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inviato il 28 Gennaio 2019 ore 17:52
“ " Boh: per me è uno dei fondamenti della fotografia "costruire una [negozio 24] arte". " Ovvio che io parlo per me e solo per il mio modo di vedere la fotografia. De gustibus… Che poi McCurry in questo sia un maestro e le sue foto belle e d'impatto, non lo discuto minimamente. Certo Salgado è tutt'altra storia. „ Sono d'accordo: sono due storie diverse. Ma è come chiedere se è meglio Maradona o Pelé: per me sono tutte e due grandi, ma in maniera differente. McCurry è come vorrei essere come fotografo, Salgado è come vorrei che fossero le mie foto “ a mio modesto avviso ciò nulla toglie al valore artistico/documentaristico dell'immagine se illustra e sintetizza al meglio luoghi e personaggi; „ Per me è qua il problema: il valore artistico ed il valore documentaristico sono due cose diverse che vanno separate. Nessuno discute il valore artistico di McCurry, che per me è uno dei migliori fotografi del secolo. Il valore documentaristico delle sue foto, invece, soprattutto negli ultimi anni mi lascia perplesso. Nelle sue foto indiane, per esempio, non vedo l'INDIA, ma vedo un India cinematografica, una "India come un occidentale si immagina che sia", un India fantasy, ipersatura, che non esiste più e che forse non è mai esistita. Per me l'India è quella di Raghubir Singh . |
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inviato il 29 Gennaio 2019 ore 22:24
Come già detto in altri post Mccurry a inizio carriera faceva reportage per poi passare al reportage di viaggio cosa ben diversa dove costruire la scena non è una novità. Riguardo i grafici per la p.p "credo" che sia dovuto al fatto che abbia sottovalutato il digitale anni indietro e la miglior cosa per mantenere alto il livello delle sue immagini è affidarsi ai grafici. Non seguo il genere Mccurry ma non vuol dire che non lo apprezzi. |
user15476
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inviato il 29 Gennaio 2019 ore 22:27
Si potrebbe intendere come "Pictorial Photography". |
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inviato il 30 Gennaio 2019 ore 12:06
Vincenzo: "reportage di viaggio cosa ben diversa dove costruire la scena non è una novità" Sicuramente non è una novità ed è anzi una pratica abbastanza diffusa, ma non sono sicuro che si possa parlare di "reportage" di viaggio. Certe foto a me sembrano staged photography, in cui il fine sia rappresentare quello che il fotografo ha nella testa, che magari è idea preconcetta di un luogo, tanto carina, tanto rispondente alla visione tradizionale del luogo ma magari poco realistica adesso, dopo che quel luogo è cambiato e ha perso quegli elementi tradizionali che rimangono però ancorati nel nostro immaginario. Idea mia o anche altri hanno la stessa sensazione? |
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inviato il 30 Gennaio 2019 ore 12:24
Giovanni concordo con te. Stiamo parlando di Mccurry non di un fotografo qualsiasi. I miei commenti sono l'idea che mi faccio sull'autore osservando e leggendo. Ci saranno scatti studiati a tavolino come altri spontanei ma questo poco m'interessa come anche un termine preciso per identificare il genere fotografico... è il lavoro svolto che conta. Che piaccia o meno non si può parlare male delle sue immagini. |
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inviato il 30 Gennaio 2019 ore 13:28
Vincenzo, ho riletto il mio messaggio, e forse è meglio che chiarisca che il mio commento si riferiva più al genere "reportage di viaggio" che allo stile di McCurry; parlando di "staged photography" avevo in mente i vari set fotografici organizzati per i fotoamatori "evoluti"... in effetti come ho scritto non è chiaro. Il McCurry di adesso è sicuramente diverso da quello degli inizi (e sarebbe strano che non avesse avuto evoluzioni nel tempo) ma le sue immagini sono sempre notevoli e vale la pena di guardarle sempre, su questo non ho dubbi (tanto che alle sue mostre ci vado sempre e con gusto). Forse l'unico elemento che genera fraintendimento è considerarlo ancora "fotoreporter", come era trent'anni fa. |
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inviato il 30 Gennaio 2019 ore 14:05
Tranquillo non c'è bisogno di chiarire il concetto è quello. È considerato ancora reporter perché comunque è stato un grande reporter. È cambiato nel corso della sua carriera ma in fondo son sempre foto di reportage. |
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inviato il 30 Gennaio 2019 ore 14:42
McCurry fa foto posate. Lo posso affermare con certezza perché conosco gente che ci ha lavorato insieme. Ma fare foto posate è contro i dettami della fotografia? Denota scarsa professionalità? E' essere menzogneri? Secondo me no. E' ovvio che bisogna saper fare distinzione fra il reportage e la maggior parte delle foto di Steve McCurry. La sua è una scelta che secondo me non è solamente stilistica ma anche professionale, alla fine con la fotografia ci deve campare. Lui ha deciso di documentare i popoli del mondo e lo ha fatto facendo posare la gente così come pittori e scultori rinascimentali facevano posare i propri modelli, non ha inventato niente, ha applicato alla fotografia dei canoni estetici già esistenti. Bisogna però rendergli atto del fatto che nel nostro immaginario le sue foto sono diventate un modello, se volete uno stereotipo, un nuovo classico, e come tutti i classici è diventato il fotografo più emulato dei nostri tempi. |
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inviato il 30 Gennaio 2019 ore 17:12
....non potrei essere più d'accordo!!! |
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inviato il 31 Gennaio 2019 ore 3:05
“ cCurry fa foto posate. Lo posso affermare con certezza perché conosco gente che ci ha lavorato insieme. Ma fare foto posate è contro i dettami della fotografia? Denota scarsa professionalità? E' essere menzogneri? Secondo me no. „ Non si tratta di contestare le evidenti e ovvie foto in posa dei ritratti del bimbo col mitra o del santone indiano o della donna esotica, ma quello che il posato dà connotati di falsità è riferito a scene che si presume o si vogliano far intendere come normali ed autentiche situazioni di vita quotidiana. In altre parole non per primi piani, mezzibusti o figure intere, ma il problema si pone nelle foto dalle più ampie vedute, dove le messinscene uccidono la spontaneità, taroccano la realtà delle azioni che perdendo così di autenticità... una presa in giro delle sensazioni derivanti dal vero, sostituendole con quelle che si associano col fasullo. Ad es. che vale per tutte le altre similari: La geisha che sale le scale della metro made in japan, così come viene restituita ha una valenza se è situazione spontanea abilmente catturata con prontezza in un'unica chance sidi una vera scena di vita, ma se è invece è il risultato di un set con una modella che magari ripete la scena magari più volte fino che non ottiene il risultato ce lo soddisfi... quello non è più foto da N.G. di una scena di "reportage" di viaggio, ma diventa immagine da rotocalco di moda. Per non parlare poi delle invasive e determinati clonazioni in post Comunque è ricorrente nei suoi estimatori l'obiezione tipo "cosa importa come l'ha ottenuta, l'importante è cosa ha ottenuto come risultato finale" . Spiacente ma questa visione è totalmente fallace ed erronea... Il "come" è ugualmente fondamentale. Autentico o fasullo determinano la connotazione del risultato, e tra verità e falso c'è sempre un abisso come in ogni cosa di questo mondo. Per chi dissente... comprenderà il giorno che gli rifilassero un centone, un gioiello, un capo di abbigliamento, o un orologio... rigorosamente falsi. Se mai in un seminario, mostra o workshop mai dovreste incontrare il Mc, dategli per favore una moneta da 3 euro da parte mia. |
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inviato il 31 Gennaio 2019 ore 5:40
"..sono sempre disposti veramente troppo bene per essere uno scatto rubato. " Gli scatti "rubati" sono veramente molto rari, soprattutto se c'è un unico soggetto o ben poche persone disposte bene in scena, quegli scatti lì di solito li fanno col soldo, sono scatti pagati. Ma sono belle immagini lo stesso. |
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inviato il 31 Gennaio 2019 ore 10:22
"Ma sono belle immagini lo stesso" Sono d'accordo con Pollastrini e, visto che siamo in un forum di persone a cui piace guardare le fotografie a cui si deve concedere un minimo di intelligenza e di esperienza, mi sorprende il numero di interventi "illuminanti" rispetto ai temi "clone", "posa", "set", ecc., come se la cosa non fosse palese ormai da anni. Se a me piace guardare le foto di MC, posso godermele in pace oppure devo per forza sentirmi un "ingenuo" bisognoso di qualche esperto di "avifauna" che gli spiega che i bimbi non sempre li porta la "cicogna" e che un minimo di impegno preparatorio ed operativo da parte dei genitori non guasta ? La mia potrebbe anche essere una visione fallace (non soffrirò almeno di solitudine) e non mi pare che gli ammiratori (anche i più "ingenui") di MC si riferiscano al "coraggio" e al "tempismo" esibito negli scatti, quanto al "modo" di proporli. Se può usufruire di supporto tecnico/organizzativo dall'inizio alla fine dei suoi lavori, non ci vedo nulla di "disonesto" (termine che sintetizza ciò che, forse sbagliando, colgo negli interventi di chi punta il "ditino"). Visto che si sta specificando l'ovvio, dico altre ovvietà. L'autore di una fotografia penso tenda a rappresentare come "lui" ha visto una determinata scena e se certi particolari non l'avevano colpito non capisco perché non possa eliminarli. L'immagine non servirà a determinare se la palla ha completamente superato la linea di porta o se il sospettato era o meno presente in zona al momento del delitto. La gente che va alle sue mostre non è così impreparata. Ciò nel massimo rispetto delle opinioni espresse contrarie al mio pensiero (a me McCurry piace, penso si sia capito). |
user170782
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inviato il 31 Gennaio 2019 ore 10:40
Concordo con @Klaudiom Una delle foto più famose di sempre, il bacio di Doisneau, che per inciso ai miei occhi non ha la forza espressiva che le viene riconosciuta, è posata. Questa scelta toglie qualcosa allo scatto? No. La questione è stata analizzata sotto vari aspetti negli anni, e credo che di scatti davvero "rubati" che risultino anche interessanti ne esistano pochi. Sui ritagli, clonazioni e quant'altro un buon spunto è questo vecchio articolo: smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2016/02/29/contro-il-tabu- siamo seri, se si scatta per strada una fotografia che davvero colga l'istante, è quasi impossibile che nell'inquadratura non entrino elementi di disturbo, eliminarli è lecito e non toglie niente alla bontà dello scatto. |
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inviato il 31 Gennaio 2019 ore 11:14
https://www.amazon.it/storie-dietro-fotografie-Ediz-illustrata/dp/8837 https://www.amazon.it/mondo-Steve-McCurry-Ediz-illustrata/dp/889180023 Magari chi critica McCurry poi loda le foto del pescatori cinesi con cormorano che imperversano qui sul forum, ovviamente del tutto spontanee e non posate. Sorvoliamo sui monaci buddisti più meno giovani, donne giraffa e tutto il resto. McCurry nasce come reporter indipendente. Nella sua carriera ha corso dei seri rischi ed è stato spesso in pericolo di vita. Tanto per fare un esempio è entrato clandestinamente in Afganistan al seguito dei mujaheddin, quando a nessuno passava per la testa di farlo. Leggendo il libro che gli ha dedicato Gianni Riotta (vedi link) si scoprono molte cose che fanno luce sul fotografo e sull'uomo, il quale dimostra una conoscenza profonda dei popoli con cui è entrato a contatto. Nel tempo il suo stile si è evoluto. Gli anni passano anche per lui, non ha più l'età per certe avventure. Fa foto posate? Foto costruite? Puoi darsi, ma se è uno dei fotografi più imitati della storia significa che sono costruite molto bene. |
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inviato il 31 Gennaio 2019 ore 11:21
“ Sui ritagli, clonazioni e quant'altro un buon spunto è questo vecchio articolo „ Il problema per me si riassume così, come all'epoca delle polemiche scrisse il succitato Smargiassi ( smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2016/05/06/cosa-cambia-se- ): “ Quanti fotografi che utilizzano il linguaggio realistico-documentario per fare altre cose, per fare fotografia espressionista e plastica, sarebbero disposti a dire ai visitatori delle loro mostre, ai lettori dei loro libri: attenzione, le immagini che vedete sono state corrette in modo che non corrispondano più alla disposizione delle cose sulla scena al momento dello scatto? „ Non aiuta il fatto che lo stesso McCurry, intervistato al riguardo sempre da Smargiassi, rispose quanto segue, cioè in sostanza raccontando balle ( smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2016/05/02/mccurry-vi-spie ): “ Quanta libertà lascia al suo staff sulle correzioni alle stampe e sul loro aspetto finale? Solitamente passo ore in laboratorio per curare la forma finale delle mie immagini. Qualsiasi fotografo lavora in post-produzione sulla correzione dei colori e dei contrasti, cercando di mantenere intatto lo spirito dell'immagine. Ansel Adams sosteneva che il negativo è come una partitura musicale e la stampa è l'esecuzione. Ci sono limiti? Quali sono i suoi? Credo sia del tutto legittimo intervenire, ad esempio, per minimizzare, agendo sui contrasti, un dettaglio marginale che rischia di essere invadente o distraente, o per scurire lo sfondo di un ritratto quando vuoi far risaltare meglio l'espressione del viso, per concentrare l'attenzione su quello. Anche riquadrare a volte è necessario per migliorare l'equilibrio di un'immagine. Ma tutto questo non è necessario farlo spostando elementi dell'immagine. Nella fotografia di cui stiamo parlando, quel palo poteva benissimo essere scurito e reso meno evidente lavorando su toni e contrasti. „ |
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