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inviato il 14 Novembre 2017 ore 11:57
mio approccio è una via di mezzo, a volte scatto per provare qualcosa di nuovo, per giocare con le luci, per allenamento, però cerco anche di studiare qualcosa che mi convinca a livello estetico e di concezione, nè faccio serie, alcune poi non mi convincono e le abbandono altre le porto avanti per molto, mio problema è che devo essere più preciso sia in post che in fase di scatto epr avere coerenza tra gli scatti |
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inviato il 14 Novembre 2017 ore 12:33
io aggiungerei che un progetto oltre che essere una base per un reportage e' anche una verticalizzazione all'interno del reportage. Spiego meglio. Un reportage e' uno sguardo obiettivo,per quanto possibile esaustivo ed oggettivo su di un particolare del mondo. Per esempio, faccio reportage quando visito le stalle, documento la cura degli stallieri per i cavalli, mostro dove e come vivono i cavalli. In un reportage di solito cerco di spiegare e raccontare "la pratica". Un progetto viceversa e' un lavoro orientato a rappresentare un concetto, un' idea astratta, una passione, un mito. E',a mio avviso, molto piu' soggettivo ed immateriale. |
user35763
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inviato il 14 Novembre 2017 ore 14:09
Volendo usare una terminologia militare,abbiamo la tattica(il progetto)e la strategia(l'organizzazione e il pensiero d'insieme delle tattiche in vista di uno scopo). E' utile pianificare meticolosamente la prima senza preoccuparsi di conoscere,di avere,la seconda? Una interiore visione d'insieme,dilatata nel tempo,tra passato e futuro;quel cercare di chiarificare,d'illuminare alla coscienza un bisogno,profonda motivazione,che sottende il nostro fotografare. Una propria quest. Tattica e strategia sono interconnesse,dove la prima non è che una contingente,temporanea ramificazione,a volte naturalmente utile altre meno,altre ancora controproducente. L'immanenza della tattica in ragione della trascendenza di una nostra,intima strategia. la scrittura automatica,il frottage,l'automatismo psichico dei surrealisti,il flusso di coscienza di Joice non sono di per sé progetto nel loro volontariamente deprivarsene? Il paradossale progetto d'escludere ogni progetto di controllo cosciente in vista di una strategia concettuale? Riconsiderare ogni volta l'eventuale applicazione di una tattica adeguandosi alla situazione contingente credo si possa e si debba,importante è tenere vivo in sè quel fine. Quella ricerca. Quella tensione. Poiché sembra essere questa reale,autentica-non posticcia,scimmiottata,simulata- presenza di un proprio fine a dare quel quid di ineffabile,misteriosa,numinosa sostanza ad un lavoro. L'immanenza di una progettualità priva di questa intima e trascendente sostanza strategica(dove ad un livello d'interiore profondità personale si finisce per sfociare ad una dimensione collettiva e universale propria del mito e dell'archetipo)non è forse un limitarsi allo scolastico buon "compitino"? Abbiamo forse penuria di buon compitini? |
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inviato il 14 Novembre 2017 ore 14:44
Forse possiamo scambiare il termine progetto, con i termini "idea", "intenzione", "decisione". All'origine c'è il pensiero, ma, per poterlo canalizzare nella comunicazione visiva, anche il pensiero deve sottostare alle due dimensioni spazio/tempo, cui si aggiunge la luce ( parliamo di Fotografia! ) la quale, comunque è connessa sia allo spazio che al tempo. Esempio: un'idea potrebbe essere fotografare in momenti o addirittura stagioni diverse una stessa realtà. Lo scopo potrebbe essere quello di alludere allo scorrere del tempo ( sarebbe interessante osservare se anch lo spazio, in questo caso, ne sarebbe influenzato). Altra possibilità sarebbe quella di fotografare una realtà multiforme nello stesso momento, dove prevale il senso dello spazio ( fotografare, ad esempio, un'ampia scena, per poi frammentarne il fotogramma in fotogrammi minori...). Sono solo esempi 'primordiali' che mostrano come, all'origine di tutto, ci sia sempre un pensiero che, a sua volta, tende a comunicare l'elaborazione visiva di un'idea. |
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inviato il 14 Novembre 2017 ore 15:31
“ Probabilmente il tema è già stato toccato, magari in modo frammentario e distribuito in vari topics, ma... E' importante avere sempre un progetto fotografico? Quali sono le vostre esperienze in proposito? Quali le difficoltà e quali i dati positivi? „ Nessuno giudica un autore per la singola foto ma piuttosto per il suo corpus fotografico. Ogni fotografo importante ha prodotto progetti/"monografie"/raccolte in forma di mostre o libri fotografici in cui la singola foto "iconica" è spesso solo la punta dell'iceberg di un lavoro coerente che sta dietro. Per cui credo che la cosa fondamentale sia sapere cosa si stia facendo e poter raggruppare le foto "in qualche modo" per riuscire a esporre meglio quello che si vuole raccontare o che si sta "solo" cercando. Per dare maggior profondità al significato delle foto, o quanto meno alla loro coerenza, il progetto può sicuramente essere uno strumento utile. Ma... per quanto ben circoscritto e dettagliato per produrre risultati "autoriali" deve avere un suo senso ben preciso, e questo senso deve essere sviluppabile con una impostazione "uniforme" che il fotografo deve essere in grado di dare. Altrimenti diventa un'accozzaglia il cui unico elemento comune resta il "cappello" del titolo. Vantaggi? Nell'ottica di una finalità ben precisa è relativamente più facile capire se uno scatto funziona o meno. Si contestualizza più velocemente. Si diminuisce, se non la percentuale di foto "non riuscite", sicuramente la percentuale di foto "inutili" e scattate a cavolo. Si è insomma meno dispersivi. Svantaggi? Non troppi se il tema è ben scelto (cosa non semplice). Forse solo il rischio di fossilizzarsi troppo. Personalmente avendo poche confuse idee e poco tempo per potermi permettere di pianificare qualcosa adotto una specie di tecnica ibrida. Un po' simile a quella di Friedlander delle scatole: scatto a cose che mi interessano, quando mi accorgo che un po' di fono sono accomunabili fra di loro cerco di approfondire la cosa. Certo, essendo un amatore scatto in maniera più "scomposta" e scatti che sono nella stessa "scatola" sembrano comunque fatti da persone diverse. Altre volte qualche scatto va a cadere su più scatole. Altre volte ancora l'associazione è solo vaga nella mia testa e non riesco a concretizzarla in una selezione. Ma è sempre un inizio... o almeno così spero. Con questo procedimento che sembra strampalato ogni tanto comunque riesco a tirare fuori anche qualcosa che ha l'aria di essere coerente e premeditato. E le rare volte che mi sono arrischiato a proporre qualcosa (es fotografiaartistica.it e Sara Munari) ho avuto anche dei riscontri abbastanza positivi. |
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inviato il 14 Novembre 2017 ore 16:14
Buona discussione. Colgo alcuni spunti, non necessariamente i più importanti. Tante possibili definizioni di progetto... Il progetto può essere una semplice manifestazione della sensibilità personale del fotografo rispetto a qualsiasi cosa o concetto rappresentabili visivamente. Non c'è alcuna correlazione necessaria con quel valore di "testimonianza" che invece fonda l'autorevolezza del reportage. Ma può anche non essere così. Ci sono progetti fotografici che hanno lo stesso fondamento solido di qualsiasi progetto in altri ambiti dell'agire umano. Hanno cioè delle premesse, un obiettivo da raggiungere, una programmazione delle azioni, dei risultati da ottenere. Dipende tutto dal tema e dal modo di approcciarsi che il fotografo sceglie. È vero anche che i progetti si possono costruire "a posteriori" (alla Friedlander) riguardando a quel che si è fatto "istintivamente" per un periodo e scoprendo un filo conduttore che ci invita ad approfondire una certa strada. Insomma è difficile definire graniticamente cosa debba essere un progetto. Mi sembra utile invece evidenziare come alla base ci sia sempre la volontà e la capacità del fotografo di interrogarsi rispetto a quello che fa ed al suo significato. Questa capacità di riflessione sul tema e sulla propria posizione rispetto al tema è una premessa senza la quale non si costruisce una progettualità. In questo senso senz'altro "avere un progetto" è un passo in avanti rispetto ad una fotografia completamente casuale ed estemporanea. La scelta del tema rimane sempre la cosa a mio parere più complessa. Ma non voglio appesantire troppo il discorso. |
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inviato il 14 Novembre 2017 ore 17:50
“ Mi sembra utile invece evidenziare come alla base ci sia sempre la volontà e la capacità del fotografo di interrogarsi rispetto a quello che fa ed al suo significato. „ Ecco, bravissimo, direi che il succo è questo... E aggiungo: probabilmente, chi ha trovato la risposta sul suo senso del fotografare ha anche più capacità a circoscrivere e individuare temi che potranno essere finalizzati in un progetto. Mentre per gli altri, individuare un progetto "calzante" forse risulterà un po' più ostico ma potrà essere un'ottima occasione per interrogarsi su quale sia questo benedetto significato... |
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inviato il 14 Novembre 2017 ore 20:11
Sono d'accordo. Vista solamente sul piano soggettivo (che non è assolutamente l'unico), mi pare che la scelta del tema debba soddisfare qualche motivazione profonda del fotografo. Sembra scontato ma non lo è, perché purtroppo siamo molto influenzabili dalle "mode" che ci possono distrarre dalla ricerca di una motivazione personale profonda. Per mode (sempre passeggere) intendo ad esempio (senza che nessuno si offenda...) le centinaia di serie di foto viste su luoghi abbandonati. E i ritratti stile "Dragan"? Estinti... Un tema molto soggettivo ha delle premesse che sono extra-fotografiche. Saltano fuori pensando ad altro. Ad esempio vedo rarissimi lavori dove i fotografi parlano delle proprie radici, della memoria, dell'infanzia. Forse perché sono questioni su cui già si fa fatica a riflettere in profondità. Figuriamoci ricavarne una serie di foto.... Eppure sarebbero tutti lavori molto personali e originali... |
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inviato il 14 Novembre 2017 ore 21:13
Si può allora parlare di rpogetti che si avvalgono di multimedialità: se non altro le immagini integrate da testi. Dove il perfezionismo fotografico di marca tecnica passa in secondo piano rispetto al messaggio sostenuto sia da una didascalia, sia da un'immagine. La didascalia, intendiamoci, non spiega la foto ( sarebbe un gesto sacrilego ! ) ma la integra, si intreccia con essa. Qualche anno fa, con un amico milanese incontrato in Flickr, abbiamo dato vita a un prgetto 'Memorie e sogni', dove si toccano i temi più vari, ma soprattutto quelli autobiografici o sul costume di un'epoca che abbiamo condiviso nel nostro Paese: ognuno di noi mette la propria foto a tema, accompagnata da una didascalia un po' anche 'lirica', che risveglia memorie e si proietta su sogni. I giochi, i giocattoli, l'abbigliamento, le vacanze, il sesso, la famiglia, le auto, il cibo ecc. |
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inviato il 15 Novembre 2017 ore 12:01
Certo. È un esempio calzante. |
user35763
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inviato il 16 Novembre 2017 ore 19:19
Paolo longo@ “ Si può allora parlare di progetti che si avvalgono di multimedialità: se non altro le immagini integrate da testi. Dove il perfezionismo fotografico di marca tecnica passa in secondo piano rispetto al messaggio sostenuto sia da una didascalia, sia da un'immagine. La didascalia, intendiamoci, non spiega la foto ( sarebbe un gesto sacrilego ! ) ma la integra, si intreccia con essa. „ Mai tralasciando di considerare che un immagine si fruisce naturalmente per segni,simbolismo,allegorie,che quindi la scrittura,la parola diviene in tal senso anch'essa immagine,font,forma estetica,simbolo,icona,grafismo,mutando la sua originaria funzione esclusivamente semantica e grammatica(come nei "calligrammes" di G.Apolinnaire. upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/99/Calligramme.jpg o la poesia grafica futurista. (Pedantemente ricorderei a tal proposito una grande stagione concettuale e sperimentale;le correnti di "Poesia concreta e visiva",il gruppo 63,e il gruppo 70: Emilio Isgro',Ugo Carrega,Lamberto Pignotti,l'opera pittorico-letteraria di Dino Buzzati,il suo "poema a fumetti",i tazebao,la graphic novel e foto-disegno-scrittura di "Frigidarie",Tamburini,Pazienza,Scozzari... La fenomenologia solipsistica e semischizoide degli scrapbooks come memorie,patchworks,collage,diari foto-parole-immagini-disegni) *. A tal pedante proposito: M.T.Talboni "La pratica visuale del linguaggio" 1977 e "Poesia concreta poesia visiva L'archivio Denza al Mart. Opere e documenti"Feltrinelli. Paolo longo@ “ Forse possiamo scambiare il termine progetto, con i termini "idea", "intenzione", "decisione". All'origine c'è il pensiero, ma, per poterlo canalizzare nella comunicazione visiva, anche il pensiero deve sottostare alle due dimensioni spazio/tempo, cui si aggiunge la luce ( parliamo di Fotografia! ) „ spero non solo,ma di funzione estetica,culturale,espressiva,di immagine in senso lato. Immagine che è pur sempre un eco interiore che(anche nella fotografia) si riflette e si avvale avvale del e nell'esteriore. Ora,visto che formalmente,stile,tecniche,concettualità,scuole,babele d'ismi e correnti tutto si è fatto e tutto si è sondato, *cosa resta? Quale autoriale e personale vivificante margine,di un posto? Se non,per l'appunto,in un processo introvertito e interiore. E come evitare la trappola autistica del solipsismo comunicativamente sterile? Un idea,intenzione,decisione priva di soggettivo retaggio(penso a una lunga,necessaria fermentazione interiore,decantazione,al quel processo geologico che tra tempo,profondità e pressione muta una roccia sedimentaria in metamorfica;in una gemma)vissuta,trascendente (penso anche a quello che Freud chiama "il perturbante"nell'arte),motivazione rischia facilmente di scadere tecnicamente in un "in-significante" mero gioco sperimentale,formale,e nel contenuto alienarsi nel guardarsi estrovertitamente intorno per rivolgersi a tematiche (impegno sociale e o dirittoumanistico,ideologie,news,sport e mode culturali stagionali,se non "quotidiane",news,) intimamente anche estranee,coattive. Ad avvalersi di stampelle di significato posticce,indotte,mutate dalle vetrine di un attualità di impegno e di mercato;di industria culturale. Da uno zeitgeist avvilente,estraneo,annichilente. A tutto il dettato-discorso esondato dal cucuzzaro massmediatico,controinformativo e mainstream; Quella totalità omnidiscorsiva;l'inestricabile rete di un colloso pantano narrativo -dove antidoto piuttosto sarebbe l'assoluto disimpegno,l'agnostico impegno d'ignorarne ogni manifestazione in un sano e sacrosanto disinteresse-stoica atarassia-nel non nutrire la bestia,in una marziale strategia di apparente-depurante-ripiegamento - nel suo ordine e piatto del giorno,nella sua rosa di preordinati input che coattivamente colonizzano,usurpano tramite sorta di arimaniche e asuriche eggregore le sensibilità e possibilità inconsce, negandoci ad una nostra autentica vitalità psichica e immaginativa,inquinando di fuffa,soma, liquami e nequizie l'ecosistema di un "Anima"(per intendere nel discorso il senso del termine Anima e Immaginazione vedere J.Hillman e H.Corbin); Di cosa stiamo lasciandoci subcoscentemente nutrire? Cosa potremmo quindi di autentico e sinceramente nostro progettare,riflettere e produrre? |
user35763
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inviato il 16 Novembre 2017 ore 19:25
@Ale Z “ Vista solamente sul piano soggettivo (che non è assolutamente l'unico), mi pare che la scelta del tema debba soddisfare qualche motivazione profonda del fotografo. Sembra scontato ma non lo è, perché purtroppo siamo molto influenzabili dalle "mode" che ci possono distrarre dalla ricerca di una motivazione personale profonda. Per mode (sempre passeggere)... Un tema molto soggettivo ha delle premesse che sono extra-fotografiche. Saltano fuori pensando ad altro. Ad esempio vedo rarissimi lavori dove i fotografi parlano delle proprie radici, della memoria, dell'infanzia. Forse perché sono questioni su cui già si fa fatica a riflettere in profondità. Figuriamoci ricavarne una serie di foto.... Eppure sarebbero tutti lavori molto personali e originali... „ Un tema profondamente e autenticamente soggettivo non è mai davvero -soltanto- soggettivo,trascende. In un percorso psicologico,archetipico,mitopoietico ; inconsciamente collettivo. In breve sintesi( ) con qualche piccola,necessaria,forse si forse no forse boh,divagazione; Coltivare la decantazione,fermentazione di una originale -in quanto originaria- ricerca è oggi possibilità boicottata,sabotata sistematicamente dall'invadenza saprofitica di una oramai a superarsi "società delle spettacolo"debordiana mutante in una "società del controllo" -soft controllo totalizzante sull'immaginario- deleuzeana sino alle cyber distopie di Philip K. Dick che J.Baudrillard ha filosoficamente,sociologicamente,nella cultura,nei costumi e comunicazione,del post moderno e del suo pensiero debole e non ultimo -anzi- nell'arte indagato) sarebbe auspicabile tonare a una "vocazione" a quel fondamento di senso che è il cercar se stessi nel proprio percorso del fotografare,manifestarsi e comunicare.Immaginare. Cercare se stessi come unico proficuo modo di incontrare la dimensione comune con l'altro. La necessità di pulire,bonificare i canali percettivi,immaginativi,narrativi da un attualità alienante e invasiva. La necessità di una mitopoietica di formazione. L'anelito-condanna d'inevitabilmente dover scavare,indagarsi (catabasi,discesa all'ade,agli abissi di una Nekyia quale obbligata,iniziatica tappa;un solve et coagula;annichilente nigredo per giungere all'albedo-ricostruzione-resurrezione al Rebis di una aurora consurgens,:"e quindi uscimmo a riveder le stelle") , per di riflesso e proiezione comprendere e sentire la com-passione ( cum patior-sym patheia) sentire fino in fondo la comune condizione umana. (il pimo catabasico periodo blu di Picasso cui seguirà la rinascita del rosa ne è archetipale percorso-esempio di soggettività collettiva) La sua tragicommedia esistenziale. Le onnipresenti,classiche,mitiche,pulsioni,costellazioni simboliche e archetipi,i daimon che inconsciamente ci muovono come marionette di un teatro grottesco. Illuminare di luce per lo meno consapevole,cosciente quei fili,quel "che cosa sono le nuvole" L'atemporalità classica e mitopoietica del "chi siamo,da dove veniamo,dove andiamo"; Esperire la proficua angoscia pregna di saudade delle proprie -umane,comuni- "memorie del sottosuolo". Nutrire la nostra anima immaginativa,l'immaginazione creatrice.(vedere sempre Hillman e Corbin in tal senso) per immaginare ed animare un opera; Un percorso insieme mercuriale e saturnino. SUBIRE coscentemente accettandone le EMERSE poetiche come fossero bizzarra grazia,(l'amare nietzscheano del proprio Ananke-fato; senza perdersi e irretirsi nel veicolare parassitarie superficialità surfanti(ciò che A.Baricco mirabilmente esamina nel suo saggio "I barbari")dei menù del giorno e di stagione,appiccicandosi addosso l'attualità e l'etichetta di una tematica preposta a distrarre,passare e scadere, finalizzata all'irrilevanza delle news che artisticamente e metafisicamente le compete. In questo pecorso(pellegrinaggio e cammino) d'individuazione di un sé(Jung ebbe sempre l'animoso -e quì per anima vedere le funzioni che lui vi attribuisce,che ognuno ci ha un pò la sua nel riempire questa parola-contenitore- sospetto che tutta la sua teorica opera non fosse poi nient'altro che artistica)con conseguente formatosi bagaglio riterrei possa consistere un progetto -generale- che coniughi (mysterium conunctionis) forma e contenuto in uno stile di introversa-estrovertita creatività. ps. ora vien da chiedere: "ritieni sia possibile approcciarsi in sofferti,romantici,"sacrificanti" termini alla fotografia,all'immagine?" E in pratica come?" Fossi matto! Ma,a posteriori forse anche si;colorando e rimpolpando un iter,un naturale spontaneo procedere,accompagnando a latere e a ricapitolazioni e posteriori affinazioni e analisi. In un dichiaratosi e dimenticato intento. Intanto che si fa -con "grazia"- quel che piace,attrae,si sente,e viene quando e se viene. |
user90373
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inviato il 17 Novembre 2017 ore 10:40
@ Silvano R.r. Sinceramente, non son sicuro di aver interpretato tutto e bene, però per quel poco sono d'accordo. |
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inviato il 17 Novembre 2017 ore 13:56
@Silvano Certamente molto stimolante il tuo contributo. Un po' complesso da utilizzare per la quantità di suggestioni molto diverse tra loro, che "buttate lì" sono difficilmente sfruttabili per far avanzare la discussione. Non cadiamo nella "trappola solipsistica"...  |
Che cosa ne pensi di questo argomento?
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