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inviato il 28 Settembre 2017 ore 9:27
“ Possono essere differenze poco visibili... ma ci sono. Una stampa ad ingranditore, come una dia, sono tutte dei pezzi unici ed irripetibili. „ Se vogliamo cercare il pelo nell'uovo, allora anche una getto d'inchiostro, che diffonde il colore in modo "random", non fornisce due stampe perfettamente identiche. Prova a fare nella medesima sessione di camera oscura 10 stampe come ho scritto sopra e poi convincimi che sono diverse. Mi sa che quelle sull'unicità dell'opera d'arte sono seghe mentali dell'età industriale, una sorta di "si stava meglio quando si stava peggio", un pianto sulla perdita di una presunta "età dell'oro", al punto che si finisce per aggrapparsi a sottigliezze non percepibili; forse che la riproducibilità sminuisce la bravura dell'artista? Oggi confondiamo l'oggetto col suo significato, anche perché, sempre più spesso, il significato viene a mancare e si finisce per valutare solo l'estetica di una foto o di un quadro, al punto che se fate una ricerca su Internet troverete pittori astrattisti (con tanto di Diploma d'Accademia) che forniscono consigli sulla scelta dei quadri per "l'ambiente cucina", come si trattasse di piastrelle di rivestimento!!! Ecco perché alla fine si punta il dito sull'unicità dell'opera: perché se le togli quello, nella maggior parte dei casi non le rimane altro. Vediamo ogni giorno un'infinità di foto della medesima location, fatte alla stessa ora, con identica inquadratura ...: cosa cambia se la nuvoletta non è esattamente nella medesima posizione perché sono tutte "pezzi unici"? |
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inviato il 28 Settembre 2017 ore 9:45
Sono d'accordo che spesso si scorda che le rivoluzioni della fruizione sono altrettanto importanti (se non di più) delle rivoluzioni del processo fotografico inerenti lo scatto. Non credo che a parte certe sotto-nicchie in ambito artistico dove si parla anche di "installazioni" la fotografia possa essere intesa coma la pittura e la scultura dove non c'è la possibilità della riproduzione seriale. Comunque un'altra rivoluzione fondamentale della fruizione era stata la tecnologia che ne permetteva la stampa "diretta" su giornali riviste. Ricordo l'ovvietà che le foto contenute in due copie dello stesso numero del National Geographic o in due libri fotografici avente stessa edizione dovrebbero essere tutte indistinguibili fra di loro... Non son invece d'accordo che una foto digitale non sia una fotografia. Capisco una foto di Ghirri pensata in un certo modo e visualizzata sullo schermo di un PC dove a seconda di che sito si peschi (oltre la taratura dello schermo) la resa è diversa... Ma una foto di Stephen Shore postata su Insangram... è una foto pensata per avere quel tipo di fruizione...Paradossalmente avrebbe poco senso stamparla... |
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inviato il 28 Settembre 2017 ore 10:13
Beh LE DIA sono analogiche non c'e' niente che dal processo di sviluppo alla visione passi per i bit. Anche se non c'e' motivo di discussione tanto quella e' ,ma Rappi per me a ragione Una fotografia stampata anche da digitale subisce poi per la natura della luce presente dove esposta un ritorno all'analogico, a meno che uno non la guardi attraverso un Evf di una mirrorless |
user90373
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inviato il 28 Settembre 2017 ore 10:13
@ Opisso “ Non son invece d'accordo che una foto digitale non sia una fotografia. ...... „ Mettiamola così: una fotografia ottenuta attraverso un processo digitale non è una fotografia ottenuta da un processo chimico "ai sali d'argento" così come un'acquerello non è un'olio, pur essendo pittura. I' chiaro stù fattu. |
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inviato il 28 Settembre 2017 ore 10:18
Ma sono tutte fotografie cosa volete che siano , Ma lasciamo che corrano sui loro binari , non ho mai visto litigare una stampa analogica contro una digitale lo fanno solo i "fotografi " |
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inviato il 28 Settembre 2017 ore 10:33
“ Mettiamola così: una fotografia ottenuta attraverso un processo digitale non è una fotografia ottenuta da un processo chimico "ai sali d'argento" così come un'acquerello non è un'olio, pur essendo pittura. I' chiaro stù fattu. „ D'accordissimo. E quindi? Una si chiama fotografia analogica e una fotografia digitale. Io comunque ne facevo un discorso principalmente di fruizione. Tra una stampa formato gigante ad una mostra di Salgado (che anche se "passa" dall'analogico parte dal digitale) e una foto di Ansel Adams visualizzata sul cellulare credo che le differenze da tenere in considerazione siano altre oltre il mezzo di partenza |
user90373
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inviato il 28 Settembre 2017 ore 10:33
@ Speedking “ Ma lasciamo che corrano sui loro binari , non ho mai visto litigare una stampa analogica contro una digitale lo fanno solo i "fotografi " „ Considerazione saggia e divertente. |
user124620
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inviato il 28 Settembre 2017 ore 10:50
“ Ogni foto vista su uno schermo è digitale. Anche se si scatta su pellicola poi comunque si digitalizza il negativo o la stampa e quindi diventa digitale. Ogni foto vista stampata è analogica. Anche se si scatta in digitale la stampa è comunque un processo che rende il risultato analogico. Una fotografia puramente analogica si può vedere solo se scattata su pellicola e poi stampata. La visione della stampa è l'unico modo per vedere una fotografia analogica. Una foto analogica non si può divulgare su internet. La stampa rende ogni pezzo unico. „ mi sa che si sta facendo un po' di confusione, fotografare e stampare sono due cose diverse, un procedimento viene dopo l'altro ma sono chiaramente e fisicamente separati, la stampante moderna è sia digitale che analogica contemporaneamente, idem il processo di stampa, la fotografia invece può essere o uno o l'altro, se hai scattato in analogico la tua foto sarà stata SEMPRE scattata in analogico, poi puoi scannerizzarla e digitalizzarla, o stamparla (e anche qui, una stampa per essere completamente analogica devi trovare laboratori appositi)... ma non diventa digitale il tuo scatto... l'affermazione sopra butta insieme un sacco di concetti secondo me separati. |
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inviato il 28 Settembre 2017 ore 11:16
“ Se vogliamo cercare il pelo nell'uovo, allora anche una getto d'inchiostro, che diffonde il colore in modo "random", non fornisce due stampe perfettamente identiche. Prova a fare nella medesima sessione di camera oscura 10 stampe come ho scritto sopra e poi convincimi che sono diverse. Mi sa che quelle sull'unicità dell'opera d'arte sono seghe mentali dell'età industriale, una sorta di "si stava meglio quando si stava peggio", un pianto sulla perdita di una presunta "età dell'oro", al punto che si finisce per aggrapparsi a sottigliezze non percepibili; forse che la riproducibilità sminuisce la bravura dell'artista? Oggi confondiamo l'oggetto col suo significato, anche perché, sempre più spesso, il significato viene a mancare e si finisce per valutare solo l'estetica di una foto o di un quadro, al punto che se fate una ricerca su Internet troverete pittori astrattisti (con tanto di Diploma d'Accademia) che forniscono consigli sulla scelta dei quadri per "l'ambiente cucina", come si trattasse di piastrelle di rivestimento!!! Ecco perché alla fine si punta il dito sull'unicità dell'opera: perché se le togli quello, nella maggior parte dei casi non le rimane altro. Vediamo ogni giorno un'infinità di foto della medesima location, fatte alla stessa ora, con identica inquadratura ...: cosa cambia se la nuvoletta non è esattamente nella medesima posizione perché sono tutte "pezzi unici"? „ Per le inkjet parliamo di differenze a livello microscopico. Prendi una foto, selezioni "10 copie" sul software, e ti saltano fuori 10 copie identiche in tutto e per tutto e indistinguibili l'una dall'altra, postproduzione inclusa. In CO è diverso. Anche nella stessa sessione di stampa i chimici si esauriscono, cambiano... non a caso per lo sviluppo si usa il tempo di comparsa e non un tempo fisso: serve per tamponare queste differenze. E il tutto senza prendere in considerazione mascherature e bruciature e altri trucchetti da CO, che vengono fatti anche su un negativo "perfetto". La restante sega mentale non so da dove sia saltata fuori... forse hai pensato che io abbia sottinteso qualcosa che in realtà non ho sottinteso. |
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inviato il 28 Settembre 2017 ore 11:46
È così, in CO difficilmente si riesce a replicare il procedimento al pari del processo digitale. Le procedure di brucia/scherma fatte a mano, quasi impossibile replicarle 2 volte. Si mena le mani con l'esperienza come un pennello. Come detto già esaurimento dei chimici, carta diversa (non ci sono ICC) devi ritirare i tempi di sviluppo, ma manualmente. Certo quasi uguali ma... solo quasi. |
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inviato il 28 Settembre 2017 ore 11:59
Roby, lavoravo in camera oscura già negli anni '70, forse so di cosa parlo; se magari vogliamo essere perfettini possiamo cambiare lo sviluppo ad ogni copia, ma il succo del discorso non cambia. Le seghe mentali nascono dalla considerazione che, mentre l'arte accompagna l'uomo da diversi millenni, la presunta importanza dell'unicità dell'opera d'arte la si incontra non prima della fine del '700 inizi '800, come polemica contro la crescente industrializzazione che veniva identificata nella sua capacità di riprodurre fedelmente un oggetto, ma appunto era frutto di una polemica, non una caratteristica peculiare e "originaria" dell'opera d'arte. In precedenza ogni copia di qualsiasi oggetto, non solo di opere d'arte, presentava quantomeno qualche minuscola differenza per un semplicissimo problema tecnologico: non erano ancora stati inventati strumenti che permettessero la riproduzione seriale. Anche oggi questa perfezione nella riproduzione non è assoluta, semplicemente si sta progressivamente affinando il limite di tolleranza, quindi a rigor di logica ogni oggetto continua ad essere "unico" in riferimento a quel limite; non mi pare un argomento così "solido" da farne un pilastro del concetto di Arte. E infatti, durante il Rinascimento nessuno si scandalizzava se un pittore riproduceva più vole una propria opera riutilizzando i medesimi cartoni preparatori, colori ecc. (pratica peraltro molto in voga all'epoca); e per i limiti di tolleranza del tempo, quelle erano a tutti gli effetti COPIE IDENTICHE, ma nessuno si sarebbe sognato di dire che non erano opere d'arte. Se poi ne vogliamo fare una questione di valore venale, allora entriamo in un campo che ha poco a che fare con l'Arte, ma solo con il profitto che ne deriva; un po' avvilente, mi pare |
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inviato il 28 Settembre 2017 ore 12:05
Stampa analogica è una parola abusata ed orrenda che poco c'entra con la pellicola, che ha preso il significato di vecchio contrapposto al digitale. Comunque non è detto che una stampa da pellicola sia unica, esistono i minilab, sistemi automatici di stampa da pellicola dove è possibile riprodurre una stessa foto esattamente identica alle altre. Discorso diverso per la stampa manuale con ingranditore, dove lì ogni singola foto è manipolata dalla stampatore tramite metodi e tecniche (a volte anche molto personali) difficilmente riproducibili esattamente, quindi ogni foto sarà leggermente diversa se lo stampatore è bravo o enormemente diversa se lo è meno. |
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inviato il 28 Settembre 2017 ore 12:16
Però l'eventuale unicita' non ha peso sulla bontà di una foto. È il processo che è cosi non la volontà di chi stampa. |
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inviato il 28 Settembre 2017 ore 12:22
“ Non sono d'accordo, "analogico" non vuol dire supporto fisico. Una foto stampata da file digitale con strumenti digitali resta sempre digitale perché fatta di punti/pixel che puoi vedere se prendi una lente. „ Non è vero. Se stampata con processi chimici o a sublimazione, l'immagine è "continua" |
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inviato il 28 Settembre 2017 ore 12:31
“ Però l'eventuale unicita' non ha peso sulla bontà di una foto. È il processo che è cosi non la volontà di chi stampa. „ Ed è esattamente questo il succo del mio discorso: oggi, rincorrendo spasmodicamente l'unicità dell'opera, stiamo perdendo di vista quella che è la cosa più importante: il genio dell'autore. Quella che dovremmo considerare con tutti gli onori è l'unicità dell'idea; poco importa se il mezzo tecnico consente all'autore di riprodurne più volte il risultato materiale. La vera "copia", quella che non ha valore, è l'opera ottenuta ricalcando l'idea di un altro; da questo punto di vista, le diatribe tra i denigratori della pellicola contro i denigratori del digitale lasciano il tempo che trovano |
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