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inviato il 24 Gennaio 2019 ore 17:30
Se la post produzione stravolge e altera la realtà non crea certo un coinvolgimento emotivo. Viene strutturata ma una realtà alternativa, la cui valutazione trova nelle varie tipologie di osservatori dei consensi o dei rifiuti, a seconda del grado di esperienza e di consapevolezza. Conta molto se chi guarda quel luogo ha di esso una conoscenza diretta o meno, nelle stagioni e nelle variazioni di luce e colori. |
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inviato il 24 Gennaio 2019 ore 17:32
Descrittivo piuttosto che emotivo. Paradossalmente è più semplice "gridare" i colori di un tramonto, piuttosto che provare a dirti il perché mi sono fermato proprio davanti a quella scena. E l'ho fotografata per provare a trasmetterti cosa quel luogo mi diceva. Consapevole che fotografare era anche un modo per capire quel luogo. |
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inviato il 24 Gennaio 2019 ore 17:35
“ Descrittivo piuttosto che emotivo. „ Non credo proprio che uno debba escludere l'altro. |
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inviato il 24 Gennaio 2019 ore 17:37
Diciamo pure che saturazione, contrasto e filtraggi della luce sono le vie più facili per realizzare paesaggi apparentemente validi per un largo pubblico inesperto del genere paesaggistico, mentre sono vuoti a livello sostanziale se non compositivo. |
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inviato il 24 Gennaio 2019 ore 17:37
“ Se la post produzione stravolge la realtà „ Mah... come al solito in questi casi non credo (o almeno lo spero) che sia proficuo discutere tanto di post produzione che stravolge la realtà , quanto di un uso consapevole della post produzione (come, del resto, di qualunque altro strumento che fa parte della catena di produzione di una foto); al pari di un obiettivo fish-eye, ad esempio, nelle mani giuste racconta la realtà mediante un linguaggio diverso mentre, in quelle sbagliate, diventa semplicemente stucchevole e restituisce un senso di posticcio. |
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inviato il 24 Gennaio 2019 ore 17:38
“ Non credo proprio che uno debba escludere l'altro. „ Scusa, intendevo dire 'descrittivo piuttosto che narrativo '. |
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inviato il 24 Gennaio 2019 ore 17:40
Il problema non è certo la post produzione, ma l'uso che ne viene fatto e i risultati che si producono. |
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inviato il 24 Gennaio 2019 ore 17:56
Scusate, ma secondo me la questione è "cosa" riteniamo importante dire di un paesaggio, il "come" (entro cui sta anche la post-p.) viene dopo di conseguenza. Chiedo: cos'è che vi fa fermare davanti ad un luogo e mettere l'occhio nel mirino? La bellezza di un tramonto? |
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inviato il 24 Gennaio 2019 ore 18:00
“ cos'è che vi fa fermare davanti ad un luogo e mettere l'occhio nel mirino? „ Diciamo che, parafrasando Renoir (Pierre Auguste), secondo me "[] ... è difficile capire nel fare [una foto] qual è il momento esatto in cui l'imitazione della natura deve fermarsi. [Una foto] non è un processo verbale. Quando si tratta di un paesaggio, io amo [quelle foto] che mi fanno venir voglia di entrarci dentro per andarci a spasso ...[] ". (dove per processo verbale si intende un narrazione ... sintetica ma fedele di dichiarazioni, operazioni o altro avvenuto in tua presenza, allo scopo di ricordarli e costituirne prova - cit Wikipedia). |
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inviato il 24 Gennaio 2019 ore 18:12
Bella citazione. Potrei seguire il gioco e citare J.Baudrillard quando dice: "è il soggetto che ci chiede di essere fotografato". Ovviamente non si riferisce a persone-soggetto. Secondo me nella fotografia svolta in forma "nomade", cioè gli scatti non programmati, il tema dell'incontro con il soggetto è molto interessante. Il fotografo vede oltre ciò che si vede. E allora mette l'occhio nel mirino. Riuscire a scoprire e poi a trasmettere quale sia l'essenza di un luogo e di un momento, oltre l'apparenza immediata, è la cosa più difficile e interessante. |
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inviato il 24 Gennaio 2019 ore 18:15
Quello che mi fa scegliere è la particolare dimensione di percezione del paesaggio. Sentire la sua dimensione di armonia e di bellezza. Quando sento che proprio quel momento, quel contesto, quella situazione, quella luce creano una realtà che determina uno stato d'animo. |
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inviato il 24 Gennaio 2019 ore 18:48
Ok. Qui molto giustamente scattano le sensibilità individuali. Pensandoci bene, io tratto un luogo (mi piace più di "paesaggio") come fosse una persona. |
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inviato il 24 Gennaio 2019 ore 20:03
posso dire... deludenti? banali? però vedere queste foto rinforza l'autostima |
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inviato il 25 Gennaio 2019 ore 11:21
Concordo in toto con Ale Z. Oramai sembra che senza un super g.a. e colori extra pompati un paesaggio non sia da "wow" |
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inviato il 25 Gennaio 2019 ore 12:24
“ Oramai sembra che senza un super g.a. e colori extra pompati un paesaggio non sia da "wow" „ Assodato che “ il problema non è certo la post produzione, ma l'uso che ne viene fatto e i risultati che si producono „ , chiarito che a un certo punto entrano in gioco “ sensibilità „ (e gusti) individuali - i quali, a loro volta, si evolvono in base al percorso di ciascuno - preferisco vedere paesaggi con super grandangolari e composizioni vuote o colori fuori luogo, piuttosto che imporre delle limitazioni a chicchessia; nel 1500 Caravaggio usava barboni e prostitute come modelli per rappresentare la vergine Maria e i Santi: ai tempi questo era un problema grave e se ne discusse molto, oggi fa semplicemente sorridere, è diventato irrilevante. |
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