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inviato il 07 Maggio 2019 ore 17:33
Trovo interessante la considerazione di RealB. Rispetto alla media, credo di aver letto, frequentato mostre, avuto discrete esposizioni in accettabile misura e per decenni. Ma non sono un cultore convinto di un ipotetico rapporto causa-effetto così diretto e ineluttabile, tra conoscenza ed espressione fotografica. La prima ragione, e in questo prendo spunto da RealB, è che siamo semplicemente diversi. C'è chi ha bisogno di concettualizzare, di esplorare il percorso delle idee in un certo modo (e mi ci metto anche io), ma l'esperienza mi fa dire che ci sono modalità percettive totalmente differenti e non per questo più "basse" o miopi. In fondo parliamo di un territorio che ha a che fare con l'arte, e la prima qualità dell'artista, che non è per definizione un matematico, dovrebbe forse essere la sensibilità. E credo che sia nell'esperienza di ognuno, conoscere persone di ottima cultura, dalle doti intellettuali spiccatissime e vivaci, avere parallelamente la sensibilità di un carciofo. Tempo addietro avevo aperto un topic proprio su questo, intitolato "La cultura serve?" (rispetto a fare fotografie migliori, non in generale ovviamente) e sono emersi approcci piuttosto differenti, senza (mi pareva) un riscontro proporzionale in termini poi di reali qualità espressive. Certamente concordo (e come non si potrebbe!), come principio generale, che più grandi saperi non possano che essere positivi, a prescindere. Ma potrebbe anche diventare proprio un.... limite culturale esagerare con certi esasperati 2+2. In ultima sintesi, dovendo avviare alla fotografia mio figlio (per esempio), prima di spronarlo decisamente in certo senso cercherei di capire cosa è lui. E mi pare che questo concetto, in pedagogia, sia sempre meno ignoto... |
user177356
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inviato il 07 Maggio 2019 ore 19:10
Io mi confronto spesso con una mia amica fotografa, che è stata anche la fotografa del mio matrimonio. Non potremmo essere più diversi per cultura, esperienze e approccio. Eppure io adoro le sue foto e lei apprezza le mie (benché mi sembri che apprezzi soprattutto quelle più simili alle sue ). Lei è un'artista, ha il talento della fotografa. Io sono in mestierante molto diligente che ottiene risultati con molta dedizione. Riguardo alla pedagogia, ho trovato azzeccata la distinzione che ho letto su un testo americano tra genitori "muratori" e genitori "giardinieri": i primi hanno un'idea a priori di come dovrebbe essere il figlio e si sforzano di "costruirlo" secondo il progetto. I secondi cercano di capire come sia fatto e come possa svilupparsi il figlio e fanno in modo di assecondarne la natura, magari tagliando qualche ramo secco qua e là. |
user39791
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inviato il 07 Maggio 2019 ore 19:47
Di sicuro non esiste nulla che automaticamente ci fa fare buone foto e la cultura fotografica non ha poteri magici, detto ciò rimango dell'idea che sia un buon cibo per mantenere in buona salute il talento, poco o molto che sia che abbiamo. Rial credo che non si possa non augurare ad ogni pargolo di avere dei genitori con il pollice verde. |
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inviato il 07 Maggio 2019 ore 20:06
Trovo che spesso vengano fatti ragionamenti di tipo economico: investo tot e mi aspetto in ritorno tot. Investo il mio tempo, i miei soldi e le mie energie per imparare ed arricchire la mia cultura e mi aspetto un risultato : il miglioramento del mio livello fotografico. Non è così automatico. L'apprendimento e la cultura fanno sempre bene, arricchiscono il nostro vocabolario. Non possiamo però pretendere che queste cose entrino per forza e subito nelle nostre foto. In qualche modo ci entreranno comunque, ma non per forza, non necessariamente e nemmeno subito. Ciao, Roberto |
user177356
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inviato il 07 Maggio 2019 ore 20:27
Beh, bisogna sempre ricordare il discorso di Jobs sui puntini. |
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inviato il 07 Maggio 2019 ore 20:42
Non lo conosco... |
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inviato il 07 Maggio 2019 ore 21:01
E poi bisogna anche ricordarsi che presto o tardi arriviamo al punto di massimo relativo della nostra competenza e per superarlo ci vuole umiltà e dedizione, continua e costante. |
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inviato il 07 Maggio 2019 ore 21:08
Ma perché questo ossessivo e continuo desiderio di "scalare" a tutti i costi? |
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inviato il 07 Maggio 2019 ore 21:14
“ Trovo che spesso vengano fatti ragionamenti di tipo economico: investo tot e mi aspetto in ritorno tot „ Caro Roberto... e qui apriresti un altro tema, non da poco. Anche se temo esuli dal topic (magari deciderà Filiberto...) Oggi tutto ha una dimensione utilitaristica. Io credo fortemente nell'idea wildiana dell'inutilità dell'arte. E' la sua vera meraviglia: un nutrimento dell'anima senza vantaggi, tornaconti, ricompense. Il bello come appagamento in sè. Anche se non sono credente, mi piace pensare che l'artista sia illuminato da qualcosa di superiore (anche solo come immagine). Ma poi abbiamo la "musicoterapia", la "arteterapia" e chi più ne ha più ne metta. Per carità, discipline non prive di senso e certamente rispettabili (non ho competenze per giuducarle, ergo taccio). Abbiamo "apprendisti" che due anni fa chiedevano lumi sulle peggio banalità e oggi presentano con orgoglio la nuova mostra. L'arte non è più meravigiosamente inutile, ma "serve per", come far di conto o conoscere l'idraulica. E quindi... ti do ragione: se partiamo dalla fotografia, sono d'accordo sul fatto che la cultura serva. Ma se partiamo dalla cultura, io vorrei averne per essere più ricco, e non per fare foto migliori Fili.... se è troppo OT insultami liberamente! |
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inviato il 07 Maggio 2019 ore 21:23
Caro Francesco, Ti ringrazio per la risposta. L'Arte, quella vera, è indispensabile, per molteplici motivi. Innanzitutto è nutrimento per l'anima. Poi a volte riesce a comunicare cose che non passano nemmeno con mille parole. |
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inviato il 07 Maggio 2019 ore 21:30
“ L'Arte, quella vera, è indispensabile, per molteplici motivi. Innanzitutto è nutrimento per l'anima. Poi a volte riesce a comunicare cose che non passano nemmeno con mille parole. „ Vero Roberto. Ma per chiarezza (e prima che qualcuno critichi il fatto che si parli di arte "alta"), io mi riferisco a ogni pratica artistica (sottolineo, pratica artistica , a prescindere dal fatto che ne derivi un'opera d'arte, vedi un bambino che disegna). Credo che abbiamo bisogno, tutti, di uno spazio dedicato al nostro spirito dove non ci sia tornaconto o gara |
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inviato il 07 Maggio 2019 ore 21:34
Trovo che nelle Arti la competizione sia deleteria, come lo è anche la ricerca di un tornaconto. Se c'è ben venga, ma se la produzione artistica è pilotata dal denaro secondo me non è più vera Arte. Non esce più dall'anima, ma dalla parte venale del nostro cervello. |
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inviato il 07 Maggio 2019 ore 22:12
Nella nostra crescita culturale e artistica (nel nostro piccolo... ) la componente venale esercita una specie di interferenza, disturbando il percorso creativo. |
user177356
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inviato il 08 Maggio 2019 ore 0:21
Qui c'è il discorso di Steve Jobs agli studenti di Stanford nel 2005. All'epoca fu molto apprezzato, è quello nel quale invita gli studenti ad essere e rimanere sempre folli e affamati . news.stanford.edu/2005/06/14/jobs-061505/ In sintesi, lui sostiene che ciò che realizziamo assomiglia al gioco della Settimana Enigmistica dove si disegna una figura unendo una serie di puntini. I puntini sono ciò che abbiamo imparato, ma non possiamo mai sapere a priori se un puntino avrà un ruolo nel disegno o verrà scartato: lo scopriamo solo a posteriori. Per questo bisogna disegnare sul foglio il maggior numero di puntini possibile (quindi fare tutte le esperienze possibili, anche quelle apparentemente inutili) perché dieci o venti anni dopo potrebbero essere essenziali per comporre il disegno che stiamo cercando di realizzare. E anche quando il disegno ci sembra completo, aggiungere altri puntini ci apre sempre nuove possibilità di cambiarlo o di farne uno nuovo. Dobbiamo quindi rimanere folli (cioè non limitarci a ciò che ci sembra ragionevole) e affamati (cioè sempre pronti a conoscere qualcosa di nuovo, a fare nuove esperienze). |
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inviato il 08 Maggio 2019 ore 6:31
Mi sembra un bel parallelismo. Effettivamente anche le esperienze apparentemente inutili o negative contribuiscono alla nostra formazione, e il loro influsso prima o poi salta fuori. |
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