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inviato il 09 Ottobre 2018 ore 14:08
Vedremo.... Vedrò soprattutto.. La cosa buona è che potrò testare all infinito i giusti compromessi... Sperimentare... E soprattutto avere una resa omogenea tra fisso e portatile. Ad ogni modifica farò fare delle stampe di prova fino a quando troverò ciò che cerco |
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inviato il 09 Ottobre 2018 ore 14:13
“ Ad ogni modifica farò fare delle stampe di prova fino a quando troverò ciò che cerco „ ok così va bene, non ti fissare sui dati, ma cambiali finchè non arrivi al giusto setting che è in relazione all'ambiente in cui guardi le stampe. io ad esempio ho 70 cd/m e D55, ma il D55 con neon philips a 5000k se cambi marca di neon già il D55 che imposti a monitor non va più bene... |
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inviato il 09 Ottobre 2018 ore 14:51
Certo chiarissimo.. Ovviamente una volta fatta la spesa iniziale.. Si va sereni verso la pace dei sensi con diverse prove.. Tanto a quanto ho capito si fa molto velocemente la taratura.. Specialmente con l xrite. |
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inviato il 09 Ottobre 2018 ore 15:19
Marco, come è già stato detto, calibrare/profilare il monitor è un passaggio necessario. Punto. Il problema è semmai che tutta la catena del colore deve essere rispettata. Sai quanti "laboratori professionali" ho visto dove avevano plotter super-mega-ultimomodello e poi visualizzavano le foto su un monitor da unieuro....? Per esperienza ti dico che se ti rivolgi ad un lab esterno, l'unica vera soluzione definitiva per delle stampe "critiche" è quella di sederti di fianco allo stampatore mentre lavora.... come accadeva in camera oscura... Considera che ci sono dettagli che molte volte "sfuggono". Ad esempio, sotto quale luce osservi le stampe? Non può essere una luce qualsiasi... Io se vado a ritirare delle stampe e me le mostrano sotto una luce daylight certificata, capisco che sono nel posto giusto. Catena del colore corretta dall'inizio alla fine, altrimenti se salta lo standard, salta ogni possibilità di giudicare un risultato. |
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inviato il 09 Ottobre 2018 ore 16:24
“ Io se vado a ritirare delle stampe e me le mostrano sotto una luce daylight certificata, capisco che sono nel posto giusto. „ esatto, senza luce giusta per la visualizzazione tra service e casa non hai modo di poter calibrare in modo corretto, per questo dico che il colorimetro serve fino ad un certo punto, va visto anche il contorno. |
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inviato il 09 Ottobre 2018 ore 16:30
“ Per non parlare di chi li osserva..... „ esatto... chi guarda il web, a parte chi lo fa per lavoro, non ha il monitor calibrato (manco il monitor il più delle volte) quindi non ha molto senso perchè il fine di una foto "dovrebbe" essere la carta, quindi perchè fare la pp due volte? |
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inviato il 09 Ottobre 2018 ore 17:03
Vero. Purtroppo nel digitale una delle cose più aleatorie è la visualizzazione a monitor. Nessuno ha il display profilato... software che ignorano i profili colore... pannelli con gamut diversissimi... Oggettivamente è un casino... Io ultimamente vedo che in sRGB l'output sul mio Dell serie U e sull'iPad è praticamente identico e faccio già i salti di gioia... |
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inviato il 09 Ottobre 2018 ore 17:18
E considerare che si possono profilare anche monitor di grandi dimensioni e videoproiettori. |
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inviato il 09 Ottobre 2018 ore 17:47
Un colorimetro (o uno spettrofotometro) sono indispensabili per inserire il monitor nella catena del colore. Non importa se il fine è stampare o visualizzare su Web, il monitor deve essere calibrato, caratterizzato e profilato. Scorciatoie o altre vie poco ortodosse non sono consigliabili. Sarebbe certo molto meglio se anche chi visualizza i file avesse il monitor calibrato, caratterizzato e profilato... ma almeno nella fase di conversione RAW->dati output referred e successiva pp sarebbe meglio non andare alla cieca. Se si calibra su : Luminanza 120/110 cd/m2 Bianco D65 TRC gamma 2.2 si può andare tranquilli sia su Web che stampa, non serve fare la pp due volte. Nella fase di prestampa è sufficiente fare in modo corretto il mapping della luminanza. Ovviamente... non tutti gli stampatori hanno la voglia (o la competenza) per farlo, ma questo è un altro discorso. |
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inviato il 09 Ottobre 2018 ore 17:55
Raamiel, ti chiedo al volo una cosa, che è una mia "credenza" assolutamente non supportata da alcun riscontro scientifico... In fase di calibrazione del monitor, in particolare considerando la capacità del nostro cervello di compensare la colorimetria adattandosi alla luce ambiente, non è forse più opportuno scegliere un bianco che sia il più vicino possibile a quello dell'illuminazione dell'ambiente in cui lavoriamo? Quindi non per forza un D65. |
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inviato il 09 Ottobre 2018 ore 18:04
@Raamiel non è così semplice, sarebbe bello poter correggere con una curva la diversa luminanza del monitor. In realtà la differenza di luminostità incide sui contrasti dei neri profondi, medi e minimi quasi non ne risentono, quindi o correzzi la foto guardandola come uscirà in stampa o sarà difficile adattare una curva. stessa cosa per il punto di bianco, D65, D55, D50, non hanno senso se non hai la stessa luce, anche da marca e marca ammettendo di avere gli stessi K dichiarati, non tornano mai... |
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inviato il 09 Ottobre 2018 ore 18:16
@Ale Z Si dovrebbe in realtà uniformare l'illuminazione della stanza al monitor e non il contrario. Il D65 è uno standard di elaborazione, come anche il D50. Dipende in che ambito operiamo. @Husqy Dipende a chi ti rivolgi... certo non sempre trovi personale qualificato. La conversione da file verso periferica da stampa può essere gestita in molti modi, da quello più × a quello più evoluto. Per quanto riguarda il punto di bianco... dipende da cosa esattamente vuoi fare. Un sistema prestampa di solito è calibrato in D50 perché la luce del visualizzatore è solitamente è D50, ma il punto di bianco della carta è il risultato dell'illuminante e dello spettro di assorbimento della carta stessa. Se ad esempio si deve visualizzare le stampe sotto StdA, non calibri mica il monitor su 2856K; ti fai un profilo di stampa che tenga conto dell'illuminante. |
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inviato il 09 Ottobre 2018 ore 18:20
“ Per quanto riguarda il punto di bianco... dipende da cosa esattamente vuoi fare. Un sistema prestampa di solito è calibrato in D50 perché la luce del visualizzatore è solitamente è D50, ma il punto di bianco della carta è il risultato dell'illuminante e dello spettro di assorbimento della carta stessa. „ io ho illuminazione in D50 e calibro a D55, questo è il miglior risultato, però ho due tipi di illuminante in D50, entrambi certificati, ma di marca diversa, bene hanno un risultato su carta diverso e quindi la calibrazione del monitor in D55 va bene solo per uno... è dura, troppe variabili |
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inviato il 09 Ottobre 2018 ore 18:31
Quindi hai due sorgenti D50 certificate per essere D50, ma sono diverse? Hai provato con questo? :
 Se entrambe le sorgenti passano questa validazione il problema potrebbe essere la presenza di OBA nella carta. Al limite fai una misura sullo spettro di emissione delle sorgenti e vedi.... |
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inviato il 09 Ottobre 2018 ore 19:17
Si sì il test sul Pantone lo passano entrambe, probabile sia la carta che reagisce diversamente alla luce, un pelo, ma cambia |
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