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inviato il 05 Ottobre 2017 ore 15:33
“ Allora chiudiamo i blog „ Non ho detto questo, mi sono limitato a notare e notificare che da quando frequento Juza leggo periodicamente discussioni di questo argomento, che in genere evolvono in termini cavillosi e sofistici e, a mia memoria, non hanno mai portato a nulla di interessante. Si sono esmpre esauriti con la grande diatriba "Ci vuole il manico" e "Il manico comunque usa la teconologia per migliorare", per poi concludere ecumenicamente che "le foto le fa il fotografo". Spesso c'è la fuga collaterale sul concetto "sono qui per crescere" (nessuno spunto polemico con Carangelo, sinceramente) che non si sa mai se sia umiltà o ipocrisia, visto che la crescita e l'apprendimento -quelli seri, desiderati, costruttivi e formativi - sono imprescindibili da strategie e pianificazioni didattiche che sinceramente, in un sito istituzionalmente anarchico come un forum di libero accesso... Qui mi fermo, perchè dovrei sconfinare nelle illazioni e sono un terreno che non mi si confà. PS. Io cerco invece di capire anche l'attrezzatura e la tecnica applicate, così come, guardando un quadro, faccio caso se sia stato dipinto a olio, a tempera o ad acquarello. Non sono migliori o peggiori per quello, ma non ritengo la cosa ininfluente. “ Poi ti arriva l'artista che scatta ancora col foro stenopeico „ Va benissimo. L'arte è cultura, il prodotto dell'atto artistico vale in funzione dell'atto stesso, ma soprattutto, nell'accezione moderna e informale dell'arte, per il percorso che ha portato li l'artista. Se io tiro una rasoiata a una tela, si danno due casi: se è bianca, passo per mentecatto; se qualcuno ci ha già dipinto sopra, vado anche in galera per attentato al patrimonio culturale. Perchè quando le rasoiate gliele ha tirate Lucio Fontana son saltate fuori opere da milioni di euro? Dico solo la mia: io sono qui per divertirmi, vedere qualche bella foto che mi interessa, guardarne anche tante così così e magari bruttine, ma sono gratis e valgono comunque il prezzo del biglietto, ascoltare qualche opinione, scherzare con qualcuno che ci sta...non ho tante pretese. |
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inviato il 05 Ottobre 2017 ore 15:52
Ma infatti, di fronte a questi quesiti apparentemente escatologici, la cosa migliore è scherzarci sopra, perché è ormai arcidiscusso ed arcinoto che "il fotografo" è una cosa e che "l'attrezzatura" è un'altra, però, se è vero che Leonardo sarebbe stato un grande anche solo con la matita in mano, il fatto che avesse anche i pennelli è stato comunque meglio; è che lasciandosi andare a risposte troppo serie si rischia veramente di impantanarsi nelle solite diatribe sterili. |
user90373
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inviato il 05 Ottobre 2017 ore 15:54
Modificherei il quesito iniziale in "Cosa fa il fotografo?" nelle due accezzioni 1) quali oggetti adoperati rendono "fotografi"? 2) Quali lavori prodotti rendono "fotografi?" |
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inviato il 05 Ottobre 2017 ore 16:06
Secondo me non esiste il fotografo, esistono tre differenti fotografi: il professionista, l'artista e l'amatore. Le loro esigenze, le loro tendenze, i loro obiettivi e le loro disponibilità sono talmente differenti da mantenere pochi punti in comune tra loro. La grande menzogna sta nel pretendere di fare di ogni erba un fascio e considerarli tutti alla stessa stregua. Per esempio, che la reflex (nella sua attuale accezione estesa di macchinona multifunzione a ottiche intercambiabili, per l'immaginario collettivo che ci sia o no lo specchio è sempre meno rilevante) non sia importante, vaglielo a raccontare a un matrimonialista che poi deve prendere una serie di qualche migliaio di scatti, postprodurli e riportarli a uno standard di estetica tale da permettere a i clienti di scegliere le immagini suggestive e non i suoi errori.... Oppure, ditelo a un fotografo sportivo che deve scattare, postprodurre, ritoccare e inviare all'editore le foto in tempo reale, perchè non è ancora finita la gara che già le stanno vendendo... Poi c'è l'altra faccia della medaglia: prendi una lieve e gentile signora di 65 anni, appassionata di montagna, e caricale in spalla due corpi D5, un 24-70 per i paesaggi, un 70-200 per i dettagli e un 200-400 casomai che passa un camoscio.... Pensare che la reflex sia un obbligo è discriminatorio, pensare che sia una libera scelta è illusorio. Dipende da che piano si è saliti, per guardare fuori dalla finestra... L'incipit della discussione riflette un approccio da amatore: il professionista e l'artista non pensano a fotografare, pensano a produrre un'opera. Per il professionista deve essere economicamente e professionalmente qualificante, per l'artista deve essere comunicativa ed espressiva secondo le sue intenzioni. Lo strumento non può essere scelto a papocchia, deve essere funzionale all'obiettivo. Ditemi voi se un pittore si sente imprigionato dalla misura dei pennelli che deve usare, o uno scultore dalla dimensione degli scalpelli. E tipico dell'amatore voler arrivare al risultato per vie strane e strampalate, perchè spesso l'amatore esaurisce la sua soddisfazione nell'agire, mentre le altre catogorie sono focalizzatre sull'ottenere. |
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inviato il 05 Ottobre 2017 ore 16:19
“ perchè spesso l'amatore esaurisce la sua soddisfazione nell'agire, mentre le altre catogorie sono focalizzatre sull'ottenere. „ Questa è una gran bella sintesi (per chi sa comprendere la differenza) |
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inviato il 05 Ottobre 2017 ore 21:25
personalmente non considero gli i-phone fotocamere, ma tutto è relativo. Il senso del mio blog è : mais oui, noblessse oblife ( e accende la puzza sotto il naso ) A proposito di manici e arie fritte, non avete compreso il senso del mio blog. E non cambio nulla, io parlo di fotografi, non di manici e arie fritte. Se volete quelle, andate in rosticceria |
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inviato il 05 Ottobre 2017 ore 22:12
Sei arrivato...non dico secondo...molto più indietro!!  A proposito, non so se qualcuno di voi serba ricordo di tale "Naturaoggi", scatenatore di strane discussioni che definirlo orignale era ancora poco....Questo me lo ricorda proprio, nel modo di esprimersi, nelle tematiche...in tutto. “ non cambio nulla „ Penso che non se ne abbia la pretesa. Secondo me (ma anche altri...) il modo corretto di intendere la partecipazione a una discussione in blog non è quello di intavolare tante dispute private. E' un dibattito pubblico e quello che si ha da dire lo si propone al consesso, non è una questione privata, una disquisizione vis-a-vis. Parlo per me. Quando rimarco la ripetitività di questi argomenti non è per tapparti la bocca, ci mancherebbe. E solo per proporre un punto di vista a tutti quelli che hanno voglia e tempo di confrontarsi. E il senso del mio discorso non è certo "smettila". Considerare sterili certi discorsi è, se vuoi, un tentativo di semplificare i pensieri, togliere un po' di sovrastrutture, proporre un approccio un po' più essenziale. Il richiamo ai "manici" era più una questione di analogia che di attinenza: anche quella è una tematica, con qualche punto di affinità, che viene spesso impugnata in termini simili a questi e senza mai cavare un ragno dal buco. Tutto qui. |
user25351
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inviato il 05 Ottobre 2017 ore 22:19
il senso che ho individuato in quello che volevi dire Alberto è che non si dovrebbe fare distinzioni o contrapposizioni fra con cosa si fotografa ma come lo si fa. Io da poco ho comperato una bridge. Come dice Andre Ferrari, ho una certa età e portarmi sulle spalle 3 chili di attrezzatura mi demoliva togliendomi il piacere del fotografaren accorgendomi magari di non avere portato anche un altro obiettivo. Ora ho tutto in una, non per questo non mi sento all'altezza di chi ha una FF e cannoni da 800 mm. Io faccio con quello che ho e cerco di farlo al meglio di come mi hanno insegnato. E' desolante vedere che alcune persone fanno questa distinzione : hai fatto un passo indietro. No ho fatto un passo a fianco. E, non mi vergogno a dirlo, provo un immenso piacere sapere che posso fare una macro o zoomare a 600 mm con una sola macchina con solo un chilo o poco più di peso. E quando mi gira prendo l'analogica magnifica ancora più leggera e la tengo in borsetta. Ecco. |
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inviato il 05 Ottobre 2017 ore 22:38
Se le cose si fanno per lavoro o per vocazione, il must è l'impegno. E' la componente dominante e preminente dell'approccio che si è scelto (o si subisce...). Se si fanno le cose per divertimento, la priorità deve essere la leggerezza. Che non esclude l'impegno. Fare le cose con leggerezza non significa farle a cavolo, significa gestirle con la consapevolezza che sono marginali, che il senso di tutto è il piacere di farle e che quando questo cessa viene a mancare il senso ultimo di quello che si sta facendo. Sono stato pescatore sportivo per moltissimi anni, ho avuto bellissime giornate di pesca in cui non ho preso un piffero. Manca di leggerezza chi si vincola al corredo più bello, all'ultimo ritrovato della tecnolgia, all'avere tutto quello che serve costruito su misura e poi ancora di più. Manca la leggerezza, anche dove e quando si deve sottolineare che l'umiltà dell'approccio, il downgrade delle esigenze, delle dimensioni, dei costi e dei pesi non fa sentire inferiori. Adesso mi piace andare in bicicletta: spesso parto, nelle giornate libere, e macino cento-centoventi chilometri tra campagne, colline e montagne (spesso con due chili di macchina fotografica nello zainetto...). Vado al mio passo, quando vedo qualcosa che mi piace mi fermo, osservo e magari fotografo. Ho una vecchia bicicletta in acciaio che mi serve ancora fedelmente e con piena soddisfazione. Se qualcuno va più forte di me, non lo rincorro. Se qualcuno va più piano di me, a volte lo aspetto e facciamo quattro chacchiere. Se cavalca una bellissima bici in carboonio da 10.000 euro, ammiro il "pezzo" e sono contento per lui, ma mi tengo il mio ferrovecchio su misura, che ci sto addosso per otto ore e non mi viene il mal di schiena. Non mi è mai venuto in mente di filosofare sul fatto che non bisogna andare piano o forte o sul fatto che una bicicletta più pesante o meno costosa non debba essere sintomo di inferiorità. Pedalo e me la godo, se non mi diverto (capita, non tutti i giorni sono uguali) giro i tacchi e torno a casa. Il concetto di superiorità e inferiorità sono del tutto estranei alla leggerezza di approccio. Chi fa le cose per divertimento non fa classifiche o graduatorie: fa quello che gli piace e se ne frega di quanto meglio lo facciano gli altri (men che meno di quanto peggio...). Quando mi diverto, sono felice e il mondo gioisce con me. Punto. Questo è il senso del "fampoquellochettepare": che bisogno c'è di giustificarsi, di spiegare al mondo le proprie fisime, se queste semplicemente non esistono, se sono solo chimere che uno si crea da se?  |
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inviato il 05 Ottobre 2017 ore 22:50
Se si fanno le cose per divertimento, la priorità deve essere la leggerezza. Che non esclude l'impegno. Fare le cose con leggerezza non significa farle a cavolo, significa gestirle con la consapevolezza che sono marginali, che il senso di tutto è il piacere di farle e che quando questo cessa viene a mancare il senso ultimo di quello che si sta facendo. Una delle cose più sensate che abbia mai letto su questo forum. |
user25351
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inviato il 06 Ottobre 2017 ore 10:32
Concetto chiaro. La mentalità della gente non la si può cambiare Possiamo solo fregarcene di ciò che non riteniamo opportuno. Andrea, chiaro che se uno frequenta i blog è per esprimere concetti e chi va a leggere vuole interloquire altrimenti neppure inizia. Il tuo approccio non faceva prevedere i lunghi concetti esposti. |
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inviato il 06 Ottobre 2017 ore 13:25
C'è chi fa le foto alle zanne d'elefante, ad esempio, ma anche qui, bisogna distinguere chi lo fa per passione da chi lo fa per lavorio |
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