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avatarsenior
inviato il 22 Settembre 2017 ore 22:00    

Ettore, "Arte e percezione visiva".Per farla brevissima, ci sarebbe una sorta di bagaglio in base al vissuto e alle attitudini che poi va ad influenzare le decisioni,che allo stesso tempo puo' essere osservato come il comportameno umano e forse non sarebbe del tutto irripetibile.
C'è stata una lunga discussione un paio di anni fa,sulla scala di valori in fotografia,una sorta di miraggio desiderato,dopo lo tsunami Benedusiano,che poi ha causato una levata di scudi.Quando ci approcciamo all'opera d'arte,la reazione se c'è avviene per una serie di peculiarità della stessa, che poi possono far parte di uno stile.Il critico legge il rispetto delle proporzioni ,oppure l'idea inversa,puo' prendere anche qualche cantonata,ma a volte presentare qualcosa in bella vista sembra riscuotere un certo interesse.Tutti critici si,ma alcuni sono di poche parole.A volte i critici che la rete ci regala sembrano mostrare qualche lievissima preferenza cosi' a impressione, e allora forse qualcuno si fa un paio di domande.MrGreen
E quello che tralasciava le virgolette perchè non si sentiva obbligato?

avatarsenior
inviato il 23 Settembre 2017 ore 8:51    

Ettore, il NO è quello che scaturisce nell'ambito dell'arte moderna e contemporanea, quella che rifiuta le codificazioni linguistiche e l'idea stessa di "messaggio", per lasciare all'opera d'arte unicamente la funzione di suscitare sensazioni personali. Questo però può funzionare bene nell'astrattismo che, non a caso, rifiuta anche qualunque "riconoscibilità formale" all'interno dell'opera conclusa e presentata al pubblico, ma già non funziona per l'arte antica.
La fotografia, che si porta dietro da sempre la maledizione/benedizione di non potersi sganciare completamente dalla sua vocazione di riprodurre, se non la "realtà", quanto meno gli oggetti della realtà, non vedo come possa defilarsi da una funzione più interpretativa, e questo, a mio avviso, continua a comportare la necessità di un messaggio e di un linguaggio che lo faccia comprendere.
Non a caso le immagini che troviamo più noiose, se non inutili, sono proprio quelle che vorrebbero creare unicamente sensazioni personali senza "trasmettere" messaggi di sorta.
Credo che quando si parla di importanza del "contesto" si stia già tentando di codificare qualche notazione di linguaggio condiviso tra autore e osservatore.

user90373
avatar
inviato il 23 Settembre 2017 ore 12:30    

@ Daniele Ferrari

Quel NO secondo me è dovuto al fatto che al giorno d'oggi chiunque cerchi di parlare di regole, di paletti, di confini, viene immediatamente tacciato di "talebanesimo". Le regole ci sono con l'unico scopo di esser infrante, i paletti o li piantiamo nell'acqua corrente o ce li infiliamo ...., i confini in tempo di globalizzazione sono anacronistici. Oggettivamente non credo si possa parlar di oggettività in questo contesto. ;-)

user21096
avatar
inviato il 23 Settembre 2017 ore 13:29    

Le regole ci sono con l'unico scopo di esser infrante...


Come per fantozzi nella corazzata potemkin, seguirono 92 minuti di applausi... ;-)

Il punto è che per violarle bisogna anche conoscerle altrimenti, come spesso mi è capitato di leggere, la risposta che si ottiene è :
"è stata una mia scelta".
All'ulteriore domanda potresti spiegarmi il motivo di tale scelta? (giusto per conoscere anche come gli altri vedono le cose) cala il silenzio... sipario....siglaaaa! Quando ciò avviene, a parer mio viene meno anche lo scopo di un luogo di condivisione dove spesso si cercano risposte o il semplice confronto, quindi diventa solo una vetrina pressochè inutile.

avatarsenior
inviato il 23 Settembre 2017 ore 14:29    

Le epoche "di mezzo", quelle cioè in cui si assiste a cambiamenti di notevole portata, hanno sempre grossi problemi con regole e oggettività Cool

user90373
avatar
inviato il 23 Settembre 2017 ore 17:49    

@ Daniele Ferrari

Le epoche "di mezzo", quelle cioè in cui si assiste a cambiamenti di notevole portata, hanno sempre grossi problemi con regole e oggettività


Nel mio caso penso sia proprio questo il punto. Son passato dai tempi delle calcolatrici meccaniche dove si controllavano, facendoli a mano, gli stessi conti per vedere se la macchina ci aveva azzeccato, ai tempi moderni dove con la macchina si controllano eventuali risultati ottenuti a mano. Il digitale in fotografia lo ritengo più una rivoluzione che una evoluzione e questo, unito alle repentine accelerazioni imposte "dal sistema", mi dà la sensazione di correre con sempre il fiato di qualcuno/qualcosa sul collo. Essendo portato più per la mezza maratona piuttosto che i 100-200-400 metri mi studio percorsi alternativi al giro di pista, e mi piace farlo in solitudine, con nessuno che mi soffi alle spalle.Sorriso

avatarsupporter
inviato il 24 Settembre 2017 ore 0:14    

La risposa alla domanda inziale è "sì". Non perchè lo dico io, ma perchè lo dice la storia.
Basta studiare gli artisti che sono sopravvissuti alle mode, in tutte le discipline.
Non hanno infranto le regole, ma le hanno usate in modo diverso, le hanno elaborate e ne hanno aggiunte di nuove, come nuove parole in un linguaggio.
Per poterlo fare, hanno dovuto conoscere le regole esistenti, con studio e fatica, specie se non avevano un talento naturale.
Luoghi comuni come "le regole sono fatte per essere infrante" , sono giustificazioni buone solo per i pigri.
La fotografia amatoriale è il paradiso dei pigri: basta pagare l'attrezzatura e si entra nel club.
Funziona a meraviglia perchè la vista è il senso più ricco e potente nella comunicazione tra gli umani. L'apparente libertà da regole è la chiave del successo di istagram, facebook e simili.
Non è così facile con altri sensi/discipline, come la musica o la cucina.
Ognuno è libero di pasticciare come vuole con Garage Band, con gli alimenti e con la luce, anche senza conoscere le regole che hanno lasciato quelli prima di lui. Se gli va bene, sarà come fare un fischio in mezzo alla strada: tutti si gireranno per 3 secondi. Poi, passato l'effetto sorpresa, ognuno tornerà a fare gli affari suoi e lo dimenticherà.

user21096
avatar
inviato il 24 Settembre 2017 ore 0:46    

Non hanno infranto le regole, ma che le hanno usate in modo diverso...


E' un linguaggio, visivo ma sempre linguaggio è. Scena finale de il padrino parte III :





Quando la vidi la prima volta pensai... il vecchio Francis deve essere impazzito! MrGreen Qualche frame più avanti, tutto mi tornò limpido e cristallino. Per stravolgere o meglio utilizzare in modo diverso una regola la devi conoscere, stravolgerla inclinando la fotocamera perchè fa fico o altro è ben altra cosa. Basta osservare qualche dipinto per comprendere che nulla è buttato li a caso... altrochè. Bisogna però saper leggere. Solo con questa consapevolezza forse, prima o poi, qualcosa di dignitoso salta fuori, pure ai comuni mortali o fotografi del giovedì MrGreen forse .

Credo che questo faccia la differenza fra un uomo con una macchina fotografica in mano ed un fotografo!

avatarsenior
inviato il 24 Settembre 2017 ore 9:44    

Bisogna però saper leggere.

Il problema è proprio questo: per capire in che modo, perché e con quale risultato l'autore ha applicato o stravolto la regola, occorre che anche l'osservatore la conosca (cioè sappia leggere), ma occorre anche che quella regola ci sia, ovvero che esistano delle chiavi di lettura "oggettive", cioè comuni tanto all'autore quanto all'osservatore.
Paradossalmente il rifiuto dichiarato, da parte dei pittori astrattisti, di qualunque riconoscibilità formale e perciò di un qualsiasi "messaggio" nei loro quadri, è la regola/chiave che permette di accostarsi a quelle opere: la fotografia può permettersi una regola di questo tipo?

avatarsenior
inviato il 24 Settembre 2017 ore 12:07    

La risposa alla domanda inziale è "sì". Non perchè lo dico io, ma perchè lo dice la storia.
Basta studiare gli artisti che sono sopravvissuti alle mode, in tutte le discipline.
Non hanno infranto le regole, ma le hanno usate in modo diverso, le hanno elaborate e ne hanno aggiunte di nuove, come nuove parole in un linguaggio.
Per poterlo fare, hanno dovuto conoscere le regole esistenti, con studio e fatica, specie se non avevano un talento naturale.
Luoghi comuni come "le regole sono fatte per essere infrante" , sono giustificazioni buone solo per i pigri.
La fotografia amatoriale è il paradiso dei pigri: basta pagare l'attrezzatura e si entra nel club.
Funziona a meraviglia perchè la vista è il senso più ricco e potente nella comunicazione tra gli umani. L'apparente libertà da regole è la chiave del successo di istagram, facebook e simili.
Non è così facile con altri sensi/discipline, come la musica o la cucina.
Ognuno è libero di pasticciare come vuole con Garage Band, con gli alimenti e con la luce, anche senza conoscere le regole che hanno lasciato quelli prima di lui. Se gli va bene, sarà come fare un fischio in mezzo alla strada: tutti si gireranno per 3 secondi. Poi, passato l'effetto sorpresa, ognuno tornerà a fare gli affari suoi e lo dimenticherà.


Non sono molto d'accordo. Infrangere una regola non significa trovare una facile giustificazione a una incapacità di fondo (non sempre perlomeno) , significa secondo me trovare un nuovo modo espressivo. Qualcosa che non c'è. Qualcosa che partendo da un qualcosa di esistente lo trasforma in qualcosa di nuovo. I tempi cambiano,la società cambia, noi cambiamo e la rappresentazione di tutto ciò ...cambia.
Mi pare che la storia sia a qui a testimoniarlo. Nella pittura con gli impressionisti per esempio, o con gli astrattisti.
Chi oggi propina in cucina risotto con le fragole, oppure pennette vodka e salmone?
Quando nacque il punk negli anni settanta ci fu una rivoluzione culturale, un moto di ribellione che invitava i giovani a prendere in mano una chitarra e suonare. Alzati la mattina indossa quello che trovi e fonda una band.
Nessuno penso vada a fare le pulci sulla raffinatezza musicale dei dischi dei sex Pistols o dei Ramones.
Ma non è questo il punto. La rivoluzione è stata l'identificazione di una generazione verso qualcosa di nuovo, di diverso, di dirompente. Qualcosa che spazzava via schemi predefiniti (e se ne parla ancora oggi).
Tempo fa vidi una mostra di robert doisneau. Mani e piedi tagliati. Ci fosse stato qualche giudice di un concorso FIAF l'avrebbero cestinato all'istante. Ma nelle foto c'era ben altro. Geometria, sentimento, potenza espressiva.
La fotografia amatoriale che tu dici essere il paradiso dei pigri, dovrebbe invece essere il paradiso della creatività (dovrebbe). Ovviamente ci vuole studio e il rifiuto dell'autocompiacimento ma non avere vincoli professionali ti permette di dedicarti completamente alla fotografia nella sua accezione più nobile. Un fotografo costretto a fare matrimoni e battesimi per campare è come un impiegato statale.
Oggi molti fotografi possono eseguire scatti Bressoniani, il punto è che HCB li faceva quarant'anni or sono.
Insomma per farla breve per me la fotografia è un'idea consapevole, e ognuno dovrebbe tendere al meglio che può alla sua rappresentazione, di là delle regole

ciao
Mauro


avatarsenior
inviato il 24 Settembre 2017 ore 12:40    

E che si mettono insieme tutti i corridori,quello da 7 minuti al chilometro con quello da 4 minuti,che poi alla fine risultano essere i migliori, se c'è il voto dei giurati invece del cronometro.
Se il giudizio non è oggettivo, mettendo insieme una serie di pareri, con fortuna alle volte, potrebbe emergere un sorta di opinione amplificata, che non è troppo distante dal vero.Alcuni sono anche capaci di accorgesi della foto che vedono.
C'è un utente che ultimante è meno presente ,che comunque commentava in modo interessante e critico,il quale sosteneva che ponendo una serie di domande, dettate dall'esperienza si poteva giungere ad una valutazione abbastanza precisa.La controparte sosteneva che comunque ogni ambiente per quanto filtrato, sara' sempre influenzato dai rapporti sociali.

avatarsupporter
inviato il 24 Settembre 2017 ore 13:15    

qualcosa di nuovo, di diverso, di dirompente. Qualcosa che spazzava via schemi predefiniti

Il "nuovo", "dirompente", "diverso" sono la condizione di partenza, non un valore di per sè. E' comodo prendere i casi di successo, tornare indietro e vedere che avevano del "nuovo" dimenticando i mille altri esperimenti spariti per sempre.
E' sempre così nell'analisi dei casi di successo, in qualunque ambito: si dimenticano i fallimenti e si crea l'illusione che dall'unicità deriva la causalità: "ahhhh, se avesi fatto in quel modo, avrei avuto successo".
Questa illusione è alla base della vendita di tanti prodotti: vestiti, makeup, strumenti musicali, attrezzatura fotografica, ecc.
Solo la capacità critica, per chi ce l'ha, consente di predire se una cosa "nuova" resiste perchè ha regole solide dietro o semplicemente se è una fluttuazione evoluzionistica del sistema.
I Ramones erano delle schiappe a suonare. Però hanno trovato una via di successo compatibile con le loro capacità limitate. Oggi sarebbero stati molto social con il loro umorismo e tormentoni rovazziani alla "Hey Ho! Let's go". Non hanno "rotto" nessuna regola, nel senso che Mozart non è diventato d'un tratto sbagliato. Semplicemente ne hanno aggiunta un'altra, compatibile con quello che la gente voleva/poteva sentire in quel periodo. Parole giuste per un linguaggio in evoluzione. Le regole precedenti però non sono "rotte".
Inoltre c'è differenza tra quelli che "creano le condizioni" per l'innovazione e quelli che la fanno veramente, ma questo è un discorso lungo, ben noto in ambiti più strutturati come l'epistemologia della scienza.
La frase che critico è "le regole sono fatte per essere infrante". Questa dà la falsa idea che si può essere ignoranti per avere successo. E' un mantra che si sta diffondendo sulla rete, che propone un orgoglio dell'ignorante, il quale funziona solo come moda, che diventerà vecchia come "le penne vodka e salmone".
E' vero che Doisneau non applicava alcune regole, ma era necessario per la sua tecnica di comunicazione. La rapidità di scatto impediva di essere accurati nell'inquadratura. Sono licenze poetiche necessarie per restare focalizzati sulla "sua" regola dell'attimo fuggente. Non lo butterebbero fuori da nessun concorso. L'arte che ha regole, dura.
Il punto è di non far passare il messaggio:"allora taglio anche io piedi e mani, tanto lo faceva Doisneau", senza mettere nella immagine tutto il resto. Questa è la pigrizia a cui faccio riferimento.

avatarsenior
inviato il 24 Settembre 2017 ore 13:49    


Secondo me ti sfugge qualcosa.... I Ramones erano ciò che suonavano.
Così come A.D'Agata è ciò che fotografa.

Questo è quello che distingue l'artista dall'inutile bla..bla.. bla...



avatarsupporter
inviato il 24 Settembre 2017 ore 14:36    

"essere o (saper) comunicare, questo è il problema" MrGreen
Abbiamo di sicuro due visioni diverse sugli artisti, più che sull'arte.
A me dell'artista interessa poco o nulla, e di conseguenza ancor meno di quello che lui è.
Non è l'artista che si distingue dal bla bla bla e resiste al tempo, ma la sua produzione. L'interesse verso gli artisti è alimentata dall'illusione che imitarli, essere come loro, faccia automaticamente produrre arte.
Certamente è più facile comunicare quello che si conosce, come d'Agata o i Ramones, o ciò che si vede come Doisneau, ma non è un vincolo. Se lo fosse, la creatività sui contenuti sarebbe morta. Per fortuna c'è la fantasia che permette di comunicare anche ciò che non è vissuto e parte di noi(Arthur Clarke, Beach Boys, Wagner...).
Inoltre, mettere l'attenzione sull'essere ti fa sfuggire completamente l'alta componente essenziale: la forma. Ai tempi dei Ramones ce n'erano a pacchi di ragazzi come loro. Però gli altri non hanno trovato la "forma" giusta per esprimersi.
Pure D'Agata fa ottimo marketing di se stesso quando, intervistato, dice di voler raccontare solo quello che lui è. Furbamente nasconde l'ottima tecnica comunicativa che ha scelto. Avendo alcune cose in comune con lui, so bene che quella realtà non è così "evocativa". La forma che lui ha scelto la rende così.
Come già detto, sfuggono sempre i casi di insuccesso: coloro che "sono", eppure producono bla bla bla. ;-)

user90373
avatar
inviato il 24 Settembre 2017 ore 19:19    

Disquisendo, disquisendo, pian piano vien fuori il paradosso. Per commentare, valutare oggettivamente "l'opera" si dovrebbe entrare nel soggettivo del "creatore", per poi arrivare a capire, attraverso la nostra/vostra/loro soggettività , se le regole eventualmente infrante possano esser origine di nuova oggettività . Eeeek!!! Per me è troppo, mi arrendo. Triste

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