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Alti iso in analogico


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avatarsenior
inviato il 12 Ottobre 2016 ore 15:33    

Non è una guerra di religione ... per fortuna!

Amiamo la fotografia e siamo curiosi. Poi ciascuno compie le scelte che più reputa opportune, secondo i propri gusti, i propri bisogni, le proprie possibilità.


Certo, concordo in pieno ;-) .
ed è per questo che non comprendo lo snobbismo di molti verso il mondo della pellicola e chi la usa ancora.

Se proietto a 100 pollici una Velvia 50 o una kodachrome e poi guardo le mi foto digitali su un monitor da 24/27.......mi accorgo che il meglio è sottoterra.....


Come non concordare... basta usare gli occhi per accorgersene.

No, io non tirerei una 200 ASA a 1600 e tantomeno a 6400.
Per i 1600 ti consiglio la HP5, o comunque una pellicola a 400 ASA. Se non la vuoi sviluppare tu (seguendo quei tempi che vedi nelle immagini allegate) e la porti in un laboratorio ovviamente devi dire come l'hai esposta, altrimenti ti fanno lo sviluppo normale e ottieni foto sottoesposte.


Occhio che le foto sono e rimarranno sottoesposte a prescindere dallo sviluppo effettuato ;-) .
Il sovrasviluppo non attenua in alcun modo la sottoesposizione.

user102065
avatar
inviato il 13 Ottobre 2016 ore 5:50    



PS è sulla stampa fotografica che il digitale ha commesso il più violento e rozzo atto di imbarbarimento.

avatarsenior
inviato il 13 Ottobre 2016 ore 8:10    

Occhio che le foto sono e rimarranno sottoesposte a prescindere dallo sviluppo effettuato

Una foto è una foto è una foto.
Per me l'importante è il soggetto e come il fotografo è riuscito a comunicare un'idea, un'emozione, un concetto.
Alla fine la foto potrebbe anche essere "sbagliata" ma se è potente nel comunicare io la preferisco ad una foto "corretta" e sviluppata perbenino ma insignificante.
Facendo un paragone musicale, tanti "puristi" del jazz storcono il naso quando si parla di Billie Holiday, dicono che aveva una voce sgraziata, che "tecnicamente" sbagliava, alcuni (coi quali ho litigato) arrivano a dire che stonava e che infine è diventata un mito solo a causa della sua vita drammatica.
Ma io amo quella voce, amo la sua ruvidezza, la sua imperfezione, la sua passione , mentre non provo niente quando ascolto voci più educate e pulite.

avatarsenior
inviato il 13 Ottobre 2016 ore 8:18    

@EmiLask

"..è sulla stampa fotografica che il digitale ha commesso il più violento e rozzo atto di imbarbarimento"

E' una affermazione che dovresti giustificare, perché io la ritengo completamente errata e di una superficialità veramente molto infantile.

Io ho stampato a pellicola in B&N per quasi 40 anni, sempre in formato minimo 30 x 40 cm ed in 35 mm avevo un ingranditore della IFF, l'Auregon, con ottica Schneider, un Componon 50 mm F 4, al quale aggiunsi anche un ottica Rodenstock, un Rodagon 50 mm F 2,8, più luminoso e che usavo quando facevo i fotomontaggi o stampe particolarmente difficili, con molte mascherature, etc

Come carta usavo soprattutto una carta tedesca, la Brovira, dell'Agfa, sviluppata in Bromor ST 50, tono freddo, o Neutol, tono più caldo, e le stampe, a detta di tutti, erano di elevata qualità, professionali, e quelle stampe le ho ancora.

Confrontate con quelle di mostre serie, fatte da stampatori di professione, erano e sono alla pari.

Adesso stampo in digitale, sia in B&N che a colori, ho monitor professionale, con calibratore professionale, faccio il fotoritocco da me e stampo in casa con una Epson Stylus Pro 3880 , che va bene, ma se voglio roba di qualità veramente alta come colore, vado presso un laboratorio, a 80 Km da casa, che ha degli Epson Stylus Pro 7900 e ci stampo io, il file che mi sono preparato in casa lo stampo io, me lo fanno fare.

Confrontare le mie stampe digitali, sempre con quelle di mostre serie, fatte da stampatori di professione americani e canadesi, ci stanno alla pari.

Per stampare un unico, buon 30 X 40 cm in B&N, uno solo, ci volevano anche diverse ore, dalle 3 alle 6, con provini intermedi etc, e per un fotomontaggio anche di più, ed era una copia unica, se te ne chiedevano un altro uguale, uguale non lo facevi, non lo faceva nessuno al mondo.

A fare una buona stampa digitale, ci vuole una conoscenza tecnica più estesa e profonda di quella necessaria ai tempi della pellicola, ci vogliono assai più soldi che a pellicola, per conoscenza ed attrezzatura, ci vuole sempre del tempo, ore, ma sono meno di quelle necessarie per la stampa da pellicola, ma la stampa è perfettamente ripetitiva e soprattutto sono migliori di quelle a pellicola, sia quelle in B&N che a colori, in digitale è meglio anche il B&N.

E sono migliori semplicemente per due motivi, solo due:

- si fanno col PC, sul file da stampare, gli stessi interventi che si facevano, con le mani e con le maschere, sulla carta, si fa pari pari lo stesso lavoro, ma quel lavoro si fa meglio, con più precisione e con maggiore flessibilità.

- si fanno altri interventi (sharpening localizzati, diversi tipi di sharpening, modulazione tonale per selezione tonale, etc) che è impossibile fare su stampa chimica.

La plasticità, la tridimensionalità che si ha con la stampa digitale, con stampa chimica non la puoi fare, tecnicamente è impossibile, non si replicano con maschere e bruciature, o intervento chimico, gli interventi che si fanno col fotoritocco, e la stampa è sempre più "presente".

Non guardare la qualità della roba che tirano fuori i laboratori normali su file che gli danno i fotografi, rispettabilissimi, della domenica o dei bambini col canino, guarda la roba seria e vedrai che la qualità delle stampe che si vedono oggi in mostre serie, a pellicola non la vedevi.

@Giuliano

Relativamente alle immagini presentate su monitor normale, bisogna far ben presente che uno che guarda a monitor NON vede l'immagine finita che hai deciso di guardare, perché tra i suoi occhi e l'immagine c'è:

- un sistema che taglia la risoluzione in modo bestiale: un monitor professionale da 24" ha una risoluzione, se è veramente di eccellenza, comunque ridicola, sono un paio di Mpx, roba da ridere.

- il gamut del monitor che ti fa vedere quello che vuole lui, come dinamica e colori

- c'è il vetro o la plastica del monitor con la loro caratteristica tecnica e l'incidenza dell'ambiente esterno

Io ho ancora un Rollei con caricatori da lineari da 50 diapositive: proietta immagini assai migliori che a monitor, e lo fa perché c'è più risoluzione e tra i miei occhi e l'immagine non c'è.......nulla!

Detta in una parola, la fotografia non è guardare immagini a monitor: semplicemente, la fotografia è altra cosa.

Ma ... ci sono proiettori di immagini digitali assai costosi, e si possono vedere in mostre e fiere serie, che proiettano ad alta risoluzione, taluni anche in 3D, e le immagini sono belle vive e presenti.

In altre parole, la qualità d'immagine presentata, finita, sia stampata che proiettata, in digitale è assai migliore che a pellicola, ma questo richiede maggiori conoscenze e costi assai più elevati che a pellicola.

avatarsenior
inviato il 13 Ottobre 2016 ore 8:29    

Una foto è una foto è una foto.
Per me l'importante è il soggetto e come il fotografo è riuscito a comunicare un'idea, un'emozione, un concetto.
Alla fine la foto potrebbe anche essere "sbagliata" ma se è potente nel comunicare io la preferisco ad una foto "corretta" e sviluppata perbenino ma insignificante.
Facendo un paragone musicale, tanti "puristi" del jazz storcono il naso quando si parla di Billie Holiday, dicono che aveva una voce sgraziata, che "tecnicamente" sbagliava, alcuni (coi quali ho litigato) arrivano a dire che stonava e che infine è diventata un mito solo a causa della sua vita drammatica.
Ma io amo quella voce, amo la sua ruvidezza, la sua imperfezione, la sua passione , mentre non provo niente quando ascolto voci più educate e pulite.


Cosa c'entra il messaggio? Stavo rispondendo alla tua affermazione "dì allo sviluppatore che hai tirato altrimenti ottieni foto sottoesposte"...
Ma se hai tirato, negativi sottoesposti li ottieni sempre e comunque, a prescindere dallo sviluppo. È un dato di fatto.
Che poi sia buono, non buono, bello o brutto, adatto, non adatto lo deve valutare chi scatta in base ai suoi gusti e a quello che vuole ottenere.

avatarsenior
inviato il 13 Ottobre 2016 ore 8:31    

Alessandro: io di questi proiettori digitali non ne ho ancora visti.Spero di provarne presto qualcuno.

user102065
avatar
inviato il 13 Ottobre 2016 ore 8:43    

@Alessandro ho l'età e la professionalità per comprendere i miei interlocutori.

Dell'infantilismo che tu mi attribuisci non posso curarmi, sapendo bene da dove trae spunto.

Mi rivolgo quindi ad altri amici del forum.
La stampa esclusivamente digitale non è stampa fotografica per il banale motivo che non avviene per proiezione e non avviene per scrittura della luce.
Le carte con cui si stampa il digitale non sono carte fotografiche, perché altrimenti sarebbero sensibili alla luce.

Ciò detto, io non pongo la questione in termini di meglio o peggio. Semplicemente, il digitale, di cui apprezzo molte caratteristiche, ha purtroppo fatto passare in quarto piano la stampa.

Inoltre, nonostante i molti sforzi per convincere che la stampa digitale se "ben fatta" non abbia niente da invidiare a ..., gli stampatori, anche ai massimi livelli, continuano a squalificarsi reciprocamente. Segno di una immaturità del settore.

avatarsenior
inviato il 13 Ottobre 2016 ore 8:45    

@Alessandro Pollastrini

Ti quoto al 100%.

avatarsenior
inviato il 13 Ottobre 2016 ore 8:47    

Molto interessante il thread, per uno come me che l'analogico l'ha vissuto poco in prima persona, per motivi temporali (e monetari). Grazie per i contributi.

Solo un paio di riflessioni...

Relativamente alle immagini presentate su monitor normale, bisogna far ben presente che uno che guarda a monitor NON vede l'immagine finita che hai deciso di guardare, perché tra i suoi occhi e l'immagine c'è:
- un sistema che taglia la risoluzione in modo bestiale: un monitor professionale da 24" ha una risoluzione, se è veramente di eccellenza, comunque ridicola, sono un paio di Mpx, roba da ridere.
- il gamut del monitor che ti fa vedere quello che vuole lui, come dinamica e colori
- c'è il vetro o la plastica del monitor con la loro caratteristica tecnica e l'incidenza dell'ambiente esterno


I monitor professionali arrivano tranquillamente a 8 megapixel, come il mio (4K), e alcuni (meno professionali) anche oltre. Nulla in confronto alla stampa, ovvio, ma paragonabile all'altro mezzo che citi. Il gamut del monitor è piuttosto definito. Il contrasto di solito è basso (si tratta di LCD IPS e arrivano massimo a 800:1). Gli OLED possono fare molto di più, ma in ambito professionale sotto i 10-20.000€ (tipo i Trimaster della Sony) c'è molto poco. Il vetro o la plastica ci sono, è vero, ma anche la proiezione viene fatta tramite LCD e su supporti a parete. Solo che nella proiezione puoi sceglierli. Esistono OLED a gamut molto ampio, nella fattispecie monitor-TV, a prezzi più umani e risoluzione sempre da 8 megapixel. La calibrazione però è software, e i risultati non sono così prevedibili, perché trattasi di supporti assolutamente consumer. Esistono poi i plasma (io ne posseggo uno degli ultimi), con caratteristiche autoemissive quasi pari all'OLED, ma confinati ai 2 megapixel (1080p).

ci sono proiettori di immagini digitali assai costosi, e si possono vedere in mostre e fiere serie, che proiettano ad alta risoluzione, taluni anche in 3D, e le immagini sono belle vive e presenti.


I proiettori a cui ti riferisci non arrivano oltre il 4K (circa 8 megapixel), come i suddetti monitor, quindi la risoluzione è identica. I proiettori sono gravati dallo stesso problema di contrasto del monitor LCD (sono anch'essi quasi sempre LCD), e il contrasto nativo è anche peggiore a parità di prezzo. Il problema viene spesso mascherato con un diaframma, ma è un obbrobrio nato per i film (modifica sostanzialmente la luminosità di tutta la scena n volte al secondo, alterando continuamente i parametri di visione: inconcepibile per le foto).

Le carte con cui si stampa il digitale non sono carte fotografiche, perché altrimenti sarebbero sensibili alla luce


In realtà di solito sì. Si tratta di stampa laser su carte fotosensibili, tipo la stampa lambda.

user102065
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inviato il 13 Ottobre 2016 ore 8:53    

Michele grazie per il contributo.
Ho avuto di recente uno scambio con Boscarol, che può essere considerato in Italia un riferimento serio, e i problemi ci sono. Eccome!

Purtroppo quando si è capaci di pensare soltanto in termini "quantitativi" è impossibile rendersene conto.


user102065
avatar
inviato il 13 Ottobre 2016 ore 8:58    

Michele non ho invece compreso il riferimento alla stampa lambda.

Per due ragioni. La prima è che non è la stampa standard in digitale.
La seconda è che si tratta di fatto di una stampa chimica.

Infine, la quasi totalità degli stampatori FineArt non usano la lambda. È il motivo sono certo che tu lo conosca, ma puoi rintracciarlo facilmente.

avatarsenior
inviato il 13 Ottobre 2016 ore 8:59    

Purtroppo quando si è capaci di pensare soltanto in termini "quantitativi" è impossibile rendersene conto.


Non ho capito se ti stai riferendo a me o a un altro utente del forum. Se si tratta di me, in che senso?

i problemi ci sono. Eccome!


Di quali problemi parli? Relativi alla stampa digitale su carta fotografica fotosensibile? Quali problemi esattamente?

non è la stampa standard in digitale


Questo è vero.

la quasi totalità degli stampatori FineArt non usano la lambda


Fino a quando stampavo io, invece, nel FineArt era il riferimento.

È il motivo sono certo che tu lo conosca, ma puoi rintracciarlo facilmente.


No, purtroppo non lo conosco.

user102065
avatar
inviato il 13 Ottobre 2016 ore 9:01    

@Michele i problemi a cui mi riferivo riguardano i monitor e i proiettori. Sono i problemi a cui facevi anche tu riferimento.

avatarsenior
inviato il 13 Ottobre 2016 ore 9:08    

Cosa c'entra il messaggio? Stavo rispondendo alla tua affermazione "dì allo sviluppatore che hai tirato altrimenti ottieni foto sottoesposte"...

Quello che intendevo è che, se anche "tecnicamente" usare una pellicola a 400 ASA nominali come se fosse 1600 significa sottoesporre, poi con un buon sviluppo si ottiene un negativo perfettamente stampabile, e immagini che nessuno definirebbe "sottoesposte". Nelle stampe al massimo si ottieneva più grana e più contrasto (a me piaceva ma forse altri no) in ogni modo nessuno guardando quella scena poteva dire "è sottoesposta".

avatarsenior
inviato il 13 Ottobre 2016 ore 13:58    

È proprio lì il problema. Si nota che un negativo è sottoesposto, a prescindere dallo sviluppo.
Lo sviluppo non "" cancella "" in alcun modo la sottoesposizione, ma ci mette una, visibile ed incompleta, pezza.
Che poi quei negativi si riescano a stampare con buoni risultati è un'altra storia.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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