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inviato il 19 Settembre 2017 ore 9:53
...appeno chiuso un argomento simile ne rispunta un'altro! Finisce sempre poi sulla superiorità dell'uno sull'altro sistema: una vera trappola! Giulio Forti diceva che, alla fine, la fotografia è sempre quella e si basa (almeno per ora) ancora sulla classica triade tempi/diaframmi/iso. |
user90373
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inviato il 19 Settembre 2017 ore 10:21
@ Claudio Santoro “ ...appeno chiuso un argomento simile ne rispunta un'altro! Finisce sempre poi sulla superiorità dell'uno sull'altro sistema: una vera trappola! „ Concordo, infatti questa non dovrebbe essere una gara, ma un confronto, non deve uscirne per forza un vincitore ma una pacifica e consapevole convivenza su eventuali differenze che, a mio avviso, ci sono. |
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inviato il 19 Settembre 2017 ore 10:35
Esatto, Ettore,anche per chiarire a se stessi e per migliorare |
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inviato il 19 Settembre 2017 ore 11:42
Gli ibridi (pellicola scansionata e poi rielaborata poco o tanto in digitale) richiedono l'ulteriore passaggio alla luce dello scanner che ricorda un po' il passaggio dall'ingranditore per la stampa, solo che in questo caso la stampa non è l'unico fine, ma rimangono anche la proiezione e la visualizzazione a monitor (che col solo analogico non c'era). Quindi un qualcosa in più, la visualizzazione a monitor, qualcosa in meno, la qualità di proiezione che in digitale è ancora lontana da quella delle dias, e una diatriba senza fine se sia meglio la stampa da pellicola o da digitale Aggiungerei comunque la possibilità di archiviazione dell'originale anche in formato digitale che, almeno in teoria, dovrebbe essere esente dai "difetti da invecchiamento" a cui va incontro la pellicola (poi fra 20 anni cambiano completamente formati di file e software di lettura e siamo comunque fregati) |
user90373
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inviato il 19 Settembre 2017 ore 11:52
Esiste "l'ibrido" opposto: la stampa analogica di un file digitale, c'è chi lo fa attraverso il "digingranditore". |
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inviato il 19 Settembre 2017 ore 12:26
“ la stampa analogica di un file digitale, c'è chi lo fa attraverso il "digingranditore" „ Una cosa che prima o poi mi piacerebbe provare |
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inviato il 20 Settembre 2017 ore 0:20
Credo che i punti in comune tra i due sistemi siano stati elencati in modo esauriente da Ettore più sopra. Vorrei aggiungere il fatto che lo sviluppo e la stampa in ambito analogico richiedono più competenza e 'attrezzatura' di quanto non richieda il digitale, almeno a livello amatoriale. Talvolta una sorta di nostalgia per l'analogico ( vedi rapporto vinile/digitale in ambito musicale ) può portare a voler imitare la pellicola con certi software dedicati al digitale: questa prassi è una cosa che, personalmente, non condivido. Certo, ognuno può fare ciò che vuole. Ma preferisco lasciare che ognuno dei due sistemi conservi il proprio carattere specifico. Le differenze ci sono ed è normale che così sia. Alla fine, il risultato è pur sempre un'immagine: questo dovrebbe essere ciò che conta. Voglio aggiungere, a titolo personale, che, forse, la possibilità di un'archiviazione rapida e 'sicura' dei files digitali può impigrire il fotografo dilettante, come me, col rischio di assuefarsi all'immagine visibile al monitor, dimenticandosi un po' dell'importanza di una buona stampa. In altri termini, la foto compiuta dovrebbe essere quella stampata. |
user90373
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inviato il 13 Ottobre 2017 ore 14:46
@ Paolo Longo “ ...... Alla fine, il risultato è pur sempre un'immagine: questo dovrebbe essere ciò che conta. ...... „ Entro i confini del mio orticello, un'immagine stampata è "organoletticamente" diversa dalla stessa immagine impressionata su carta atta ad essere impressionata dalla luce e sviluppata da reagenti chimici. Poi si può discutere di altro, come per esempio se ci son differenze "strutturali" fra camera chiara e camera oscura! E attenzione, non parlo di aggettivi, migliore Vs peggiore, ma di sostantivi, ingranditore Vs Personal Computer. Chiarito questo ulteriore punto si potrebbe continuare ......... |
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inviato il 13 Ottobre 2017 ore 15:08
Ettore: certo, sono due mondi diversi nella produzione di una immagine, siamo d'accordo. Forse interessanti anche perchè oggetto di contaminazioni e di sovrapposizioni. E' il caso dei tanti che, nati con la camera oscura, stampano, ad esempio, il bianconero con stampanti Epson e inchiostri a pigmenti di carbone Piezography (il classico Elio Ciol) o Salgado che ormai utilizza spesso una fotocamera digitale. Ormai non meraviglia più niente di un mondo in divenire. Paolo Longo dice che lo "sviluppo e la stampa in ambito analogico richiedono più competenza e attrezzatura". Non so, ho qualche dubbio: il mondo della stampa digitale è estremamente complesso. Le competenze necessarie sono notevoli anche se diverse. Non bastano le poche regolazioni di luminosità, saturazione e curve per dire di padroneggiare la tecnica. Leggere a volte i vari esperti come, faccio un esempio, Marco Olivotto su piccoli interventi al pc richiede giornate di attenzione e, confesso, non sempre si riesce a comprendere tutto fino in fondo. Districarsi tra profili carte stampanti, utilizzo di colorimetri, calibrazioni monitor ecc non è per niente un gioco da ragazzi: è un terreno sterminato! Cerchhiamo di comprendere completamente e attentamente i profili di un utente Juza esperto come Raamiel: un ginepraio! E io, per avere qualche risultato accettabile, ho dovuto sgobbare tantissimo e devo ancora di più lavorare. Anche l'attrezzatura non è da meno se si pensa al costo di una stampante ad almeno 8 inchiostri ai pigmenti (la mia prima Epson sfiorava i mille euro), degli inchiostri che terminano dopo poche stampe (8 inchiostri a 15 euro ognuno della mia attuale Canon, non so se mi spiego), delle sonde di calibrazione, dello stesso pc che deve necessariamente avere delle specifiche accettabili e non può essere quello col quale si diverte l'intera famiglia. In ogni caso sono sempre felice che ci siano confronti che inevitabilmente fanno crescere tutti |
user90373
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inviato il 13 Ottobre 2017 ore 15:32
L'ho sempre affermato che il digitale è semplice solo fino a quando si guardano i risultati sul visore poi, fra Raw/Jpeg, scaricare schede, visualizzare anteprime, organizzare cartelle, postprodurre, convertire, profili colore, carte, pigmenti ecc. ecc. finisce che il vecchio, caro argentico non sembra poi così complicato, parlo della mia esperienza con il B/N. Con il colore chimico le cose si complicano e si finisce per avere gli stessi livelli di difficoltà che per il digitale, dove per controparte è più difficile ottenere un buon B/N che un buon colore. Si parla sempre di stampa. |
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inviato il 13 Ottobre 2017 ore 15:41
D'accordissimo: mondi diversi e diversamente complicati. Io (sarà l'età?) ho trovato il digitale terribilmente complesso e meno intuitivo... |
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inviato il 13 Ottobre 2017 ore 20:05
@ Claudio Santoro: un grazie sincero. Confesso di essere troppo ignorante e semplificatore in fatto di digitale. C' è sempre da imparare. |
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inviato il 13 Ottobre 2017 ore 21:24
@Claudio Santoro: “ Io (sarà l'età?) ho trovato il digitale terribilmente complesso e meno intuitivo... „ Mi rispecchio in questa tua dichiarazione. Comunque mi faccio bastare quello che riesco a capire e... mi diverto lo stesso. Infatti malgrado le mie grandi lacune tecniche (in particolar modo nella PP), trovo che il digitale mi permetta di fare cose che prima mi erano impossibili, a costi accettabili e con un minor dispendio di tempo. Ma una cosa per volta, piano piano si impara... |
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inviato il 14 Ottobre 2017 ore 13:14
Paolo Longo: ti confesso che è una sensazione comune quella di sentirsi largamente "insufficienti" e di dovere imparare di più la tecnica di pp e stampa. Ed è una sensazione spesso fastidiosa che provo costantemente. Ma si supera con qualche risultato piacevole. Skylab: hai ragione anche tu, a mio parere. Mai scoraggiarsi e cercare di fare meglio pian piano. Io l'ho detto varie volte: la mia frustrazione per il passato analogico era quella che, mentre per il bianconero potevo stampare in proprio, potevo sviluppare le pellicole in casa ottenendo risultati discreti, magari concentrandomi solo con un paio di pellicole e 2-3 rivelatori per imparare a conoscerli bene, il colore era un settore ostico, quasi impossibile. Necessità di sistemi termostatati, analizzatori colore, ingranditori decisamente più costosi (ti ricordi che si cercava di aggirare i costi con il set di filtri colorati da inserire manualmente , di volta in volta, nel cassetto portafiltri dell'ingranditore?). E poi i risultati erano incostanti: tutto rendeva il colore molto complicato e nemmeno adatto a che aveva poco tempo a disposizione. Insomma, le difficoltà del bianconero esaltate all'ennesima potenza! Avevo, quindi, provato con la stampa da dia (partendo da una diapositiva risultava anche più facile analizzare il risultato e compararlo con l'originale. Con la pellicola chi era così abile da capire il negativo con la maschera arancione?). Usavo il sistema Cibachrome. Ma era costoso (poi si scoprì anche tossico), anche qui usavo rulli che dovevano essere termostatati (i vari sistemi Jobo....ovviamente sempre costosi)) e poi mi sembrava che amplificassero i problemi delle dia: ombre troppo chiuse e moltiplicazione del contrasto che saliva tantissimo. Inoltre, risultati incostanti. Come per te, il digitale mi ha permesso una cosa che prima non riuscivo proprio a fare decentemente e che, anzi, non facevo alla fine proprio più: stampare a colori finalmente! Senza il digitale probabilmente avrei abbandonato la fotografia, ormai mi limitavo a fare foto delle vacanze e alle mie figlie: un paesaggio, la reflex sul cavalletto, l'attesa, la composizione attenta stavano morendo. Il digitale ha rivitalizzato tutto da 10 anni: che potevo desiderare di più? Ecco perchè (nessuna polemica!) sorrido ,quando leggo di un "gattone" che scatta solo con un telefonino, che assicura che l'analogico ("lo dicono gli AMATORI EVOLUTI!...." Lo dicono i PRO!...") è superiore e l'unico metodo per far fotografia. Intanto, sulle riviste del settore non se ne parla più ormai da anni e, se vogliamo guardare al solo nostro orticello (Juza) i nostri EVOLUTI (tantissimi!) e PRO (Caterina Bruzzone, Fabio Marchini, Marco Urso, Alberto Ghizzi Panizza, Fortunato Gatto, Mauro Tronto, Guido Bissattini, "il Bissa" che frequenta poco ma che tanti avranno letto mensilmente sulla rivista Fotografare, e quanti ne dimentico) scattano tutti in digitale. E che faccio? vado a gettare via la stampa di Hans Strand ( che forse, mi sono sbagliato, non è un PRO perchè scatta solo con Hasselblad in digitale) che l'anno scorso mi è costata un bel po' di euro e che è nel mi studio? A me come a te,Skylab, ha dato tanto il digitale, almeno per il colore |
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inviato il 14 Ottobre 2017 ore 14:25
Si Claudio, i risultati del digitale per conto mio sono più che buoni. Per non apprezzarli bisogna proprio essere perfezionisti ad uno stadio patologico-maniacale. Il divertimento viene prima di ogni altra cosa. Per me, almeno. Ciao, Roberto |
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