|
|
inviato il 15 Novembre 2017 ore 10:25
Le mie foto rispecchiano come vivo la mia realtà , non sempre è possibile riproporla come veramente l'ho percepita anche a livello emotivo ma ci provo  |
|
|
inviato il 15 Novembre 2017 ore 10:43
E' una domanda molto profonda a cui è difficile rispondere. Caratterizzare le proprie foto vuol dire oscillare tra la sperimentazione/crescita personale e la volontà di trovare e mantenere una cifra distintiva. Trovare un equilibro tra questi due aspetti secondo me è la cosa più complicata ma anche la sfida più avvincente che caratterizza ogni espressione umana (e in particolare le arti espressive). Se si esagera (ad esempio seguendo in modo troppo marcato le tendenze) ci si creano dei vincoli troppo grandi che hanno ripercussioni negative. Per questo è importante, nel cercare una caratterizzazione, seguire un percorso che, prima di essere estetico, sia legato alla nostra persona, alla nostra storia e alla nostra formazione/cultura (non fotografica). |
|
|
inviato il 15 Novembre 2017 ore 10:47
1) tento di non far vedere tutto, ad esempio far vedere un pezzo di paesaggio lasciando intuire che ci sarebbe dell'altro ancora di interessante. Per questo utilizzo punti di ripresa in cui alcuni elementi bloccano in parte la vista 2) Campi, campi, campi, (il resto è divagazione) |
|
|
inviato il 15 Novembre 2017 ore 14:17
Molto simpatico il Salt, ah ah ah, sono un tuo emulo |
|
|
inviato il 15 Novembre 2017 ore 14:24
@Lorenzomorandi concordo con te... ci sono persone che, pur cercando il proprio elemento distintivo, non lo trovano. Altri che invece mantendono una naturale coerenza tra tutte le foto. Credo che l'errore sia fare belle foto e non fare foto proprie... questa cosa mi sta facendo riflettere molto recentemente. |
user28347
|
inviato il 15 Novembre 2017 ore 14:30
la mia fortuna incredibile a trovare il colpo strano |
|
|
inviato il 15 Novembre 2017 ore 14:49
"La natura stessa della fotografia comporta un rapporto equivoco con il fotografo come autore; e quanto più è grande e varia l'opera realizzata da un fotografo di talento, tanto più sembra, in un certo senso, opera collettiva anziché individuale.Molte delle immagini pubblicate dai maggiori nomi della fotografia sembrano opere realizzabili da qualsiasi altro dotato professionista della stessa epoca. Ci vuole una preoccupazione formale (come le fotografie solarizzate di Todd Walker o le fotografie in sequenza narrativa di Diane Michals) o un'ossessione tematica (quella per esempio di Eakins per i nudi maschili o di Laughlin per il Vecchio Sud) per rendere un autore immediatamente riconoscibile". da Susan Sontag, SULLA FOTOGRAFIA, pag.116 Piccola Biblioteca Einaudi |
|
|
inviato il 15 Novembre 2017 ore 14:55
Spigolando con google ho trovato questa definizione di stile: Lo stile, per il filosofo-scrittore René Daumal, è "l'impronta di ciò che si è su ciò che si fa". Come una volta mi ha detto mio fratello, che è pittore non fotografo, bisogna cercare di portare fuori il proprio mondo, altrimenti si è artigiani, non artisti. Detto in altre parole è lo stesso concetto espresso da Francesco Verolino: “ Credo che l'errore sia fare belle foto e non fare foto proprie „ concordo pienamente. Certo non è cosa semplice. |
|
|
inviato il 15 Novembre 2017 ore 15:16
Penso che ognuno, inconsciamente, abbia qualcosa che caratterizza le proprie foto: la scelta dei soggetti, le inquadrature, le scelte "cromatiche"... questo insieme di cose fa sì che ognuno dia una propria impronta alle foto. Il fatto poi di volerle "caratterizzare" per forza in modo da distinguersi dalla massa, vabbè... a volte funziona, a volte è un po' un giochino fine a sè stesso. Si pesca qua e là fra i grandi nomi o i generi che oggi vanno per la maggiore, cercando quantomeno di imitare gli aspetti formali. Tutto ciò è molto effimero e va a finire come una bolla di sapone. Trovo che il fatto stesso di cercare sempre un'idea o uno spunto interessante sia già una caratterizzazione importante. |
|
|
inviato il 15 Novembre 2017 ore 15:22
Non so come la pensiate voi ma io sono abbastanza certo che la creazione di un proprio stile, se mai sia possibile, non passa per l'applicazione stereotipata di una formuletta di sviluppo di Lr o un'azione di Photoshop. Non è, per dire, desaturando il rosso di 50, spostando il verde di 18 verso il giallo, aumentando il contrasto a 30 e la chiarezza a 25 che si crea un proprio stile riconoscibile. |
|
|
inviato il 15 Novembre 2017 ore 15:24
"Credo che l'errore sia fare belle foto e non fare foto proprie... questa cosa mi sta facendo riflettere molto recentemente." Pienamente d'accordo. |
|
|
inviato il 15 Novembre 2017 ore 15:28
Non è applicando pennellate decise a forti colori che si diventa Van Gogh, oppure ritraendo donne dai colli lunghi che si diventa Modigliani, o ciccione per diventare Botero. E' il modo di lavorare in tutte le sue componenti che ci caratterizza, non lo scimmiottamento delle forme grafiche altrui. |
|
|
inviato il 15 Novembre 2017 ore 15:30
A mio modo di vedere è bello e utile guardare i lavori altrui, analizzarli bene per capire tutti gli aspetti di un autore. Ma poi quando si guarda nel mirino non bisogna pensare a nient'altro che al soggetto che si sta riprendendo, ragionando bene su cosa fare per immortalarlo nel modo migliore. |
user96921
|
inviato il 15 Novembre 2017 ore 16:52
è più in discorso da portare avanti a tavola con castagne arachidi ed un buon bicchiere di vino.... E' un periodo storico difficile per esprimere un qualcosa che viene veramente da dentro. Bombardati centinaia di migliaia di volte al giorno da immagini di tutti i tipi. I grandi maestri che per ragioni anagrafiche stanno sparendo. Una tencologia che crea un mercato che schiavizza le menti collegando il risultato al mezzo. Stile di vita che non permette di sdraiarsi per terra ad osservare il bianco del soffitto per cercare ispirazioni personali, dobbiamo copiare dagli altri, solo gli altri ispirano. Ossessione della condivisione, dei like dei premi, del dimostrare a se stessi un qualche cosa, ma senza sapere a quale parte di noi stiamo offrendo un qualche cosa. Penso che le immagini che trovano riscontro collettivamente abbiano il potere di aprire delle "porte" a delle persone, ma ognuno di fronte alla stessa immagine aprirà la proria porta, che non necessariamente è la stessa degli altri. Penso che le nostre immagini cambino solo se cambiamo qualche cosa dentro di noi... |
|
|
inviato il 15 Novembre 2017 ore 18:11
Condivido tutto ciò che avete scritto |
Che cosa ne pensi di questo argomento?
Vuoi dire la tua? Per partecipare alla discussione iscriviti a JuzaPhoto, è semplice e gratuito!
Non solo: iscrivendoti potrai creare una tua pagina personale, pubblicare foto, ricevere commenti e sfruttare tutte le funzionalità di JuzaPhoto.
Con oltre 259000 iscritti, c'è spazio per tutti, dal principiante al professionista. |

Metti la tua pubblicità su JuzaPhoto (info) |