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avatarsenior
inviato il 09 Dicembre 2016 ore 15:35    

@Elfiche: il mio intervento era errato?

user39791
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inviato il 09 Dicembre 2016 ore 15:40    

Elementum recolligo commodo Huic mihi vestri vox locus.
Elementum unda ego dico vos.
Permissum Pluit è est meus noi sic vadum è exsisto

avatarsenior
inviato il 09 Dicembre 2016 ore 15:41    

Abbandono la postazione per forza maggiore devo andare in farmacia.

@Vangogh devi domandarlo a Filiberto


user39791
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inviato il 09 Dicembre 2016 ore 15:45    

Pharmakos era il nome di un rituale largamente diffuso nelle città greche, simile a quello del capro espiatorio, che mirava ad ottenere una purificazione mediante l'espulsione dalla città di un individuo chiamato pharmakos (qualcosa come "il maledetto").

Ne parla, per esempio, il poeta Callimaco: egli dice che un uomo scelto per la sua bruttezza veniva nutrito a spese della città, poi, un giorno stabilito, era scacciato a frustate; in altri luoghi ogni anno uno sventurato veniva "comprato" e nutrito a spese pubbliche, poi lo si espelleva a sassate dalla città.

Ad Atene, durante le feste Targelie, in onore di Apollo, venivano scelte due persone di aspetto ripugnante, un uomo e una donna, adornate con collane di fichi e infine scacciate fuori dalle mura.

Sul significato del rito si è molto discusso; si è pensato che esso fosse un residuo di primitivi sacrifici umani; secondo altri sarebbe invece un rito legato alle pratiche agricole, posto in atto per allontanare dalle messi la sfortuna e le calamità naturali. In sostanza, si tratta di un rito simbolico destinato a placare l'angoscia per la contaminazione incombente sopra la comunità. Così il gruppo scarica la propria aggressività su un emarginato, scelto per la sua deformità come simbolo del male. Evidentemente egli non è colpevole di nulla, ma il suo compito è proprio quello di essere il rappresentante di ogni forma possibile di sventura: espellendolo, la città si libera di un essere tabù, un intoccabile, un perturbatore della pace, che assume su di sé le colpe e le maledizioni di tutti. Perciò il pharmakos è contemporaneamente il reietto e il salvatore, che con il suo sacrificio permette alla comunità di ritrovare la propria sicurezza e ne garantisce la pace. Non può andare perduta l'associazione con il mito cristiano dell'Agnello di Dio che toglie i peccati dal mondo e la stessa crocifissione del Salvatore, diventato egli tale proprio in virtù del sacrificio al quale prende parte.

Walter Burkert e René Girard hanno fornito interpretazioni moderne notevoli del rito del pharmakos. Burkert mostra come le persone erano sacrificate o espulse dopo essere state ben nutrite e, secondo alcune fonti, le loro ceneri erano sparse nell'oceano. Era un rituale di purificazione, una forma di catarsi sociale.

Il Pharmakos è un termine fondamentale anche nel decostruzionismo di Jacques Derrida. Nel suo famoso saggio "La farmacia di Platone", Derrida decostruisce molti testi di Platone, come il Fedro, e rivela l'interconnessione tra la catena significante pharmakeia-pharmakon-pharmakeus e la notevole assenza della parola pharmakos. Così facendo, Derrida attacca il confine tra interno ed esterno, dichiarando che il fuori (pharmakos, parola mai usata da Platone) è sempre-già presente proprio all'interno (pharmakeia-pharmakon-pharmakeus). Si può dire che, come concetto, pharmakos è collegato ad altri termini di Derrida, come "traccia".

Per alcuni studiosi al rito del pharmakos si ricollega la pratica dell'ostracismo, procedura con cui si esiliava da Atene un uomo politico importante, dopo una votazione in cui si scriveva il suo nome su pezzi di coccio. Però l'ostracismo era un episodio puntuale, contrariamente all'esecuzione o espulsione del pharmakos.

avatarsenior
inviato il 09 Dicembre 2016 ore 15:47    

elementum recolligo Huic commodo locus mihi vestri vox
ciao esco

user39791
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inviato il 09 Dicembre 2016 ore 15:51    

Saluto

Atto, costituito da un gesto, accompagnato per lo più da parole che si scambia con una persona nel momento in cui la si incontra o quando si prende commiato da lei, per manifestare rispetto, affetto, simpatia, devozione, sottomissione.

Nell'antica Roma la salutatio matutina («saluto mattutino») era quello che i clienti porgevano al loro patrono, con le parole Ave domine, Ave rex. Il s., che nella civiltà moderna è una pura formalità di cortesia, rivela tuttavia un'origine religiosa. Dal punto di vista formale è una formula, mentre il suo contenuto è spesso un augurio (per es., «buongiorno»; in greco, ?????, «sii lieto»), il che presuppone che in origine si credesse nella sua efficacia di formula magica. Altri tipi di s. assumono la forma di una benedizione religiosa, ricorrendo al nome di Dio (it. addio, fr. adieu, ted. Grüssgott, e ingl. good-bye che è contrazione di God be with you «Dio sia con te»). Le origini di questo tipo di s.-benedizione si possono seguire fino alla prima dinastia babilonese, in un documento privato che contiene il s., «che Shamash e Marduk ti facciano vivere». Lo stesso significato di benedizione ha la formula di s. presso gli antichi Ebrei (shalom: «pace!») e gli Arabi (sal?m ?alaik: «pace su di te!»). Presso altre popolazioni il s. è strettamente legato al senso del timore provato verso lo straniero, perché ogni estraneo al gruppo è potenzialmente nemico e avvicinarlo rappresenta sempre un pericolo. Il s. non consiste solo in parole: la formula, com'è frequente nelle religioni, è accompagnata da gesti. Nel mondo moderno questi gesti sono l'inchino, l'atto di levarsi il cappello, o un contatto fisico (stretta di mano, bacio alla mano, abbraccio, bacio), e presentano tutti un'origine antica. I gesti di 'autoumiliazione', come l'inchino, possono risalire all'intento di dare all'altro assicurazione della propria innocuità; ma spesso derivano invece da una generalizzazione delle forme di venerazione dovute al re divino. Il contatto fisico, di cui si hanno varie forme (per es., contatto dei nasi presso gli Inuit e i Melanesiani), suggella definitivamente il bando di ogni diffidenza e stabilisce una specie di comunione tra le parti.

Nelle forze armate il s. militare è eseguito di norma portando la mano destra distesa alla visiera del berretto. Nella marina, tra navi mercantili e militari in mare è in uso il s. con le sirene o quello con la bandiera (abbassando e rialzando cioè la bandiera nazionale); il s. con le artiglierie (sparando un determinato numero – sempre dispari, e al massimo 21 – di colpi a salve) si esegue in onore di autorità o all'arrivo in un porto estero, il s. alla voce (lanciando tre volte un grido di omaggio da parte dell'equipaggio schierato in parata sull'alberatura e sui ponti scoperti) in onore di capi di Stato, o dell'ammiraglio all'atto della cessione o assunzione del comando. numismatica Nome di varie monete recanti sul rovescio l'effigie della salutazione angelica, e in particolare della moneta d'oro emessa da Carlo I d'Angiò re di Sicilia (1226-1285). zoologia In etologia, l'insieme dei comportamenti aventi la funzione di neutralizzare la naturale aggressività che si manifesta allorché per motivi legati all'accoppiamento, a esigenze di contatto nei gruppi sociali ecc.viene superata la distanza che separa due individui della stessa specie. Tali comportamenti imitano, in genere, gesti degli immaturi (come la richiesta di cibo in molte specie di uccelli), ovvero tendono a dissimulare i segnali che risvegliano, normalmente, l'aggressività (come, per es., i gabbiani che girano il capo evitando così di mostrare la maschera nera), oppure consistono semplicemente nel volgere altrove le potenziali armi di offesa (come le cornacchie e le cicogne, che rivolgono il becco all'indietro).

avatarsenior
inviato il 09 Dicembre 2016 ore 16:18    

Perdindirindinum !

avatarsenior
inviato il 09 Dicembre 2016 ore 16:48    

@Filiberto
hai portato nel forum la cultura.
Ma non hai parlato dell'esorcismo?

user39791
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inviato il 09 Dicembre 2016 ore 16:50    

Il diavolo sia con voi.

avatarsenior
inviato il 09 Dicembre 2016 ore 16:57    

No la pace sia con te

user39791
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inviato il 09 Dicembre 2016 ore 18:00    

L'esorcismo privato può essere recitato privatamente da tutti i fedeli con frutto, da soli o in comune, in chiesa o fuori; sempre se si sia in grazia di Dio e si sia confessati.
Non è permesso che i laici recitino l'esorcismo su persone supposte indemoniate, perché questa è esclusiva prerogativa del sacerdote debitamente autorizzato dal vescovo.

La recita dell'esorcismo è consigliabile:
a) quando si sente che più intensa si fa l'azione del demonio in noi (tentazione di bestemmia, di impurità, di odio, di disperazione, ecc.);
b) nelle famiglie (discordie, epidemie, ecc.);
c) nella vita pubblica (immoralità, bestemmia, profanazione delle feste, scandali, ecc.);
d) nelle relazioni tra i popoli (guerre, ecc.);
e) nelle persecuzioni contro il clero e la Chiesa;
f) nelle malattie, nei temporali, nell'invasione di animali nocivi, ecc.



In seguito è stata aggiunta la lettera g) in caso di forum infestati da scimmie malefiche!!

avatarsenior
inviato il 09 Dicembre 2016 ore 18:11    

Filiberto, io volevo chiederti dove l'hai presa quella roba, ma non mi interessa più, ho visto che l'effetto dura troppo poco.

user39791
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inviato il 09 Dicembre 2016 ore 18:16    

Fratello col tarapia tapioco come se fosse antani la barella anche per due con lo scappellamento a sinistra!?

avatarsenior
inviato il 09 Dicembre 2016 ore 18:21    

Conoscevo un santo esorcista a Genova è morto.
Una gran persona

user39791
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inviato il 09 Dicembre 2016 ore 18:23    

Raccontaci qualcosa di lui allora.


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