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inviato il 05 Dicembre 2017 ore 15:53
Con un post così come faccio a non fare pubblicità al mio sito? Www.the-art-therapy.com |
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inviato il 05 Dicembre 2017 ore 15:56
@Michele Siciliano : dopo il lutto abbiamo avuto due reazioni diverse. Dopo la morte di mia figlia 2 anni fa ho ridotto di molto la voglia di fotografare , anzi ogni volta che vedo delle foto con lei cambio subito pagina dell'album . Quindi ognuno "digerisce" il lutto in modo diverso e non credo che ce ne sia uno mgliore dell'altro. Pensa che con mia moglie abbiamo deciso di non fare più viaggi in luoghi dove eravamo stati con nostra figlia . Capisco e invidio chi ha trovato nella fotografia gioia , piacere e anche soddisfazioni |
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inviato il 05 Dicembre 2017 ore 22:33
Il lutto per un figlio perso l'ho visto, una volta. Mai dimenticherò la disperazione inconsolabile e senza speranza di quei genitori. Ho vissuto il dolore di aborti spontanei che in parte rielaboro nei miei scatti, più o meno consapevolmente. Ora che sono padre, è la cosa che più temo in assoluto, altro che togliere la voglia di fotografare. Un forte abbraccio cesare. |
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inviato il 05 Dicembre 2017 ore 23:14
“ Ahahah!!! Certo è che le condizioni di "quel coso" dovranno apparire decenti, altrimenti ci vuole un obiettivo macro!!!MrGreen „ Beh, una delle cose più difficili era farlo apparire in maniera adeguata, ovvero né minimale, né eccessivo, né storto, né arricciato ! Insomma doveva essere...bello e dignitoso anche lui ! Altrimenti, l'autostima..... |
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inviato il 06 Dicembre 2017 ore 8:24
Paolo.rapy: grazie per le tue parole, la morte di un figlio non rientra nella norma come invece quella dei nonni o dei genitori. Nel nostro caso poi il lutto è diventato più tragico (se mai sia possibile stabilire una classifica del dolore) perché nostra figlia era una persona down alla quale avevamo dedicato 47 anni della nostra vita. Ti auguro di cuore di non vivere mai una situazione simile che è distruttiva. |
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inviato il 06 Dicembre 2017 ore 11:55
Se perdi la moglie sei "vedovo", se perdi i genitori sei "orfano"... Ma non c'è un termine per la perdita di un figlio, in nessun linguaggio. Non vedo perché dovrebbe esserci nella fotografia, che può essere si terapeutica, ma nell'eccezione comune è legata molto al ricordo. L'elaborazione di un lutto contro natura è forse chiedergli troppo. Ma con il tempo può essere un elemento che aiuta. Sappiamo quanto possa essere feroce e crudele (la fotografia) che come tutte le forme d'arte può trarre spunto dal dolore sino a trovare una qualche formula per elaborarlo. Molta arte scaturisce dal dolore! Recentemente Nick Cave ha elaborato la perdita del figlio nell'unico modo in cui poteva farlo: scrivendo! Ma appunto si tratta di arte e di sublimazione ed estremizzazione di un arte con livelli di crudeltà e ferocia non comuni! Noi comuni mortali, fotografatori senza arte ne parte, possiamo e dobbiamo trovare una formula personale, nel caso anche attraverso la fotografia! Fotografando ad esempio l'assenza, tornando sui luoghi... non che sia facile. Io che di Cave ho tutto da un quarto di secolo non sono riuscito ad affrontare l'ultima sua opera. Forse proprio perché una figlia ce l'ho, forse perché era troppo per me e in quel momento della mia vita, forse perché è cosa contro natura... |
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inviato il 06 Dicembre 2017 ore 12:23
Ps dal momento che mia figlia ha rischiato seriamente di diventare orfana di padre sono circa due mesi che non scatto una foto... quando ricomincerò a farlo vorrà dire che sarò veramente guarito e tornato. Quando potrò rifare un viaggio o anche solo una passeggiata e scattare! Per me sarà la terapia definitiva per una guarigione fisica... Due mesi che non prendo in mano una fotocamera, credo sia più che normale che possa essere accantonata nel momento di difficoltà! Ma non ho dubbi che possa essere terapeutica ed anche per guarire le ferite dell'animo e del cuore! Basta dargli un po di tempo... |
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inviato il 06 Dicembre 2017 ore 14:10
Esprimere se stessi secondo me è sempre una forma di terapia intesa come rielaborazione. Buttar fuori quel che si ha dentro, sia che sia positivo che negativo, è per me un po' come liberarmene per fare posto ad altro. |
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inviato il 06 Dicembre 2017 ore 15:48
Cesaregiancarlo. Ho 3 figli anch'io non oso neppure pensare il dolore che può dare la perdita di un figlio, perché la (normalità) è che siamo noi ad andarcene prima, e il contrario non è neppure concepibile, il fatto che per mesi sia(vissuto) 7 od 8 ore al giorno nell'oasi era perché tutto in casa mi ricordava Lei e non riuscivo neanche a mangiare, però la sera ed anche ora quando guardo (quasi tutti i giorni) le foto fatte in giro per l'europa eravamo camperisti io ricordo i momenti felici, e ti dirò che non mi sono più seduto al volante del camper, l'ho regalato a mia figlia, e non andrei mai e poi mai nei luoghi dove andavo con Lei in ogni modo io devo solo ringraziare la fotografia per tutto ciò che mi ha dato, e ciò che continua a darmi. saluti. |
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inviato il 06 Dicembre 2017 ore 16:32
Michele Siciliano : Ti sono vicino e ti capisco, credo che anche il tuo lutto sia una tragedia perché immagino i tuoi tanti anni vissuti insieme a tua moglie e vi penso un tempo felici e sereni. Anche noi abbiamo viaggiato molto con nostra figlia in giro per il mondo e ho decine e decine di album dei nostri viaggi che non oso più sfogliare. Noi abbiamo pensato che il viaggio potesse essere una panacea e a fine dicembre 2016 siamo partiti per il Sudan e poi in Aprile 2017 per l'Iran scegliendo due destinazioni mai scelte prima. Certo è evidente che durante questi viaggi in certi momenti mia moglie e io sembravamo sereni ma bastava un nulla per farci piangere ricordando la nostra "bambina". Quindi il viaggio non è che una soluzione parziale e momentanea. E' evidente che perdere un figlio diciamo "normale " è una tragedia enorme ma perderlo dopo 47 anni di vita in simbiosi 24 ore al giorno crea un vuoto che richiede molto più che la psicanalisi tramite la fotografia. C. |
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inviato il 06 Dicembre 2017 ore 18:13
beh.. questo e' certo.... |
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inviato il 06 Dicembre 2017 ore 18:20
Giuliano V . : tra le righe leggo il tuo problema che è certamente molto grave (e molto personale) . Spero per te che la fotografia sia la soluzione. |
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inviato il 08 Dicembre 2017 ore 23:29
È un argomento interessante... Credo che sia naturale che dopo una disgrazia non si abbia più la forza e la voglia di far niente. Gli hobby in questi casi diventano la medicina naturale più potente che c'è. Io stesso, pur non avendo avuto disgrazie nella vita,soffro spesso di problemi d' ansia dovuti principalmente allo stress e alle preoccupazioni della vita quotidiana. Qualcuno un giorno mi disse: Devi fare ciò che ti fa stare bene ( esattamente come dice la canzone di Caparezza che va tanto di moda adesso). Io ho due hobby: Il ciclismo ( che mi fa bene al fisico e mi aiuta a scaricare lo stress) e la fotografia che mi rilassa e mi dà soddisfazione. Credo proprio che ogniuno deve trovare la terapia per se distraendosi facendo ciò che più lo rende felice. |
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inviato il 09 Dicembre 2017 ore 8:59
Fabio Borile : Sì , credo che una hobby possa aiutare anche se per quanto mi riguarda esiste sotto sotto un senso di colpa verso chi è mancato nel dedicarsi a piacevolezze della vita. |
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inviato il 09 Dicembre 2017 ore 9:43
“ Io ho due hobby: Il ciclismo ( che mi fa bene al fisico e mi aiuta a scaricare lo stress) e la fotografia che mi rilassa e mi dà soddisfazione. „ Idem. Quando pedalo riesco a metter via i pensieri negativi e ne elaboro di positivi. Pedalare mi assorbe e allontana da cose futili. Non so com'è ma riesco a filtrare le cose importanti davvero. Funziona (per me). “ Credo proprio che ogniuno deve trovare la terapia per se distraendosi facendo ciò che più lo rende felice. „ +1 |
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