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inviato il 15 Settembre 2016 ore 22:05
Beh può indubbiamente essere il monitor (è quello di un portatile, vecchio peraltro), però effettivamente l'istogramma è spostato a sinistra, quindi un po di sottoesposizione c'è. Ora, illustro quello che per me è il problema maggiore, ovvero l'inclinazione del cartoncino.


 Come si vede, basta una piccolissima inclinazione per variare parecchio la quantità di luce che riflette. Le tre foto sopra sono ottenute esponendo col cartoncino nella posizione della terza foto, quella più "buia", ed effettivamente così mi sembra che sia corretta (P.S. non badate al fatto che sono sfocate, sono fatte di fretta ). Dopo questo post, ho dato tutti gli elementi e vi lascio sfogare |
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inviato il 15 Settembre 2016 ore 22:13
Appunto. Succede esattamente quello che ti ho esposto. Hai fotografato il cartoncino riflettendo la luce e falsandone la misurazione. Prova a fotografare il cartoncino riempiendo tutto il fotogramma senza creare riflesso. Sta a te trovare l'angolazione avvicinandoti in modo tale da evitare il problema. Per il resto, sai già come muoverti. |
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inviato il 15 Settembre 2016 ore 22:23
Si Maucamo avevo capito ciò che avevi detto riguardo la luminosità del monitor. Mi trovi daccordo. La mia osservazione era riferita all'altro post di Pironman. |
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inviato il 15 Settembre 2016 ore 22:26
Io nella foto del sottopentola, più che sottoesposta direi che è carente di bianchi. Piuttosto che muovere l'esposizione aumenterei i bianchi. Poi l'inclinazione da cercare è quella che riflette la luce principale. |
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inviato il 16 Settembre 2016 ore 0:24
Il cartoncino si usa mettendolo parallelo al piano focale (piatto in direzione della fotocamera). Se per caso lo inclini e ti si riflette una fonte luminosa avrai una riflessione speculare (quella del tuo primo fotogramma). Se studi come funziona la luce (es.: cerca "specular reflection and diffuse reflection" per approfondimenti), scoprirai che la riflessione speculare NON rispetta la legge dell'inverso del quadrato della distanza, cioè non si attenua o si attenua poco se allontani il cartoncino. Se la riflessione fosse perfetta, misureresti come grigio addirittura la tua fonte luminosa, sottoesponendo in modo clamoroso. Considerando che il tuo cartoncino non è uno specchio perfetto, ma neanche una superficie opaca perfetta (come dimostra la tua prima foto), il tuo esposimetro misurerà un grigio molto più forte di come dovrebbe essere, cercherà di compensare dicendoti di chiudere il diaframma o riducendo i tempi e la foto ti verrà comunque sottoesposta. La tua fotocamera digitale non è uno strumento che misura della luce e te la restituisce come la percepisci. Tra la registrazione della luce e la presentazione dell'istogramma o dell'immagine sul visore della fotocamera c'è una operazione che si chiama mappatura tonale, la quale prende il raw e lo converte in JPG. E' la stessa operazione che fa un pittore quando immagina un tramonto sul canal grande e te lo riporta su una tela colorata dandoti la illusione più realistica possibile. I pittori ci riescono utilizzando colori con una differenza di luminosità bassissima, diciamo 1:100 tra nero e bianco. Eppure ci riescono benissimo. Per questo si chiamano artisti! Loro sanno quanto fare bianca una nuvola perchè appaia realistica in un quadro dovè c'è anche il bianco di un uovo al tegamino. Il fotografo invece, ha fretta e si fa aiutare dalla fotocamera. L'unica cosa che tu gli dici con il cartoncino è "il grigio 18% lo voglio...QUI!". E tutto il resto? Per tutto il resto hai alcune scelte: 1) ti fidi del profilo di mappatura che hai scelto tra quelli che offre la tua fotocamera (una specie di cinesino artista dentro la fotocamera), ti prendi il JPG (il quadro fatto e finito) e ti accontenti ; 2) ti prendi il raw, usi il cinesino artista che sta in Lightroom (=il profilo di mappatura che LR ha per la tua fotocamera) e poi eventualmente correggi con i cursori fino a che soddisfi il tuo occhio/gusto ; 3) come il punto due + usi una tavoletta (detta ColorChecker) che è la versione evoluta del cartoncino. Quella tavoletta ha i toni di grigio (dal bianco al nero) e anche le gradazioni di colore, così non solo ti ricostruisci la curva di luminosità, ma lavori anche sui diversi canali. Chi fa foto di moda o di prodotti, dove la rappresentazione di colori e toni deve essere fedele e impeccabile, ogni volta inizia la sessione fotografando la tavoletta completa e poi in postproduzione ricostruisce il "cinesino artista" (genera un nuova profilazione della mappatura per quella specifica illuminazione). Complicato? Un po', ma poi neanche tanto. La fotografia digitale NON è la fotografia analogica, anche se molti concetti sono rimasti gli stessi dal punto di vista strumentale. Purtroppo le case produttrici sono ben liete di lasciare questa confusione/illusione (infatti gli esposimetri sono ancora con la barretta come ai tempi dei tempi), così vendono più fotocamere perchè chi è abituato non si spaventa. |
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inviato il 16 Settembre 2016 ore 13:05
“ Il cartoncino si usa mettendolo parallelo al piano focale (piatto in direzione della fotocamera). „ sicuro? Nelle istruzioni del cartoncino kodak postate nella pagina precedente si dice che deve essere un po inclinato |
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inviato il 16 Settembre 2016 ore 14:15
Mi sembra che vi complicate la vita. Cartoncino grigio medio o esposimetro a luce incidente sono la stessa cosa, o meglio danno gli stessi risultati. Il monitor, che si presume sia calibrato, non c'entra niente. |
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inviato il 16 Settembre 2016 ore 14:27
[Il cartoncino si usa mettendolo parallelo al piano focale (piatto in direzione della fotocamera). Se per caso lo inclini e ti si riflette una fonte luminosa avrai una riflessione speculare (quella del tuo primo fotogramma). Se studi come funziona la luce (es.: cerca "specular reflection and diffuse reflection" per approfondimenti), scoprirai che la riflessione speculare NON rispetta la legge dell'inverso del quadrato della distanza, cioè non si attenua o si attenua poco se allontani il cartoncino. Se la riflessione fosse perfetta, misureresti come grigio addirittura la tua fonte luminosa, sottoesponendo in modo clamoroso. Considerando che il tuo cartoncino non è uno specchio perfetto, ma neanche una superficie opaca perfetta (come dimostra la tua prima foto), il tuo esposimetro misurerà un grigio molto più forte di come dovrebbe essere, cercherà di compensare dicendoti di chiudere il diaframma o riducendo i tempi e la foto ti verrà comunque sottoesposta. La tua fotocamera digitale non è uno strumento che misura della luce e te la restituisce come la percepisci. Tra la registrazione della luce e la presentazione dell'istogramma o dell'immagine sul visore della fotocamera c'è una operazione che si chiama mappatura tonale, la quale prende il raw e lo converte in JPG. E' la stessa operazione che fa un pittore quando immagina un tramonto sul canal grande e te lo riporta su una tela colorata dandoti la illusione più realistica possibile. I pittori ci riescono utilizzando colori con una differenza di luminosità bassissima, diciamo 1:100 tra nero e bianco. Eppure ci riescono benissimo. Per questo si chiamano artisti! Loro sanno quanto fare bianca una nuvola perchè appaia realistica in un quadro dovè c'è anche il bianco di un uovo al tegamino. Il fotografo invece, ha fretta e si fa aiutare dalla fotocamera. L'unica cosa che tu gli dici con il cartoncino è "il grigio 18% lo voglio...QUI!". E tutto il resto? Per tutto il resto hai alcune scelte: 1) ti fidi del profilo di mappatura che hai scelto tra quelli che offre la tua fotocamera (una specie di cinesino artista dentro la fotocamera), ti prendi il JPG (il quadro fatto e finito) e ti accontenti ; 2) ti prendi il raw, usi il cinesino artista che sta in Lightroom (=il profilo di mappatura che LR ha per la tua fotocamera) e poi eventualmente correggi con i cursori fino a che soddisfi il tuo occhio/gusto ; 3) come il punto due + usi una tavoletta (detta ColorChecker) che è la versione evoluta del cartoncino. Quella tavoletta ha i toni di grigio (dal bianco al nero) e anche le gradazioni di colore, così non solo ti ricostruisci la curva di luminosità, ma lavori anche sui diversi canali. Chi fa foto di moda o di prodotti, dove la rappresentazione di colori e toni deve essere fedele e impeccabile, ogni volta inizia la sessione fotografando la tavoletta completa e poi in postproduzione ricostruisce il "cinesino artista" (genera un nuova profilazione della mappatura per quella specifica illuminazione). Complicato? Un po', ma poi neanche tanto. La fotografia digitale NON è la fotografia analogica, anche se molti concetti sono rimasti gli stessi dal punto di vista strumentale. Purtroppo le case produttrici sono ben liete di lasciare questa confusione/illusione (infatti gli esposimetri sono ancora con la barretta come ai tempi dei tempi), così vendono più fotocamere perchè chi è abituato non si spaventa.] ....ecco perchè per me che vengo da studi fotografici dei tempi che furono....mi trovo nel casino col digitale.. Se potessi, MOTOFOTO, ti seguirei passo passo...sia in moto che in ....foto. |
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inviato il 16 Settembre 2016 ore 14:28
Motofoto ha fornito una spiegazione impeccabile, complimenti. |
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inviato il 16 Settembre 2016 ore 14:41
Oggi come oggi trovo più utile utilizzare il cartoncino come riferimento colore per la correzione del bilanciamento del bianco. Per l'esposizione accurata preferirei gli istogrammi che consentono una migliore gestione di alte e basse luci. Va anche tenuto conto che i produttori di digitali non sempre considerano il 18% come grigio medio. Ciò non di meno il cartoncino consente buone esposizioni del tutto equivalenti a quelle fatte a luce incidente. |
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inviato il 16 Settembre 2016 ore 19:49
Guarda, le istruzioni della Kodak funzionano e il cartoncino deve leggere la luce principale. Se fatto bene anche inclinandolo non ci sono problemi di differenti letture (io ho un munsell e la lettura è costante a varie inclinazioni). Il monitor c'entra eccome. Se non calibrato e regolato alla giusta luminosità quando andrai in stampa i risultati sulle luci e ombre saranno diverse da quelle aspettate. |
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inviato il 17 Settembre 2016 ore 12:35
@Motofoto Ho letto solo ora con attenzione il tuo commento, la prima volta l'ho letto di fretta durante una pausa caffè a lavoro Ottima spiegazione! La tavoletta color checker la conosco, anche se (naturalmente) non l'ho mai usata. Ho aperto un post per capire come usare un cartoncino grigio, figurati se mi dai in mano una tavoletta color checker che ti combino  In realtà il suo utilizzo, nella teoria, lo conosco, ma andarlo poi ad applicare non saprei da dove iniziare. Una domanda, senza fare il salto direttamente al color checker è meglio se prima imparo ad esporre come dio comanda e ad usare per bene il grigio medio. Ma già che ce li ho, insieme al grigio medio mi sono stati venduti altri due cartoncini nero e bianco. Immagino siano una versione povera delle varie gradazioni di grigio del color checker giusto? Con quest'ultima, posso ricostruire tutta la curva di contrasto in modo da far coincidere in foto le gradazioni di grigio reali, avendo io solo grigio medio, nero e bianco, utilizzerò il grigio medio per esporre, poi fotografo anche il nero e il bianco e li uso per settare i punti di nero e bianco in foto? Ho capito bene? |
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inviato il 17 Settembre 2016 ore 16:51
@Pironman Sì, bravo, hai capito bene. Il discorso sarebbe molto lungo e richiederebbe una profonda spiegazione della differenza tra esposizione (=registrazione dell'informazione) e rappresentazione dell'immagine. Questi sono due concetti e due processi distinti, ancora più nel digitale che nell'analogico. Per farla semplice, una buona esposizione massimizza l'informazione raccolta, mentre il processo di rappresentazione tratta l'informazione raccolta in modo da renderla presentabile su un media (LDC della fotocamera, monitor, stampa) in modo compatibile con le capactià di quel media (tra un monitor e una stampa c'è molta differenza!) e "credibile" all'occhio umano. Un cartoncino nero/grigio/bianco ti aiuta poco nell'esposizione ottimale, mentre può invece aiutarti nella rappresentazione durante la postproduzione. Se usi il cartoncino per aiutarti nella esposizione, avrai un buon risultato, ma non sempre il migliore. Il cartoncino, infatti, pensa che tu userai un dispositivo che distribuisce la raccolta di informazioni in maniera simile a destra e a sinistra del grigio centrale. Questo forse era vero per le pellicole, ma non lo è di sicuro per il digitale. Se cerchi sul web ETTR (expose to the right), vedrai il motivo (matematico) per cui nel digitale i bianchi (metà destra dell'istogramma) sono quelli importanti e pericolosi. Se invece di usare il cartoncino, usi l'istogramma esponendo "per i bianchi", cioè facendo arrivare i bianchi al bordo destro, avrai massimizzato l'informazione raccolta. Vedrai sul visore una immagine sovraesposta perchè non sempre l'esposizione ottimale digitale è tale che il cinesino "tonto" nella fotocamera sa come rappresentarla al meglio. Potrai/dovrai correggere dopo in post produzione, ma avendo un raw file con il massimo dell'informazione, potrai fare molto. Il metodo ideale di esposizione, sarebbe quello di valutare la scena, guardare l'istogramma (tutto) e poi tarare i parametri. Questo sarà il comportamento di tutti i fotografi tra 5-10 anni quando, la generazione degli ex analogici non rappresenterà più un mercato per i produttori di fotocamere e la nuova generazione avrà capito come usare il digitale al massimo del potenziale. Per ora, il consiglio che ti dò è: usa il cartoncino così capisci come funziona, ma tieni sempre d'occhio come si distribuisce la luce nella tua scena, facendo attenzione all'istogramma per non bruciare i bianchi. Ricordati purtroppo che l'istogramma che vedi NON è quello del raw, ma quello del jpeg dopo che ci ha messo le mani il cinesino maledetto. Io uso un profilo con contrasto minimo sulla fotocamera, in modo da dire al cinesino di non tagliarmi neri e bianchi. Lui esegue come può. Sebbene l'immagine che presenta non sia la più bella possibile, almeno l'istogramma è un po' più fedele. NB: tutto questo discorso vale se scatti in raw e cade se il tuo scopo è produrre immagine JPG buone già in camera (per questo caso i ragionamenti sono diversi). Personalmente, il cartoncio lo trovo utile solo per bilanciare i bianchi (cioè i tre canali) non per l'esposizione. Anche in questo caso, però ci sono problemi nel caso tu abbia più luci di temperatura diversa nella stessa scena. Visto che il cartoncino è piatto, dovresti fare più misure facendolo illuminare dalle diverse fonti, come fanno i professionisti con l'esposimetro esterno. Questo ti fa capire perchè un esposimentro esterno, meglio se uno di quelli moderni che misura i tre canali di colore, risulta più comodo. Niente panico, se capisci bene come funziona tutto il gioco, puoi fare tutto anche solo con la fotocamere che, in fondo, è anche un super esposimetro. (NB: se ci mettiamo di mezzo i flash, si dovrebbe aprire un sottoragionamento...che non faccio qui). Il cartoncino bianco e nero (o le zone bianche e nere del tuo cartoncino) sarebbero utilissimi se tu potessi dire al tuo esposimentro in camera, "hei prima ti ho detto come deve essere il grigio, ora ti dico dove devono essere il bianco e il nero". In questo modo potresti istruire il cinesino dentro la fotocamera per produrti un buon JPG. Incredibilmente, nonostante siamo nel 2016, questo non puoi farlo in camera. Devi farlo fuori, in postproduzione. Quindi, userai la foto in cui compare il tuo cartoncino nero/grigio/bianco dopo e ti servirà in post produzione per bilanciare i colori e settare neri e bianchi con un programma di post produzione tipo Lightroom....in teoria...perchè in pratica, anche il nero e il bianco sul cartoncino non sono "perfetti", ma lasciamo perdere. Tutto questo discorso è mirato solo a farti capire che se uno si accontenta, si possono ottenere risultati buoni con poco sforzo. Se invece vuoi capire come stanno le cose e risponderti da solo quando un risultato ti sorprende, non c'è altra via che capire cosa succede in tutto il processo. PS.: Il colorcheck ha senso se impari a costruirti i profili di colore in postproduzione e hai una catena del colore controllata (camera-monitor-stampa). Per ora vai con il cartoncino a tre toni che hai, tanto per non aver speso i soldi per niente. Col tempo vedrai se ti è utile o se, per il tipo di foto che fai, va bene anche affidarsi ai metodi valutativi della fotocamera e basta. Personalmente non lo uso. Qualche volta me ne pento. Quando serve uso il colorchecker per la costruzione di profili specifici e la differenza si vede. |
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inviato il 17 Settembre 2016 ore 18:32
45 anni che fotografo......mai usato. |
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inviato il 17 Settembre 2016 ore 18:44
Sei ancora in tempo...scherzo, ma da qualche parte ho sentito che il cartoncino grigio con il digitale rappresenta una soluzione non ottimale. |
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