nell'articolo, è una metafora del rapporto fra le imamgini fotografiche e la tecnologia che le produce. Nell'articolo la interpreto come sempre maggiore durezza, non ispezionabilità, non modificabilità dei processi da parte dell'utente che rischia di essere sempre più un esecutore dei programmi che un loro gestore. Che questo possa avere un rapporto con la qualità delle immagini di massa, nei social network e in Rete in genere, è verosimile, ma non è il punto dell'articolo. Mi sembra ora di capire perché non si vuole capire: perché in questo Forum, come su tanti altri che mi capita di frequentrare, è sempre accesa la discussione sulla qualità, sulla massificazione, sull'originalità, spesso innescata da qualche aspro giudizio di un partecipante sulle foto di un altro. Benissimo,, ma non usate come pretesto o come campo di battaglia un articolo che non c'entra. Se volete, in Fotocrazia ci sono aritcoli che riguardano più direttamente il problema della disseminazione, della qualità delle immagini di massa eccetera. Ma questo no. Cordialemte, m.s. |
|
|
inviato il 28 Gennaio 2013 ore 11:35
Quello che voi Micheli ( ) recriminate, è indubbiamente vero, ma è per quanto vero, è altresì ovvio. Che la tecnologia, in ogni sua era, abbia in alcuni (anzi molti) casi "decerebrato" l'utente medio è evidente, ha però il pregio di aver allargato gli orizzonti, e ha permesso di nuove forme di comunicazione, nuove sfumature di linguaggio. Inoltre è un discorso questo un po' generalista, e come tale non proprio approfondito. Dovete, certo poi, distinguere chi ha seguito un percorso consciente, ed ha raggiunto livelli in cui è il cardine principale della propria fotografia e chi invece si lascia comandare completamente dal mezzo. Ma anche qui, oggi come allora, cambia il supporto, cambia la sua diffusione, cambiano i numeri ma la sostanza, quella no. “ Michele.borghesi: A mio avviso, l'informatizzazione della fotografia ha disumanizzato un po' il fotografo, rendendolo schiavo della fotocamera e dei software di fotoritocco. „ Assolutamente vero perchè sarebbe da sciocchi non vedere una cosa del genere. Ma chi è schiavo della macchina, chi del software? Il fotografo che ha appena preso la macchina, e pasticcia con photoshop perchè così si sente un Fotografo completo, o chi nel tempo ha creato un proprio workflow, in cui tutte le fasi dallo scatto alla post produzione sono coerenti, equilibrati e funzionali al risultato finale? “ Michele.borghesi: Mentre prima il fotografo si preparava autonomamente i propri supporti fotosensibili, l'industria gli ha scippato questo compito, portando la possibilità di scattare una fotografia anche a coloro che non avevano confidenza con i complessi (ma poi nemmeno troppo) processi chimici necessari alla produzione delle lastre fotografiche (le nonne delle pellicole). „ Assolutamente vero, ma comprenderai che si tratta di concetti talmente oramai anacronistici, in termini pratici, che perdono di rilevanza, se non didattica. Quindi io personalmente ritengo che l'era digitale e l'era analogica corrano di pari passo, che sicuramente la prima ha del romanticismo perso, e per me che sono figlio al 90% dell'era digitale, sembra più questo aspetto emotivo, più che quello reale di migliore/peggiore, ma in definitiva si ha la stessa sostanza. Riporto ancora un discorso fatto qualche post fa...un fotografo "bravo" (passatemi i termini generalisti) lo era prima come lo è adesso, mentre quello "non-bravo" non lo era allora come non lo è adesso. inoltre si tende a confrontare ancora dinamiche e caratteristiche del passato con quelle di oggi...tipo “ gamme dinamiche esagerate, acutanza esasperata, vignettature eccessive, occhi di una nitidezza tripla rispetto al resto del viso, pelli sbiancate e lisciate „ non considerando che i tempi ed il linguaggio è cambiato, quindi queste caratteristiche diverrano standard...ma negli anni70-80...vogliamo parlare delle foto di ritratto o glamour con l'effetto flou, eran tutte uguali, o gli effeti cross, sfocati ecc..ricreati con filtri fisici...era lo standard. Confrontare lo standard di un vinile con un CD non ha alcun senso...sono due supporti completamente diversi, che hanno e rispondono ad esigenze diverse...piace più l'uno o l'altro poco importa ai fini della discussione. Csì la fotografia...io vedo nel digitale un potenziale enorme che non si aveva allora. Che poi a causa della invasione delle macchine fotografiche, dei programmi craccati a costo zero, ci sia stata una appiattimento del livello generale è vero, ma a me che, nel mio piccolo seguo un corso intimo, coscente e preciso di workflow...poco importa. Ciao LC |
Che cosa ne pensi di questo argomento?
Vuoi dire la tua? Per partecipare alla discussione iscriviti a JuzaPhoto, è semplice e gratuito!
Non solo: iscrivendoti potrai creare una tua pagina personale, pubblicare foto, ricevere commenti e sfruttare tutte le funzionalità di JuzaPhoto.
Con oltre 260000 iscritti, c'è spazio per tutti, dal principiante al professionista. |

Metti la tua pubblicità su JuzaPhoto (info) |