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Fotografia, autenticità, cultura, etica.


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avatarsenior
inviato il 15 Febbraio 2019 ore 17:55    

Sono d'accordo con Serpico. Questo genere di fotografia non richiede di raccontare la realtà come in un vero reportage ma punta all'effetto "wow". Chi mastica un po' di fotografia dovrebbe saperlo per cui il problema non lo vedo. Ho notato che il fotoamatore spesso apre polemiche sostenendo che un fotografo debba per forza di cose spiegare come abbia realizzato lo scatto. Negativo!!!. Non è tenuto a farlo ma non è nemmeno corretto affermare il falso e non mi risulta che lo facciano. Fotogiornalismo e photo travel sono due cose diverse e mi preoccupa che non si faccia questa differenza (Boust, non mi riferisco a te, ho inteso dopo il senso del topic).

avatarsenior
inviato il 15 Febbraio 2019 ore 17:58    

Il discorso è: l'autore della foto ha raccontato elementi non veri. Ho capito bene?

avatarsenior
inviato il 15 Febbraio 2019 ore 18:41    

Personalmente ho sempre più spesso l'impressione che questo genere di foto e, soprattutto, il modo ambiguo di presentarle corrisponda esattamente a quello che l'osservatore medio del giorno d'oggi chiede, in una sorta di gioco del "fingo di non sapere"; tranne forse qualche vero sprovveduto, non credo che l'osservatore medio non si renda conto di cosa sta guardando, ma preferisce comunque l'idealizzazione "wow" alla realtà nuda e cruda, e non solo in fotografia, come se la realtà cominciasse davvero a starci stretta.

user158139
avatar
inviato il 15 Febbraio 2019 ore 18:57    

Il discorso è: l'autore della foto ha raccontato elementi non veri. Ho capito bene?


Nella didascalia, sì. O almeno ha descritto la foto lasciando intendere che sia stata scattata in una certa situazione.

La fotografia è poi a mio avviso "falsa" intrinsecamente, perché quello non è un luogo di culto. Insomma, è come se prendessi una bambina, la portassi nella Basilica di Massenzio o a San Galgano e la mettessi in posizione di preghiera. Un cinese potrebbe pensare che si tratti di una foto autentica, ovviamente, scattata in un'antica chiesa italiana a cielo aperto.

Personalmente ho sempre più spesso l'impressione che questo genere di foto e, soprattutto, il modo ambiguo di presentarle corrisponda esattamente a quello che l'osservatore medio del giorno d'oggi chiede, in una sorta di gioco del "fingo di non sapere"; tranne forse qualche vero sprovveduto, non credo che l'osservatore medio non si renda conto di cosa sta guardando, ma preferisce comunque l'idealizzazione "wow" alla realtà nuda e cruda, e non solo in fotografia, come se la realtà cominciasse davvero a starci stretta.


Parole sagge.

Ricordare che il re è nudo, comunque, non fa male.

avatarsenior
inviato il 15 Febbraio 2019 ore 19:07    

Fotogiornalismo e photo travel sono due cose diverse e mi preoccupa che non si faccia questa differenza
giusta riflessione . . . sono due generi differenti ma che hanno elementi in comune. Se domani ipoteticamente parto per l'alto Egitto, e mi metto a scattare tra i templi della valle dei Re, se sono bravo ed evito i turisti, potrebbe . . . essere che riesco ad immortalare qualche indigeno in un'atteggiamento naturale nel contesto storico archeologico del tempio? ma il fatto di essere su una tratta turistica previene gli indigeni stessi ad atteggiarsi appena ti vedono puntare l'obiettivo. Questo è il un genere di foto che non vorrei fare, per cui la Photo travel poco mi convince, spesso entrano in gioco persone che disturbano un momento naturale e spontaneo o con persone piazzate li apposta a simulare un contesto immaginato, insomma gli elementi che possono invalidare il genere sono molti e frequenti. Paradossalmente riesco a fare meglio "reportage" in italia ad un qualsiasi evento o momento, eventualmente autorizzato, chiarendo fin dall'inizio che il fotografo deve essere trasparente nessuno si deve interessare alla fotocamera, il fotografo ha solo il compito di registrare i momenti interessanti, l'azione non la staticità.
Passata l'attenzione da primo impatto con la fotocamera le persone in genere non fanno più troppo caso al fotografo e gli scatti fluiscono leggeri e letali mentre nella fotografia di viaggio il fotografo stesso è fin troppo visibile sulla scena di un'ambiente che non gli appartiene.

avatarsenior
inviato il 15 Febbraio 2019 ore 19:08    

- "Se un fotografo vede un monaco buddhista in meditazione davanti ad un'immagine del Buddha, ma vorrebbe ritrarlo in condizioni ottimali e comunque diverse da quelle che ha a disposizione in quel momento, può benissimo chiedergli di mettersi in una posizione leggermente diversa, chiudere o aprire una finestra per modificare le condizioni di luce, o anche di ripetere la stessa scena in un altro momento della giornata. La foto rimane una rappresentazione onesta della realtà" -

Qui mi trovate in disaccordo, sono estremamente rigido in proposito: sarebbe una foto posata, quindi una vera e propria rappresentazione teatrale, non realta' genuina, ma finzione costruita.
E' un falso.

avatarsenior
inviato il 15 Febbraio 2019 ore 19:14    

E' un falso
. . . falso d'autore istantaneo. Sorriso MrGreen

user158139
avatar
inviato il 15 Febbraio 2019 ore 19:15    

Jacopo, in linea di principio sono d'accordo con te.

Diciamo che mi accontenterei di una rappresentazione teatrale aderente alla realtà.

user158139
avatar
inviato il 15 Febbraio 2019 ore 19:24    

Fotogiornalismo e photo travel sono due cose diverse e mi preoccupa che non si faccia questa differenza (Boust, non mi riferisco a te, ho inteso dopo il senso del topic).


Nessun problema, ho capito.

avatarsenior
inviato il 15 Febbraio 2019 ore 20:37    

Non so quanto possa essere in tema, ma giusto ieri sono capitato su questo video che parla di una delle foto iconiche più famose mai scattate da una delle fotografe documentariste più famose:



Il confine tra il vero e falso, tra il costruito e lo spontaneo, tra l'artificioso ed il naturale è spesso flebile.
Certe volte è meglio non conoscere i "dietro le quinte" e godersi la forza di una foto per quanto tale ... sempre che l'autore non ci venda a noi fruitori un qualcosa per quello che non è.

avatarsenior
inviato il 15 Febbraio 2019 ore 21:08    

L'avevo gia' vista con tristezza... e' falsa pure quella foto, pezzenti.

user158139
avatar
inviato il 15 Febbraio 2019 ore 21:56    

Mi guardo il video non appena posso, mi interessa molto. Grazie in anticipo, Catand.

Riguardo all'andazzo "wow" della travel photography, credo che David duChemin sia uno dei pochi che lo ottiene senza ricorrere a sotterfugi: portfolio.davidduchemin.com/index

Infatti, è il solo fotografo di viaggio che apprezzo (quasi) incondizionatamente, anche come autore di libri sull'argomento.


user158139
avatar
inviato il 15 Febbraio 2019 ore 23:56    

Ho guardato il video sulla Migrant Mother.

Che Dorothea Lange abbia conversato con Florence Owens Thompson (l'identità della donna ritratta nella foto è stata scoperta solo nel 1978) è confermato dalla stessa Lange. Ho letto articoli che sostengono Owens Thompson fosse inizialmente riluttante a farsi fotografare come simbolo della povertà rurale americana di quegli anni, e che Lange l'abbia poi convinta, altri secondo i quali Lange abbia promesso che la foto non sarebbe stata pubblicata, ovviamente mentendo.

Tuttavia, quella foto ritrae una situazione reale, anche se i soggetti si sono messi in posa su richiesta della fotografa. D'altronde, con i mezzi dell'epoca non sarebbe stato possibile per un fotografo passare inosservato, quindi una collaborazione del soggetto ritratto era necessaria.

Il video ricorda poi un elemento importante: il lavoro della Lange aveva uno scopo propagandistico, e in quanto tale andrebbe valutato.

avatarsenior
inviato il 16 Febbraio 2019 ore 0:15    

"Certe volte è meglio non conoscere i "dietro le quinte""...non è così. Molti scrivono cose inesatte criticando senza avere un minimo di competenza. Questo è un brutto vizio del fotoamatore in genere. Nel reportage si documenta e ci sono immagini dove la scena è spontanea altre con soggetti in posa (anche sotto la regia del reporter). L'importante è non mentire sulla documentazione da mostrare al lettore. La foto del filmato postato è costruita ma la storia della madre è vera. In qualche libro che ho l'autrice racconta come sia nata la foto mostrando i vari scatti realizzati e spiegando perché alla fine aveva scelto quell'immagine. Non è mai stato un mistero. In edicola esce l'internazionale per chi non lo conoscesse se capita comprate un numero e date uno sguardo ai vari reportage. ;-)

avatarsenior
inviato il 16 Febbraio 2019 ore 7:52    

L'Internazionale e' una gran testata, lo leggo spesso: i suoi reportage sono strepitosi, e spesso scomodi per parecchia gente..... pero' a proposito delle belle foto che accompagnano gli articoli, ho gusti opposti ai tuoi: mi piacerebbe che ogni scatto riportasse dettagliati dati tecnici di scatto e le indicazioni di ripresa, se spontanea o posata, e se e' un vero jpg dalla camera o se e' stato postprodotto, clonato, alterato in varie parti; per coerenza con un articolo di inchiesta che si suppone veritiero, anche la foto dovrebbe dichiarare la sua autenticita'.
Ci sono altri contesti dove invece possono tranquillamente continuare a postprodurre falsita' a piacere: ad esempio cronache di viaggio x turisti, foto di moda in stage vari e pubblicita': non credo che qualcuno si aspetti che quelle lussuose foto patinate siano prese dalla scheda di memoria e stampate direttamente....


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