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Il terzo secolo della fotografia


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avatarsenior
inviato il 10 Luglio 2016 ore 17:39    

Soni temi molto dibattuti a livello filosofico in università... (O almeno nei corsi universitari di scienze di comunicazione propedeutici alle magistrali di giornalismo).
Bene o male la fotografia, anche quella del fotogiornalismo, non ha mai rappresentato la realtà, ma sempre una frazione di tempo del punto di vista del fotografo (non rappresenta cosa c'era prima, o dopo, o fuori dal campo inquadrato) e una volta scattata vive di vita propria e può essere sfruttata per scopi opposti nella sua storia (stessa identica foto di bambini uccisi in guerra sfruttata come denuncia dei crimini del fronte opposto da entrambe le fazioni della guerra in Jugoslavia degli anni novanta, i ritratti di propaganda di Mussolini oggi hanno un significato diverso rispetto allo scopo per cui sono stati creati, ....)
L'uomo incappucciato di Abu Grahib è diventato un simbolo, richiama simboli antichi (cristo sulla croce) ed è stato usato in opere d'arte... Chi la scattata non ha mai pensato a tutto ciò.
La capacità di clonazione, modifica e diffusione digitale delle immagini ha fatto perdere ancora più il controllo su dove e come sarà usata una foto.
Piuttosto c'è da discutere se in questa nostra "cultura delle immagini" le persone comuni prenderanno coscienza che la fotografia non è mai stata più reale di un dipinto.
La persona comune prenderà coscienza che la foto, anche se creata da uno strumento tecnologico analogico o digitale che sia, non è la realtà ma, come diceva Niefer, l'idea che si ha della realtà? Già la didascalia o il titolo che accompagna una foto distorce la percezione verso un'interpretazione guidata da altri.
Con la crescita esplosiva del web e dei social siamo sommersi da informazioni ed immagini in una quantità ingestibile, il nuovo analfabeta sarà colui che non riesce a filtrare le notizie/immagini per cosa sono e per cosa sono state create.

Vi consiglio tre saggi per chi vuole approfondire:
"Davanti al dolore degli altri" di Susan Sontag
"Cloning Terror" di W.J.T. Mitchell
"Bugie, bugie virali e giornalismo" di Craig Silverman

Quello più strettamente legato alla fotografia è il primo della Sontag, il seguito di "Sulla fotografia" in cui dopo 25 anni riconsidera a volte in modo drastico le sue vecchie idee sul ruolo che la fotografia può avere nella società post 2001.
Mitchell affronta le implicazioni della possibilità di clonare e diffondere le immagini date dal Digitale.
Silverman affronta il problema di come e perché nascono e si diffondano le false notizie, ma cosa non è legata solo agli articoli scritti, coinvolge anche l'etica del fotogiornalista.

user39791
avatar
inviato il 10 Luglio 2016 ore 17:59    

Posto alcune immagini di Gregory Crewdson, un fotografo come pochi altri sospeso tra realtà e finzione.





















Così andiamo sul concreto.

user46920
avatar
inviato il 10 Luglio 2016 ore 18:04    

Bene o male la fotografia non ha mai rappresentato la realtà...

ah no? ... e di cosa è rappresentante, della fantasia che è nella tua mente?

... la fotografia non è mai stata più reale di un dipinto.

Eeeek!!! .... qui c'è da chiedersi a cosa serva l'università che stai frequentando, di certo ne deduco che non sei iscritto alla facoltà di fisica, ma piuttosto a quella di filosofia o sociologia ... nulla di male, intendiamoci, ma prima forse bisognerebbe chiarirsi bene le idee su cosa sia effettivamente la fotografia, a livello fisico (o tecnicamente).

user46920
avatar
inviato il 10 Luglio 2016 ore 18:07    

Scusate ma forse sono troppo ignorante ma io l'ho letto e riletto e non ne ho capito un cxxo.

MrGreenMrGreen

perché non ti applichi ;-) ... se no sarebbe chiaro, o almeno abbastanza chiaro ... anche per te Cool

avatarsenior
inviato il 10 Luglio 2016 ore 18:10    

A dire il vero, la finzione che vuole reinventare la realtà è stata sempre presente nella fotografia, anche se in settori diversi e, spesso, con metodi anche ingenui: chi non ha presente i ritratti fotografici ottocenteschi, magari di interi gruppi familiari, con le signore munite di ombrellini parasole, sullo sfondo di qualche bella veduta ... dipinta su un telo e il tutto rigorosamente all'interno di uno studio fotografico (... ombrellini parasole!?!).
Oggi, per l'appunto, sono cambiati i generi fotografici che reinventano la realtà con la finzione, supportati anche da tecniche di preparazione scenica ben più sofisticate (almeno concettualmente, perché alle volte sono veramente geniali nella loro semplicità realizzativa: still life docet)

avatarsenior
inviato il 10 Luglio 2016 ore 18:30    

Cigno, la realtà di cui parla Ls83 non è quella fisica, ma quella percepita, quella "storica"; è sempre quest'ultima che, di fatto, colpisce l'osservatore e lo condiziona nel giudizio. In questo senso la realtà fisica, se assemblata ad arte, può essere tranquillamente utilizzata per ingannare l'osservatore ricreando una falsa realtà percepita, una falsa storia, pur rimanendo perfettamente reale dal punto di vista fisico.
Il fatto è che la fotografia è sempre stata fin dall'inizio un formidabile strumento di comunicazione, quindi realizzata e fruita con intenti più culturali che meccanici; questo fa si che, delle due, la realtà più importante da considerare, per quanto riguarda gli usi che si fanno della fotografia e la sua leggibilità da parte dell'osservatore, sia quella percepita, ma, appunto per un fattore culturale che rimane predominante. L'idea che la fotografia documenti una storia è, per l'osservatore, più condizionante di quella che si tratti di un documento ottico. Ecco perché una vera fotografia (come la intendi tu, e in quel senso non ci piove) può comunque costituire una grande menzogna

avatarsenior
inviato il 10 Luglio 2016 ore 18:37    

Riprendendo l'articolo potrebbe essere piu' banalmente la fotografia dei nostri giorni,delle immagini provenienti da tante parti dell'italia e del modo e poi modificate,perchè semplicemente si cerca un di piu',di successo relativo nell'ambito in cui sono mostrate ma senza una menzione particolare....Non sarebbe nello specifico ne reportage ne documentaria,ne, ultravisione, ne si domanda spiccata coerenza.La domanda sul reale ipotetico,per come è configurata pare un po' retorica.
Per formualare l'ipotesi dovrebbe esserci una teoria sostenuta da alcuni fatti e forse in fondo c'è,ma c'è anche un rapporto da stabilire con l'osservatore.

avatarsenior
inviato il 10 Luglio 2016 ore 18:38    

" Bene o male la fotografia non ha mai rappresentato la realtà..."
ah no? ... e di cosa è rappresentante, della fantasia che è nella tua mente?

" ... la fotografia non è mai stata più reale di un dipinto."
Eeeek!!! .... qui c'è da chiedersi a cosa serva l'università che stai frequentando, di certo ne deduco che non sei iscritto alla facoltà di fisica, ma piuttosto a quella di filosofia o sociologia ... nulla di male, intendiamoci, ma prima forse bisognerebbe chiarirsi bene le idee su cosa sia effettivamente la fotografia, a livello fisico (o tecnicamente).


Si, rappresenta quello che tu percepisci come saliente, quindi esagerando potresti dire che rappresenta la fantasia che è nella tua mente.
Quello che tu percepisci sul "momento" come importante dipende dalla tua esperienza, dai tuoi pregiudizi, dai tuoi stereotipi, dalle rappresentazioni sociali che hai appreso con il linguaggio e tua socializzazione primaria e secondaria e in larga parte dal tuo inconscio. Devi fare uno sforzo cosciente per progettare criticamente uno scatto, non succede sempre, anzi succede poche volte.
Ci sono lingue europee che non distinguono nel linguaggio il blu, il verde e il grigio... Chi cresce con quella lingua non può categorizzare e interpretare allo stesso modo di un italiano il messaggio di una foto che usa quei tre colori. La direzione di scrittura e lettura della propria lingua condiziona l'ordine di lettura che tu applichi nel creare e leggere la composizione di un immagine.

Ho fatto ingegneria informatica e ora sto facendo scienze della comunicazione.... Il mio primo approccio alla fotografia anni fa è stato molto "tecnico" per imparare ad usare lo strumento, prima di pensare al messaggio.
Senza tirare di mezzo elaborazioni in postproduzione in camera oscura o Photoshop, tu con la macchina fotografica inquadri una porzione di spazio attraverso un obiettivo in un determinato momento.
L'evoluzione del mezzo ha permesso di "fissare" porzioni di tempo sempre più corte, fino ad arrivare ad oggi a fermare "l'istante". Ma sempre e comunque tu fotografo, sperando che ne sei cosciente, scegli di scattar quella fotografia... Da quel punto, con quella lunghezza focale, con quella apertura di diaframma, con quel tempo di otturatore... Questo implica una decisione (decidere deriva da tagliare via una parte quindi rinunciare alle altre scelte, alle altre inquadrature) che imprime nella foto la tua percezione, quello che tu volevi mostrare e nasconde dalla vista tramite tutto il resto tagliato nel tempo dal l'otturatore e dallo spazio dall'inquadratura. La fotografia non mostra il contesto... Può essere una situazione simulata o il fotografo può avere tagliato dall'inquadratura elementi importanti per l'interpretazione della situazione.
Un fotografo europeo razzista non fotograferà allo stesso lo stesso sbarco di migranti come può fotografarlo un europeo non razzista o un extraeuropeo immigrato che ha vissuto personalmente la stessa tragedia.

La morte del Miliziano lealista di Capa, una delle prime foto del momento della morte nella storia, ha aperto un dibattito se è una posa, una ricostruzione o se è "vera".
La posa della bandiera americana su Iwo Jima è stata rifatta nuovamente sul posto per la propaganda perché l'originale aveva una bandiera troppo piccola e non era abbastanza gradevole dal punto di vista estetico.
Le foto dello sbarco in Normandia di Capa sono state devastate da uno sviluppo fatto malissimo dal laboratorio fotografico e i giornalisti hanno rigirato la frittata che sono sfocate e mosse per l'agitazione del fotografo in mezzo alle bombe e ai proiettili nello sbarco...

Le persone sono erroneamente "sicure e tranquille" che quello che vedono nella fotografia sia reale perché fatto da una macchina, da un mezzo tecnico, ma così non è. La foto è un immagine costruita dal fotografo.

Un Fotografo SE vuole raccontare e non fare delle istantanee per Instagram come dei bambini, deve essere cosciente che è lui che crea un messaggio in tutti gli aspetti e non è la fotocamera che fissa semplicemente la realtà.


user46920
avatar
inviato il 11 Luglio 2016 ore 0:10    

Daniele:
Cigno, la realtà di cui parla Ls83 non è quella fisica, ma quella percepita, quella "storica"...

penso che hai proprio ragione ;-)

Ls83:
Si, rappresenta quello che tu percepisci come saliente, quindi esagerando potresti dire che rappresenta la fantasia che è nella tua mente.

penso di aver capito cosa volevi dire, anche se credo che non abbia alcun senso parlare di realtà in questo modo, soprattutto in fotografia.

La realtà è una sola ed è quella per tutti.
Con la macchina fotografica la si può riprendere, con altri "sistemi", no.
E' proprio questo il motivo principale per cui le persone
sono erroneamente "sicure e tranquille" che quello che vedono nella fotografia sia reale


Però, il discorso che davanti all'obiettivo ci sia una fiction o la realtà vera, non fa cambiare per nulla la funzione del mezzo: la realtà fotografica ripresa sarà cmq quella di una fiction (come nelle immagini proposte da Filiberto), oppure quella della realtà vera, ma sempre di fotografia si può parlare; mentre cambiare la realtà dietro all'obiettivo, fa invece cambiare assolutamente la funzione del mezzo ... che, dalla "fotografia" si passa direttamente ad un'altra categoria: ovvero, alla grafica.

Pensavo che Smargiassi stesse in qualche modo parlando di questo, ma devo ammettere che non l'ho ancora capito!

Cmq mi trovi d'accordo sulla questione consapevolezza dell'operatore:
Un Fotografo SE vuole raccontare e non fare delle istantanee per Instagram come dei bambini, deve essere cosciente che è lui che crea un messaggio

user39791
avatar
inviato il 11 Luglio 2016 ore 8:59    

E' un argomento complesso, la fotografia è ciò che sta davanti e ciò che sta dietro a uno scatto. Entrambi gli aspetti possono riguardare la realtà e la finzione, chi guarda una foto può trovarsi davanti a 4 combinazioni: realtà/realtà - realtà/finzione - finzione/realtà - finzione/finzione. Bisogna anche considerare che non sempre la post elaborazione è uguale alla finzione, anzi può essere l'opposto. Basta considerare l'applicazione della correzione della distorsione. Anche codificato ciò che è realtà e finzione su tutto ciò che riguarda cosa sta davanti e dietro ad una foto manca ancora l'elemento principale: ciò che sta in mezzo alla foto. Il fotografo. Fotografare è sempre interpretare la realtà e non è mai rappresentare la Realtà. Il fotografo può usare un grandangolo o un tele, inquadrare più a destra o più a sinistra, più in alto o più in basso. Fotografare è come estrapolare una frase da un discorso. A questa frase estrapolata si applicano le 4 varianti di cui sopra.

avatarjunior
inviato il 11 Luglio 2016 ore 11:28    

Concordo con Ls83 , la fotografia attuale ha una sola cosa in comune con quella degli inizi, l'attestazione che qualcuno, in un determinato posto e in un determinato momento, era lì a scattarla.

Potrà sembrare una boutade, la fotografia è solo questo ma non è poco se pensiamo alla caratteristica esclusiva che la differenzia da qualunque altra forma espressiva.
Puoi narrare una storia o descrivere e dipingere un paesaggio senza averli ma visti, non puoi fotografarli se non sei stato fisicamente in quel luogo in un determinato momento. Ecco, in questo senso c'entra anche la fisica. Sorriso
E probabilmente è proprio questo l'elemento comune a tutte le fotografie: la fotografia testimonia solo la presenza del fotografo di fronte all'evento rappresentato, ma non essendo questo momento oggettivabile la fotografia non può essere garanzia di autenticità del fatto rappresentato.

La scelta dell'istante, del luogo e la compresenza di elementi disposti e/o composti in un certo modo fanno parte della tecnica narrativa, se vogliamo, ma la presenza del fotografo al cospetto di quella realtà rappresentata è il fatto discriminante.
Quindi se proprio si vuole distinguere la fotografia vera da quella scaturita da manipolazione grafica, dobbiamo distinguere la fotografia che contiene gli elementi compresenti nello spazio e tempo di un evento ripreso da quella in cui gli elementi sono assemblati, potendo essere stati ripresi in luoghi e tempi diversi tra loro.
Opinione personale.

user46920
avatar
inviato il 11 Luglio 2016 ore 11:33    

E' un argomento complesso, la fotografia è ciò che sta davanti e ciò che sta dietro a uno scatto. Entrambi gli aspetti possono riguardare la realtà e la finzione, chi guarda una foto può trovarsi davanti a 4 combinazioni: realtà/realtà - realtà/finzione - finzione/realtà - finzione/finzione.

Anche se è complesso, mi pare che l'hai spiegato/riassunto perfettamente ed in maniera molto semplice!

Per me e per la logica del 2+2, le combinazioni 2 e 4 non rientrano più fisicamente nella fotografia, appunto fisica ... ovvero, in questi casi non è più possibile parlare di fotografia, in quanto la fotografia non c'è più.
Queste combinazioni sono tipiche della pittura e del disegno a mano libera.

Mentre nella combinazione 3, nonostante ci sia la presenza di finzione nella scena ed indipendentemente da quale sia il grado di questa finzione, è ancora perfettamente possibile continuare a parlare fisicamente di fotografia.

La prima combinazione, naturalmente, esprime quello che soltanto la fotografia è in grado di rappresentare, nel modo più verosimile che le è concesso, ma che è sotto agli occhi di tutti il grado di realismo registrabile con queste strumentazioni.

Se non si parte a ragionare da questo punto, ma si vuole provare a costruire le finestre di una casa, ancor prima di aver messo le fondamenta e "tirato su" il primo muro, non solo la cosa mi farebbe scompisciare dalle risate a livello logico, ma l'argomento "di sabbia" non troverebbe nemmeno il mio interesse, proprio perché "sarebbe" solo una perdita di tempo, senza alcun risultato!

.. la mia arringa è finita! MrGreen

avatarsenior
inviato il 11 Luglio 2016 ore 15:18    

Parlare di fotografia e realtà non ha grande senso, e mai ne ha avuto.
A parte che, inevitabilmente, il fotografo sceglie cosa includere e cosa non, quale momento fermare e quale no, che non può includere suoni od odori, che non include se stesso come parte di quella realtà presunta, che non racconta il prima e il dopo e via dicendo...
La realtà è cosa dinamica, e, anche ammesso che possa esistere "una" realtà, questa sarebbe tutt'al più tale se rappresentata "completamente", cosa di per se impossibile, ma senza la quale, la parzialità che ovviamente ne deriva equivale a menzogna, a volte più della menzogna stessa.

Se ogni giorno picchio mia moglie e ogni giorno le porto un fiore, chi fotografasse uno dei due atti, pur nel modo più neutro e semplice possibile, potremmo dire che esprime una realtà?
E nel caso, a parte bearsi della veridicità dello scatto, influirebbe ciò positivamente nella formazione di un giudizio, di un'opinione? E senza quest'ultima parte, conoscere una presunta realtà, a che serve?
E ammettiamo che, ligio di un fotografo che non è altro, fotografasse entrambi gli atti (che dovrebbe peraltro conoscere, e non è affatto detto che questo sia, anche accettando la buona fede), sarebbe uguale sapere 1 fiore e mille schiaffi o uno schiaffo in un momento di depressione e un milione di fiori, giorno dopo giorno?

E, anche in funzione di ciò, il criterio del "tarocco", di qualsiasi tipo, va pensato con attenzione.
Perchè un tarocco può essere più vero di uno scatto naturalissimo.
Esempio, anche qui.... Eugene Smith taroccava. Lo dice lui. Se una campagna vietnamita con contadino richiederebbe la presenza di un marine (che non c'è), ce lo si può mettere dopo, falsificando lo scatto.
Ora ti chiedo questo Cigno: se io fotografo una manifestazione pacifica e pubblico l'unico pugno che è scappato (foto verissima e "reale", così come da accadimento) e Smith aggiunge un marine dove non c'era, ma che nella vita di tutti i giorni, in quel luogo lì, era praticamente sempre presente... mente di più la foto vera o quella tarocca?

La fotografia mente, e questo è un fatto che prescinde l'intenzione.
Poi ci sono limiti differenti che possiamo porci, e ci sono chiare strumentalizzazioni. E in questo senso ben venga l'auspicio di atteggiamenti, per certa fotografia, che rispettino un'etica di qualche tipo.
Ma "conoscere i fatti" (e non un singolo e particolare aspetto di un fatto) ovvero la presunta realtà, attraverso la fotografia è utopia. Da sempre.

Chissà, magari il terzo millennio sarà quello del dominio del potenziale inespresso. E lo slogan "la fantasia al potere" potrà essere la via per la felicità o il salto definitivo nell'abisso ;-)

user46920
avatar
inviato il 11 Luglio 2016 ore 17:01    

La realtà è cosa dinamica, e, anche ammesso che possa esistere..


MrGreenMrGreen ... hai forse qualche dubbio sul fatto che anche tu esisti in questa realtà e che stai vivendo sulla terra (ad esempio), quel pianetino immerso nello spazio, che insieme ad altri pianeti, sta girando in un equilibrio cosmico ?? ;-)

io no! mi sento reale e son certo senza dubbi che se mi buttassi giù dalla finestra, so che mi farei molto male .. tu pensi di no? MrGreen

Perdonami Francesco, o chi per lui (;-)), ma non riesco proprio a seguire questi discorsi che per me non hanno né capo né coda. Rispetto tantissimo il tuo pensiero, ma cozza tremendamente con la realtà in cui siamo immersi ... e detta così,
Ora ti chiedo questo Cigno: se io fotografo una manifestazione pacifica e pubblico l'unico pugno che è scappato (foto verissima e "reale", così come da accadimento) e Smith aggiunge un marine dove non c'era, ma che nella vita di tutti i giorni, in quel luogo lì, era praticamente sempre presente... mente di più la foto vera o quella tarocca?

si può anche buttare la fotocamera nel cesso e prendere in mano il pennello, o la matita, che tanto è la stessa ARTE e/o la stessa cosa ... Triste

Ma questo non è affatto vero, io non lo penso minimamente e mi fa parecchio strano che si possa solo pensare roba del genere (guarda il mio stupore: Eeeek!!!Eeeek!!!Eeeek!!!)
;-)

In fondo, se la fotografia "emoziona", è proprio per la sua potenzialità naturale di "catturare la realtà", come un disegno a carboncino non potrebbe mai fare. Poi ci si può far pugnette anche con i fumetti, ma con le fotografie o i video, è molto meglio MrGreen

questo, è la vera differenza tra foto e grafica!

Il concetto che può essere trasportato con una fotografia, ha un peso totalmente diverso da quello trasportabile con un disegno.

pensi davvero che queste foto, se fossero disegni a matita, avrebbero lo stesso potere o lo stesso peso ???








avatarsenior
inviato il 11 Luglio 2016 ore 17:22    

Occhio, dubito potremo mai capirci Cool
Se per reale significa che io esisto, possiamo anche metterlo come punto fermo sa vuoi.
Ma fotograficamente, a chi frega qualcosa che io esisto? Se guardi il mio avatar, tu pensi "esiste" o pensi "fuma"?

Ma vado sulla foto che hai postato, la seconda: ti pare che ci dica che il bambino esiste e basta?
Il più autorevole poeta palestinese diceva che Arafat veniva sempre proposto (fotograficamente) con rappresentazioni orribili, per darne una cattiva immagine. Non so e non mi interessa che sia vero, ma SO che è certamente possibile.
E' evidente che, per te, realtà è il fatto che esisti. Ma di quello, ripeto, alla fotografia non importa un bel nulla.
O meglio al fotografante. O meglio, al sistema di diffusione dell'immagine.
Interessa se sei bello o brutto, se ti infili le dita nel naso o se tagli la coda alle lucertole. Le immagini provocano sensazioni, e non in funzione del fatto che una cosa esiste, ma per il contenuto che promuove, in relazione a una qualche scala di valori, a un qualche sistema di bene e male.

Se su questo non possiamo intenderci, pace. Non voglio convincerti di nulla. Ma non è una mia opinione. E' e basta ;-)

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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