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La post produzione nei paesaggi


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avatarsupporter
inviato il 17 Aprile 2018 ore 11:51    

www.juzaphoto.com/topic2.php?l=it&show=9&t=1780926#8408592

user15476
avatar
inviato il 17 Aprile 2018 ore 18:06    

Ma la camera non riesce a vedere come gli occhi; il contrasto simultaneo etc..sono caratteristiche dell'occhio. In post si cerca di ritornare a quella che era la realtà oppure ci si esprime con la propria forma artistica.

Lo stesso fotografo nel video parla dell'accentuare la variazione del colore e altre cose, che l'occhio si aspetta ma la camera non può registrare.

avatarsenior
inviato il 17 Aprile 2018 ore 21:21    

Christopher Burkett (nel video).. uno dei miei fotografi preferiti e di ispirazione

Insomma, paragonare il lavoro del Grande Burket (e le ridotte possibilità date dal tipo di prodotti utilizzati: diapositive + Ilfochrome) ai milioni di pincopalliino che smanettano sui RAW (con tutte le possibilità di manipolazione che offrono) mi pare un paragone un po' azzardato. Anche perché nel suo caso ogni tentativo è a perdere, se sbaglia ricomincia da zero, non ha la funzione "undo"


concordo..

Io davvero non vedo cosa ci sia di scandaloso nel recuperare zone in ombra o zone in luce, con criterio e senza dover distruggere una fotografia. Qui sento parlar di realtà, ma secondo me la fotografia di per se non ha nulla a che fare con la realtà. E' più l'interpretazione di ciò che i tuoi occhi vedono e la tua mente, cuore, o anima, partorisce. Ed anche viceversa.

avatarsupporter
inviato il 17 Aprile 2018 ore 23:25    

Io davvero non vedo cosa ci sia di scandaloso nel recuperare zone in ombra o zone in luce, con criterio e senza dover distruggere una fotografia.


Anche Gabriele Basilico recuperava zone in ombra e zone in luce, con dettagliate disposizioni allo stampatore Tony D'Ambrosio sull'uso delle mascherature in fase di sviluppo.
Si veda il primo post di Niko_s:
www.juzaphoto.com/topic2.php?l=it&t=1674540&show=5
Questo è il risultato (Le Tréport, 1985):
www.imagora.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/02/30291_07.jpg

Altri esempi sull'importanza della PP con la pellicola:

Qui si vedono le note di stampa della celebre foto di Dennis Stock a James Dean in Times Square:
www.vintag.es/2018/04/james-dean-times-square-1955.html

Nella mostra di Eugen Smith al CMC di Milano c'era un provino originale della famosa [negozio 24] Albert Schweitzer visibile fronte e retro con appunto sul retro delle annotazioni dello stesso Smith per la stampa:
www.juzaphoto.com/topic2.php?l=it&show=1&t=1956869#10333738

avatarjunior
inviato il 19 Aprile 2018 ore 20:19    

quando scomparirà questo vetusto signore , con la sua fotocamera portatile, scomparirà un pezzo della vecchia fotografia

avatarsenior
inviato il 19 Aprile 2018 ore 21:25    

Quotone :)

avatarsenior
inviato il 19 Aprile 2018 ore 21:44    

C'è ancora Micael Fatali che usa le stesse identiche tecniche, almeno finché anche a lui durano le scorte di carta.

avatarsenior
inviato il 19 Aprile 2018 ore 22:09    

Burkett è uno dei grandissimi.....
È sicuramente uno dei pricipali anelli di congiunzione tra la prima fotografia paesaggistica e l'odierna pomposa scuola americana.....

Chi condanna in maniera inquisitoria la produzione degli scatti a mio avviso ormai non merita neppure più replica....
Per cui...guardiamo avanti!

avatarsenior
inviato il 19 Aprile 2018 ore 23:07    

Ciao Zeppo sentivo che parlavi di filtri,per cui a me sinceramente per quel poco che ho visto non avevi dato questa impressione.
Se non ricordo male questo fotografo lavora con luci anche piuttosto soffuse ,leggendo le sfumature nei particolari,su paesaggi ristretti,non ampie vedute, per cui diventa fondamentale l'osservazione della scena e dei giochi di luce delle piccole sfumature nel momento giusto,in quel raro passaggio di qualche istante,una fotografia lenta molto pensata.Non usa filtri a quanto si legge e nemmeno ritagli e si puo' intuire la ragione,si legge che alcune stampe richiedono un anno di prove.Nel video c'è la sensazione di trovarsi quasi dal cinematografo con una lavorazione molto artigianale,e manuale.
La pellicola invertibile non consentiva tutti quei passaggi che sono cool oggi e la famosa esposizione a zone non c'era e non si usava salvo casi non contemplati ai piu'.
Ne abbiamo una prova nella produzione del periodo,ma al contrario la richiesta c'era.Nella stragrande maggioranza si poteva fare senza fusioni e le mascherature degnamente,con la differenza principale che l'ombra era scura e non il fantasma dell'ombra.
Ho fatto stampare alcune diapositive in ciba anche grandine, i colori uscivano smorti, per cui sarebbe servita una ulteriore lavorazione a mano e con le mascherature,per rendere in stampa semplicemente quello che c'era nella pellicola,originale.
Invece le possibilità del digitale sono sfruttate e spinte talmente tanto da prendere la tangente,con tutte le distorsioni del caso.Altre foto possono benissimo rinunciare a colori ultravivaci.Concentrarsi esclusivamente al trattamento del colore richiede tempo ed attenzioni a parte,ma che non sia un filo di colore,che forse c'era o non ci è dato sapere,che si riproduce e riproduce ,del quale poi si sono perse le tracce.



avatarsenior
inviato il 19 Aprile 2018 ore 23:43    

Stampe da diapositiva su carta cibachrome con colori smorti? Eeeek!!! forse per i criteri di oggi che si vedono verdi fluorescenti vome l'evidenziatore! Stento a credere a quello che dici, o non erano cibachrome oppure avevano qualche problema.
Ho decine, svariate decine, di stampe cibachrome e i colori sono vividissmi, i più simili alle diapositive che abbia mai visto. Del resto la saturazione dei colori era una delle caratteristiche peculiari del cibachrome.

user4758
avatar
inviato il 20 Aprile 2018 ore 6:19    

Giusto per chiarire: ho aperto il topic per dimostrare che la post-produzione si faceva anche prima dell'avvento del digitale... e non per sminuire il lavoro di questo grande maestro! ma questo non significa che la camera bianca sia il male! ;-)

avatarsenior
inviato il 20 Aprile 2018 ore 8:53    

Spero che chi osserva il filmato, e vede l'utilizzo delle mascherature a mò di "pennello", si renda finalmente conto che il famigerato pennello di Photoshop non serve solo per dipingere

avatarsenior
inviato il 20 Aprile 2018 ore 9:34    

Bisognerebbe inventare una piccola icona da mettere in apertura dei thread, come avviso a chi si appresta a leggere le 15 pagine successive

La chiamiamo “Dipende...” per tutte quelle discussioni dove ad una questione non c'è una risposta assoluta ma.... dipende dalle esigenze, dalle situazioni, dal risultato desiderato, dal gusto estetico, dalla percorso del fotografo....






avatarsenior
inviato il 21 Aprile 2018 ore 16:23    

Stampe da diapositiva su carta cibachrome con colori smorti?

Avevo in mente una foto in particolare,mi hai fatto venire il dubbio ,cosi' sono andato a cercare la carta o qualcosa senza riuscire a risalire.
Altre piu' piccole o 30x40 sono lucide nei colori,ma restava il problema del trattamento a zone o della stampa in manuale,del contrasto fra chiaro e scuro,per un risultato incostante.Il laboratorio poi mi proponeva a costo raddoppiato una stampa professionale in manuale.Se fosse una discussione logica di scambio di vedute potrei inviarti per curiosità, la foto delle foto per un parere,sistemando magari solo il bilanciamento del bianco,per far corrispondere l'immagine.
Macchina diversa,fotografo diverso,sviluppo diverso,carta e stampa diversa e con una una serie di fattori innumerevoli da considerare.

avatarsenior
inviato il 21 Aprile 2018 ore 16:28    

Che il cibachrome fosse difficile da stampare per il forte contrasto non c'è dubbio. Occorreva, co e gai detto, fare mascheratura e bruciature, con conseguenti costi, e ovviamente era difficile ottenere stampe identiche. Alcune diapositive erano molto difficili per questo da stampare, ma i colori li ho sempre trovati molto saturi e belli.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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