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inviato il 04 Ottobre 2016 ore 11:04
Quali sono o sono state le vostre fonti di ispirazione? Per il tipo di fotografia che pratico io, diciamo "documentaria" in senso lato, molto mi viene dall'osservazione diretta di luoghi particolari che scelgo per vari motivi diversissimi: perchè leggo qualcosa in proposito o perché guardo fuori dal finestrino del treno... In altri casi mi è stato chiesto di occuparmi di un tema. Molto mi è servito anche studiare il lavoro di altri fotografi, ma non sul piano tecnico. Vedere quello che fanno altri può essere utile per capire come sviluppare il racconto dei contenuti. |
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inviato il 04 Ottobre 2016 ore 11:05
“ Poi è chiaro che sempre si parla per altri e non per se stessi. Quindi è importante che il contenuto interessi altri e che sia espresso in modo adeguato. „ Esatto! Se si vuole comunicare, non si può prescindere dal linguaggio che si usa. Banalmente, se voglio trasmettere un messaggio devo anche farlo in modo che chi "ascolta" lo possa capire. Altrimenti si tratta solo di un esercizio personale. Ma questo ci costringe ad accettare qualche compromesso... O no? |
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inviato il 04 Ottobre 2016 ore 11:20
“ Quali sono o sono state le vostre fonti di ispirazione? „ Io essendo agli inizi sto ancora scoprendo la luce. Non mi riferisco alla bibbia Ho imparato a rifiutare dogmi (a mezzogiorno non puoi fare belle foto.. ne faccio di bellissime imho!) e recentemente ho scoperto la street (stalkerare nonnine, sono la nostra storia!), cerco di ispirarmi insomma alla quotidianità, e cerco sempre nuovi fotografi da "studiare" (nel mio caso appunto mi concentro sulla luce). Contenuti? Arriveranno, la ricerca ossessiva di mettere un contenuto o fare un progetto senza sentirlo profondamente la vedo controproducente, almeno agli inizi. Intanto cerco di tenermi aggiornato e sensibile sul mondo (dal quartiere ai continenti), visto che la foto documentaria è quella che più mi interessa. |
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inviato il 04 Ottobre 2016 ore 11:25
Più si usa un linguaggio non convenzionale più si è originali forse, ma più si usa un linguaggio non convenzionale più bisogna avere talento. Lo usassi io i risultati sarebbero insulti alla fotografia. La questione di "essere", invece, è un po' quello che intendevo quando ho scritto che molto di questo percorso vada fatto senza reflex in mano... E il consiglio di "scattare scattare scattare" lo trovo valido, ma è valido anche il contrario, o per lo meno ad un certo punto lo diventa. Fermarsi ed interrogarsi, concentrarsi su qualcosa, meditare sulla foto invece che uscire e scattarne migliaia... Che poi io ho talmente poco tempo che quando riesco ad uscire per fare foto divento ingordo e ne faccio 12mila ma non sento che questo modo mi stia aiutando, non adesso per lo meno... |
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inviato il 04 Ottobre 2016 ore 11:33
Il mio amico Pablo (scatta, scatta, scatta!) non si riferisce alla quantità, lo sto capendo solo ora. Vive la fotografia (cultura interminabile, tra l'altro la insegna) come un'impulso, come un'azione istintiva, come la liberazione di un moto interiore (è un tipo iperattivo). Forse lascia in disparte il suo mezzo solo quando dorme. Allora si, si ferma a meditare Anch'io sono dell'idea di una fotografia più pensata, ma devo ammettere che "scattare, scattare, scattare" ovvero sperimentare mi ha dato e mi continua a dare l'esperienza, imprescindibile sempre e comunque, soprattutto agli inizi. |
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inviato il 04 Ottobre 2016 ore 11:38
“ Intanto cerco di tenermi aggiornato e sensibile sul mondo (dal quartiere ai continenti), visto che la foto documentaria è quella che più mi interessa. „ “ Che poi io ho talmente poco tempo che quando riesco ad uscire per fare foto divento ingordo e ne faccio 12mila ma non sento che questo modo mi stia aiutando, non adesso per lo meno... „ Sinceramente penso che la "sostenibilità" di un percorso di fotografia sia fondamentale. E' inutile guardare foto di luoghi esotici e sognare.... se poi non posso andarci o mi posso permettere una vacanza di una settimana... Credo molto anche in una "fotografia di prossimità" che sia compatibile sia con il pochissimo tempo che tutti abbiamo, sia con il giusto approfondimento (leggere, parlare, esplorare) che è fondamentale per fare nascere un'idea personale (i famosi contenuti). Per questo sono convinto che si possa sviluppare un buonissimo progetto di fotografia documentaria anche "vicino casa". |
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inviato il 04 Ottobre 2016 ore 11:42
“ Credo molto anche in una "fotografia di prossimità" che sia compatibile sia con il pochissimo tempo che tutti abbiamo, sia con il giusto approfondimento (leggere, parlare, esplorare) che è fondamentale per fare nascere un'idea personale (i famosi contenuti). Per questo sono convinto che si possa sviluppare un buonissimo progetto di fotografia documentaria anche "vicino casa". „ Santo subito! :-) |
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inviato il 04 Ottobre 2016 ore 11:44
“ Quali sono o sono state le vostre fonti di ispirazione? „ Non ne ho Non ho uno stile, faccio foto sempre diverse l'una dall'altra, senza un nesso logico. Non ho niente da comunicare con la fotografia. Scatto perchè mi piace farlo, mi piace il gesto, usare l'attrezzatura; magari mi viene un'idea e cerco di rappresentarla. Difficilmente è capitato che uno mi dicesse: " bella foto! ". Al massimo: " curiosa questa foto " ...e questo per me è già un complimento |
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inviato il 04 Ottobre 2016 ore 11:53
“ faccio foto sempre diverse l'una dall'altra, senza un nesso logico „ Tu sei il tipo da diario... Conosci il libro di Wim Wenders "Una volta"? Ecco... |
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inviato il 04 Ottobre 2016 ore 12:04
Atatap, la risposta è dentro di te... ed è sbagliata Scherzi a parte il discorso che fai è condivisibile. I contenuti sono davvero dentro di te e crescono anche con la cultura anche quella non fotografica. Come fonte di ispirazione può essere utile anche come diceva Ale Z andarsi a vedere l'approccio di altri fotografi. Un lavoro poco convenzionale è Americans di Frank dove molte foto sono "tecnicamente sbagliate". Sulla fotografia del quotidiano c'è Eggleston, giusto per citarne uno dei mille... In quanto alla tecnica... la giusta esposizione, la foto a fuoco, il range dinamico, la tenuta degli ISO non è tecnica è tecnologia. La "tecnica" è sapere trovare il giusto pdr, l'attimo dove tutto si allinea, ed è anche in parte sapere che soggetto comunica e rende di più l'idea che si ha in testa. E questa si, è necessaria per saper veicolare il messaggio con una fotografia dove la forma diventa talvolta anche contenuto... |
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inviato il 04 Ottobre 2016 ore 12:06
Si può dire che il meditare aiuti lo "scattare scattare scattare"! Invece solo lo "scattare scattare scattare" lo trovo molto utile per mettere in pratica le nozioni tecniche e conoscere la macchina... Me ne accorgo se, per esempio, in un viaggio passo giorni con la reflex in mano, mi accorgo di esser più reattivo, cosa molto importante tra l'altro... Per riuscire a fare foto che veramente colgano l'essenza del soggetto (qualunque esso sia), o per lo meno quello che io vedo del soggetto, o del posto, è molto altro ancora...E davvero non serve spingersi molto lontano... Mi basta pensare che questo desiderio, sempre esistito ma prima più latente, è stato spinto da una foto molto bella fatta in un luogo che conosco e che sono solito fotografare. Una foto coglie alla perfezione l'essenza di quel posto senza immortalarne le tipicità che tutti, io per primo, immortalano e che, in sostanza, documentano ma non raccontano e non emozionano... |
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inviato il 04 Ottobre 2016 ore 12:13
Oh, aggiungo anche che, mantenendo l'esempio di questa foto, senza una buona capacità tecnica non sarebbe stato possibile farla... Ma la domanda che fa nascere questo post è: io avrei provato a fotografarla, anche sbagliando, o sarei andato oltre? Da qui l'esigenza di avere l'occhio più vicino al cuore... e le dita più vicine all'occhio... Ah già, e i piedi! Qualcuno dice che si facciano anche con i piedi le fotografie! |
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inviato il 04 Ottobre 2016 ore 13:12
“ una foto molto bella fatta in un luogo che conosco e che sono solito fotografare. Una foto coglie alla perfezione l'essenza di quel posto senza immortalarne le tipicità che tutti, io per primo, immortalano „ Qui poni la questione di stereotipo vs. approfondimento. Questione fondamentale. Se io conosco poco un argomento (che può essere anche un luogo o un evento) mi farò guidare da "quel poco che so" (e che sanno tutti) oppure dal buon senso (che hanno quasi tutti). Il risultato più facilmente sarà superficiale o dominato dagli stereotipi. Se invece io approfondisco un tema (perché leggo, parlo, esploro o ci vivo dentro tutti i giorni) è molto più facile che io mi sia fatto una mia idea e che questa mi guidi e si veda nelle foto che faccio. Sono cosa apparentemente banali. Ma purtroppo l'approfondimento non è proprio la cosa più di moda nel nostro tempo... |
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inviato il 04 Ottobre 2016 ore 14:55
Sì l'approfondimento è fondamentale se si vuole trattare un tema fotografico... ed è tutt'altro che di moda... persino nel giornalismo, dove dovrebbe essere la base, si predilige la notizia veloce, immediata, quindi superficiale... A parte questo non sempre è una questione stereotipo vs approfondimento, a volte è riconoscere una situazione, o ancora meglio un'emozione, e saperla cogliere e raccontare... (fuori dallo scontato "barbone-ingiustizia" "sposa in lacrime-felicità"!) è avere la capacità di vedere oltre, dove altri si fermano. Secondo voi è possibile coltivare questa capacità? Probabilmente ora si sconfina di argomento in argomento ma in effetti a questo post si presta, il filo conduttore c'è e curiosità e riflessioni non amano margini... Opisso in un certo senso è vero, fa parte tutto della tecnica, forse potremo dire tecnicismi allora... |
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inviato il 04 Ottobre 2016 ore 15:05
Si può dire che il meditare aiuti lo "scattare scattare scattare"! Invece solo lo "scattare scattare scattare" lo trovo molto utile per mettere in pratica le nozioni tecniche e conoscere la macchina... Quoto. In realtà esistono generi in cui si può pianificare di più ma se è richiesto poco margine di tempo si fa come dici tu e come credo abbia appunto fatto Robert Frank in Americans. O come fanno molti sportivi: si allenano per anni per poi riuscire a gestire perfettamente quel movimento e quella scelta che devono essere decisi in poche frazioni di secondo e che condizionano la partita. Personalmente ultimamente faccio sempre più fatica a separare nettamente gli scatti fatti tanto per fare da i tentativi più "nobili". Ho la macchina sempre dietro e se non vedo situazioni interessanti scatto comunque insensatamente anche quando forse non dovrei. E a complicare le cose ogni tanto becco qualche scatto "casuale" buono. Che si tratti del famoso inconscio tecnologico? |
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